La mostra delle atrocità di TETSUYA ISHIDA

Tetsuya Ishida - Recalled (1998)

Tetsuya Ishida – Recalled (1998)

Fino a quando avremo un corpo sperimenteremo il body horror” scrive, in un articolo del 2014 dedicato a Jake e Dinos Chapman e pubblicato sul The Guardian, il critico d’arte inglese Jonathan Jones.

Col termine “body horror” siamo soliti identificare un genere post-moderno che ha avuto fortuna soprattutto in campo cinematografico, ma esso si basa su un’idea, quella della mutazione del corpo umano con sottintesi allegorici, che in realtà ha origini molto antiche. Con molta facilità si può trovare un precedente illustre nel celeberrimo Hieronymus Bosch, il quale era solito dipingere scene surreali popolate da creature dal profilo biologico ambiguo, impossibili fusioni tra esseri umani, animali, vegetali e persino strumenti meccanici. Certamente animato da un’immaginazione senza eguali, Bosch non lesinava prestiti da patrimoni iconografici elaborati nei secoli precedenti, in particolare dall’immaginario popolare e dai repertori alchemici, proponendoli dalla prospettiva inedita di una riflessione esistenziale sull’essere umano.

Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch

L’esperienza di Bosch è risultata seminale per un gran numero di artisti nei secoli successivi, influenzando personalità dei più svariati contesti, dall’olandese Pieter Bruegel il Vecchio all’austriaco Alfred Kubin, dal polacco Zdzislaw Beksinski agli inglesi Jake e Dinos Chapman, tanto per citarne alcuni. Un’influenza che comunque non ha impedito loro di raccontare il proprio presente, rendendo l’orrore biologico un tema sempre attuale, perfetta metafora di una contemporaneità disumanizzata dal progresso e dal disgregarsi del tessuto sociale.

Alfred Kubin (1900 ca) e Zdzislaw Beksinski (1970 ca)

Alfred Kubin (1900 ca) e Zdzislaw Beksinski (1970 ca)

 

Uno sviluppo peculiare dell’idea di body horror la si può trovare nell’arte di Tetsuya Ishida, pittore giapponese che negli ultimi anni ha avuto una grande fortuna, purtroppo postuma, presso i mercati e la critica occidentale. L’opera di Ishida è ricca di elementi tipici della cultura giapponese, e per questo può risultare di difficile comprensione al di fuori del suo ambito d’origine, ma nondimeno in essa è stata riconosciuta la capacità di trascendere la contestualizzazione storica e geografica e di comunicare ad una sensibilità più ampia, comune alle società post-industriali.

Nato nel 1973 e morto prematuramente nel 2005, Tetsuya Ishida è considerato una delle voci più autorevoli del cosiddetto “decennio perduto”, ovvero del periodo di crisi economica che investì il Giappone agli inizi degli anni Novanta, lasciando ferite profonde in una società che fino ad allora aveva conosciuto una costante crescita economica. Diventato maggiorenne proprio negli anni in cui la crisi piombava sul suo Paese, Ishida ne aveva sofferto in prima persona le conseguenze sociali, in particolare l’esasperazione che veniva posta sulle scelte professionali dei giovani. A questo il pittore aveva reagito con un atto di ribellione, rifiutando gli studi scientifici verso cui lo spingeva la famiglia e decidendo di laurearsi a proprie spese in Design della Comunicazione Visiva.

 

Tetsuya Ishida - Senza titolo (sd)

Tetsuya Ishida – Senza titolo (sd)

 

Tetsuya Ishida - Awakening (1998)

Tetsuya Ishida – Awakening (1998)

 

La mutazione del corpo umano è il principale espediente attraverso il quale Ishida cattura il volto di una società basata sui principi del progresso, dell’inquadramento sistematico e dell’economia di scala. La sua pittura, figurativa e di matrice neo-surrealista, sceglie come soggetto la quotidianità, rivelandola nel suo orrore di ciclo produttivo serializzato in cui l’uomo diviene un semplice ingranaggio o, peggio ancora, un prodotto di consumo. Venuto a mancare il concetto stesso di individuo (a ripetersi è sempre ed inesorabilmente lo stesso volto) all’essere umano non rimane che divenire ciò di cui la società ha bisogno: l’estensione di uno strumento di lavoro (il controllore e il commesso di Complaint, 1998 e Supermarket, 1996), della merce in transito quotidiano (i pendolari-pacchi di Senza titolo, 1997), il contenitore dove vengono smaltiti i rifiuti biologici (gli uomini-orinatoi e gli uomini-wc che compaiono in varie opere).

Tetsuya Ishida - Complaint (1996) e Long Distance (1999)

Tetsuya Ishida – Complaint (1996) e Long Distance (1999)

 

L’atto di accusa di Ishida è violento e non teme di portare alle estreme conseguenze i suoi lati più grotteschi, esponendo senza alcuna censura forme ed anatomie orribili e  scandalose. Una mostra delle atrocità allestita con un’urgenza viscerale ma, allo stesso tempo, un’attenzione maniacale al dettaglio, con mille particolari che si stagliano con brutale realismo, anche quando il loro significato è volutamente indecifrabile e rimanda all’esperienza personale dell’autore, che non ha mai fornito molti indizi per comprendere a fondo la sua arte. Guidato dalla volontà di catturare il sentire comune di un’intera generazione schiacciata dalla crisi, nelle poche interviste concesse quando era in vita Ishida ha ridimensionato la chiave di lettura autobiografica dei suoi dipinti, destinandola così ad essere un enigma insoluto.

Tetsuya Ishida - Body Fluids (2004)

Tetsuya Ishida – Body Fluids (2004)

 Comunque l’aspetto della sua opera che incuriosisce la critica occidentale non è tanto la ricchezza di contenuti simbolici, cosa in fin dei conti tipica del surrealismo, quanto l’immediatezza del messaggio di fondo. Nei momenti migliori l’arte di Ishida ha contorni kafkiani che la avvicinano alle opere più weird di George Tooker, grande interprete in pittura dei principi di Frantz Kafka. Caratterizzato da uno stile pittorico di impostazione classica e partendo da una base realistica, Tooker rappresentava la società moderna in composizioni surreali prive di elementi fantastici, ma in cui l’idea di serializzazione delle strutture burocratiche era spinta fino a paradossi opprimenti.

George Tooker - Government Bureau (1956)

George Tooker – Government Bureau (1956)

 

Come in Tooker, anche in Ishida il parossismo della simmetria diviene la regola fondante della prigione del quotidiano: l’alienazione dell’uomo moderno si consuma in un ufficio-manicomio, in un ospedale-discarica, in una classe-catena di montaggio.

Articolo di Fabio Zanchetta
Progetto Fin de Siècle

 

Tetsuya Ishida - Waiting for a chance (1999)

Tetsuya Ishida – Waiting for a chance (1999)

L’HORROR È TORNATO! Intervista a Alessandro Manzetti – Independent Legions Publishing

L’HORROR È TORNATO!

Intervista ad Alessandro Manzetti proprietario e editor-in-chief di Independent Legions Publishing
A cura di Stefano Rizzo

A dire il vero forse l’horror non se n’era mai andato dall’Italia ma le proposte di libri di questo genere che esulassero dal pur grande Stephen King si contavano con le dita di una mano (monca di qualche dito). I tentativi di portare questo genere in libreria non hanno avuto il successo sperato anche quando il progetto editoriale era di qualità come quello delle Edizioni XII (che hanno avuto il merito di portare in Italia Brian Keene) o di Gargoyle che dopo la scomparsa del grande Paolo de Crescenzo ha drasticamente interrotto le pubblicazioni di letteratura dell’orrore.
Dal 2016 c’è, però, una nuova realtà editoriale di grande qualità interamente dedicata all’horror a cui vanno i miei incoraggiamenti e i miei auguri di un grande futuro.
Sono molto contento di poter intervistare Alessandro Manzetti direttore e fondatore della Independent Legions Publishing e scrittore in proprio (anche sotto lo pseudonimo di Caleb Battiago) premiato a livello internazionale con il prestigioso premio Stoker Award.

 

B-SIDES: Amore e desiderio di leggere e di scrivere. Quando nacquero in te e come?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Sono un vecchio e smodato lettore praticamente da sempre, e non solo di narrativa horror e fantastica, tutt’altro. Restando nel genere, senza spalancare altre porte, a sedici anni scoprii Lovecraft leggendo il racconto Il Caso di Charles Dexter Ward e da allora gli affilati ganci della narrativa dark mi si sono piantati nella carne, in profondità. Ho letto tutto il possibile, sia i classici che i grandi interpreti dell’horror moderno e contemporaneo, e continuo tuttora anche se adesso rappresenta un lavoro, come editore ed editor.
Il desiderio di scrivere è nato molto più tardi, grazie a Sergio Altieri che al tempo della nostra collaborazione su alcuni progetti editoriali mi ha spinto a farmi avanti. Dopo aver letto tante magnifiche opere, dall’horror alla letteratura moderna, non pensavo ci fosse bisogno del mio modesto contributo. Invece, inaspettatamente, dopo la prima pubblicazione, ho ricevuto interessanti e inattesi riscontri che mi hanno convinto a continuare a scrivere, fino a propormi anche sul mercato internazionale, raggiungendo ottimi risultati e successi, affatto banali per un autore italiano. Aveva ragione Sergio, in fondo.
Ma nel cuore resto sempre più lettore che scrittore.

Alessandro Manzetti alias Caleb Battiago

Alessandro Manzetti alias Caleb Battiago

B-SIDES: La tua passione per l’horror come è nata? Hai mai riflettuto sulla necessità per molte persone di leggere (o nel tuo caso anche di scrivere) questo tipo di storie e racconti?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Come ti dicevo, la lettura di quel racconto di Lovecraft ha lasciato il segno dentro di me, una specie di ferita aperta che aveva continuamente bisogno di cure, di leggere altro insomma, come fosse una medicina.
Ero un ragazzo all’epoca, sono passati più di trent’anni (argh!) e ricordo ancora vividamente come iniziai a fare incetta di altre letture di genere, scoprendo magnifiche storie e fantastici autori. Ma come ti accennavo nella precedente risposta, è stata una corsa diabolica su più strade. L’horror e il fantastico rappresentavano solo una parte, nemmeno prevalente, del mio compulsivo peregrinare da lettore in mondi di idee e visioni sempre più complesse e affascinanti, che ti lasciavano assetato di scoprire altro, ancora.
Non è cambiato molto da allora, anche se ora dedico gran parte del mio tempo alla narrativa di genere horror per ovvie esigenze professionali, principalmente nelle vesti di editore ed editor, ma non in quelle di autore. Credo che un autore horror, come lettore, dovrebbe spaziare ben oltre il genere e formarsi grazie alla conoscenza della ricchezza e della grandezza di tantissime opere che hanno caratterizzato letteratura moderna del 900, rivelandoci autori formidabili, spesso più moderni e innovativi di molti contemporanei.
Le opere di genere dovrebbero rappresentare solo il completamento di un percorso di formazione più profondo per un autore horror, ma purtroppo ho riscontrato che troppo spesso non è così. Un vero peccato. Le persone, me compreso, sono affascinate dalla narrativa horror e fantastica perché pungola l’immaginazione dando forma allo sconosciuto, all’altro, a tutto ciò che è diverso, che nello stesso tempo ci spaventa e ci attrae magneticamente. Una forma di esorcizzazione di paure e insicurezze, della vita e della morte, entrambe terribili, una fontana di adrenalina alla quale potersi dissetare. L’horror, quando è scritto bene, sa anche farsi magnifica metafora della solitudine, delle psicosi del mondo moderno e delle tante piccole ‘apocalissi’ alle quali assistiamo fin troppo spesso.
In questi casi mi piace citare un’opera conosciuta da tutti, The Shining di Stephen King, che ha due binari di lettura, e il secondo, meno diretto, porta più lontano e offre maggiore spessore al romanzo. La storia di King è anche e soprattutto una grande metafora sull’alcolismo, e sulle sue conseguenze sulle persone e sulle famiglie, cose che accadono tutti i giorni, nella realtà.
Questo solo per fare un piccolo esempio di cosa può offrire l’horror, ben oltre il semplice intrattenimento.

B-SIDES: Quali sono state le tue letture horror formative?

 

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Per quello che riguarda l’horror, nella mia formazione hanno lasciato i segni più profondi autori come Charlee Jacob, Poppy Z. Brite, Caitlin Kiernan, Joyce Carol Oates e Brian Evenson. A livello di immaginario, quindi come contributo di tipo diverso, le varie esplorazioni di opere di Richard Laymon, Edward Lee, Clive Barker, Jack Ketchum, Chuck Palahniuk (e anche autori del New Weird come Jeff Vandermeer) mi hanno aperto a interessanti visioni e concept narrativi da portarmi dietro, o meglio, dentro.
Ma la narrativa horror, in termini di formazione personale, non è dominante, almeno per me. Come dice spesso uno dei migliori autori dell’horror moderno, Jack Ketchum: “autori horror, leggete tutto ciò che non è di genere”. Un validissimo consiglio.

B-SIDES: Al di fuori dal genere quali sono gli autori e i libri che ritieni ti abbiano nutrito maggiormente? Quali sono i libri che ti hanno colpito di più tra quelli letti negli ultimi anni?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Io sono nato a pane e Beat Generation, come lettore e scrittore, sia per la prosa che per la poesia, e mi sono immerso completamente e a lungo nella letteratura americana del 900, in particolare. Ho imparato a scrivere, per quello che so fare, leggendo opere di autori, in ordine sparso, come Henry Miller, Brautigan, Nabokov, Wolfe, Hemingway, Kerouac, Borges, Fante, Beckett, Burroughs, Corso, Ginsberg, Whitman, Pasolini, James, Joyce, Faulkner, Steinbeck, Mailer, Pound, Camus. Mi fermo qui per non allungare troppo il brodo, perché dovrei e potrei citare tanti altri autori che insieme a questi rappresentano i tanti, minuscoli mattoni di tutto ciò che sono oggi, e non solo come scrittore. Devo tantissimo a tutti loro, mi sento in debito.
Tra i libri letti recentemente, sopravvissuti alla mole di letture horror che fanno parte del mio lavoro, che ormai stritolano il tempo per altri generi, voglio citare The Man with the Golden Arm di Nelson Agren (tradotto anche in italiano, L’uomo dal braccio d’oro), un romanzo del 1949 che mi ero perso, come tantissime altre cose. Uno dei romanzi al quale sono più legato, da sempre, è Black Spring (Primavera Nera) di Henry Miller, della quale ho una preziosa prima edizione.

B-SIDES: Alessandro Manzetti scrittore: quali sono a tuo parere i tuoi libri cardine, quelli di cui sei più soddisfatto?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Mi è molto difficile considerarmi soddisfatto dei miei lavori, mi sembrano tutti subito superati già al momento della pubblicazione, ma parlando di narrativa sicuramente le opere più significative, che hanno dato vita al mondo distopico di Naraka, dal quale si diramano molte delle mie opere, sono i romanzi Naraka – L’apocalisse della Carne e Shanti – La Città Santa.
Ma il lavoro che ritengo più interessante e riuscito è una novella, Midnight Baby – Horror Lolita, anche se non è sicuramente tra le mie opere più conosciute e apprezzate, e lo comprendo, visto che è caratterizzata da una scrittura fortemente surrealista ed è un pezzo sperimentale e molto ambizioso, almeno per il genere.
Per la poesia, credo che l’ultima raccolta, Sacrificial Nights, anche se scritta a quattro mani con Bruce Boston, uno dei più grandi poeti dark contemporanei, sia arrivata vicino a quello che vorrei fare. Ma il meglio, sia in narrativa che poesia, devo ancora riuscire a tirarlo fuori, intatto così come nasce. Non è cosa facile, specie per chi come me dedica gran parte del tempo a opere di altri, come editore ed editor, piuttosto che all’attività autoriale che è quasi un lusso ormai.

B-SIDES: Come autore scrivi e pubblichi sia in italiano che in inglese. Quali sono i motivi di questa doppia lingua?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Il motivo è semplice, se vuoi farti conoscere sul mercato internazionale, quello che conta per il genere horror, devi necessariamente tradurre le tue opere in inglese. Per la narrativa scelgo di tradurre ciò che è più adatto al gusto del mercato di alcuni paesi dove sono abbastanza presente come autore, come gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Per la poesia invece, che da noi non è considerata, a differenza dell’estero di cui gode di grande prestigio, scrivo direttamente in inglese, sia per ragioni tecniche (tradurre poesia significa stravolgerla) sia perché le pubblicazioni in italiano non sono certo una priorità, vista la poca richiesta qui da noi, fatte le dovute eccezioni. Pubblicare in inglese, la lingua internazionale per eccellenza, ti consente di farti conoscere su un mercato molto più grande, e anche e soprattutto di confrontarti con tutti i grandi autori, un fattore di stimolo e di crescita di cui un autore non dovrebbe fare a meno.

Alessandro Manzetti - Independent Legions Publishing

Alessandro Manzetti – Independent Legions Publishing

B-SIDES: Come per la fantascienza e il fantastico, la questione sull’horror italiano impegna da anni gli appassionati. Quando nasce(rà) un horror italiano? Siamo stati o saremo in grado di scrivere racconti e romanzi al livello degli anglosassoni? E oggi quali sono le firme italiane che ritieni più interessanti?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Peferisco passare su questa domanda, essendo a capo del gruppo di autori Italiani della HWA e non fare nomi. In generale, come si evince dalle mie risposte, l’horror Italiano ha potenzialità, ma gli autori non avendo mai vissuto un mercato competitivo. Per ambire a farsi spazio sul mercato internazionale, quello che conta per l’horror (vedi USA e Inghilterra) devono mettere il naso fuori dal nostro piccolo mercato di genere, abbastanza pigro, e misurarsi con le migliori firme (anche scambiando idee con autori stranieri e leggere tanto, non solo il pochissimo tradotto in Italiano) per poter crescere e dare uno spessore internazionale alla propria produzione. In Italia è troppo facile mettersi in luce, la competizione è quasi inesistente e gli autori rischiano di non avere un riscontro effettivo delle proprie potenzialità e sul proprio reale talento.

B-SIDES: Sei un grande appassionato di musica e di metal (come macro-genere comprendente numerosi stili e declinazioni) in particolare. Vorrei che mi parlassi del rapporto trovi tra la musica e la letteratura anche alla luce del tuo bellissimo racconto Midnight Baby – Horror lolita presente nel volume Mar Dulce: Acqua. Amore. Morte (Cut-up Publishing, 2016).

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Ho citato Midnight Baby – Horror Lolita prima di leggere questa domanda, mi fa piacere il tuo riscontro su un’opera davvero particolare, che poi è stata pubblicata anche in inglese. La musica rappresenta un elemento essenziale del mio processo di scrittura, ne fa parte integralmente, sia nell’ispirazione che nei contenuti. L’ultima mia novella pubblicata, Area 52, è dedicata a Janis Joplin, tanto per capirci; c’è molto di lei dentro, anima e canzoni. In Midnight Baby avrai visto come tra i protagonisti, visibili o invisibili, ci sia anche un certo Johnny Cash.
Il metal è un genere che amo da sempre, come il blues, e puoi trovarlo protagonista in alcuni pezzi, come By the Sea (uno dei miei racconti preferiti), dove ho arditamente assemblato alcune canzoni del Black Album dei Metallica con una scrittura marcatamente surrealista.
Lou Reed, Bruce Springsteen, Cat Stevens, i Black Sabbath e molti altri hanno fatto da protagonisti ‘invisibili’ di alcune delle mie storie, sia in narrativa che poesia. Quando scrivo ascolto continuamente musica in cuffia, di vari generi, dal Metal all’Opera. Proprio ieri, mentre scrivevo un breve racconto di fantascienza per una rivista, per tutto il tempo mi sono martellato alternando cose molto diverse come I See a Darkness di Cash, Empire of the Clouds degli Iron Maiden, Killing the Name dei Rage Against Machine e Kozmic Blues della Joplin.
Lei, Pearl, c’è sempre quando scrivo. In questo periodo sto scrivendo un nuovo romanzo breve, dal titolo Kiki the Beginning, e tra i personaggi-fantasmi che fanno piccole incursioni tra le pagine c’è proprio la Joplin, insieme a Giovanna d’Arco e altre fantastiche donne.
La musica per me è un compagno e alleato, fondamentale.

Skipp & Spector

Skipp & Spector

B-SIDES: Il doppio oltre che nella tua scrittura bilingue e nel binomio lettore/scrittore torna anche e soprattutto nel tuo essere editore/scrittore. Quando e come nasce il desiderio e la decisione di fondare Independent Legions Publishing?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Visto che dopo i fasti di Gargoyle Books, oggi tutt’altra cosa purtroppo, nessuno poteva o voleva riportare in Italia i grandi maestri dell’horror internazionale, insieme alle nuove voci contemporanee. Così ho pensato di farlo io, contando su relazioni dirette su mercati esteri (molto spesso anche con gli autori ed editor), investendo molto sull’horror e sugli appassionati a secco da troppo tempo di letture di livello, proprio nel momento in cui nessun’altra casa editrice puntava più solo su questo genere. Il progetto si è ampliato fin dall’inizio aprendosi anche al mercato internazionale con una linea di pubblicazioni in lingua inglese, che rappresenta metà della produzione della mia casa editrice, differenziandola ulteriormente dalle altre realtà editoriali italiane.

Oggi, dopo poco più di un anno di lavoro, Independent Legions sul mercato internazionale è già considerata una delle case editrici horror più importanti e degne di attenzione, eppure è una realtà italiana, non inglese o americana.
Come dicevo prima per l’attività autoriale, anche come editore è troppo limitativo pensare solo al proprio mercato, che nel nostro caso è davvero molto piccolo e assai poco competitivo.

B-SIDES: Independent Legions Publishing è, benchè giovane, già ricca di titoli e proposte. Non posso non citare i grandi autori già conosciuti ed amati in Italia di cui state pubblicando libri mai tradotti in Italia: Ramsey Campbell, Richard Laymon, Robert McCammon, Jack Ketchum e Poppy Z. Brite.

David J Schow

David J Schow

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Finora abbiamo pubblicato, in italiano, opere di grandi autori già conosciuti da noi, come Richard Laymon, Ramsey Campbell, Robert McCammon, Poppy Z. Brite, Jack Ketchum e altri, ma anche grandi maestri mai pubblicati da noi, come Charlee Jacob, Edward Lee e Gary Braunbeck, e alcune delle voci più importanti dell’horror contemporaneo, come Shane McKenzie, Alyssa Wong, Usman Malik, Lucy Snyder e tanti altri.
Ma l’avventura Independent Legions è appena all’inizio, abbiamo già acquisito, oltre quello che è stato finora pubblicato, una quindicina di romanzi di grandi autori (e continuiamo a fare scouting), tra i quali spiccano due romanzi inediti di Clive Barker (le edizioni italiane di The Scarlet Gospels e Mister B. Gone), dimenticati dall’editoria italica, in uscita questa estate, altri quattro romanzi inediti in italiano di Richard Laymon, tre di Poppy Z. Brite (il primo Disegni di Sangue uscirà ad Aprile), due romanzi inediti di Skipp & Spector, romanzi di maestri assoluti come David J Schow, Edward Lee che non hanno mai visto la luce in Italia, e anche grandi firme dell’horror contemporaneo come Nicole Cushing (Mr. Suicide, romanzo vincitore dell’ultima edizione del Bram Stoker Award nella categoria First Novel).

LindaAddison

Linda Addison

Ma a tutti questi titoli in italiano si aggiungono moltissime pubblicazioni in lingua inglese, di grandi autori e delle migliori firme contemporanee.
Già oggi abbiamo in uscita molti di libri in inglese, in formato cartaceo, nel 2017, tra i quali anche il secondo volume dell’antologia da me curata The Beauty of Death, che ha ricevuto la nomination all’edizione in corso Bram Stoker Awards, come migliore antologia, e che contiene opere, in inglese, di autori come Ramsey Campbell, Peter Straub, Poppy Z. Brite, John Skipp, Edward Lee, Nick Mamatas, Tim Waggoner, Lisa Morton, Linda Addison, Monica O’Rourke e tantissime altre firme internazionali di prestigio (anche alcuni autori italiani). Naturalmente, come puoi immaginare, è molto più difficile pubblicare questi autori nella loro lingua madre, in inglese, piuttosto che in Italiano, e non credo che altre case editrici italiane abbiano mai tentato di farlo.

B-SIDES: A breve pubblicherete due inediti di uno dei più grandi nomi dell’horror internazionale: Clive Barker.

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Anche stavolta ti ho anticipato accennando prima qualcosa; tutto vero, a giugno 2017 uscirà la prima edizione italiana di The Scarlet Gospels (Vangeli di Sangue), mentre a luglio 2017 leggerete la prima edizione italiana di Mister B. Gone (il titolo sarà lo stesso anche in Italiano), mentre più avanti saranno disponibili anche edizioni speciali e numerate di questi due romanzi, come ci hanno chiesto molti appassionati e collezionisti. Siamo ovviamente onorati che Clive Barker ci abbia scelto come editore in lingua italiana delle sue ultime opere.

Poppy Z. Brite

Poppy Z. Brite

B-SIDES: Oltre ad edizioni in doppio formato cartaceo e digitale avete pubblicato edizioni esclusivamente in e-book. Qual è il motivo di questa scelta?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: La linea attuale è di pubblicare in doppio formato, visto che tutti i titoli dei quali abbiamo già acquisito i diritti (sempre in esclusiva), ancora non pubblicati, sono romanzi che dunque meritano una pubblicazione su carta.
Ma per presentare nuovi autori, tramite antologie con vari racconti e novelette, specie all’inizio del nostro percorso editoriale, abbiamo usato la formula dell’eBook che è congeniale per questo tipo di esigenze e progetti.
Il cartaceo richiede una certa lunghezza delle opere, alcune pubblicazioni eBook non era possibile portarle in cartaceo per questo motivo.
Per le pubblicazioni in inglese vale la stessa logica, quando possibile: doppio formato, fatta eccezione per la riproposta in digitale di opere di grandi maestri pubblicate solo in cartaceo, come Edward Lee e Poppy Z. Brite, della quale abbiamo riproposto in forma digitale tutti i racconti in cinque o sei eBook diversi. Bisogna anche sempre tener conto che la disponibilità dei diritti, per queste opere considerate dei classici, hanno diverse logiche per pubblicazioni digitali o cartacee.

B-SIDES: I vostri libri sono acquistabili su Amazon, sullo store del vostro sito e presso alcune librerie specializzate (ad esempio Profondo Rosso di Luigi Cozzi a Roma o Altri Mondi a Torino). Questa è una scelta dettata dalle difficoltà del mercato? Che situazione c’è in Italia per quanto riguarda le librerie di varia?

Alessandro Manzetti - Caleb BattiagoAlessandro Manzetti: Io credo che l’horror qui in Italia non sia un genere da grande distribuzione, da punti vendita sul territorio, in quanto tale distribuzione, con costi e logiche connesse, non si sposa bene col limitato numero di appassionati di genere.
La distribuzione è valida per altri generi, più commerciali.
Nelle librerie italiane i pochissimi libri di genere horror in vendita sono nascosti, spesso lasciati in magazzino, e le rese sono spropositate.
È davvero rarissimo, per chi frequenta le nostre librerie, dominate, come esposizione e marketing, dalle pubblicazioni da supermercato degli editori mass market, trovare un piccolo scaffale dedicato alla narrativa horror, spesso i titoli disponibili ed esposti si contano sulle dita di una mano, mischiati a titoli fantasy e thriller. Eccetto le opere di King, che non è considerabile come un autore only-horror, non ha senso distribuire in maniera capillare delle pubblicazioni horror, l’unico risultato è lasciare il 70% dei guadagni a un distributore che non fa nulla per supportare il tuo lavoro da editore, sia come mentalità che, soprattutto, a causa dell’avversione dei librai per un genere che non vende e che non è richiesto abbastanza. Perfino un autore come Barker non ha funzionato in distribuzione, e si sono visti i risultati: sono dieci anni che non viene più pubblicato, qui in Italia.

Edward Lee

Edward Lee

Vista questa situazione, e il fatto che Independent Legions pubblica solo narrativa horror (a differenza di tutti gli altri editori italiani) abbiamo pensato di rendere disponibili le nostre pubblicazioni in formato cartaceo attraverso Amazon, che credo offra visibilità, facilità e comodità di acquisto per tutti, e servizi a valore aggiunto (vedi pacchi regalo, usato, ecc). Si tratta dello store più importante in assoluto al mondo, lavorare con Amazon significa che tutti i tuoi prodotti possono essere acquistati ovunque con un semplice click. E considera che noi, vendendo pubblicazioni anche in inglese, dobbiamo spedire in tutto il mondo, cosa impossibile con una logistica e distribuzione di tipo tradizionale.
Oltre Amazon, e al nostro store diretto (dove sono disponibili anche offerte speciali e pacchetti, e prenotazioni), i nostri libri sono presenti in alcune librerie specializzate nel genere, due le hai citate. Con questi librai lavoriamo volentieri, e direttamente, visto che sono in grado di proporre opere di genere, essendo specializzati in questo. Il problema è che di librerie specializzate nella narrativa di genere, anche nell’accezione più ampia di ‘fantastico’, in Italia se ne contano una decina. Non è una reale distribuzione, ma a noi fa piacere essere in alcune vetrine ‘fisiche’, per dare un punto di riferimento ai lettori, nelle città dove troviamo partner affidabili, in tutti i sensi, che possono condividere le nostre regole.

Richard Laymon

Per capirci, noi su ogni libro investiamo molto, in anticipi per acquisizioni di diritti e traduzioni, perciò non siamo disponibili a mettere in conto vendita le nostre pubblicazioni, come se fossero opere a costo zero o quasi (penso a libri di autori italiani di genere che non prendono anticipi, se non raramente, e che non necessitano di attività onerose come quelle di traduzione) e aspettare diversi mesi per essere pagati. Molti altri editori si rendono disponibili a questo, pur di cercare di vendere, ma hanno meno rischi d’impresa e costi di progetto che rappresentano il 10% dei nostri, oltre a non pubblicare solo horror, ma farcendo la propria offerta con altri generi e collane.
Independent Legions non può e non vuole lavorare in questo modo, richiede alle librerie partner degli standard precisi. Alcuni li hanno accettati, e questi oggi rappresentano i pochi presidi fisici sul territorio dove poter trovare i nostri libri.
Ma ripeto, credo che acquistare online su Amazon, cosa di una semplicità disarmante per chiunque, oppure sul nostro store, dove spediamo ovunque tramite corriere in meno di 7 giorni (niente piego di libri con attese di oltre un mese per il lettore) renda al cliente un servizio migliore, accessibile e più economico. Andare in libreria, e dunque spendere soldi e tempo, per non trovare un minimo di scelta di titoli horror, è masochismo, credo.
Per quanto riguarda le pubblicazioni digitali, oltre che su Amazon sono disponibili in tutti i più importanti store online, tramite una distribuzione digitale che copre circa 30 negozi virtuali.
Siamo certi che per il genere horror questa sia una logica più adatta alla realtà, che non fa fallire le case editrici e che consente ai lettori di acquistare facilmente tutte le pubblicazioni, con un click.

Ti ringrazio per lo spazio che ci hai concesso, buon horror a tutti!

Ringraziando a mia volta Alessandro Manzetti vi consiglio di seguire le pubblicazioni di Independent Legions non solo per la loro qualità letteraria ma anche per le pregevoli traduzioni e la cura editoriale in generale. E poi insomma, per me è sempre il momento per un bell’horror!

 

 

SOLCHI SPERIMENTALI ITALIA. 50 anni di italiche musiche altre. – Antonello Cresti

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Solchi sperimentali Italia. 50 anni di italiche musiche altre.” di Antonello Cresti è un’accurata ricerca sulle realtà musicali italiane inconsuete dagli anni ’60 ai giorni nostri. Nomi di illustri sperimentatori si alternano a misconosciuti musicisti dal talento straordinario. Il passato musicale italiano incontra il presente senza una stucchevole necessità cronologica. Progressive, industrial, ambient, rock, neo classica, elettronica,… qualunque genere è raccolto in questo prezioso libro che dischiude al lettore un mondo spesso sconosciuto e troppo sottovalutato: la musica italiana.

Claudio Rocchi

Claudio Rocchi

La qualità e la quantità degli artisti analizzati e citati stupisce. Le tante interviste ne approfondiscono i progetti morti o tutt’ora attuali. Fra i numerosi musicisti presi in esame ecco alcuni nomi scelti a caso:  Atrax Morgue (uno dei più nichilisti autori di musica disturbante, morto suicida nel 2007),

(curioso mix fra folk e musica death metal in dialetto siciliano), Gianluca Becuzzi (il prolifico sperimentatore il cui nome è legato ai Limbo e a una stagione dei Pankow. Tutt’ora attivo anche come Kinetix), Lino Capra Vaccina (musicista a 360° il cui ultimo album “Arcaico Armonico” è del 2015), Faust’O (personaggio fondamentale della new wave italiana negli anni 80), Michele Fedrigotti e Danilo Lorenzini (raffinati pianisti e compositori prodotti da Franco Battiato), Living Music (una sorta di comune musicale da cui transitarono numerosi talenti musicali), Larsen Lombriki (le cui bizzarre performance alternavano genialità e demenzialità), Officine Schwartz (fra le prime band italiane che abbinarono la musica Industrial e l’arte performativa nei loro spettacoli dal vivo), Claudio Rocchi (scomparso nel 2013 e omaggiato dal tour “Solchi sperimentali Italia”), Massimo e Giancarlo Toniutti (le cui ricerche musicali si basano su stratificazioni di suoni), Gianni Maroccolo (storico membro dei Litfiba e CSI, ma di cui spesso si ignorano i progetti solisti e le collaborazioni), lo scapestrato pittore e regista Mario Schifano (il cui album “Le stelle” viene ideologicamente preso come capostipite della musica sperimentale italiana).

Solchi sperimentali Italia.” in poco più di un anno si è trasformato in un progetto multimediale grazie all’inaspettato successo e all’intelligenza di Cresti che ha promosso il libro tramite un estenuante tour per l’Italia. Ogni data era accompagnata dall’esibizione di uno o più musicisti menzionati nel libro.

Solchi sperimentali Italia.” è ora anche un canale youtube che fotografa lo stato delle italiche musiche “altre” come ama definirle Cresti.  E’ anche un’etichetta discografica, una web radio e una collana editoriale, ma soprattutto diventerà un DVD che conterrà video, interviste e materiali esclusivi di circa 200 artisti italiani. Non un mero documentario ma un vero e proprio film visionario e surreale diretto dal regista Francesco Paladino.

Qui il canale youtube di Solchi Sperimentali Italia.

Qui la pagina Facebook di Solchi Sperimentali Italia.

Qui il progetto Solchi Sperimentali Italia – il film.

IL LIBRO DEI GATTI IMMAGINARI – Antologia a cura di Gianfranco de Turris

il libro dei gatti immaginariAmo i gatti perchè ispirano più l’amore per se stessi che quello per gli altri.
Questo pensiero forse scomodo, fondato sull’assioma che il giusto egoismo è in ultimo il miglior altruismo, mi è venuto alla mente cercando di riassumere il motivo per cui ammiri così tanto i felini. La loro eleganza, la loro indipendenza, la loro assoluta presenza a se stessi, il loro equilibrio, la loro naturale aristocraticità sono caratteristiche che attraggono e hanno attratto da sempre l’uomo. Senza citare il loro lato misterioso ed imperscrutabile che ha reso il gatto tra i più ricchi simboli nella storia dei miti e delle religioni antiche nonché animale caro per un numero incalcolabile di pensatori e artisti, scrittori, pittori, scultori.
Il gatto come mitologia vivente e l’amante del gatto come costituzionalmente attratto dal simbolo, dalla bellezza, dallo studio e dalla filosofia.
A riprova di non essere l’unico a pensarla così in fatto di gatti, recentemente ho ritrovato uno straordinario brano di Giorgio Manganelli.

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Philip Dick e il suo gatto

 “Mi pare del tutto evidente che i gatti, intesi come felini da studiare in laboratori di naturalisti, non esistono.
I gatti non sono gatti. Sono miniaturizzate figure mitologiche che entrano nelle nostre case, percorrono le strade, qui a Roma alloggiano in mezzo alle rovine, affollano i vicoli della città vecchia. Già questo amore dei luoghi intimi o antichi, cioè dei luoghi sottilmente umani, non può non insospettire; i gatti amano insieme la mollezza e la selvatica grazia dei luoghi affranti dal tempo; praticano i vizi colti della gola e del sonno, ma insieme sono eremitici, forastici, diffidenti, taciturni.
L’uso che l’uomo fa del gatto è del tutto fantastico, e insieme devoto.
Chi ha gatti cade in una forma di gattodipendenza che non conosce disintossicazione. L’uomo avverte la qualità mitica del gatto, e a questa oscuramente si rivolge, e ubbidisce alla qualità nobile, araldica di quell’essere dai grandi occhi e senza sorriso.
Ma il rapporto è misteriosamente binario: il gatto a sua volta sviluppa un atteggiamento che mescola assurdamente uno stile di possesso e riti di sudditanza; ma una fondamentale distanza, una sorta di mimetica trascendenza, fa sì che la signoria sia meramente recitata, accade per disposizione dell’essere umano, non è imposta; e la sudditanza è un gioco infantile e forse un gesto di mera cortesia.
Da qualche parte Konrad Lorenz ha scritto a proposito degli animali domestici – temo che questo empio linguaggio alluda anche ai gatti – che costoro credono di essere umani; poiché è chiaro che l’uomo aspira a farsi gatto, si ha uno scambio di ruoli; e non è impossibile che gatti e uomini costituiscano ciascuno la mitologia dell’altro.”

William Burroughs e il suo gatto

William Burroughs e il suo gatto

Se è vero che i gatti credono di essere uomini (o di diventare tali, come nello stupendo racconto di Fritz LeiberSpazio-tempo per saltatori”) e che gli uomini desidererebbero essere gatti (io confermo) diventa piacevole immaginare cosa vedano queste creature elegantissime con i loro grandi occhi luminosi e cosa pensino davvero. Ecco che allora è una bella sorpresa scoprire che il sempre attivo Gianfranco De Turris ha confezionato una pregevolissima antologia di racconti proprio su queste creature straordinarie intitolata “Il libro dei gatti immaginari ed edita a ottobre 2016 da Jouvence.

De Turris ha convocato venticinque autori italiani dando loro il compito di narrare le innumerevoli sfumature di questi animali in altrettanti racconti fantastici, realisti, onirici, storici, fantascientifici, polizieschi, orrorifici, surreali, romantici, tragici, umoristici, tristi e lieti nello spazio e nel tempo, nel passato e nel futuro. Sono venticinque storie diverse per genere e impostazione che hanno una grande costante: protagonista è il gatto.

Illustrazione di Dalmazio Frau per il racconto "Una notte di gatto Barone"

Illustrazione di Dalmazio Frau per il racconto “Una notte di gatto Barone” (Giorgio Betti)

Anche se sono molti, credo sia giusto citare tutti gli autori dei racconti inclusi nella raccolta: Gloria Barberi, Giorgio Betti, Tullio Bologna, Anna Maria Bonavoglia, Mariangela Cerrino, Ugo Ciaccio, Simona Cigliana, Marcello de Angelis, Luigi De Pascalis, Paolo Di Orazio, Mario Farneti, Bruno Fontana, Dalmazio Frau, Francesca Garello, Augusto Grandi, Francesco Grasso, Giuseppe O. Longo, Giuseppe Magnarapa, Miranda Miranda, Gianfranco Nerozzi, Errico Passaro, Barbara Sanguineti, Antonio Tentori, Alda Teodorani, Nicola Verde.

Neil Gaiman e il suo gatto

Neil Gaiman e il suo gatto

Il gatto, già protagonista di una bella antologia di autori statunitensi (“Artigli e fusa. Diciotto racconti magici sui gatti”, a cura di Jack Dann e Gardner Dozois, Salani 1993), risulta, in questo libro a cura di de Turris, anche per gli scrittori italiani uno spendido portale per infinite possibilità narrative.

Illustrazione di Dalmazio Frau per il suo racconto "La chiave delle Furie"

Illustrazione di Dalmazio Frau per il suo racconto “La chiave delle Furie”

Il volume è arricchito da ben 25 illustrazioni di Dalmazio Frau, molto affascinanti ed evocative.
Nume tutelare della raccolta è H. P. Lovecraft che scrisse nel 1926 un saggio per una conferenza (che poi non lesse in pubblico personalmente) dal titolo Gatti e cani, inclusa in appendice al volume. In quel testo l’autore riuscì a sintetizzare la sua visione, suggestiva, della differenza tra i due animali riassumibile in forma di aforisma:

Il cane dà, il gatto è”. Lovecraft va oltre, però, e spostando l’attenzione dall’animale al tipo di uomo che lo ama, cerca di distinguere colui che ama i gatti da colui che ama i cani. Senza temere di essere politicamente scorretto (e dicendo quello che in fondo pensiamo tutti noi gattofili) afferma che l’ailurofilo (dal greco, amante del gatto) “preferisce ammirare e rispettare piuttosto che essere effusivo e amare svisceratamente, e non cade nell’errore di ritenere che una inutile socievolezza o una devozione e obbedienza da schiavo, costituiscano qualcosa di ammirevole. Gli amanti dei gatti da esseri liberi onorano l’aristocratica indipendenza, il rispetto di sé, e la personalità individualistica unita all’estrema grazia e bellezza esemplificati nell’indifferente, flessuoso, cinico e indomito signore dei tetti.

Illustrazione di Dalmazio Frau per il racconto "The social cat" (Francesco Grasso)

Illustrazione di Dalmazio Frau per il racconto “The social cat” (Francesco Grasso)

Straordinari sono poi i passi in cui il solitario di Providence descrive le differenze fisiche, psicologiche e di comportamento dei due animali. Il saggio è davvero gustosissimo e a tratti addirittura esaltante per quanto faccia chiarezza sulla dicotomia gatto-cane come dicotomia tra due opposte filosofie di vita. Sono pagine davvero illuminanti queste di H. P. Lovecraft, e mostrano quale grande e libero pensatore egli fosse.

H. P. Lovecraft e il suo gatto

H. P. Lovecraft e il suo gatto

Grazie a Lovecraft, quindi e grazie a de Turris ma soprattutto, grazie a voi gatti, portatori leggeri di un inesauribile mistero.

Il libro dei gatti immaginari
A cura di Gianfranco de Turris
Presentazione di Marina Alberghini
Con uno scritto di Howard Phillips Lovecraft
Illustrazioni di Dalmazio Frau
Jouvence, Sesto San Giovanni (Milano), 2016
pagg. 392, € 24

Articolo di Stefano Rizzo.
Charles Bukowski, Cordwainer Smith, Don DeLillo, Ursula Kroeber Le Guin, Jorge Luis Borges, Jack Vance, Allen Ginsberg, Alda Teodorani, Julio Cortázar.

Charles Bukowski, Cordwainer Smith, Don DeLillo, Ursula Kroeber Le Guin, Jorge Luis Borges, Jack Vance, Allen Ginsberg, Alda Teodorani, Julio Cortázar.

La storia di URANIA: intervista a GIUSEPPE LIPPI

coverIntervista a Giuseppe Lippi a cura di Stefano Rizzo apparsa sul numero 1630 di Urania (Maggio 2016) disponibile, completo di appendici, come arretrato cartaceo e ebook.

B-SIDES: Personalmente sono orgoglioso di poterti intervistare, dato che il tuo nome (o le tue iniziali puntate) sono state una costante delle mie letture fin da ragazzo. Una prima domanda riguarda la gestazione del Futuro alla gola: quando è nato il desiderio di scrivere una storia di “Urania” e perché la ritieni importante?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Il desiderio non è nato a me ma a Luigi Cozzi, che oltre ad essere cineasta, scrittore e collezionista di fantascienza è anche editore della Profondo Rosso, la libreria editrice fondata con Dario Argento. È stato lui a volere il libro e a spingermi a scriverlo. L’importanza, ammesso che ne abbia, dipende forse dalla sua unicità.

B-SIDES: Hai raccontato con dovizia di particolari l’origine di “Urania” come una prosecuzione nel genere fantascientifico dell’idea del “Giallo Mondadori”, ma non ho trovato nessun riferimento alla particolare scelta delle due colonne per pagina: puoi spiegarne il motivo?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Chi conosce la storia della stampa popolare, ma soprattutto, chi ha avuto per le mani (e per decenni) i fascicoli che uscivano in edicola, sa che il testo non era composto a pagina piena come nella maggior parte dei libri ma su due colonne. Esistono esempi, del resto, anche in campo librario: la Bibbia viene stampata quasi sempre su due colonne e molte edizioni popolari di classici, nel passato, adottavano quel sistema. Personalmente, posseggo una vecchia edizione delle Mille e una notte e una dei Miserabili che graficamente si presentano così. Nel caso dei periodici l’abitudine veniva forse dall’America, dove rotocalchi e pulp magazine erano impaginati su due colonne per affaticare meno la vista (l’occhio può abbracciare una frase compiuta senza doversi spostare attraverso il foglio). È un metodo caro alla stampa giornalistica, oltre che ad alcune edizioni di testi pregiati fin dalle origini della stampa. Dato che si trattava di un’abitudine radicata nell’editoria popolare, Arnoldo Mondadori la trasportò nei suoi gialli economici da edicola e poi in “Urania”, mentre i Libri Gialli da cinque lire dell’anteguerra, distribuiti anche in libreria, erano composti a pagina piena. Venendo al mio libro: non è vero che non abbia parlato di questo aspetto, anche se non mi sono dilungato. Già nel primo capitolo trovo la parte che ti interessa: “A fronte delle iniziative artigianali, e talora coraggiose, degli anni Cinquanta e primi anni Sessanta, i periodici di narrativa Mondadori contrapponevano una veste più dimessa, ma in realtà studiata nei minimi particolari. La carta conserva un’acidità accettabile anche a distanza di decenni, tanto da non risultare particolarmente friabile e da ingiallire lentamente. La stampa del testo su due colonne, con margini relativamente ampi, facilitava la lettura e doppiava i problemi psicologici della pagina di libro tradizionale”.

Urania

B-SIDES: Come consideri una collana periodica di romanzi e racconti come “Urania”? In che modo si differenzia, dal punto di vista della cura editoriale, rispetto ad una collana libraria?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Io sono nato nell’era della carta stampata, delle edicole come succursali indispensabili della libreria. La mia è stata una cultura da edicola molto prima che scolastica o libraria. Trovo che sia meraviglioso surrogare il sapere nelle edizioni brossurate da poche lire (o pochi euro). E se non sono rigorose pazienza, non sarò pignolo neanch’io. Una collana come “Urania” è stata, col senno di poi, forse troppo pulp negli anni Cinquanta, ma era giusto che lo fosse, a quell’epoca non eravamo un paese ammodernato e smaliziato, avevamo fame di letture svelte ed economiche, accettavamo di buon grado le copertine neorealiste e cinematografiche di Carlo Jacono, della “Domenica del Corriere”, per non parlare di quelle bellissime di Kurt Caesar… Negli anni Sessanta la modernità è arrivata e “Urania” è diventata, sia pure in edicola, una perfetta rivista pop. Nel 1967 la veste ammiccante con il rombo colorato è stata abbandonata a favore di quella bianca con la banda rossa che, mutatis mutandis, vige tuttora, e abbiamo salutato la fine di un’epoca. Per me non c’è nessuna differenza tra curare “Urania” e la “Bibliothéque de la Pléiade”: sono tutte e due collane di riferimento nei loro settori. L’unica cosa che devo tener presente, nel metterla insieme, è il numero di pagine che nel caso di “Urania” non è quello della “Pléiade”.

B-SIDES: Del “Futuro alla gola” ho apprezzato moltissimo l’analisi che sta dietro le scelte e la mentalità dei curatori che ti hanno preceduto, da Giorgio Monicelli a Fruttero & Lucentini fino a Gianni Montanari. Nei tuoi ventisei anni di “Urania” puoi individuare dei momenti di cambiamento, dei periodi interni? E qual’è la tua identità di curatore rispetto ai predecessori?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Questa domanda mi lascia un po’ perplesso perché non dovei essere io a dirlo, ma tu! Non so mettermi a confronto con gli illustri predecessori, ma posso dire questo: la mia gestione si ispira più a quella di Fruttero & Lucentini che degli altri curatori, sebbene Giovanni De Matteo abbia detto una volta che “è più vicina a Montanari che a F&L”. Ma ripeto, è un po’ assurdo che certe valutazioni le faccia io dall’interno: sono già abbastanza oberato dal lavoro, ci manca solo che mi metta a pontificare. Posso dirti invece che all’interno di questo quarto di secolo esistono dei periodi interni più o meno facilmente identificabili: l’inizio degli anni Novanta con il decollo del Premio Urania, l’apertura agli autori italiani e l’affermazione di Valerio Evangelisti; la fase degli esperimenti, con il cambio di veste grafica e il passaggio al formato tascabile con cui si è concluso il secolo; il ritorno alla veste bianca nei primi anni Duemila, con maggior attenzione ad autori nuovi per il nostro mercato: John Crowley, Greg Egan, le antologie di sf cinese; verso la metà del decennio c’è stato il boom di Urania collezione, vale a dire dei classici. Nel 2012, col ritorno al formato libro e l’abbandono del tascabile, io credo che ci siamo concentrati come non mai sulla qualità dei testi. E questo sia nelle proposte inedite che nelle riproposte, attraverso due livelli di ristampe.

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Le copertine di Urania disegnate da Curt Caesar

B-SIDES: Il tuo amore per la qualità materiale e per quella grafica dei libri è evidente, ho molto apprezzato le considerazioni sulle copertine e i loro illustratori. Se le scelte grafiche fossero nelle tue mani, quali proposte faresti?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Punterei a una veste grafica più aggressiva, forse rinunciando allo storico cerchio. E se questo fosse impossibile, impaginerei diversamente la testata, in modo che il nome di “Urania”, quello dell’autore e il titolo non venissero a pesare in verticale sull’illustrazione. Forse tornerei a una veste come quella dell’Urania collezione prima serie, ma dico così per dire: la grafica delle collane è decisa rigorosamente dall’editore.

B-SIDES: Io leggo e considero la fantascienza all’interno del grande genere del fantastico e di conseguenza apprezzo molto sia le commistioni sia gli inserimenti in “Urania” di romanzi di qualità non propriamente sf (vedi ad esempio il bellissimo “Canto di Kalì” di Dan Simmons, sostanzialmente un horror, o “Il Cabalista” di Amanda Prantera recentemente ristampato). Mi sembra che una buona parte dei lettori invece non apprezzi le fughe dal genere. Tu come ti poni?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Al tuo stesso modo, perché non le ritengo fughe dal genere. Se il fantastico scaturiva ieri dalla stregoneria, oggi la scienza somiglia sempre più a una conquista faustiana. Non diceva Arthur Clarke che ogni tecnologia, raggiunto un determinato livello di sofisticatezza, è indistinguibile dalla magia? Se una storia si svolge ai nostri tempi ed è sorretta da un buon impianto intellettuale, che sia horror o fantascientifica poco importa: si tratta della stessa fuga, non dal genere ma dalle strettoie di un concetto di realtà opprimente.

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Le copertine di Urania disegnate da Karel Thole

B-SIDES: Il blog ufficiale di “Urania” è un luogo in cui è possibile scambiarsi opinioni e consigli ma talvolta degenera in attacchi violenti e poco costruttivi alla collana. Come reagisci a queste critiche?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Ne tengo conto, naturalmente, ma se sono distruttive o poco costruttive non commento. In realtà il “blog” così concepito ha fatto il suo tempo: andrebbe trasformato in un vero e proprio sito.

B-SIDES: Parallelamente all’inserimento di ristampe in “Urania” sono state varate due collane molto apprezzate: “Urania” Jumbo, dedicata ai romanzi lunghi recenti e “Urania” Horror, che spazia dal classico al contemporaneo. Sarebbe molto bello che tu potessi anticiparci il prossimo futuro di queste collane.

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Le copertine di Urania disegnate da Karel Thole

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Non posso perché il futuro dipende da tirature, periodicità e prezzi. La serie horror sarà d’ora in poi semestrale, i Jumbo invece rimangono come sono e quest’anno proporranno un inedito di Arthur Clarke, “Rama Revealed“.

B-SIDES: Da qualche tempo si riparla di “Urania” Fantasy… finalmente è arrivato il momento di presentare nuovamente in edicola classici e novità di questo genere?

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Ora come ora non abbiamo progetti ma solo desideri. Però è chiaro che ci piacerebbe molto.

 

B-SIDES: La scrittura del “Futuro alla gola” ha richiesto molto tempo?

 

giuseppe-lippiGiuseppe Lippi: Sì, perché non mi è stato subito chiaro in che modo impostarlo, quale “voce” adottare. Credo di averla trovata riscrivendolo non una ma due volte e continuando a modificare le bozze. In tutto, considerando una lunga interruzione nel 2010, quasi quattro anni. Luigi Cozzi è stato molto bravo, molto comprensivo: non mi ha messo fretta né io l’ho messa a lui. Ho consegnato il file definitivo nel 2012 e sono passati altri tre anni per arrivare all’uscita. Ora però siamo contenti…

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Abbiamo parlato di:

 

Giuseppe Lippi,

Il futuro alla gola

Pp. 302, € 29,00

Profondo Rosso, Roma 2015
(Intervista di Stefano Rizzo)

5. Il fascino delle location – BERLINO

"Il cielo sopra Berlino"

“Il cielo sopra Berlino” (1987) – Wim Wenders

Berlino è una location densa di simboli, di storia e di significati: capitale di un’inaspettata rinascita artistica durante la Repubblica di Weimar; la città dove Hitler sposò Eva Braun e si suicidò con lei nel giro di un giorno; la città divisa, spartiacque fra occidente e blocco sovietico nel cuore dello stato comunista, scacchiere delle spie durante la guerra fredda; la città capace di abbattere il muro; l’eterno rifugio di ogni genere d’artista; icona della diffusione dell’eroina alla fine degli anni ’70; il territorio fertile di ardite sperimentazioni architettoniche; la meta trendy e modaiola dei giorni nostri. Una città sempre in movimento fra passato e futuro, fra rovine e archistar.

L’emblema di Berlino è Christiane F. (Christiane Felscherinow) e la sua drammatica biografia. Un libro che descrivela gelida desolazione della metropoli tedesca e dei suoi sordidi e fragili abitanti. Christiane racconta la sua infanzia in campagna felice e spensierata. L’impatto della bambina con il monumentale squallore della città fu devastante. Le soffocanti architetture di Walter Gropius (uno dei fondatori del movimento moderno insieme a Le Corbusier) e l’urbanistica del quartiere hanno influito molto sul doloroso futuro di Christiane.

 

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Gropiusstadt – Nella periferia a sud di Berlino

Gropiusstadt: casermoni per quarantacinquemila persone, con in mezzo prati e centri commerciali. Da lontano tutto nuovo e ben curato. Ma quando si stava in mezzo ai casermoni si sentiva dappertutto puzza di piscio e di cacca. Veniva da tutti quei cani e bambini che vivevano lì. Più di tutto puzzava la tromba delle scale. … Aspettando l’ascensore che non arrivava, ed ero al l’undicesimo piano, me l’ero fatta sotto. …Dopo che per un paio di volte non ce l’avevo fatta ad arrivare in tempo da sotto fino al nostro bagno, e avevo preso le botte, mi accoccolavo da qualche parte a farla dove nessuno mi vedeva. Poiché dai casermoni ogni angolo era visibile, il più sicuro era la tromba delle scale.”

“ Non conoscevo i giochi che facevano. E non mi piacevano neanche. Al paese spesso andavamo nel bosco in bicicletta, fino ad un ruscello con un ponte. Lì costruivamo dighe e castelli nell’acqua.”

“A Gropiusstadt si imparava naturalmente a fare le cose che erano vietate. Vietato era, per esempio, fare giochi che divertivano. In realtà tutto era vietato. Ad ogni angolo di Gropiusstadt c’è un cartello. I cosiddetti spazi per il verde tra i casermoni sono in realtà spazi per i cartelli. E la maggior parte dei cartelli vietavano qualcosa ai bambini.”

“Così imparai che tutto quello che è permesso è terribilmente insulso e che tutto quello che è vietato è molto divertente.”

“Il posto più bello era vicino al muro. Lì c’era una striscia di terra che noi chiamavamo boschetto o terra di nessuno. Non era più larga di venti metri e lunga come minimo un chilometro e mezzo. Alberi, cespugli, erba alta come noi, vecchi pezzi di legno, pozze d’acqua. …Ci sentivamo come esploratori che ogni giorno scoprivano una parte di foresta vergine. …Ad un certo punto scoprirono che i bambini giocavano fuori da Gropiusstadt e che si divertivano. E ricomparvero le squadre di operai per fare ordine. Avevano piantato i cartelli di divieto…tutto era proibito.”

 

Christiane F. - Location

“Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” (1981) – Location

Nel 1981 UdiEdel ne trasse l’omonimo film.
I luoghi filmati in Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” sono la Bahnhof Zoo (la stazione di BerlinZoologischerGarten) e i suoi dintorni (Kurfürstenstrasse – la zona di prostituzione), Il Deutschlandhalle dove si esibì David Bowie nel 1976 (demolito nel 2011), l’Europa-Center (quartiere Charlottenburg) dove sorge il palazzo con lo stemma della Mercedes, la discoteca Sound (ormai chiusa) dove si ritrovava la compagnia di Christiane (quartiere Tiergarten), i bagni pubblici di Bülowstraße sotto il ponte della metropolitana dove Christiane si fa la prima pera e Gropiusstadt il quartiere di Neukölln dove viveva Christiane.
Una pellicola cult di grande successo anche per le scene molto forti che la contraddistinguono, ma ben poca cosa se paragonata al libro. Il film è focalizzato su Christiane, la sua iniziazione all’eroina e la successiva tossicodipendenza. Tante le sfumature, i personaggi e i periodi della vita di Christiane che sono stati ignorati.

 

 

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White Star (1983) – Roland Klick

Il progetto Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” avrebbe avuto un impatto ancora più potente se fosse rimasto in mano al regista originario,Roland Klick, personaggio indipendente e fuori dagli standard, che aveva scritto una prima sceneggiatura mentre viveva a stretto contatti con i giovani tossicodipendenti che affollavano Bahnhof Zoo. Klick voleva usare personaggi veri per il film, non attori, per questo passava notti intere a studiarli, a dormire con loro sui marciapiedi, a coinvolgerli nel progetto. Il produttore non comprese o fu spaventato dalla sua condotta e affidò il progetto a Edel con risultati decisamente più scarsi.

Click filmerà Berlino pochi anni più tardi, immortalando una città grigia, divisa e disperata, nel film “White Star” (1983): la storia di un produttore musicale al tramonto che vede nell’astro nascente Moody una possibilità di riscatto. Il cinico produttore (un meraviglioso Dennis Hopperall’apice della sua dipendenza da cocaina) non esita a usare biechi strattagemmi pubblicitari quando si accorge che la musica shith-pop di Moody non riesce a sfondare nella Berlino Punk di inizi anni ’80. Un film da riscoprire come tutta la filmografia dimenticata di Roland Klick.

 

La Biblioteca di Stato a Berlino

La Biblioteca di Stato di Berlino progettata da Bernhard Scharoun

L’occhio poetico di Wim Wenders filmerà un’altra Berlino: melanconica e sentimentale. Oltre al muro e alla Colonna della Vittoria al centro del Tiergarten, la location più suggestiva scelta da Wenders è la Biblioteca di Stato(1978) a Kemperplatz dell’achitetto Bernhard Scharoun. Bernhard Scharoun (1893 -1973) viene considerato un personaggio di spicco nell’architettura organica, disciplina che teorizzava l’importanza del contesto naturale in cui doveva sorgere un edificio, l’uso di materiali specifici adatti al luogo, la valorizzazione delle esigenze emotive dell’uomo. (“Per Architettura Organica io intendo un’architettura che si sviluppi dall’interno all’esterno, in armonia con le condizioni del suo essere, distinta da un’architettura che venga applicata dall’esterno.Frank Lloyd Wright). Scharoun, Walter Gropius e Bruno Taut costruirono e progettarono numerosi edifici famosi per le loro originali armonie, come la sala concerti della filarmonica di Berlino (realizzato fra il 1960 e il 1963 da Scharoun) o il Bauhaus Archiv (progettato nel 1964 da Gropius), utopici insediamenti abitativi come il quartiere a forma di zoccolo di cavallo Hufeisensiedlung (realizzato fra il 1925 e il 1931 da Taut), o disumani conglomerati di palazzi come Gropiusstadt (realizzato nel 1960 da Gropius).

Olga Segler

Il vecchio monumento a Olga Segler in Bernauer Strasse quando esisteva ancora il muro di Berlino.

Ma il regista che colse di più la follia di Berlino è Andrzej Żuławski (1940-2016) con il suo capolavoro “Possesion”. La città divisa, e doppia, è l’ambientazione per eccellenza di questo dramma-horror. Nella città in cui fare la spia è un mestiere come un altro, tutto è decadente e abbandonato in attesa dell’apocalisse tanto da farla sembrare un paesaggio urbano metafisico. Una terra di mezzo in cui est e ovest si cercano e si aggrediscono come l’isterica coppia di protagonisti.

Non è un caso che le scene iniziali inquadrino i vecchi monumenti commemorativi dei morti della BernauerStrasse la lunga strada in cui il muro inglobò, durante la notte fra il 12 e 13 agosto 1961, le abitazioni di un lato della carreggiata, confinandole a Est. Nel giro di poche ora porte e finestre furono murate dai vopos. Olga Segler provò a lanciarsi dalla finestra del suo appartamento, appartenente a Berlino Est, ma morì sul marciapiede di Berlino Ovest. Sorte analoga toccò a Ida Siekmann e Rudolf Urban. Una corona di fiori appesa a dei pali di legno e filo spinato ricordavano, prima del crollo del muro, i loro tristi destini.

 

Anna Swinemünder Strasse

Possesion (1981) – La casa di Anna a Swinemünder Strasse 25 come si presenta oggi.

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Possesion – La casa di Anna a Swinemünder Strasse 25

Casa di Anna

Possesion – La casa di Anna a Swinemünder Strasse 25. L’arrivo di Mark.

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Possesion – La casa di Anna a Swinemünder Strasse 25. La disperazione di Mark.

Possession” mostra poi la casa di Anna (Isabelle Adjani): una bizzarra architettura in mattoni rossi dell’architetto Josef Paul Kleihuessituata a SwinemünderStrasse 25. Una specie di fortezza moderna che ricorda il muro ripiegato su se stesso.

L’ufficio di Mark (Sam Neill) è situato nella massiccia piazza FehrbellinerPlatz riprogettata dall’architetto Albert Speer sotto il regime di Hitler. Il palazzo semicircolare (1934) è opera dell’architetto Otto Firle.

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Possesion – La diabolica alcova a Sebastianstrasse n.87 come si presenta oggi

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Possesion – La diabolica alcova a Sebastianstrasse n.87 in fiamme. A destra del palazzo il muro di Berlino.

Possesion Berlino

Possesion – la Adjani pedinata nel quartiere di Kreuzberg

Sebastianstrasse n.87 (Kreuzberg): questo è l’indirizzo vero dove abita l’amante demoniaco di Anna. Un decrepito palazzo stile austro-ungarico all’inizio di uno dei quartieri più poveri e riottosi di Berlino. La strada era divisa dal muro: metà nella zona Est, metà nella zona Ovest. Dalle finestre della diabolica alcova era possibile avere una buona visuale su Berlino Est così come dall’appartamento di Anna a SwinemünderStrasse. Ora la facciata del palazzo è stata ristrutturata e la riqualificazione del quartiere ha tolto gran parte del fascino decadente e bohémien di una volta.

Pochi isolati più avanti, in Oranienstrasse 47, si trova ancora il caratteristico bar d’angolo Stiege dove Mark uccide Heinrich, l’amante umano di Anna. Ora è un ristorante abbastanza chic, non più la buia bettola del film.

Stiege Bar

la facciata del bar Stiege a Oranienstrasse 47 ancora identica

Poco distante si trovano altre due location del film: Lohmuhlenbruck e il ponte a ridosso delle torri di guardia del muro (ripreso anche da Wenders in una scena del “Il cielo sopra Berlino”) e la zona portuale a SchlesischeStraße No. 29-30. In quest’ultima si svolge la fuga in moto nei sottopassi dei palazzi industriali.

La chiesa dove Anna prova a pregare prima dell’insostenibile aborto in metropolitana è la chiesa ortodossa Kirche HeiligenSava in RuppinerStrasse 29, mentre la suggestiva scala a chiocciola in cui si svolge la sparatoria finale si svolge probabilmente nel palazzo di Joseph Haydn straße 1.

 

Scala a chicciola

Il palazzo dalla bizzarra scala a chiocciola a Joseph Haydn straße 1.

Possesion Scala 3

Possesion – Le sincopate scene finali ambientate sulla scala a chiocciola del palazzo a Joseph Haydn straße 1

Possesion Scala

Possesion – Le sincopate scene finali ambientate sulla scala a chiocciola del palazzo a Joseph Haydn straße 1

Possesion Scala 2

Possesion – Le sincopate scene finali ambientate sulla scala a chiocciola del palazzo a Joseph Haydn straße 1

Possesion - Le sincopate scene finali ambientate sulla scala a chiocciola del palazzo a Joseph Haydn straße 1

Possesion – Le sincopate scene finali ambientate sulla scala a chiocciola del palazzo a Joseph Haydn straße 1

La mappa delle location del film Possesion:

Possesion -Location

Possesion (1981) – Andrzej Żuławski – Location

Fra i tanti film girati a Berlino va menzionata la curiosa location del film “Hanna” (2011), un fanta-action on the road di Joe Wright. L’incontro scontro finale si svolge a Spreepark (Kiehnwerderallee 1), un parco giochi abbandonato a sud est del centro lungo il fiume Sprea, la cui verde boscaglia ha sommerso coloratissime giostre e statue di dinosauri.

E’ doveroso citare anche il capolavoro di Roberto Rossellini Germania Anno Zero” (1948). Le scene girate fra le macerie della città dell’immediato dopo guerra restano la miglior testimonianza di una delle tante facce di una Berlino che non esiste più.

Hanna

“Hanna” (2011) – Joe Wright

ARRESTO DI SISTEMA – Charles Stross

Arresto-di-sistema-Cop-663x900Secondo il generale prussiano Carl von Clausewitz (1780 – 1831) “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”.
Evidentemente nel diciassettesimo secolo dove non arrivava la diplomazia arrivavano le baionette.
I tempi sono cambiati: oggi in Occidente si preferisce combattere una guerra con le armi dell’alta finanza invece che impiegare soldati e cacciabombardieri. I conflitti militari si rivelano dei clamorosi fallimenti, sia sul piano umano sia sul piano economico (vedi il conflitto USA – Iraq). Ma ci sono altri scenari altrettanto pericolosi: il terrorismo informatico, per esempio.

Partendo da queste premesse, Charles Stross si domanda: qual è il ruolo dei Servizi segreti nel XXI secolo? Il nostro immaginario è fermo alla guerra fredda, alle superpotenze che si fronteggiano sotto il muro di Berlino, alle talpe e ai romanzi John LeCarré.
Anche oggi, come allora, vigilare sulla sicurezza nazionale è un lavoro sotterraneo, sconosciuto ai più, ma il paesaggio tecnologico ha completamente cambiato le nostre abitudini e i nuovi obiettivi sensibili sono le “chiavi di autentica”, cioè i codici criptati necessari per entrare nei database più importanti della Nazione: la rete nazionale delle telecomunicazioni, gli archivi dell’anagrafe, del servizio sanitario e della polizia, i programmi di approvvigionamento delle catene di alimentari e i network dei fornitori … per non parlare dei dati bancari dei singoli cittadini. “Niente comunicazioni. Niente denaro. Niente cibo.” E anche niente identità, se i dati anagrafici improvvisamente scompaiono o vengono alterati.
L’Intelligence deve pattugliare il web per evitare che gli hacker si impossessino di questi codici, conservati in luoghi blindati all’interno del web. Ma esistono luoghi davvero sicuri?
L’ammissione del fallimento di chi si occupa del “monitoraggio sulla frontiera virtuale” non è certo rassicurante: “La larghezza di banda si espande più rapidamente della nostra capacità di conservare dati, e ogni volta che pensiamo di aver bloccato un canale ne spunta un altro, e non possiamo andare indietro nel tempo a caccia di traffico avvenuto in un medium che non sapevamo nemmeno esistesse. E poi arriva una nuova tecnologia che distrugge tutto e, nel giro di un paio di mesi, rende obsoleto tutto quello che abbiamo fatto.”

charles-stross21

Charles Stross

Quindi il lavoro di controspionaggio è davvero sfinente.
Inoltre le risorse economiche necessarie per l’addestramento delle spie è troppo elevato da sostenere per qualunque Nazione.
L’idea geniale è quella di reclutare per i lavori di manovalanza ignari cittadini, che diventano spie a loro insaputa. Per di più queste spie non rappresentano un costo per lo Stato, ma un introito, in quanto pagano l’abbonamento a un “gioco di ruolo che si svolge nel mondo reale seguendo istruzioni ricevute via internet o SMS”.
Pagano, cioè, per compiere missioni di spionaggio di cui non sanno nulla.
halting_stateIl lavoro di alto concetto, invece, avviene giocando nel web.
Nella realtà virtuale di questi giochi di ruolo si nascondono transazioni reali, ovviamente all’insaputa della maggior parte dei partecipanti.
E gli stessi programmatori che li hanno realizzati non sanno che il gioco è anche un paravento per pericolose azioni di spionaggio che coinvolgono i Servizi segreti e misteriose potenze straniere.

Questi delicati equilibri saltano quando la polizia di Edimburgo viene chiamata per indagare sul furto avvenuto in una banca. E’ sconcertante che questa banca non esista e la polizia non sa spiegarsi il motivo della denuncia.
Ci vogliono diversi interrogatori per scoprire che la banca rapinata è quella di un videogioco, nelle cui cassette di sicurezza sono custoditi curiosi oggetti virtuali. Oggetti che qualcuno sta già cercando di rivendere on line, con ripercussioni inimmaginabili sul mondo reale.

Stross_HaltingStateL’idea di Stross che si possano reclutare spie inconsapevoli tramite videogiochi che girano su internet forse è stata presa alla lettera da Cicada 3301 (chiunque si nasconda dietro questo nome),che ha pubblicato sulla rete una serie di enigmi particolarmente difficili da risolvere al fine di reclutare, secondo il Daily Telegraph, dei “capaci criptoanalisti”. In effetti gli enigmi riguardano quasi esclusivamente la sicurezza dei dati e gli algoritmi che permettono di nasconderli. Ci si domanda chi ha organizzato questi giochi e qual è il premio per chi vince. Forse un impiego sicuro nei Servizi segreti? O lavoro sommerso per qualche pericolosa cellula terroristica? O un’ inquietante stretta di mano da parte di un misterioso gruppo di hacker?

Bella l’iniziativa dell’editrice Zona 42 di recuperare questo romanzo di Stross del 2007. Il suo seguito è “Rule 34” del 2011.

Stross si è cimentato nel campo dello spionaggio (intrecciato a horror e fantascienza) anche con la serie della “Lavanderia”, di cui in Italia è stato tradotto soltanto il romanzo breve “Giungla di cemento” (2004) edito da Delos Books.

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