JOHN CALE – una vita in musica

JOHN CALEGallese classe ’42 John Cale è una fra le più importanti e meno conosciute figure della storia ella musica. Tutti lo ricordano solo per la breve e intramontabile parentesi dei Velvet Underground, ma la sua carriera è ben più vasta ed eclettica.

Si forma artisticamente come musicista classico, particolarmente ispirato dal suono della viola (che lui definirà “the saddest of all instruments“). Inizialmente affine a compositori di avanguardia come Stockhausen, LaMonte Young e John Cage si trasferirà a New York all’inizio degli anni 60.
Non era facile trovare un amico a New York” afferma, specie agli inizi quando parlava quasi esclusivamente gaelico e nessuno lo comprendeva.
È proprio nella grande mela che la sua vita artistica verrà rivoluzionata dall’incontro con Lou Reed con cui fonderà i Velvet Underground. “Il genio letterario di Lou e l’ardimentoso rumorista che ero io furono il motore di quell’anomalia musicale.

Storia conosciuta, immortali i primi 2 album, dopodiché l’abbandono, ma non il declino!

Dagli anni 70 Cale fu collaboratore e produttore delle più importanti icone della musica degli anni 70 e 80 e firmò più di una ventina di album solisti.

Nico

Nico

Terminato il sodalizio con i Velvet partecipò a “Bryter Layter” di Nick Drake, produsse  dischi diNico, Patty Smith (Horses), Talking Heads, Police, Happy Mondays, ma sopratutto, l’esordio degli Stooges.

Rientrato in Inghilterra un nuovo importante incontro: i Roxy Music, in particolare Brian Eno e Phil Manzanera, che diede i natali a una nuova stagione creativa.

John Cale Vintage Violence

John Cale Vintage Violence

La musica di Cale non è facile da affrontare. Troppo leggera quando ci si aspetta inaccessibili sperimentazioni con “Vintage Violence” del 1970 il suo primo album solista. Pop Rock Folk in Paris 1919 (1973). Claustofobica con “Fear” (1974) album che inizia con una ballata per pianoforte che si trasforma in urla e rumore (“Fear is the man’s best friend”), che continua con un sound alla Beach boys e termina con la velvettiana “Gun”.

John Cale The Island Years

John Cale The Island Years

Helen of Troy” del 1975, nonostante sia stato pubblicato senza il consenso dell’autore, è un album più compatto quasi punk in cui spiccano alcuni fra i suoi brani più riusciti: “My Maria“, “Helen of Troy“, “Pablo Picasso” (nel 2003 David Bowie ne fece una bella cover in “Reality”), e la stupenda e disperata “Leavig up to you”.
Slow Dazzle” (1975) è una personale rivisitazione della musica anni 50, punta di diamante dell’album la decadentissima “Heartbreak hotel” di Elvis. Dopo una pausa ritorna un deludente “Honi Soit” (la cui copertina fu disegnata da Warhol), ma che contiene “Rosegarden Funeral of Sores” (reinterpretata in seguito dai Bauhaus) e l’anno successivo (1982) con un capolavoro: “Music for a New Society“. Apre “In

John Cale Music for a New Society

John Cale Music for a New Society

the library of Force” in cui Cale recita più che cantare su un tappeto minimale di rumori per poi dissolversi in dolci accordi di piano. L’indefinibile “Taking your life in your hands” mischia clavicembalo a suoni hawaiani, come “(I keep a) Close watch” abbina piano e batteria con la zampogna. Cale canta, recita, si lagna, in canzoni sofferte come la bellissima “Broken Bird”.
Artificial Intelligence” scivola un po’ inosservato fra le vette del precedente lavoro e di quello successivo “Words for the dying” dedicato ai morti della guerra delle isole Falklands. L’album è

john cale Artificial Intelligence

john cale Artificial Intelligence

composto da tre parti: la prima “The Falklands Suite” è composta da poesie di Dylan Thomas recitate da Cale e rotte da due intermezzi orchestrali. La seconda “Songs Without Words”: due pezzi solo per piano e la melanconica e notturna “The soul of Carmen Miranda”. Evidente la stretta collaborazione con Eno, anticipatrice dell’album “Wrong Way up” di Eno/Cale.

John Clae words for the dying

John Clae words for the dying

Dopodichè una fin troppo lunga pausa causata anche dall’abuso di droghe e dalla successiva fase di disintossicazione. Occorrerà attendere il 1993 per rivederlo veramente in forma con il freddo riavvicinamento a Lou Reed per il commuovente concerto “Song for Drella” in memoria di Andy Warhol a cui seguirà una triste reunion dei Velvet Underground. Del 1996 il suo nuovo progetto solista “Walking on Locusts (Hannibal)”, ma, soprattutto, il 2003 con lo spiazzante “Hobo Sapiens”.

john cale hobosapiens

john cale hobosapiens

L’hobo è un nomade quando è in un posto sogna il posto dove andrà domani. È il futuro…M’importa solo quel che farò domani e non dò nessuna importanza a ciò che è passato.
Zen” il suggestivo brano di apertura è costruito sul suono di drum machine e campionamenti minimal. Segue la terribile “Reading my mind” che sembra uscita più dal peggiore Battiato fuso con coretti soundtrack anni 60. Un sottofondo tutto rumore di vespini e insulti in italiano. Forse la sua visione del nostro paese. “Things” promette un album molto leggero e pop, attese messe in dubbio dalla bella “Look Horizon” in cui torna prepotente l’uso della drum machine. Ricorda più il Bowie di “Outside” o di “Seven Years in Tibet”. “Magritte” resta sulle stesse atmosfere aggiungendo suoni di archi e cambi improvvisi di direzione. “Archimedes” è un collage musicale di 4minuti e 40. Seguono “Caravan” con il suo lento crescendo “Bycicle” un funky-dance elettronico anni 90, “Twilight Zone” più rockeggiante, una poco accessibile “Letter from Abroad”. Chiudono “Things X” una ripresa lisergica della traccia n.3 “Thing” e la classica e immensa “Over her Head” con una coda musicale di viole distorte tipiche di Cale.

John Cale Hobo Back

John Cale Hobo Sapiens Back

Iperattivo e attento a ogni novitá musicale (dice  di preferire l’hip hop al rock attuale) rassicura: “Ho quasi finito un nuovo album: ci sono canzoni sui vampiri e sui cartoon giapponesi, mi piace inventare cose che nessuno si aspetterebbe“.

Colto intellettuale e buon conoscitore della storia e della letteratura italiana del dopoguerra (Pier Paolo Pisolini, Elio Vittorini  e Ezra Pound.) passerà da Brescia sabato11 settembre 2010 per l’unica data italiana del suo Tour “When past & future collide: John Cale’s Paris 1919 with orchestra“.

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