Lucio Fulci: NON SI SEVIZIA COSÌ un PAPERINO

In un piccolo paese del Sud Italia avvengono vengono uccisi dei bambini.

Inizialmente viene sospettato “lo scemo” del villaggio, poi i sospetti cadono sulla “maciara” una donna che si occupa di magia. L’attenzione si rivolge alla ricca e ambigua figlia di un imprenditore del Nord, ma il vero colpevole è la persona meno sospettabile. Sulla vicenda indaga la polizia e un giornalista molto curioso.

La vera forza del film è nell’attenta ricostruzione delle dinamiche di un piccolo e bigotto paese del Sud, lontano dal boom economico, in cui convivono la superstizione e una superficiale devozione cattolica.

Il personaggio più forte della pellicola è la “maciara” interpretata da una bravissima Florinda Bolkan, che andrà incontro a un terribile destino, rivelando il meschino, ignorante e vendicativo modo di pensare di una piccola e tipica comunità chiusa in sé stessa. La “maciara” viene dichiarata innocente e scarcerata frettolosamente dal maresciallo del nord troppo poco inserito nelle dinamiche di paese per prevedere il futuro della donna. Gli uomini del villaggio, che la credono comunque responsabile degli omicidi a causa dei suoi riti voodoo, decidono di giustiziarla a bastonate nei pressi di un piccolo cimitero abbandonato. In contrapposizione al barbaro linciaggio la canzone “Quei giorni insieme a te”, cantata Ornella Vanoni. I paesani temono il malocchio, si fidano ciecamente del prete del paese (che censura i giornali troppo lascivi) e disprezzano la ricca e disinibita figlia dell’imprenditore del Nord.

In questo clima arretrato e bigotto i figli fumando sigarette, uccidendo lucertole con le fionde, spiando le prostitute… e incontrano la morte per i loro peccati.

Film dai contenuti sociali, atmosfere tipiche horror nella caverna della „maciara“ alle prese con i suoi rituali ignoranti, finale tipicamnete thriller, é il film più riuscito di Fulci.

Girato nel 1972 nel caratteristico paese pugliese Monte Sant Angelo. Incontrò diversi problemi di censura visto gli argomenti, ma specialmente per la morbosa scena in cui Barbara Bouchet si mostra nuda e prova a sedurre un bambino.

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