IL LIBRO DEI GATTI IMMAGINARI – Antologia a cura di Gianfranco de Turris

il libro dei gatti immaginariAmo i gatti perchè ispirano più l’amore per se stessi che quello per gli altri.
Questo pensiero forse scomodo, fondato sull’assioma che il giusto egoismo è in ultimo il miglior altruismo, mi è venuto alla mente cercando di riassumere il motivo per cui ammiri così tanto i felini. La loro eleganza, la loro indipendenza, la loro assoluta presenza a se stessi, il loro equilibrio, la loro naturale aristocraticità sono caratteristiche che attraggono e hanno attratto da sempre l’uomo. Senza citare il loro lato misterioso ed imperscrutabile che ha reso il gatto tra i più ricchi simboli nella storia dei miti e delle religioni antiche nonché animale caro per un numero incalcolabile di pensatori e artisti, scrittori, pittori, scultori.
Il gatto come mitologia vivente e l’amante del gatto come costituzionalmente attratto dal simbolo, dalla bellezza, dallo studio e dalla filosofia.
A riprova di non essere l’unico a pensarla così in fatto di gatti, recentemente ho ritrovato uno straordinario brano di Giorgio Manganelli.

phildickpersonal2

Philip Dick e il suo gatto

 “Mi pare del tutto evidente che i gatti, intesi come felini da studiare in laboratori di naturalisti, non esistono.
I gatti non sono gatti. Sono miniaturizzate figure mitologiche che entrano nelle nostre case, percorrono le strade, qui a Roma alloggiano in mezzo alle rovine, affollano i vicoli della città vecchia. Già questo amore dei luoghi intimi o antichi, cioè dei luoghi sottilmente umani, non può non insospettire; i gatti amano insieme la mollezza e la selvatica grazia dei luoghi affranti dal tempo; praticano i vizi colti della gola e del sonno, ma insieme sono eremitici, forastici, diffidenti, taciturni.
L’uso che l’uomo fa del gatto è del tutto fantastico, e insieme devoto.
Chi ha gatti cade in una forma di gattodipendenza che non conosce disintossicazione. L’uomo avverte la qualità mitica del gatto, e a questa oscuramente si rivolge, e ubbidisce alla qualità nobile, araldica di quell’essere dai grandi occhi e senza sorriso.
Ma il rapporto è misteriosamente binario: il gatto a sua volta sviluppa un atteggiamento che mescola assurdamente uno stile di possesso e riti di sudditanza; ma una fondamentale distanza, una sorta di mimetica trascendenza, fa sì che la signoria sia meramente recitata, accade per disposizione dell’essere umano, non è imposta; e la sudditanza è un gioco infantile e forse un gesto di mera cortesia.
Da qualche parte Konrad Lorenz ha scritto a proposito degli animali domestici – temo che questo empio linguaggio alluda anche ai gatti – che costoro credono di essere umani; poiché è chiaro che l’uomo aspira a farsi gatto, si ha uno scambio di ruoli; e non è impossibile che gatti e uomini costituiscano ciascuno la mitologia dell’altro.”

William Burroughs e il suo gatto

William Burroughs e il suo gatto

Se è vero che i gatti credono di essere uomini (o di diventare tali, come nello stupendo racconto di Fritz LeiberSpazio-tempo per saltatori”) e che gli uomini desidererebbero essere gatti (io confermo) diventa piacevole immaginare cosa vedano queste creature elegantissime con i loro grandi occhi luminosi e cosa pensino davvero. Ecco che allora è una bella sorpresa scoprire che il sempre attivo Gianfranco De Turris ha confezionato una pregevolissima antologia di racconti proprio su queste creature straordinarie intitolata “Il libro dei gatti immaginari ed edita a ottobre 2016 da Jouvence.

De Turris ha convocato venticinque autori italiani dando loro il compito di narrare le innumerevoli sfumature di questi animali in altrettanti racconti fantastici, realisti, onirici, storici, fantascientifici, polizieschi, orrorifici, surreali, romantici, tragici, umoristici, tristi e lieti nello spazio e nel tempo, nel passato e nel futuro. Sono venticinque storie diverse per genere e impostazione che hanno una grande costante: protagonista è il gatto.

Illustrazione di Dalmazio Frau per il racconto "Una notte di gatto Barone"

Illustrazione di Dalmazio Frau per il racconto “Una notte di gatto Barone” (Giorgio Betti)

Anche se sono molti, credo sia giusto citare tutti gli autori dei racconti inclusi nella raccolta: Gloria Barberi, Giorgio Betti, Tullio Bologna, Anna Maria Bonavoglia, Mariangela Cerrino, Ugo Ciaccio, Simona Cigliana, Marcello de Angelis, Luigi De Pascalis, Paolo Di Orazio, Mario Farneti, Bruno Fontana, Dalmazio Frau, Francesca Garello, Augusto Grandi, Francesco Grasso, Giuseppe O. Longo, Giuseppe Magnarapa, Miranda Miranda, Gianfranco Nerozzi, Errico Passaro, Barbara Sanguineti, Antonio Tentori, Alda Teodorani, Nicola Verde.

Neil Gaiman e il suo gatto

Neil Gaiman e il suo gatto

Il gatto, già protagonista di una bella antologia di autori statunitensi (“Artigli e fusa. Diciotto racconti magici sui gatti”, a cura di Jack Dann e Gardner Dozois, Salani 1993), risulta, in questo libro a cura di de Turris, anche per gli scrittori italiani uno spendido portale per infinite possibilità narrative.

Illustrazione di Dalmazio Frau per il suo racconto "La chiave delle Furie"

Illustrazione di Dalmazio Frau per il suo racconto “La chiave delle Furie”

Il volume è arricchito da ben 25 illustrazioni di Dalmazio Frau, molto affascinanti ed evocative.
Nume tutelare della raccolta è H. P. Lovecraft che scrisse nel 1926 un saggio per una conferenza (che poi non lesse in pubblico personalmente) dal titolo Gatti e cani, inclusa in appendice al volume. In quel testo l’autore riuscì a sintetizzare la sua visione, suggestiva, della differenza tra i due animali riassumibile in forma di aforisma:

Il cane dà, il gatto è”. Lovecraft va oltre, però, e spostando l’attenzione dall’animale al tipo di uomo che lo ama, cerca di distinguere colui che ama i gatti da colui che ama i cani. Senza temere di essere politicamente scorretto (e dicendo quello che in fondo pensiamo tutti noi gattofili) afferma che l’ailurofilo (dal greco, amante del gatto) “preferisce ammirare e rispettare piuttosto che essere effusivo e amare svisceratamente, e non cade nell’errore di ritenere che una inutile socievolezza o una devozione e obbedienza da schiavo, costituiscano qualcosa di ammirevole. Gli amanti dei gatti da esseri liberi onorano l’aristocratica indipendenza, il rispetto di sé, e la personalità individualistica unita all’estrema grazia e bellezza esemplificati nell’indifferente, flessuoso, cinico e indomito signore dei tetti.

Illustrazione di Dalmazio Frau per il racconto "The social cat" (Francesco Grasso)

Illustrazione di Dalmazio Frau per il racconto “The social cat” (Francesco Grasso)

Straordinari sono poi i passi in cui il solitario di Providence descrive le differenze fisiche, psicologiche e di comportamento dei due animali. Il saggio è davvero gustosissimo e a tratti addirittura esaltante per quanto faccia chiarezza sulla dicotomia gatto-cane come dicotomia tra due opposte filosofie di vita. Sono pagine davvero illuminanti queste di H. P. Lovecraft, e mostrano quale grande e libero pensatore egli fosse.

H. P. Lovecraft e il suo gatto

H. P. Lovecraft e il suo gatto

Grazie a Lovecraft, quindi e grazie a de Turris ma soprattutto, grazie a voi gatti, portatori leggeri di un inesauribile mistero.

Il libro dei gatti immaginari
A cura di Gianfranco de Turris
Presentazione di Marina Alberghini
Con uno scritto di Howard Phillips Lovecraft
Illustrazioni di Dalmazio Frau
Jouvence, Sesto San Giovanni (Milano), 2016
pagg. 392, € 24

Articolo di Stefano Rizzo.
Charles Bukowski, Cordwainer Smith, Don DeLillo, Ursula Kroeber Le Guin, Jorge Luis Borges, Jack Vance, Allen Ginsberg, Alda Teodorani, Julio Cortázar.

Charles Bukowski, Cordwainer Smith, Don DeLillo, Ursula Kroeber Le Guin, Jorge Luis Borges, Jack Vance, Allen Ginsberg, Alda Teodorani, Julio Cortázar.

La storia di URANIA: intervista a GIUSEPPE LIPPI

coverIntervista a Giuseppe Lippi a cura di Stefano Rizzo apparsa sul numero 1630 di Urania (Maggio 2016) disponibile, completo di appendici, come arretrato cartaceo e ebook.

B-SIDES: Personalmente sono orgoglioso di poterti intervistare, dato che il tuo nome (o le tue iniziali puntate) sono state una costante delle mie letture fin da ragazzo. Una prima domanda riguarda la gestazione del Futuro alla gola: quando è nato il desiderio di scrivere una storia di “Urania” e perché la ritieni importante?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Il desiderio non è nato a me ma a Luigi Cozzi, che oltre ad essere cineasta, scrittore e collezionista di fantascienza è anche editore della Profondo Rosso, la libreria editrice fondata con Dario Argento. È stato lui a volere il libro e a spingermi a scriverlo. L’importanza, ammesso che ne abbia, dipende forse dalla sua unicità.

B-SIDES: Hai raccontato con dovizia di particolari l’origine di “Urania” come una prosecuzione nel genere fantascientifico dell’idea del “Giallo Mondadori”, ma non ho trovato nessun riferimento alla particolare scelta delle due colonne per pagina: puoi spiegarne il motivo?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Chi conosce la storia della stampa popolare, ma soprattutto, chi ha avuto per le mani (e per decenni) i fascicoli che uscivano in edicola, sa che il testo non era composto a pagina piena come nella maggior parte dei libri ma su due colonne. Esistono esempi, del resto, anche in campo librario: la Bibbia viene stampata quasi sempre su due colonne e molte edizioni popolari di classici, nel passato, adottavano quel sistema. Personalmente, posseggo una vecchia edizione delle Mille e una notte e una dei Miserabili che graficamente si presentano così. Nel caso dei periodici l’abitudine veniva forse dall’America, dove rotocalchi e pulp magazine erano impaginati su due colonne per affaticare meno la vista (l’occhio può abbracciare una frase compiuta senza doversi spostare attraverso il foglio). È un metodo caro alla stampa giornalistica, oltre che ad alcune edizioni di testi pregiati fin dalle origini della stampa. Dato che si trattava di un’abitudine radicata nell’editoria popolare, Arnoldo Mondadori la trasportò nei suoi gialli economici da edicola e poi in “Urania”, mentre i Libri Gialli da cinque lire dell’anteguerra, distribuiti anche in libreria, erano composti a pagina piena. Venendo al mio libro: non è vero che non abbia parlato di questo aspetto, anche se non mi sono dilungato. Già nel primo capitolo trovo la parte che ti interessa: “A fronte delle iniziative artigianali, e talora coraggiose, degli anni Cinquanta e primi anni Sessanta, i periodici di narrativa Mondadori contrapponevano una veste più dimessa, ma in realtà studiata nei minimi particolari. La carta conserva un’acidità accettabile anche a distanza di decenni, tanto da non risultare particolarmente friabile e da ingiallire lentamente. La stampa del testo su due colonne, con margini relativamente ampi, facilitava la lettura e doppiava i problemi psicologici della pagina di libro tradizionale”.

Urania

B-SIDES: Come consideri una collana periodica di romanzi e racconti come “Urania”? In che modo si differenzia, dal punto di vista della cura editoriale, rispetto ad una collana libraria?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Io sono nato nell’era della carta stampata, delle edicole come succursali indispensabili della libreria. La mia è stata una cultura da edicola molto prima che scolastica o libraria. Trovo che sia meraviglioso surrogare il sapere nelle edizioni brossurate da poche lire (o pochi euro). E se non sono rigorose pazienza, non sarò pignolo neanch’io. Una collana come “Urania” è stata, col senno di poi, forse troppo pulp negli anni Cinquanta, ma era giusto che lo fosse, a quell’epoca non eravamo un paese ammodernato e smaliziato, avevamo fame di letture svelte ed economiche, accettavamo di buon grado le copertine neorealiste e cinematografiche di Carlo Jacono, della “Domenica del Corriere”, per non parlare di quelle bellissime di Kurt Caesar… Negli anni Sessanta la modernità è arrivata e “Urania” è diventata, sia pure in edicola, una perfetta rivista pop. Nel 1967 la veste ammiccante con il rombo colorato è stata abbandonata a favore di quella bianca con la banda rossa che, mutatis mutandis, vige tuttora, e abbiamo salutato la fine di un’epoca. Per me non c’è nessuna differenza tra curare “Urania” e la “Bibliothéque de la Pléiade”: sono tutte e due collane di riferimento nei loro settori. L’unica cosa che devo tener presente, nel metterla insieme, è il numero di pagine che nel caso di “Urania” non è quello della “Pléiade”.

B-SIDES: Del “Futuro alla gola” ho apprezzato moltissimo l’analisi che sta dietro le scelte e la mentalità dei curatori che ti hanno preceduto, da Giorgio Monicelli a Fruttero & Lucentini fino a Gianni Montanari. Nei tuoi ventisei anni di “Urania” puoi individuare dei momenti di cambiamento, dei periodi interni? E qual’è la tua identità di curatore rispetto ai predecessori?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Questa domanda mi lascia un po’ perplesso perché non dovei essere io a dirlo, ma tu! Non so mettermi a confronto con gli illustri predecessori, ma posso dire questo: la mia gestione si ispira più a quella di Fruttero & Lucentini che degli altri curatori, sebbene Giovanni De Matteo abbia detto una volta che “è più vicina a Montanari che a F&L”. Ma ripeto, è un po’ assurdo che certe valutazioni le faccia io dall’interno: sono già abbastanza oberato dal lavoro, ci manca solo che mi metta a pontificare. Posso dirti invece che all’interno di questo quarto di secolo esistono dei periodi interni più o meno facilmente identificabili: l’inizio degli anni Novanta con il decollo del Premio Urania, l’apertura agli autori italiani e l’affermazione di Valerio Evangelisti; la fase degli esperimenti, con il cambio di veste grafica e il passaggio al formato tascabile con cui si è concluso il secolo; il ritorno alla veste bianca nei primi anni Duemila, con maggior attenzione ad autori nuovi per il nostro mercato: John Crowley, Greg Egan, le antologie di sf cinese; verso la metà del decennio c’è stato il boom di Urania collezione, vale a dire dei classici. Nel 2012, col ritorno al formato libro e l’abbandono del tascabile, io credo che ci siamo concentrati come non mai sulla qualità dei testi. E questo sia nelle proposte inedite che nelle riproposte, attraverso due livelli di ristampe.

urania-caesar

Le copertine di Urania disegnate da Curt Caesar

B-SIDES: Il tuo amore per la qualità materiale e per quella grafica dei libri è evidente, ho molto apprezzato le considerazioni sulle copertine e i loro illustratori. Se le scelte grafiche fossero nelle tue mani, quali proposte faresti?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Punterei a una veste grafica più aggressiva, forse rinunciando allo storico cerchio. E se questo fosse impossibile, impaginerei diversamente la testata, in modo che il nome di “Urania”, quello dell’autore e il titolo non venissero a pesare in verticale sull’illustrazione. Forse tornerei a una veste come quella dell’Urania collezione prima serie, ma dico così per dire: la grafica delle collane è decisa rigorosamente dall’editore.

B-SIDES: Io leggo e considero la fantascienza all’interno del grande genere del fantastico e di conseguenza apprezzo molto sia le commistioni sia gli inserimenti in “Urania” di romanzi di qualità non propriamente sf (vedi ad esempio il bellissimo “Canto di Kalì” di Dan Simmons, sostanzialmente un horror, o “Il Cabalista” di Amanda Prantera recentemente ristampato). Mi sembra che una buona parte dei lettori invece non apprezzi le fughe dal genere. Tu come ti poni?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Al tuo stesso modo, perché non le ritengo fughe dal genere. Se il fantastico scaturiva ieri dalla stregoneria, oggi la scienza somiglia sempre più a una conquista faustiana. Non diceva Arthur Clarke che ogni tecnologia, raggiunto un determinato livello di sofisticatezza, è indistinguibile dalla magia? Se una storia si svolge ai nostri tempi ed è sorretta da un buon impianto intellettuale, che sia horror o fantascientifica poco importa: si tratta della stessa fuga, non dal genere ma dalle strettoie di un concetto di realtà opprimente.

urania-old

Le copertine di Urania disegnate da Karel Thole

B-SIDES: Il blog ufficiale di “Urania” è un luogo in cui è possibile scambiarsi opinioni e consigli ma talvolta degenera in attacchi violenti e poco costruttivi alla collana. Come reagisci a queste critiche?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Ne tengo conto, naturalmente, ma se sono distruttive o poco costruttive non commento. In realtà il “blog” così concepito ha fatto il suo tempo: andrebbe trasformato in un vero e proprio sito.

B-SIDES: Parallelamente all’inserimento di ristampe in “Urania” sono state varate due collane molto apprezzate: “Urania” Jumbo, dedicata ai romanzi lunghi recenti e “Urania” Horror, che spazia dal classico al contemporaneo. Sarebbe molto bello che tu potessi anticiparci il prossimo futuro di queste collane.

urania-classic

Le copertine di Urania disegnate da Karel Thole

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Non posso perché il futuro dipende da tirature, periodicità e prezzi. La serie horror sarà d’ora in poi semestrale, i Jumbo invece rimangono come sono e quest’anno proporranno un inedito di Arthur Clarke, “Rama Revealed“.

B-SIDES: Da qualche tempo si riparla di “Urania” Fantasy… finalmente è arrivato il momento di presentare nuovamente in edicola classici e novità di questo genere?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Ora come ora non abbiamo progetti ma solo desideri. Però è chiaro che ci piacerebbe molto.

 

B-SIDES: La scrittura del “Futuro alla gola” ha richiesto molto tempo?

 

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Sì, perché non mi è stato subito chiaro in che modo impostarlo, quale “voce” adottare. Credo di averla trovata riscrivendolo non una ma due volte e continuando a modificare le bozze. In tutto, considerando una lunga interruzione nel 2010, quasi quattro anni. Luigi Cozzi è stato molto bravo, molto comprensivo: non mi ha messo fretta né io l’ho messa a lui. Ho consegnato il file definitivo nel 2012 e sono passati altri tre anni per arrivare all’uscita. Ora però siamo contenti…

uh3

 

Abbiamo parlato di:

 

Giuseppe Lippi,

Il futuro alla gola

Pp. 302, € 29,00

Profondo Rosso, Roma 2015
(Intervista di Stefano Rizzo)

5. Il fascino delle location – BERLINO

"Il cielo sopra Berlino"

“Il cielo sopra Berlino” (1987) – Wim Wenders

Berlino è una location densa di simboli, di storia e di significati: capitale di un’inaspettata rinascita artistica durante la Repubblica di Weimar; la città dove Hitler sposò Eva Braun e si suicidò con lei nel giro di un giorno; la città divisa, spartiacque fra occidente e blocco sovietico nel cuore dello stato comunista, scacchiere delle spie durante la guerra fredda; la città capace di abbattere il muro; l’eterno rifugio di ogni genere d’artista; icona della diffusione dell’eroina alla fine degli anni ’70; il territorio fertile di ardite sperimentazioni architettoniche; la meta trendy e modaiola dei giorni nostri. Una città sempre in movimento fra passato e futuro, fra rovine e archistar.

L’emblema di Berlino è Christiane F. (Christiane Felscherinow) e la sua drammatica biografia. Un libro che descrivela gelida desolazione della metropoli tedesca e dei suoi sordidi e fragili abitanti. Christiane racconta la sua infanzia in campagna felice e spensierata. L’impatto della bambina con il monumentale squallore della città fu devastante. Le soffocanti architetture di Walter Gropius (uno dei fondatori del movimento moderno insieme a Le Corbusier) e l’urbanistica del quartiere hanno influito molto sul doloroso futuro di Christiane.

 

9232710062_5396313935_b

Gropiusstadt – Nella periferia a sud di Berlino

Gropiusstadt: casermoni per quarantacinquemila persone, con in mezzo prati e centri commerciali. Da lontano tutto nuovo e ben curato. Ma quando si stava in mezzo ai casermoni si sentiva dappertutto puzza di piscio e di cacca. Veniva da tutti quei cani e bambini che vivevano lì. Più di tutto puzzava la tromba delle scale. … Aspettando l’ascensore che non arrivava, ed ero al l’undicesimo piano, me l’ero fatta sotto. …Dopo che per un paio di volte non ce l’avevo fatta ad arrivare in tempo da sotto fino al nostro bagno, e avevo preso le botte, mi accoccolavo da qualche parte a farla dove nessuno mi vedeva. Poiché dai casermoni ogni angolo era visibile, il più sicuro era la tromba delle scale.”

“ Non conoscevo i giochi che facevano. E non mi piacevano neanche. Al paese spesso andavamo nel bosco in bicicletta, fino ad un ruscello con un ponte. Lì costruivamo dighe e castelli nell’acqua.”

“A Gropiusstadt si imparava naturalmente a fare le cose che erano vietate. Vietato era, per esempio, fare giochi che divertivano. In realtà tutto era vietato. Ad ogni angolo di Gropiusstadt c’è un cartello. I cosiddetti spazi per il verde tra i casermoni sono in realtà spazi per i cartelli. E la maggior parte dei cartelli vietavano qualcosa ai bambini.”

“Così imparai che tutto quello che è permesso è terribilmente insulso e che tutto quello che è vietato è molto divertente.”

“Il posto più bello era vicino al muro. Lì c’era una striscia di terra che noi chiamavamo boschetto o terra di nessuno. Non era più larga di venti metri e lunga come minimo un chilometro e mezzo. Alberi, cespugli, erba alta come noi, vecchi pezzi di legno, pozze d’acqua. …Ci sentivamo come esploratori che ogni giorno scoprivano una parte di foresta vergine. …Ad un certo punto scoprirono che i bambini giocavano fuori da Gropiusstadt e che si divertivano. E ricomparvero le squadre di operai per fare ordine. Avevano piantato i cartelli di divieto…tutto era proibito.”

 

Christiane F. - Location

“Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” (1981) – Location

Nel 1981 UdiEdel ne trasse l’omonimo film.
I luoghi filmati in Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” sono la Bahnhof Zoo (la stazione di BerlinZoologischerGarten) e i suoi dintorni (Kurfürstenstrasse – la zona di prostituzione), Il Deutschlandhalle dove si esibì David Bowie nel 1976 (demolito nel 2011), l’Europa-Center (quartiere Charlottenburg) dove sorge il palazzo con lo stemma della Mercedes, la discoteca Sound (ormai chiusa) dove si ritrovava la compagnia di Christiane (quartiere Tiergarten), i bagni pubblici di Bülowstraße sotto il ponte della metropolitana dove Christiane si fa la prima pera e Gropiusstadt il quartiere di Neukölln dove viveva Christiane.
Una pellicola cult di grande successo anche per le scene molto forti che la contraddistinguono, ma ben poca cosa se paragonata al libro. Il film è focalizzato su Christiane, la sua iniziazione all’eroina e la successiva tossicodipendenza. Tante le sfumature, i personaggi e i periodi della vita di Christiane che sono stati ignorati.

 

 

51ReJBQp7EL._SX342_

White Star (1983) – Roland Klick

Il progetto Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” avrebbe avuto un impatto ancora più potente se fosse rimasto in mano al regista originario,Roland Klick, personaggio indipendente e fuori dagli standard, che aveva scritto una prima sceneggiatura mentre viveva a stretto contatti con i giovani tossicodipendenti che affollavano Bahnhof Zoo. Klick voleva usare personaggi veri per il film, non attori, per questo passava notti intere a studiarli, a dormire con loro sui marciapiedi, a coinvolgerli nel progetto. Il produttore non comprese o fu spaventato dalla sua condotta e affidò il progetto a Edel con risultati decisamente più scarsi.

Click filmerà Berlino pochi anni più tardi, immortalando una città grigia, divisa e disperata, nel film “White Star” (1983): la storia di un produttore musicale al tramonto che vede nell’astro nascente Moody una possibilità di riscatto. Il cinico produttore (un meraviglioso Dennis Hopperall’apice della sua dipendenza da cocaina) non esita a usare biechi strattagemmi pubblicitari quando si accorge che la musica shith-pop di Moody non riesce a sfondare nella Berlino Punk di inizi anni ’80. Un film da riscoprire come tutta la filmografia dimenticata di Roland Klick.

 

La Biblioteca di Stato a Berlino

La Biblioteca di Stato di Berlino progettata da Bernhard Scharoun

L’occhio poetico di Wim Wenders filmerà un’altra Berlino: melanconica e sentimentale. Oltre al muro e alla Colonna della Vittoria al centro del Tiergarten, la location più suggestiva scelta da Wenders è la Biblioteca di Stato(1978) a Kemperplatz dell’achitetto Bernhard Scharoun. Bernhard Scharoun (1893 -1973) viene considerato un personaggio di spicco nell’architettura organica, disciplina che teorizzava l’importanza del contesto naturale in cui doveva sorgere un edificio, l’uso di materiali specifici adatti al luogo, la valorizzazione delle esigenze emotive dell’uomo. (“Per Architettura Organica io intendo un’architettura che si sviluppi dall’interno all’esterno, in armonia con le condizioni del suo essere, distinta da un’architettura che venga applicata dall’esterno.Frank Lloyd Wright). Scharoun, Walter Gropius e Bruno Taut costruirono e progettarono numerosi edifici famosi per le loro originali armonie, come la sala concerti della filarmonica di Berlino (realizzato fra il 1960 e il 1963 da Scharoun) o il Bauhaus Archiv (progettato nel 1964 da Gropius), utopici insediamenti abitativi come il quartiere a forma di zoccolo di cavallo Hufeisensiedlung (realizzato fra il 1925 e il 1931 da Taut), o disumani conglomerati di palazzi come Gropiusstadt (realizzato nel 1960 da Gropius).

Olga Segler

Il vecchio monumento a Olga Segler in Bernauer Strasse quando esisteva ancora il muro di Berlino.

Ma il regista che colse di più la follia di Berlino è Andrzej Żuławski (1940-2016) con il suo capolavoro “Possesion”. La città divisa, e doppia, è l’ambientazione per eccellenza di questo dramma-horror. Nella città in cui fare la spia è un mestiere come un altro, tutto è decadente e abbandonato in attesa dell’apocalisse tanto da farla sembrare un paesaggio urbano metafisico. Una terra di mezzo in cui est e ovest si cercano e si aggrediscono come l’isterica coppia di protagonisti.

Non è un caso che le scene iniziali inquadrino i vecchi monumenti commemorativi dei morti della BernauerStrasse la lunga strada in cui il muro inglobò, durante la notte fra il 12 e 13 agosto 1961, le abitazioni di un lato della carreggiata, confinandole a Est. Nel giro di poche ora porte e finestre furono murate dai vopos. Olga Segler provò a lanciarsi dalla finestra del suo appartamento, appartenente a Berlino Est, ma morì sul marciapiede di Berlino Ovest. Sorte analoga toccò a Ida Siekmann e Rudolf Urban. Una corona di fiori appesa a dei pali di legno e filo spinato ricordavano, prima del crollo del muro, i loro tristi destini.

 

Anna Swinemünder Strasse

Possesion (1981) – La casa di Anna a Swinemünder Strasse 25 come si presenta oggi.

Casa di anna rendering

Possesion – La casa di Anna a Swinemünder Strasse 25

Casa di Anna

Possesion – La casa di Anna a Swinemünder Strasse 25. L’arrivo di Mark.

Casa di Anna2

Possesion – La casa di Anna a Swinemünder Strasse 25. La disperazione di Mark.

Possession” mostra poi la casa di Anna (Isabelle Adjani): una bizzarra architettura in mattoni rossi dell’architetto Josef Paul Kleihuessituata a SwinemünderStrasse 25. Una specie di fortezza moderna che ricorda il muro ripiegato su se stesso.

L’ufficio di Mark (Sam Neill) è situato nella massiccia piazza FehrbellinerPlatz riprogettata dall’architetto Albert Speer sotto il regime di Hitler. Il palazzo semicircolare (1934) è opera dell’architetto Otto Firle.

sebastianstrasse

Possesion – La diabolica alcova a Sebastianstrasse n.87 come si presenta oggi

Possesion Berlino 2

Possesion – La diabolica alcova a Sebastianstrasse n.87 in fiamme. A destra del palazzo il muro di Berlino.

Possesion Berlino

Possesion – la Adjani pedinata nel quartiere di Kreuzberg

Sebastianstrasse n.87 (Kreuzberg): questo è l’indirizzo vero dove abita l’amante demoniaco di Anna. Un decrepito palazzo stile austro-ungarico all’inizio di uno dei quartieri più poveri e riottosi di Berlino. La strada era divisa dal muro: metà nella zona Est, metà nella zona Ovest. Dalle finestre della diabolica alcova era possibile avere una buona visuale su Berlino Est così come dall’appartamento di Anna a SwinemünderStrasse. Ora la facciata del palazzo è stata ristrutturata e la riqualificazione del quartiere ha tolto gran parte del fascino decadente e bohémien di una volta.

Pochi isolati più avanti, in Oranienstrasse 47, si trova ancora il caratteristico bar d’angolo Stiege dove Mark uccide Heinrich, l’amante umano di Anna. Ora è un ristorante abbastanza chic, non più la buia bettola del film.

Stiege Bar

la facciata del bar Stiege a Oranienstrasse 47 ancora identica

Poco distante si trovano altre due location del film: Lohmuhlenbruck e il ponte a ridosso delle torri di guardia del muro (ripreso anche da Wenders in una scena del “Il cielo sopra Berlino”) e la zona portuale a SchlesischeStraße No. 29-30. In quest’ultima si svolge la fuga in moto nei sottopassi dei palazzi industriali.

La chiesa dove Anna prova a pregare prima dell’insostenibile aborto in metropolitana è la chiesa ortodossa Kirche HeiligenSava in RuppinerStrasse 29, mentre la suggestiva scala a chiocciola in cui si svolge la sparatoria finale si svolge probabilmente nel palazzo di Joseph Haydn straße 1.

 

Scala a chicciola

Il palazzo dalla bizzarra scala a chiocciola a Joseph Haydn straße 1.

Possesion Scala 3

Possesion – Le sincopate scene finali ambientate sulla scala a chiocciola del palazzo a Joseph Haydn straße 1

Possesion Scala

Possesion – Le sincopate scene finali ambientate sulla scala a chiocciola del palazzo a Joseph Haydn straße 1

Possesion Scala 2

Possesion – Le sincopate scene finali ambientate sulla scala a chiocciola del palazzo a Joseph Haydn straße 1

Possesion - Le sincopate scene finali ambientate sulla scala a chiocciola del palazzo a Joseph Haydn straße 1

Possesion – Le sincopate scene finali ambientate sulla scala a chiocciola del palazzo a Joseph Haydn straße 1

La mappa delle location del film Possesion:

Possesion -Location

Possesion (1981) – Andrzej Żuławski – Location

Fra i tanti film girati a Berlino va menzionata la curiosa location del film “Hanna” (2011), un fanta-action on the road di Joe Wright. L’incontro scontro finale si svolge a Spreepark (Kiehnwerderallee 1), un parco giochi abbandonato a sud est del centro lungo il fiume Sprea, la cui verde boscaglia ha sommerso coloratissime giostre e statue di dinosauri.

E’ doveroso citare anche il capolavoro di Roberto Rossellini Germania Anno Zero” (1948). Le scene girate fra le macerie della città dell’immediato dopo guerra restano la miglior testimonianza di una delle tante facce di una Berlino che non esiste più.

Hanna

“Hanna” (2011) – Joe Wright

ARRESTO DI SISTEMA – Charles Stross

Arresto-di-sistema-Cop-663x900Secondo il generale prussiano Carl von Clausewitz (1780 – 1831) “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”.
Evidentemente nel diciassettesimo secolo dove non arrivava la diplomazia arrivavano le baionette.
I tempi sono cambiati: oggi in Occidente si preferisce combattere una guerra con le armi dell’alta finanza invece che impiegare soldati e cacciabombardieri. I conflitti militari si rivelano dei clamorosi fallimenti, sia sul piano umano sia sul piano economico (vedi il conflitto USA – Iraq). Ma ci sono altri scenari altrettanto pericolosi: il terrorismo informatico, per esempio.

Partendo da queste premesse, Charles Stross si domanda: qual è il ruolo dei Servizi segreti nel XXI secolo? Il nostro immaginario è fermo alla guerra fredda, alle superpotenze che si fronteggiano sotto il muro di Berlino, alle talpe e ai romanzi John LeCarré.
Anche oggi, come allora, vigilare sulla sicurezza nazionale è un lavoro sotterraneo, sconosciuto ai più, ma il paesaggio tecnologico ha completamente cambiato le nostre abitudini e i nuovi obiettivi sensibili sono le “chiavi di autentica”, cioè i codici criptati necessari per entrare nei database più importanti della Nazione: la rete nazionale delle telecomunicazioni, gli archivi dell’anagrafe, del servizio sanitario e della polizia, i programmi di approvvigionamento delle catene di alimentari e i network dei fornitori … per non parlare dei dati bancari dei singoli cittadini. “Niente comunicazioni. Niente denaro. Niente cibo.” E anche niente identità, se i dati anagrafici improvvisamente scompaiono o vengono alterati.
L’Intelligence deve pattugliare il web per evitare che gli hacker si impossessino di questi codici, conservati in luoghi blindati all’interno del web. Ma esistono luoghi davvero sicuri?
L’ammissione del fallimento di chi si occupa del “monitoraggio sulla frontiera virtuale” non è certo rassicurante: “La larghezza di banda si espande più rapidamente della nostra capacità di conservare dati, e ogni volta che pensiamo di aver bloccato un canale ne spunta un altro, e non possiamo andare indietro nel tempo a caccia di traffico avvenuto in un medium che non sapevamo nemmeno esistesse. E poi arriva una nuova tecnologia che distrugge tutto e, nel giro di un paio di mesi, rende obsoleto tutto quello che abbiamo fatto.”

charles-stross21

Charles Stross

Quindi il lavoro di controspionaggio è davvero sfinente.
Inoltre le risorse economiche necessarie per l’addestramento delle spie è troppo elevato da sostenere per qualunque Nazione.
L’idea geniale è quella di reclutare per i lavori di manovalanza ignari cittadini, che diventano spie a loro insaputa. Per di più queste spie non rappresentano un costo per lo Stato, ma un introito, in quanto pagano l’abbonamento a un “gioco di ruolo che si svolge nel mondo reale seguendo istruzioni ricevute via internet o SMS”.
Pagano, cioè, per compiere missioni di spionaggio di cui non sanno nulla.
halting_stateIl lavoro di alto concetto, invece, avviene giocando nel web.
Nella realtà virtuale di questi giochi di ruolo si nascondono transazioni reali, ovviamente all’insaputa della maggior parte dei partecipanti.
E gli stessi programmatori che li hanno realizzati non sanno che il gioco è anche un paravento per pericolose azioni di spionaggio che coinvolgono i Servizi segreti e misteriose potenze straniere.

Questi delicati equilibri saltano quando la polizia di Edimburgo viene chiamata per indagare sul furto avvenuto in una banca. E’ sconcertante che questa banca non esista e la polizia non sa spiegarsi il motivo della denuncia.
Ci vogliono diversi interrogatori per scoprire che la banca rapinata è quella di un videogioco, nelle cui cassette di sicurezza sono custoditi curiosi oggetti virtuali. Oggetti che qualcuno sta già cercando di rivendere on line, con ripercussioni inimmaginabili sul mondo reale.

Stross_HaltingStateL’idea di Stross che si possano reclutare spie inconsapevoli tramite videogiochi che girano su internet forse è stata presa alla lettera da Cicada 3301 (chiunque si nasconda dietro questo nome),che ha pubblicato sulla rete una serie di enigmi particolarmente difficili da risolvere al fine di reclutare, secondo il Daily Telegraph, dei “capaci criptoanalisti”. In effetti gli enigmi riguardano quasi esclusivamente la sicurezza dei dati e gli algoritmi che permettono di nasconderli. Ci si domanda chi ha organizzato questi giochi e qual è il premio per chi vince. Forse un impiego sicuro nei Servizi segreti? O lavoro sommerso per qualche pericolosa cellula terroristica? O un’ inquietante stretta di mano da parte di un misterioso gruppo di hacker?

Bella l’iniziativa dell’editrice Zona 42 di recuperare questo romanzo di Stross del 2007. Il suo seguito è “Rule 34” del 2011.

Stross si è cimentato nel campo dello spionaggio (intrecciato a horror e fantascienza) anche con la serie della “Lavanderia”, di cui in Italia è stato tradotto soltanto il romanzo breve “Giungla di cemento” (2004) edito da Delos Books.

haltingstate_uk

SHINTARO KAGO. Il maestro dell’Ero Guru.

shintaro-kago--hikari

Finalmente anche in Italia le folli storie di Shintaro Kago vengono raccolte in pregevoli volumi che valorizzano la sua bravura.
Diari di massacri”, “Fraction” e “Uno scrontro accidentale sulla strada per andare a scuola può provocare un bacio?” sono tre imperdibili libri per gli amanti di manga estremi.
Il nome di Shintaro Kago è ormai associato all’ “Ero-guru” (storie dai contenuti erotici e grotteschi), genere di cui esplora i confini più estremi e bizzarri. Al classico stile manga Shintaro Kago abbina tavole ricche di particolari di una minuzia certosina, gioca con inquadrature e prospettive impossibili, seziona e scompone i corpi dei suoi personaggi come in un libro di anatomia.

Kago

Lo schiaccia zanzare – Shintaro Kago

Uno scrontro accidentale sulla strada per andare a scuola può provocare un bacio?” è una raccolti di storie brevi in cui si può ammirare tutta la sua bravura tecnica. La qualità dei racconti, invece, è altalenante. I primi racconti del volume sono dei non-sense poco interessanti, ma sufficienti a introdurre il lettore nell’universo paradossale dell’artista e inframmezzati da inquietanti tavole colorate a tutta pagina.
Morte di un mangaka” è la prima striscia che mostra l’abilità e la genialità di Shintaro Kago. Il punto di vista di “Morte di un mangaka” è quello dei personaggi di un manga che osservano la giovane mangaka che li ha appena disegnati.

shintaro_kago_03_MortediunaMangaka_t

Morte di una mangaka – Shintaro Kago

Lo schiaccia-zanzare” tecnicamente non stupisce, ma la malsana occupazione del protagonista che alleva delle zanzare sul proprio corpo è piuttosto disturbante.
In “La città dominata dal terrore” un gruppo di ragazze è terrorizzato da un virus invisibile che scopriranno vivere nei loro baloons.
Dopo qualche ironico splatter, e qualche striscia dal sapore fetish, “Carie” è l’ultimo fastidioso capolavoro della raccolta. Una studentessa ospita nella sua bocca una razza aliena che costruisce grattacieli nei suoi denti.

shintaro_kago_05_Fluoroscopia_thumb%255B2%255D

La città dominata dal terrore – Shintaro Kago

Fraction” è, invece, una storia lunga, assurda e ricca di sorprese divisa in quattro capitoli. Un serial killer semina le sue vittime nei quartieri di Tokyo segandole in due. Dei giovani camerieri iniziano a interessarsene in maniera morbosa, ma le cose non sono come sembrano.
Ogni capitolo è diviso in due parti.
La prima riguarda “l’affettatore” (il serial killer), la seconda il mangaka (Shintaro Kago stesso che si inserisce come personaggio del racconto). Se il punto di vista dell’affettatore ripercorre gli stereotipi e le scene ricorrenti di tanti film slasher, quella del mangaka è un ottovolante di paradossi. Kago, nella parte di se stesso, si auto intervista nel fumetto dichiarandosi stanco di disegnare ero-guru, mentre sarebbe entusiasta poter scrivere un mistery che abbia per protagonista l’affettatore. Non un mistery qualunque, ma uno in perfetto stile Edogawa Ranpo, ricco di inganni in cui far cadere il lettore.
Come nei film di Tarantino, per spiegare il concetto, Kago si lancia in un dialogo fiume ricco di esempi divertenti e aneddoti, esibendo la sua ampia cultura letteraria e cinefila (in cui cita ripetutamente Lucio Fulci).
Chiudono il volume alcuni racconti brevi poco ispirati, ma piuttosto disgustosi.

kago_s_punctures

Diari di massacri – Shintaro Kago

Diari di massacri”: 13 racconti legati fra loro e ambientati nell’alto Medioevo Giapponese. Club esclusivi per adoratori di malformazioni corporee, donne che partoriscono giochi a sorpresa come fossero slot machine, samurai che lanciano bottoni in grado di aprire le persone come se fossero shuriken, una strana epidemia di “buchi” che rischia di trasformare il mondo in groviera e insetti fatti di toppe di stoffa: questi i protagonisti di una raccolta di orrori molto divertenti, imperdibili se vogliamo conoscere la follia visionaria di Kago, nonostante manchino i virtuosismi grafici a cui ci ha abituati.

GOODNIGHT MOMMY – Veronika Franz e Severin Fiala

goodnight-mommy-pstr01

Evidientemente i registi  di lingua tedesca sono specializzati a raccontare il sadismo e lo squallore che si annidano nei nuclei familiari.
Goodnight mommy” (2014) è il film d’esordio di Veronika Franz, moglie del regista austriaco Ulrich Seidl (il regista di “Paradise – Love“) e Severin Fiala. Un film fastidioso e patinato.
Qui la recensione di Cristina Schramm.

goodnight-mommy poster

Goodnight Mommy poster

goodnight-mommy-trailer-0

SIGNORE DELLA LUCE – Roger Zelazny

513IfJJ-XVL._SX352_BO1,204,203,200_

Siddhartha è un uomo che sfida gli Dei e si prende gioco di loro.
Ha molti nomi e ha vissuto molte vite. Anche lui è stato un Dio.
Ora gli Dei dissidenti lo hanno richiamato dal Nirvana perché è giunto il tempo di portare sul pianetaun nuovo ordine e una nuova legge.
Gli Dei dominatori sono esseri umani che sfruttano la grande tecnologia in loro possesso per ottenere il potere e l’immortalità: sanno trasferire la loro mente in corpi sempre giovani e prestanti, scelgono per mascherarsi il pantheon pittoresco delle divinità induiste e approfittano delle loro conoscenze per tenere nell’ignoranza la popolazione, inquadrata nelle rigide categorie delle caste, e piegarla ai loro voleri.
E’ per questo che Siddhartha introduce sul pianeta una nuova religione – un’antica religione terrestre, rivoluzionaria – e, ispirandosi ai sermoni buddisti,incomincia a predicare come un maestro itinerante. Rapidamenteriesce ad attorniarsi di adepti fedeli alla sua dottrina(monaci dalla tunica color zafferano). Viene identificato come il Buddha e rispettato anche da coloro che servono gli Dei. Con la sua capacità affabulatoria e il suo atteggiamento sereno e non violento Siddharta riesce a metterein crisi perfino chi vuole ucciderlo. Illuminanti gli scontri verbali con il temibile sicario della dea Kali (che poi si convertirà e incomincerà a tenere a sua volta sermoni così profondi da venireconsiderato lui stesso il Buddha)e quelli con Yama, il signore della morte, che sconfitto diventerà un suo alleato.

Roger_Zelazny_17867

Roger Zelazny

Sì, l’astuzia non gli manca: se riesce a sconfiggere la morte, ancora più facile per lui è coprire di ridicolo gli altri Dei, specie se sono permalosi e, come Brhama, si vergognano del proprio passato. Brhama, infatti,un tempoera una lesbica e ora è un uomo attraente circondato da donne bellissime che, però, non si innamorano di lui. Questo lo tormenta e lo rende vendicativo e, al contempo, vulnerabile.
Lo scontro più pericoloso Siddharta lo affronterà nella cava dei Demoni. I Demoni sono pura energia, imprigionati in un profondissimo pozzo infernale (simile all’Inferno dantesco). Sono loro i primi abitanti del pianeta. Quando secoli prima i terrestri lo colonizzarono, si scontrarono violentemente contro queste forme di vita aliene eriuscirono a sconfiggerle, confinandole nella Cava proprio grazie all’aiuto di Siddharta. Adesso è proprio lui, il nemico per antonomasia, che si rivolge ai Demoni per chiedere il loro aiuto nella battaglia contro gli Dei.
E l’aiuto gli verrà concesso, ma a quale prezzo!

81HXO2LzJCL

Divertenti questi Demoni! Hanno imparato i vizi terrestri e, quando vengonolasciati liberi di scorrazzare invisibili per il pianeta, si impossessano dei corpi umani per provare i piaceri della carne (a loro preclusi in quanto pura energia). Inoltre impazziscono per le scommesse e i giochi d’azzardo. L’unica morale a cui sono fedeli è il rispetto per i debiti di gioco.
Come non sentirsi a proprio agio in una società che, per riscuotere le imposte, ha posizionato fuori dei Templi induisti una “ruota della preghiera” che incassa le “offerte dai fedeli”e ha la forma di una slot machine?

sam-141005

Lo storyboard di Jack Kirby per la riduzione cinematografica del libro

Zelazny costella il romanzo di ironia e di brillanti intuizioniintrise di filosofia buddista.
Un esempio: il sogno in cui Yama affronta i quattro Reggenti del Mondovenuti a difendere il Buddha e riesce a sconfiggerli tutti tranne uno: l’Angelo del Sud, l quale non attacca, ma si limita a difendere. Lo scudo è la sua forza.
Indimenticabile anche lo scontro con Mara, il subdolo Signore delle Illusioni, che si rende conto troppo tardi che l’uomo che sta cercando di ingannare è in realtà il Dio della Morte e, per evitare di essere ucciso, muta continuamente aspetto, nel tentativo di impietosirlo.
Memorabile, però, è il dialogo fra la Morte e la sua vittima, che non è frutto dell’immaginazione di Zelazny, ma è ricalcato sulle parole della Katha Upanishad.
La vittima, prima di morire, chiede a Yama di chiarirgli un dubbio che lo attanaglia e questi gli concede la grazie di un’ultima risposta.
Quando un uomo è morto –chiede – alcuni dicono “Egli esiste ancora” e altri dicono “Egli non esiste più”:qual è la verità?
Yama gli risponde che anche gli Dei hanno dubbi al riguardo, e invita la vittima a scegliere un’altra domanda: “Non mi angustiare con questa, liberami da questo impegno!”.
Ma la vittima non desiste e Yama, impotente, gli concede la grazia: “Conserva la tua vita e vai per la tua strada. Ti libero dalla tua condanna.
Tuttavia la vittima rifiuta l’effimera generosità di Yama e insiste: “Parlami, o Morte, di ciò che giace al di là della vita, di ciò su cui dubitano gli uomini e gli Dei.
Yama, allora, sferra il suo colpo e la vittima cadrà, come prima o poi sarebbe comunque accaduto. La domanda resterà senza risposta.
127290

  • RACCOLTA 2014 anno V

    RACCOLTA 2014 anno V

    RACCOLTA 2014 anno V - prenotala su questo sito

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti gratuitamente a questo blog e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.

    Segui assieme ad altri 2.540 follower

  • Archivi

  • B-Sides Magazine IV – Raccolta Stampata 2013

    B-Sides Magazine IV - Raccolta Stampata 2013

    B-Sides Magazine IV - Raccolta Stampata 2013

  • B-Sides Magazine III – Raccolta Stampata 2012

    B-Sides Magazine III - Raccolta Stampata 2012

    B-Sides Magazine III - Raccolta Stampata 2012

  • B-Sides Magazine II – Raccolta Stampata 2011

    Raccolta Stampata 2011 - Diponibile a richiesta

    B-Sides Magazine II - Raccolta Stampata 2011

  • “Sbranando Dio” di Giuseppe Ricci – una pubblicazione B-Sides Magazine – Prenotala da questo sito

    "Sbranando Dio" di Giuseppe Ricci

    "Sbranando Dio" di Giuseppe Ricci

  • B-Sides Magazine – Cover 2011

    B-Sides Magazine - Cover 2011

    B-Sides Magazine - Art 2011

  • B-Sides Magazine – Cover 2010

    B-Sides Magazine - Cover 2010

    B-Sides Magazine - Art 2010

  • AUTORI

  • Seguici anche su Facebook

  • Cristina Schramm

  • BIZZARRO BAZAR

  • SOURMILK

    Cineforum

  • TAG

    Abel Ferrara Adriano Barone adult comics Aleksei German Andrzej Pagowski Andrzej Żuławski Anima Persa Anselmo Ballester BDSM Biennale Venezia Arte Architettura Blixa Bargeld cartoni animati per adulti Colonia Varese Cormac McCarthy cover cyberpunk Davide Manuli Edogawa Ranpo Electronic Music ero guro Erotico Fantascienza festival cinema Fetish Film cult horror b movie Film estremi Foetus James George Thirlwell Genesis P-Orridge Giorgio Olivetti HARMONY KORINE Ian McDonald Indie Alternative Music Industrial Interviste italian movie poster Jack Kirby James G. Ballard Jamie Hewlett Japanese culture John Hillcoat Karel Thole Kotoko La leggenda di Kaspar Hauser Lars von Trier Location Lucio Fulci art Luoghi abbandonati manga miguel angel martin mockumentary moebius mostra del cinema di venezia Nick Cave Nine Inch Nails Palazzo Fortuny Peter Christopherson Phil Mulloy polish movie poster Pupi Avati Registi Polacchi Russian Culture Shinya Tsukamoto slasher Takashi Miike Ted Chiang Teruo Ishii The Proposition Throbbing Gristle torture porn TRIESTE S+F festival V>L>F Videomalattie Venezia Vermilion Sands Zeder zombi