Mockumentary 1: CANNIBAL HOLOCAUST

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La prima volta che lo vidi ero poco più che bambino.
Lo trasmettevano in versione censurata su qualche rete televisiva privata. La prima impressione fu di un film frammentario e poco chiaro visto che il protagonista sparisce dopo il primo tempo. Quello che rimaneva erano sesso, sangue e violenza. In genere, questo film viene ricordato solo per questi motivi, ma “Cannibal Holcaust” è un film innovativo e originale che dettò le moderne regole di un interno filone cinematografico. La struttura del film è ancora oggi spiazzante. Mockumentary, found footage, live action, immagini di repertorio, riprese in soggettiva e con la camera a mano… tutto utilizzato al meglio per raccontare la storia. La prima parte del film fu girata in 35mm mentre la seconda (la proiezione della pellicola recuperata nella jungla) in 16mm: un escamotage all’epoca geniale per rendere ancora più credibile l’aneddoto della pellicola ritrovata. Anche la leggenda dello snuff movie aleggiò sul film di Ruggero Deodato. La campagna pubblicitaria si basava sulla morte dei quattro giornalisti/attori che, per contratto, dovevano davvero scomparire a riprese ultimate. Deodato dovette portarli in tribunale per dimostrare di non averli uccisi.

Cannibal Holocaust - Impalamento

Cannibal Holocaust – Impalamento

L’antropologo Harold Monroe parte alla ricerca di quattro documentaristi scomparsi nella foresta amazzonica durante la loro ultima spedizione. Più si addentra nella jungla, più il viaggio diventa pericoloso. Le tribù che vivono nascoste nella foresta sono aggressive e i mercenari che accompagnano Monroe si dimostrano rozzi e brutali. Il professore e la sua squadra assistono (un po’ impotenti e un po’ complici) a stupri e torture fino a incontrare, nel cuore della jungla, la tribù cannibale e i resti scarnificati della precedente missione. Conquistata la loro fiducia, Monroe si fa consegnare la pellicola che la sfortunata troupe aveva girato.
Tornato a NY consegna i nastri agli studi televisivi che avevano commissionato la spedizione. Il restauro della pellicola è difficoltoso. Procede a rilento perché i montatori si rifiutano di lavorare a quel materiale. Le prime proiezioni mostrano morbose e ossessive scene di fucilazione girate in precedenza in Africa. Nel frattempo Monroe intervista parenti e amici dei giornalisti scomparsi. Iniziano a emergere numerosi interrogativi sulla moralità dei quattro ragazzi morti in Amazzonia.

Finalmente restaurate, le pellicole vengono visionate. Monroe assiste con amarezza al cinismo e al sadismo dei giovani giornalisti e alla loro raccapricciante fine.
Cannibal Holcaust” riserba il meglio e il peggio in questi ultimi quaranta minuti: lo squartamento (purtroppo vero) di una tartaruga gigante, l’amputazione di una gamba, l’incendio di un villaggio, l’allora sconosciuto Barbareschi che spara a un maialino (altra scena tristemente vera), corpi putrefatti, il parto e la lapidazione di una donna, una indio stuprata da due dei giornalisti che verrà poi impalata, l’evirazione, la decapitazione e lo smembramento dell’intera troupe.
Quando il documentario finisce e le luci in sala si accedono, i dirigenti, disgustati, rinunciano a mostrare ad altri i filmati dei reporter e ordinano al proiezionista Billy la loro macerazione.

Cannibal Holocaust - Smembramento

Cannibal Holocaust – Smembramento

L’ultimo colpo di genio di “Cannibal Holocaust” sono i titoli di coda in cui apprendiamo che “Il proiezionista Billy K. Kirov è stato condannato a due mesi di reclusione con la condizionale e al pagamento di una multa di 10.000 dollari per sottrazione di materiale cinematografico. Noi sappiamo che per quel materiale ne ha ricevuti 250.000

Da ricordare la bella colonna sonora di Riz Ortolani: la dolcissima canzone dei titoli di testa e l’inquietante tema elettronico.

Purtroppo il resto della filmografia di Deodato è di gran lunga inferiore. Del filone cannibale non sono alla stessa altezza né il precedente capitolo “Ultimo Mondo Cannibale” (1977) né il successivo “Inferno in Diretta” (1985). Andrebbe rivalutato, invece, “La Casa sperduta nel Parco” (1980) molto simile a “L’Ultima Casa a Sinistra” di Wes Craven, ancora oggi piuttosto morboso.

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