STRADE dell’EST: Andrzej Żuławski part-1

Żuławski  - PossesionIl settantenne Andrzej Żuławski è il più folle dei registi polacchi che hanno trovato rifugio a Parigi. Ricordato unicamente per l’ermetico horror “Possession”, oggi, scandalosamente, viene poco menzionato e giudicato improponibile, visto che i suoi film sono quasi impossibili da etichettare. Probabilmente molti registi hanno attinto al suo immaginario senza, però, riconoscerlo. Anche se si tratta di stili molto differenti, molte le analogie con David Lynch, a partire da dettagli inquietanti o dagli ambigui personaggi marginali (il cameriere nano di “Le Mie Notti sono Migliori dei Vostri Giorni”- 1989 – sembra uscito da “Twin Peaks” -1990). La violenta rapina in banca vestiti da Topolino, Paperino e Pippo di “Amore Balordo” è stata ripresa in “Killing Zoe”, ma forse ha ispirato anche “Point Break”, ecc.

L’approccio del regista è sempre teatrale, tanto che in quasi tutti i suoi film appare una compagnia di attori mentre allestisce qualche spettacolo: dei saltimbanchi in “Diabel”, una compagnia teatrale in “L’Importante è Amare” e in “Amore Balordo”, la riduzione cinematografica dei “Demoni” di Dostoevskij in “La Femme Publique”.

 Żuławski - La Femme Publique - Valérie Kaprisky

Żuławski - La Femme Publique - Valérie Kaprisky

Żuławski, discepolo degli insegnamenti teatrali eccessivi di  Jerzy Grotowski, ama spremere i suoi attori e strappare a loro recitazioni improbabili e iper melodrammatiche che spesso mettono a dura prova lo spettatore. La telecamera si appiccica a loro pedinandoli, ruotando freneticamente, o penetrando i volti.
Gli attori si muovono in un delirio anfetaminico, si torcono gli uni sugli altri, strattonandosi, picchiandosi. Gli abbracci si trasformano improvvisamente in esplosioni di violenza. Distruggono, con non curanza, tutto quello che li circonda in preda a eccessi di furia o di gioia.

Żuławski - La Femme Publique - Valérie Kaprisky

Żuławski - La Femme Publique

Si balla sempre molto nei suoi film, ma non è un ballo di grazia o bellezza. È un atto isterico, epilettico e compulsivo (come in “La Femme Publique”) utile solo scrollarsi di dosso rancori e disgrazie. Sembra che i gesti mostrino l’ansia fisica di liberarsi dal peso delle proprie esistenze disperate.

 Żuławski - L'importante è amare - Romi Schneider

Żuławski - L'importante è amare

La donna è l’elemento cardine che scatena un dolore infinito in chi la insegue, nell’illusione di raggiungere l’amore. Tutti i personaggi dei film sono alla ricerca disperata dell’amore, ma si risolve sempre in possesso, meschinità, violenza, sesso puramente carnale. Così Fabio Testi pur di avere la bella Romy Schneider condurrà suo marito al suicidio in “L’Importante è Amare”. Ne “La Sciamana” il collega di lavoro di Iwona Petri, quando la vede felice col suo amante, decide di schiantarsi in moto contro un camion, nel disinteresse dei due protagonisti. La rassegnata e triste Sophie Marceau di “Amore Balordo” porterà tutti i suoi contendenti a uccidersi per possederla in maniera esclusiva, per poi suicidarsi a propria volta. Drammatico e struggente l’inizio di “L’Importante è Amare” ambientato in un set cinematografico in cui la regista incalza furiosa fuori campo l’attrice (Romi Schneider) incapace di pronunciare “ti amo” con sentimento. Amare significa distruggere o distruggersi.

Zulawski - Il Diavolo

Zulawski - Il Diavolo

Non  è un caso che sia il fuoco un altro elemento ricorrente. Il fuoco divora le case (Le Diabel), i criminali di “Amore Balordo” bruciano vive le persone con il lanciafiamme, Iwona Petri lavora in un altoforno (“La Sciamana”).
Fiamme che cancellano senza purificare in un mondo squallido, decadente, amorale e intriso di violenza. Che si tratti della Parigi del XX secolo, di Varsavia durante il comunismo, o di un paese saccheggiato nel 1700 gli scenari sembrano sempre devastati da una folle guerra.
Żuławski è il Dostojewski del cinema.

Zulawski - La Sciamana

La Sciamana - Iwona Petri mentre mangia il cervello del suo amante

Sul Concetto di Volto nel Figlio di Dio – L’ARTE e LA MERDA

Sul concetto di volto nel Figlio di Dio - Romeo Castellucci

Una pièce teatrale su un vecchio incontinente.
Polemiche infuocate.
Tafferugli in fronte al teatro.
Botta e risposta del Vaticano.
Potevamo, forse, farci mancare la visione di “Sul Concetto di Volto nel Figlio di Dio” del bravo Romeo Castellucci?
NO! Infatti, evitati i comizi di Forza Nuova (sempre presente se c’è da fare andar le mani), mostrato il biglietto dello spettacolo ai poliziotti in tenuta antisommossa che chiudevano via Vasari e scampato ai rosari di un picchetto di estremisti cattolici (Militia Christi, ecc.), entro con sollievo nell’accogliente teatro milanese. Certo, le preghiere/maledizioni sparate alle spalle prima di entrare, mi fanno sentire un po’un peccatore recidivo, ma un bicchiere di vino al foyer, sciacqua qualunque ansia.

Antonello da Messina - Salvator Mundi - Sul concetto del volto nel figlio di Dio - Romeo Castellucci - Societas Raffaello Sanzio

Antonello da Messina - Salvator Mundi

In attesa dello spettacolo, ammiro la meravigliosa scenografia. Allestimento di un interno (soggiorno: divano, TV; cucina: tavolo, due sedie, camera da letto) completamente bianco, al cui centro campeggia una gigantografia del volto di Gesù. Il dipinto è un particolare del “Salvator Mundi” di Antonello da Messina, un quadro eccezionale in cui Cristo osserva lo spettatore benedicendolo. Il particolare del volto mette in risalto uno sguardo ambiguo, talvolta sereno, altre rassegnato. La linea della bocca a destra tende al sorriso e a sinistra è rigida e impassibile. Impossibile scappare ai suoi occhi indagatori, forse, addirittura, accusatori.

Inizia la spettacolo. Un vecchio malato viene accompagnato e fatto sedere sul divano da due infermieri. Poco dopo entra in scena il figlio. Azioni e dialoghi ordinari. Il giovane controlla medicine e ricette prima di andare al lavoro, ma, improvvisamente, il padre ha un attacco di dissenteria. Pazientemente il figlio lo pulisce, lo accudisce e lo consola. Ma il vecchio continua a stare male. Ogni volta che viene fatta un minimo di pulizia il malato se la fa ancora addosso, imbrattando, piano, piano, tutto il set. Dopo 40 minuti entrambi sono esasperati e sporchi di merda. Il figlio si abbandona alla rabbia e alla disperazione, mentre il padre, sconfortato e umiliato, singhiozza. Il giovane si avvicina alla gigantografia del Cristo e in fronte alla sua bocca cerca, in vano, una risposta, poi esce di scena.
È il volto di Gesù il vero protagonista ora. Il set viene sgombrato velocemente da ogni oggetto, mentre sulla gigantografia inizia a colare inchiostro fino ad oscurarne completamente il disegno.
La tela, ormai nera, inizia a essere fatta a pezzi, mostrando una scritta luminosa: “You are (not) my Shepard”.

Diversamente dagli altrettanto contestati spettacoli parigini, manca la scena in cui un gruppo di bambini fa ingresso sul palco tirando contro il dipinto dei gavettoni di “inchiostro”. Scena decisamente fuori luogo e di cattivo gusto. Castellucci si vanta di non essersi autocensurato, ma, semplicemente, la struttura del teatro non permetteva questa variante.

Societas Raffaello Sanzio - Orestea

Societas Raffaello Sanzio - Orestea

Lo spettacolo merita essere visto. Attori molto bravi capaci di trasmettere tristezza, tenerezza, divertimento, nausea, esasperazione e rabbia. Gli errori sono proprio del regista che gioca più sulla furbizia della provocazione che con i nobili intenti dichiarati.

La Teodicea del Libro di Giobbe, il salmo 22, il salmo 23, i Vangeli. Il libro della Tragedia appoggiato su quello della Bibbia. L’azione teatrale vuole essere una riflessione sulla difficoltà del 4° comandamento se preso alla lettera. Onora il padre e la madre. Un figlio, nonostante tutto, si prende cura del proprio padre, del suo crollo fisico e morale. Crede in questo comandamento e fino in fondo il figlio sopporta quella che sembra essere l’unica eredità del proprio padre. Le sue feci. E così come il padre anche il figlio sembra svuotarsi del proprio essere e della propria dignità. Questo spettacolo è una riflessione sul decadimento della bellezza, sul mistero della fine...”
…Questo spettacolo mostra, nel suo finale, dell’inchiostro nero di china che emana dal ritratto del Cristo come da una sorgente. E’ tutto l’inchiostro delle sacre scritture qui pare sciogliersi di colpo, rivelando un’icona ulteriore: un luogo vuoto fatto per noi, che ci interroga come una domanda… Romeo Castellucci
…allora perché non mostrare le parole delle Sacre Scritture che si sciolgono, sporcando il volto di Gesù? Un’immagine di grande impatto probabilmente. Troppo poco intellettuale essere così esplicito nella realizzazione? Meglio fare vedere colate scure che infangano il dipinto rischiando di associarle agli attacchi di dissenteria a cui si è assistito per più di mezz’ora?

Societas Raffello Sanzio - Giulio Cesare - Romeo Castellucci

Societas Raffello Sanzio - Giulio Cesare

Una scelta furba per far parlare di sé (anche se sono certo della buona fede del regista che certo non immaginava reazioni così spropositate). Peccato.

 

Si accendo le luci, gli spettatori applaudono, qualcuno no, qualcuno lo fa solo per non passare per uno dei contestatori.

La campagna d'odio nei confronti dello spettacolo

STRADE dell’EST: Polanski

muro di berlinoSe durante la Guerra Fredda la competizione fra i due grandi blocchi internazionali contribuì a un’evoluzione della società tecnologica, nel campo del cinema il Patto di Varsavia formò l’immaginario e la poetica di numerosi talenti nell’Est Europa. L’oppressione, la censura, il clima di controllo, influenzarono caratteri ribelli e trasversali poco inclini all’omologazione. Vite in bilico fra l’esilio e il conformismo forzoso.

Registi Polacchi Polanski, Żuławski, Borowczyk, Skolimowski.

Polanski, Borowczyk, Skolimowski, Żuławski.

Fra gli anni 60 e 70, Parigi offrì “rifugio” a quattro grandi registi polacchi dal passato comune le cui ossessioni segnarono il percorso artistico: Roman Polanski (1933), Andrzej Żuławski (1940), Walerian Borowczyk (1923–2006), Jerzy  Skolimowski (1938).
Se il primo è famoso (forse più per gli scandali della sua vita personale), la cinematografia degli altri tre scivola, ingiustamente, sempre più in un limbo di invisibilità. Żuławski viene ricordato solo per la sua follia, Borowczyk è conosciuto come poco più di un erotomane,  Skolimowski snobbato, come dimostra la mancata distribuzione del bellissimo “Essential Killing” del 2010 con Vincent Gallo.

Polanski - Cul de Sac - Repulsion

Cul de Sac - Repulsion

Di Polanski si sa molto, fin troppo forse.
Una ventina di film di cui noi amiamo particolarmente il primo periodo piuttosto che le stucchevoli raffinatezze intellentuali di “Carnage” (2011).
L’incubo psicoanalitico di “Repulsion” (1965), il grottesco e claustrofobico “Cul de Sac” (1966),  il diabolico “Rosmery’s Baby” (1969) e l’inquietante horror “L’inquilino del Terzo Piano” catapultano il regista nell’universo dei più visionari maestri dell’angoscia.
Ma è la sua vita, forse, la migliore e più drammatica sceneggiatura.
Separato dai genitori (entrambi deportati nei campi di concentramento) e cresciuto con il ricordo delle persecuzioni naziste nel Ghetto di Varsavia. All’apice del successo professionale la sua vita viene travolta dalla follia della Famiglia Manson che nel 1969 trucida la moglie Sharon Tate (all’ottavo mese di gravidanza).

sharontate

Sharon Tate

Nel 1977 abbandona gli Stati Uniti per evitare il processo per violenza ai danni di una minorenne, dopo aver scontato 40 giorni di prigione, in accordo con quanto patteggiato fra gli avvocati.
Si costruisce una nuova vita in Francia grazie anche all’amore delle bellissime Nastassja Kinski (prima) e Emmanuelle Seigner (dopo).
Fra alti e bassi la carriera cinematografica continua fino a un nuovo scandalo legato al suo passato. Nel settembre del 2009, mentre si recava al Zurigo Film Festival per ricevere il premio alla carriera, viene arrestato su richiesta delle autorità statunitensi. L’arresto fu poi commutato con gli arresti domiciliari durati quasi un anno, e una cauzione di 4,5 milioni di franchi svizzeri. Un’operazione avida e mediatica, più che una  necessità di fare giustizia. Fra botta e risposta legali, il settantottenne Polanski fa i conti nuovamente con le ombre del suo torbido passato, reagendo come meglio sa fare: facendo film, “L’Uomo nell’Ombra” (2010) e “Carnage” (2011).

Rosmary's Baby - What - Il Coltello nell'Acqua Polanski

Rosmary's Baby - What - Il Coltello nell'Acqua

B-SIDES n.18 – STRADE DELL’EST: Il cinema di Polanski, Żuławski, Borowczyk, Skolimowski.

B-SIDES 18

STRADE DELL’EST: Il cinema di Polanski, Żuławski, Borowczyk, Skolimowski.

B-SIDES la raccolta stampata del 2011

B-SIDES ANNO II
Le nostre fatiche di un anno sono state raccolte in questa pubblicazione, disponibile su richiesta.
B-SIDES Raccolta 2011

Questa presentazione richiede JavaScript.

La CHIESA della PAURA – L’arte di Christoph Schlingensief

Das-deutsche-Kettensaegenmassaker- Christoph SchlingesiefIl premio nazionale della Biennale d’Arte di Venezia 2011 è stato assegnato al Padiglione Tedesco dedicato a un personaggio molto discusso e controverso: Christoph Schlingensief (1960-2010)

Per alcuni l’enfant terribile dell’arte tedesca contemporanea, per altri soltanto un provocatore.

Christoph Maria Schlingensief era un regista di film e di teatro, un autore e un artista d’azione. Parlava di ciò che è sbagliato e corrotto, metteva il dito nel posto dove fa più male, insultava il suo pubblico per coinvolgerlo e svegliarlo. Gridava al mondo il suo disaccordo con la politica e con la società. Nelle sue opere teatrali faceva recitare persone handicappate o neonazisti pentiti (Hamlet). A Vienna mise in scena un “grande fratello” per immigrati: costruì un container pieno di richiedenti asilo. Il pubblico poteva votare chi doveva lasciare il container ed essere spedito nel paese d’origine e chi poteva restare e vincere la cittadinanza austriaca. Per l’elezioni del 1998 organizzò un partito politico per persone che non votano, handicappati e altre minoranze.

Già nel 2003 quest’artista aveva partecipato alla Biennale di Venezia con il progetto: Church of Fear (CoF) – la Chiesa della Paura. Il progetto itinerante consisteva nella creazione di un’associazione internazionale contro la paura e per la divulgazione della speranza. Nella piccola chiesa di legno che fu allestita, si invitava a riflettere sulle proprie paure per poterle vincere. Era possibile guadagnarsi lo stato di “santo” tramite delle gare di resistenza a chi rimaneva seduto più a lungo su un alto palo come gli antichi asceti. Uno dei “frati” della Chiesa della Paura invitò anche Berlusconi a partecipare per vincere le sue paure dei comunisti, dei giudici e degli stranieri.

Per il Padiglione Tedesco della Biennale 2011 è stato scelto nuovamente Schlingensief. Purtroppo morì di cancro ai polmoni nel 2010. L’artista puntava sempre molto sull’improvvisazione per cui non c’erano dei piani concreti. Era chiaro che i contenuti di questo allestimento sarebbero stati politici e sociali. L’idea originale era basata su un centro benessere africano con un’ampia vasca. Chiunque si immergeva nel liquido sarebbe riemerso nero. Si doveva sperimentare il sentimento del colonialismo sul proprio corpo con una prospettiva inversa.

La curatrice, insieme alla vedova, cambiò il progetto trasformandolo in un tributo all’artista.

Nel padiglione principale viene riproposta la sua opera più personale ed intima “La Chiesa della Paura – sulla Cosa Estranea Dentro di Me”: un diario pubblico senza censure sulla sua lotta contro la malattia. Si tratta di un funerale per una persona ancora viva. Nella vera e propria chiesa, ricreata nel padiglione, si ascoltano le registrazioni del flusso di pensieri dell’artista durante il progredire del cancro, mescolate a filmati di lui da bambino, alle radiografie dei suoi polmoni, a  riproduzioni dei suoi pensieri…

La scritta del padiglione è stata modificata da “Germania” in “Egomania”. Egomania è un suo film eccessivamente intellettuale del 1986. Su un’isola regna il barone “zia diavolo”, creatura simile ad un vampiro. Odio e rassegnazione regnano sull’isola. Nel momento che l’amore si introduce sull’isola, il barone lotterà senza scrupoli.

Migliori i precedenti film tipicamente Trash trasmessi nella sala dietro la “Chiesa della Paura”, B-Movie splatter che citano Herschell Gordon Lewis, Tobe Hopper. I film sono spesso ironici, ma sempre critici contro la sua nazione e la sua politica. Tra i film più famosi la trilogia tedesca: 100 anni Adolf Hitler – l’Ultima Ora nel Bunker del Führer (1989), una parodia su Hitler, “Il Massacro delle Motoseghe Tedesche” (1990) un film horror satirico sull’unione delle due Germania. Una famiglia di macellai dell’ovest massacra i tedeschi dell’est facendoli diventare dei wurstel. E l’ultimo della trilogia “Terror 2000 (1992), un film macabro sul razzismo della Germania dell’est dopo la riunificazione. Particolarmente attuale visti gli scandali scoperti recentemente in Germania.

Il suo sogno irrealizzato: la crazione di un intero paese Burkina Faso dedicato all’opera.

Addio a KEN RUSSELL

Addio a uno dei più trasgressivi, visionari, originali cineasti di sempre: KEN RUSSELL

KEN RUSSEL POSTER COVER FILM

Biennale d’arte di Venezia 2011 – Palazzo Fortuny – Fondazione Vedova.

Venezia  Biennale Arte 2011

CRASH - Padiglione Ungherese Hajnal Németh - Ballard sbarca alla Biennale dopo 40 anni.

2011 annus horribilis per la Biennale d’arte di Venezia.
Era da diverso tempo che non si allestiva una Biennale d’arte così vuota, inutile e curata male. In tempo di crisi mondiale mi aspettavo di vedere, attraverso la lente dell’arte, uno specchio di questi anni di tensione e cambiamenti. Un po’come la Biennale del 2005 a ridosso delle guerre del nuovo millenio.
Nulla.

Venezia Biennale d'Arte 2011

Alcuni buoni motivi per non partecipare alla Biennale scritti sulla polvere del padiglione Rumeno

La mostra “Illuminazioni” ai Giardini è una cozzaglia di cose messe senza amore. Perfino la grande sala con 4 quadri del Tintoretto diventa di cattivo gusto in un simile contesto.
Dal tetto di ogni stanza i piccioni impagliati di Cattelan restano attoniti a osservare l’arte per cui hanno dovuto immolarsi.
A salvarsi:

han hoogerbrugge

Han Hoogerbrugge

Nel Padiglione OLANDA il breve cartone animato di Han Hoogerbrugge.
Padiglione COREA: Lee Yongbaek.
La sala principale del padiglione è tappezzata di gigantografie di soldati mimetizzati in una foresta di sgargianti fiori artificiali, intitolate Angel-Soldier. Un video li ritrae mentre avanzano lentamente in questo finto ambiente floreale.
Nella sala più piccola si trova Broken Mirror, un’installazione di specchi e schermi piatti collegati a un computer. Al suono improvviso di spari, sugli specchi viene proiettato a rallentatore l’infrangersi delle loro superfici.
Le cornici contengono l’immagine della deflagrazione dei vetri.

Padiglione GERMANIA: celebra l’eclettico Christoph Schlingensief, allestendo il padiglione come l’interno di una Chiesa (vedi l’articolo successivo). Sull’altare vengono proiettati i suoi film e documentari. Curioso vedere come la gente, entrando, automaticamente si faccia il segno della croce.

FRANCIA: carina la fabbrica dei bambini di Christian Boltanski famoso per le sue installazioni giganti piene di fotgrafie, ricordi e oggetti.

L’Arsenale non è molto meglio.
Poche idee, realizzate malissimo in maniera sbrigativa.

Divertente la videoinstallazione “The Clock” di Christian Marclay: filmato che dura 24 ore formato da spezzoni di film in cui sono visibili orologi che indicano l’ora in tempo reale.
Il peggio arriva alla fine: il Padiglione Italia con la mostra nella mostra L’Arte non è Cosa Nostra. Se il museo della Mafia, nonostante sia un po’ fuori luogo, ha un suo valore storico di banca della memoria, il resto è miseria.

Per il Padiglione Italia, Sgarbi invita un certo numero di intellettuali, residenti nella nostra nazione, a scegliere un’opera di un’artista. (Scarica qui il PDF di V.S.  sulle linee guida della Biennale)
Una scelta, dichiara l’onorevole Vittorio, contro i mercati delle gallerie sempre più chiusi in se stessi e contro i critici che tendono a far restare elitaria l’arte. Scelta interessante e curiosa, ma il risultato è disastrosamente imbarazzante a partire dalla scelta degli intellettuali: troppi e autoproclamatisi tali.

Venezia  Biennale Arte 2011

Draghi e minotauri di spazzatura.

Emergono solo due cose: il disprezzo di Sgarbi per il contemporaneo e il “sistema italia” (minuscolo). Troppi interpellati hanno invitato a esporre alla Biennale amici e parenti che, probabilmente, non avrebbero mai avuto una chance di entrare alla Biennale.
Inutile chiedersi in quale porto abbiano lavorato gli allestitori fino al giorno prima, visto che i quadri sono tutti ammonticchiati uno sopra l’altro senza il minimo gusto o attenzione visiva. La peggiore vetrinista del mondo avrebbe fatto molto meglio.

Venezia  Biennale Arte 2011

L'uomo candela che si consuma lentamente

Biennale Venezia 2011

Scritta trovata nei bagni dell'Arsenale: "Sgarbi evita l'arte. Datti all'ippica, ma non come fantino, come cavallo."

Sgarbi, ormai, vende alle mostre il suo nome pensando sia una garanzia di qualità (artistica e politica). Scrive in un perfetto italiano una paginetta di presentazione (in cui non mancano riferimenti alle lotte politiche per cui viene assoldato di volta in volta – vedi gli inutili accenni alle centrali eoliche che deturpano il paesaggio), organizza un vernissage con qualche altro nome di prestigio e il suo lavoro è fatto. Via alla ricerca di un’altra marchetta. Scemo chi ancora lo cerca (e lo paga).

Tutt’altro che scontata, invece, la mostra a Palazzo Fortuny (giunta alla quinta edizione), che accompagna il visitatore all’interno del bellissimo palazzo recentemente restaurato, mostrando, con immenso gusto, opere d’arte contemporanea accanto a capolavori del passato, manufatti di culture precristiane collezionate da Fortuny nell’arco della sua vita e artigianato locale del 600.

Meritevole anche la doppia esposizione di Emilio Vedova e Anselm Kiefer all’antico “Magazzino del Sale” reinventato da Renzo Piano 2 anni fa.

Fondazione Vedova - Emilio Vedova

Fondazione Vedova - Emilio Vedova

Fondazione Vedova - Anselm Kiefer

Fondazione Vedova - Anselm Kiefer

Fondazione Vedova

Fondazione Vedova - Zhonqui Gen

Fondazione Vedova

Fondazione Vedova

DEATH in VEGAS – Trans-Love Energie

Death in vegas - trans love energies 2011Il duo Richard Fearless (Richard Maguire) and Tim Holmes si rompe. I Death in Vegas restano orfani (momentaneamente) di Tim. In Trans-Love Energie, come nel precedente Satan’s Circus, sono quasi assenti chitarre e distorsioni psichedeliche. L’album esplora vecchie sonorità Krautrock, aggiornandole e rinvigorendole.

L’eterea intro di “Silver Time Machine” ci scaglia nel vortice di “Black Hole”  brano punk che ricorda Iggy Pop. Bello, ma abbastanza monotono, 5 minuti di durata ne rovinano l’energia.
“Your Loft my Acid” è l’icona di questo album: un eccellente prologo ambient è brutalmente interrotto da ritmiche anni 90, su cui crescono cori campionati di Donna Summer (rettifica: vedi commento). Nonostante il risultato sia ottimo sembra di ascoltare l’audace selezione di un bravo DJ.
Trans-Love Energie prosegue con pezzi ben confezionati dal sapore vintage tardi anni 80, un po’Kraftwerk, un po’ Moroder, un po’Tangerine Dream, molto piacevoli e non certo pacchiani come tanti altri prodotti in circolazione. Chiude in bellezza “Savage Love” dal sapore Bowie/Eno.

Un lavoro non troppo originale per un marchio che ha sfornato album come “The Contino Sessions” o “Scorpio Rising” capaci di spaziare fra mode e generi musicali.
Un album piacevole, decisamente migliore del precedente, da ascoltare più volte, magari in qualche lungimirante locale.

Ravenna Nightmare Film Festival 2011

RNFF 2011LOGO - Ravenna Nightmare Film FestivalÈ la notte delle streghe e a Ravenna si festeggia il nono compleanno del Nightmare Film Festival.
Quest’anno (con nostra enorme gioia) le proiezioni si spostano dalla sterile e periferica multisala, al Cinema Corso, in pieno centro di Ravenna, adiacente a Sant’Apollinare Nuovo (Basilica del VI secolo).

Nightmare in a demaged Brain - Romano Scavolini - Ravenna Nightmare FIlm Festival 2011

Nightmare in a demaged Brain - Romano Scavolini

L’anniversario di quest’anno è il 30° di un film maledetto, censurato un po’dappertutto: Nightmare in a demaged brain. Un piacere (ri)scoprire questo irreperibile film di Romano Scavolini, slasher del 1981 di estrema violenza. La pellicola si ispira a fatti letti dal regista sul New York Times relativi al programma di ricerca MK-Ultra “…nel quale si prestava particolare attenzione alla decisione del governo di usare vari tipi di droghe e psicofarmaci su malati mentali allo scopo di manipolare il loro stato psichico…” (tratto dalla guida al RNFF 2011). Il maniaco assassino di “Nightmare in a demaged brain” inizia, infatti, a mietere vittime dopo essere scappato dalle torture mediche di un ospedale psichiatrico.

Con un esordio fulminante come questo ci si aspettava molto di più dai film in concorso quest’anno.
Invece il 2011 mostra la stanchezza in troppi prodotti di genere. Domina ancora il “Rape & Revenge” e un po’ di “Torture Porn” che ormai iniziano ad annoiare. Si spreme un genere tornato prepotentemente di moda ormai da un decennio.
Secuestrados”, il meritato vincitore di questa edizione, si inserisce nel filone “Funny games”, ma, a differenza di Haneke, lo spagnolo Miguel Angel Vivas ci propone una storia paurosamente credibile. Una banda di delinquenti fa irruzione nella villa di una ricca famiglia per derubarli. Inutile dire che le leggi di Murphy valgono sia per i sequestratori che per i sequestrati.
Rabies” film israeliano impregnato dell’onnipresente tensione che serpeggia in quella nazione.
Un serial killer va a caccia di persone in un bosco, una delle vittime scappa e chiede aiuto a due coppie di ragazzi. Purtroppo in loro soccorso arriva la polizia che, abusando del proprio potere, molesta il più possibile una delle ragazze. Scoppia un  “tutti contro tutti” nella riserva naturale che si scopre pure minata, in un crescendo di ironici fraintendimenti. Si salverà solo il serial killer.
The-Bunny-Game - Ravenna Nightmare Film FestivalBunny Games” strana operazione dello statunitense Adam Rehmeier.
Una prostituta tossicomane viene sequestrata da un camionista che la sottopone a ogni genere di tortura psicologica e fisica. L’attrice protagonista rivive nel film la traumatica esperienza subita realmente da giovane, concedendosi a scene degradanti ed esplicite, attraverso un processo terapeutico filmico. Catarchico per il regista. Noioso e inutile per lo spettatore.
Peccato perché inizia bene con la squallida descrizione della quotidianità della donna. La scelta del bianco e nero conferisce al film un’arroganza autoriale ben lontana dai suoi intenti catarchici. Sembra un progetto più furbo che valido, o, forse, fra 15 anni sarà un cult per perditempo.
Crawl”, giustamente presentato come un “Blood Simple” del 2011, si prende tutto il tempo e la lentezza necessaria per farci gustare i suoi strani personaggi e le loro orrendi fini.

L’horror più classico lo si trova in pellicole minori che non hanno il coraggio di osare o di essere originali. “Masks” è un bell’omaggio al cinema di genere italiano (i primi Dario Argento, Deliria, il Fulci per-gore). “Exorcismus” film scontatissimo che vive solo in funzione di un finale intelligente.
Il pluripremiato “Absentia” nel suo piccolo sa spaventare, mentre “Skew” annoia con i soliti trucchetti da finto filmino amatoriale.

Hellacious Acres The case of John Glass - Ravenna Nightmare FIlm Festival 2011Divertente il super low budget canadese “Hellacious Acres – the Case of John Glass” di Pat Tremblay. Il soldato John Glass viene svegliato dal sonno criogenico e informato in maniera sbrigativa che il pianeta Terra è stato devastato dalla terza guerra mondiale e successivamente invaso da una ostile razza aliena. Gli viene affidata una missione insensata degna del peggior videogioco. John Glass attraversa per due ore campi desolati e solitari, incontrando strani personaggi, alieni fluttuanti, commilitoni impazziti…ma il peggio è fare i conti con la fame, litigare con la propria tuta antiradiazioni difettosa, affrontare gli effetti collaterali del teletrasporto e rischiare la morte a causa dei medicinali contro gli effetti collaterali del teletrasporto. Intelligente e  ironico.

Hellacious Acres The case of John Glass - Ravenna Nightmare FIlm Festival 2011

Un tranquillo posto in campagna - Elio Petri - Ravenna Nightmare FIlm Festival 2011

Un tranquillo posto in campagna - Elio Petri

Ottima la rassegna “Deliri d’autore”con il bellissimo “Un tranquillo posto in campagna” (1968)  di Elio Petri in grado di stupire parlando d’arte, storia, ossessioni e amori segreti senza dimostrare i suoi 40 anni abbondanti. L’inquietante “L’australiano” (1978) del grande Jerzy Skolimowski (e suoni curati da Tony Banks e Mike Rutherford dei Genesis) che non ha bisogno di presentazioni e “Le orme” (1975) di Luigi Bazzoni, elegante, ma una gran boiata.

A proiezioni finite consigliamo una bevuta al Barnum lì vicino dopo la ferrovia.

The shout - L'australiano Jerzy Skolimowski - Ravenna Nightmare FIlm Festival

L'australiano di Jerzy Skolimowski

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.