MOCKUMENTARY finte realtà e universi paralleli

"man bites dog" ("Il cameraman e l'assassino")

“Man bites dog” (“Il cameraman e l’assassino”)

MOCKUMENTARY Def: (dalla fusione delle parole inglesi mock=finto, simulato/ironico/derisorio e documentary=documentario) si indica quel genere cinematografico o televisivo nel quale degli eventi fittizi, appositamente realizzati per la trama, sono presentati come reali o comunque creati per lo scopo della narrazione. (wikipedia)

Ogni giorno siamo esposti a un tale un bombardamento di immagini e di video che non riusciamo più distinguere l’informazione dallo spettacolo. Le informazioni ufficiali televisive sono manipolate e la rete offre centinaia di versioni soggettive dello stesso evento. Cosa sia vero e cosa sia falso è, ormai, solo una questione di scelta.

"punishment park"

“Punishment park”

Non è un caso che i mockumentaries siano diventati popolari proprio in questi ultimi due decenni. Troppe pellicole, ormai, ricorrono a questo stile a sproposito o come escamotage per girare in economia: videocamere amatoriali, telefonini, camere di sorveglianza e TV a circuito chiuso possono bastare per girare un film. “Mockumentary” (finto documentario), “found footage” (finti ritrovamenti di video), “POV” (Point of View: le inquadrature sono fatte dal punto di vista del protagonista o dell’operatore di macchina) restano, però, linguaggi perfetti per rappresentare l’ucronia o per fare accettare allo spettatore situazioni irreali. Molto efficace (e ormai molto abusato) l’utilizzo di questi stili nei film horror in grado di generare un livello di credibilità e di immedesimazione maggiore.

Mockumentary Horror Movie

Mockumentary Horror Movie

Per citarne alcuni: la brutta serie “Paranormal Activity“, i primi due terrificanti “REC” di Jaume Balagueró Bernat, l’australiano “The Tunnel” (2011), “L’Ultimo Esorcismo” (2010) di Daniel Stamm e l’italiano “Il Mistero di Lovecraft – Road to L. di Federico Greco (2005). Perfino George Romero si è avvalso di questo stile per “The Diary of the Death” (2007) una sorta di reboot ben riuscito della “La Notte dei Morti Viventi“. Il mockumentary non è certo uno stile nuovo e originale nato in questi due decenni. Orson Welles lo anticipò nel 1938 con il suo programma radiofonico “La Guerra dei Mondi“, la serie “Mondo Cane” di Jacopetti, Cavara e Prosperi (1962) e i suoi corrispettivi statunitensi come “Faces of the Death” (1978) sono dei classici del cinema di serie B, ma e se si dovesse stabilirne il capostipite cinematografico, probabilmente, sarebbe “The War Game” del 1965 diretto Peter Watkins. “TheWar Game” (1965) è un documentario della BBC che delinea lo scenario di un possibile disastro nucleare in Inghilterra. Pensato come film per la tv fu bloccato perché ritenuto “troppo raccapricciante” per il pubblico televisivo. Fu trasmesso solo vent’anni dopo per il quarantesimo anniversario del bombardamento di Hiroshima.

The War Game

The War Game

Nel mediometraggio di Watkins viene prospettata l’ipotesi di invasione cinese del Vietnam con conseguenti tensioni fra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. L’Europa diventa il teatro di una guerra nucleare tattica. “The War Game” mostra i disordini precedenti l’attacco (leggi marziali, scontri fra popolazione e polizia, evacuazioni forzate, manifestanti uccisi dalle forze dell’ordine, interviste a cittadini sgomenti), gli effetti dell’esplosione (cecità immediata per chi vede l’esplosione, l’onda d’urto, le ustioni) e i disastri del dopo bomba (la morte causata dalla radioattività, la rimozione degli oggetti di valore dai cadaveri contaminati prima che vengano brucati, il collasso delle infrastrutture, il razionamento del cibo, le esecuzioni sommarie della polizia). Fuoricampo la voce fredda e formale del cronista spiega le immagini come in un telegiornale. Difficile credere che sia stia assistendo a una finzione e non a immagini di repertorio. La critica di Watkins contro il potere è palese quando mostra i bobbies uccidere i malati terminali e intervista un cardinale che spiega con arrogante ignoranza che “Le nostre armi nucleari saranno usate con saggezza” (“Our nuclear weapons will be used with wisdom”). Nessun film è riuscito a rappresentare in modo così drammatico l’incubo nucleare, neppure “The Atomic Cafe” (1982) con i suoi collage di documentari di propaganda statunitense anni ’40, ’50 e ’60.

Mockumentary Best Movie

Mockumentary Best Movie

Peter Watkins nel 1971 dirige un altro film controverso: “Punishment Park“. Con l’aggravarsi della guerra in Vietnam e delle contestazioni interne negli USA il presidente Nixon decreta lo stato di emergenza che autorizza le autorità federali a trattenere le persone giudicate “un rischio per la sicurezza interna“. Le prigioni strabordano di comunisti, giovani, neri, femministe, contestatori, tanto da autorizzare la creazione di un sadico gioco rieducativo per queste persone sgradite. Il condannato può scegliere fra la prigione o il Punishment Park: 53 miglia di deserto da percorre senza cibo e acqua braccati dalla Guardia Nazionale. Se il condannato riesce a raggiungere la bandiera Americana al termine del percorso senza essere prima catturato, sarà liberato. Una troupe cinematografica europea segue due gruppi di condannati all’interno del “parco”. Un gruppo si rifiuta di accettare le regole del gioco opponendo resistenza, il secondo giungerà alla meta. Agli attori fu lasciata molta libertà, tanto che si immedesimarono nei loro personaggi più del dovuto, creando alcune tensioni sul set fra vittime e carnefici.

Cannibal Holocaust Movie Poster

Cannibal Holocaust Movie Poster

I due mockumentary più famosi restano, indubbiamente, “Cannibal Holocaust” (1980) di Ruggero Deodato e “Blair Witch Project” (1999) di Daniel Myrick e Eduardo Sanchez, il primo famoso per le efferatezze vere e fasulle mostrate nel film, l’altro per l’intelligente operazione di marketing e il conseguente successo di pubblico che rilanciò il genere. “Blair Witch Project“, grazie a questo storico escamoatage cinematografico, non poteva rappresentate meglio la paura umana più irrazionale e banale: la paura del buio.

I due Mockumentary d’autore più brillanti, invece, sono “Zelig” (1983) di Woody Allen e “F for Fake” (1973) di Orson Wells. Il film di Woody Allen è un divertentissimo documentario su un personaggio storico mai esistito che, a causa della sua mancanza di autostima, prende le sembianze di chi gli è vicino. Esilarante la scena in cui si trasforma in rabbino. Il film fu girato con attrezzature degli anni venti per renderlo più autentico. Allen non era nuovo allo stile documentaristico come medium comico. Molti sketch dello spassoso “Prendi i Soldi e Scappa” (1969) sono girati come un documentario sulla vita dello sfortunatissimo protagonista Virgil Starkwell. “Pensavo che fosse un mezzo ideale per la comicità, perché il formato del documentario era molto serio, così che stavi lavorando già in un’area in cui qualsiasi piccolezza contraddiceva l’impostazione seria ed era quindi divertente. E potevi raccontare la tua storia di risata in risata in risata… Lo scopo del film era una risata dopo l’altra.” W. Allen
F for Fake” è un geniale saggio cinematografico sul concetto di falso. Abile nel confondere realtà e finzione, Wells racconta allo spettatore, tramite aneddoti, ricordi e interviste, le gesta di famosi falsari, gli abbagli dei critici d’arte e l’inconsistenza che separa l’originale dalla sua copia. Il colpo di scena finale svela che la stessa pellicola di Wells non è altro che una matrioska di menzogne. Tutto è finto eppure, o forse proprio per questo, è così credibile.

Mockumentary SerialKiller Movie

Mockumentary SerialKiller Movie

Lo stile mockumentaristico si è prestato molto bene a raccontare le efferatezze di serial killer inventati. Fra i titoli meglio riusciti vanno ricordati il citazionista “Behind the Mask – Vita Di Un Serial Killer” (2006), l’efferato “The Last Horror Movie” (2003), il terrificante “The Poughkeepsie Tapes” (2007) di John Erick Dowdle, autore anche di “Quarantine” (l’inutile remake dello spagnolo “REC“), di “Devil” (il claustrofobico horror soprannaturale girato quasi esclusivamente in un ascensore) e del recente “Necropolis” (2014).

Il più morboso di questa serie è un film belga del 1992 “Il Cameraman e l’Assassino” (“C’est arrivé près de chez vous“) girato in un elegante bianco e nero e diretto dal Rémy Belvaux (morto suicida nel 2006). Una troupe televisiva documenta da vicino la vita quotidiana di un piccolo delinquente, vivendo a stretto contatto con lui. Il delinquente spiega con sbruffoneria alla troupe i trucchi del mestiere, il modo più efficace per far sparire un cadavere, come si sceglie una vittima (“le vecchiette hanno più soldi in casa e sono più facili da sgozzare“)… Di fronte alla telecamera il suo ego si rafforza tanto da sentirsi fiero delle sue gesta, la sua vita sbandata diventa uno stile, la sua visione piatta e machista del mondo è filosofia. Inizialmente l’occhio della telecamera filma impassibile le sue gesta. Ben presto, però, tutta la troupe si fa coinvolgere dai suoi modi spacconi e simpatici, fino a diventare sua complice. Rispetto ad altre pellicole le scene efferate sono davvero poche, ma la bravura di Rémy Belvaux sta nel mostrare il magnetismo e la banalità del male.

Mockumentary SF Movie

Mockumentary SF Movie

Anche la fantascienza ha approcciato i mockumentary, ma con successo decisamente inferiore.
Il recente “Europa Report” (2013) documenta il fallimento della missione spaziale diretta su Europa, il quarto satellite di Giove, alla ricerca di possibili forme di vita. Il film è composto per la maggior parte da registrazioni di bordo, da filmati di telecamere interne ed esterne all’astronave e interviste al personale terrestre che supportava la missione. Un film ben fatto, ma le parti stile format televisivo fanno perdere la credibilità del found footage.
District 9” (2009) di Neill Blomkamp inizia molto ben come un documentario sulla condizione insostenibile che si è creata a Johannesburg, dove gli abitanti sono costretti a convivere con un gruppo di alieni, ma nella seconda parte il film vira inspiegabilmente in action movie.
Migliori i fanta epidemici “The Gerber Syndrome” del 2011 (ottimo film italiano su un virus pandemico che dilaga rapidamente in Europa) e “The Bay” del 2013 (in cui parassiti marini fanno scempio di corpi umani).

death_of_a_presidentDeath of a President“(2006) di Gabriel Range è, invece, un intelligente mockumentary fantapolitico che si interroga sul potere di manipolazione dei media. Come sarebbero andati i fatti se G. W. Bush fosse stato ucciso durante il suo mandato? Il film è girato con estrema abilità come un vero documentario televisivo, stessi tempi e stessa piattezza didascalica. Attraverso una serie di selezionate interviste faziose, a distanza di anni dal tragico evento, il documentario crea un revisionismo storico patriottico e auto indulgente finalizzato a giustificare le scelte del governo americano: dal giorno della memoria per l’uccisione di G.W.B. alle guerre contro tutti i paesi canaglia scoppiate per vendicarlo. Materiale di archivio, interviste a persone reali e riprese live vengono montate e mescolate con materiali di pura finzione tanto abilmente da creare una realtà parallela facilmente credibile.

Mockumentary Fantasy Movie

Mockumentary Fantasy Movie

Il fantasy/horror si pregia di un paio di chicche: “Troll Hunter” e “Incident at Loch Ness“. “Troll Hunter” è un godibilissimo film norvegese del 2009. Tre studenti in giornalismo vogliono fare un video di denuncia contro la caccia agli orsi. Grazie alle loro interviste incontrano per caso un bracconiere che sembra eserciti la caccia senza i regolari permessi. Iniziano a seguirlo di nascosto, ma la verità che scoprono è ben oltre la loro immaginazione. Divertentissimi i mostruosi Troll.
L’idea geniale alla base di “Incident at Loch Ness” (2004) di Zak Penn è l’interpretazione di Werner Herzog (in veste solo di attore). Herzog è ingaggiato da Zak per girare un documentario sul leggendario mostro scozzese. Il suo approccio è quello di considerare l’esistenza del mostro come un fenomeno psicologico collettivo. Deve scontrarsi, però, con la produzione che, invece, è intenzionata a offrire al pubblico un film meno riflessivo e più spettacolare. “Incident at Loch Ness” sembra il back stage di se stesso. Il risaputo carattere inflessibile di Herzog dà un tocco di credibilità in più a questa “divertente” pellicola. Vale la pena guardare questo film solo per i primi dieci minuti in cui Herzog viene intervistato. Spesso, soprattutto negli Stati Uniti, questi film sono accompagnati da campagne di marketing virale più belle del film stesso. Siti web, clip inediti su you tube, finti articoli di giornale che circolano sui social network, back stage incompiuti… diventano tasselli essenziali che arricchiscono e completano la pellicola, non limitandola al ristretto spazio della sala cinematografica.

In provincia di Cuneo dal 2010 si svolge un divertente festival interamente dedicato al mondo dei Mockumentary. Chi desidera può partecipare, creando il proprio mockumentario. Per maggiori informazioni http://www.cinelabio.eu/ http://www.pdff.it/#mission  

1 commento

  1. […] campo cinematografico mockumentary e found footage sono stili che si prestano alla perfezione a rappresentare l’ucronia. […]

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