SGUARDI sul CINEMA di ANIMAZIONE parte 1: Gli ESORDI – i DIMENTICATI

Chronopolis Piotr Kamler

Chronopolis di Piotr Kamler – lungometraggio perduto vincitore a Cannes nel 1982

Breve storia del cinema di animazione: i primi cartoni animati,  i maestri della stop motion, i capolavori dimenticati, gli artisti, nuove frontiere dell’animazione.

Cartoni animati” NON vuol dire solo Walt Disney, Pixar o Miyazaki.
L’intenzione di questo articolo è accennare ai primi nostalgici passi dell’animazione, ma soprattutto ricordare vecchie glorie del cartoon, riscoprire progetti interessanti a volte riusciti altre volte meno e cercare le più interessanti novità del settore.

I PRIMI PASSI dell’cinema di animazione
I primi disegni animati risalgono al 1908. Il cinema è ancora agli albori e la voglia di sperimentare tutte le possibilità di questo nuovo media portarono Emile Cohl a utilizzare i suoi disegni per crearne un film. Il primo cartone animato in assoluto dura meno di 2 minuti. “Fantasmagorie” è la successione di 700 disegni con lievi variazioni, posti  ognuno sopra un piano di vetro illuminato. L’effetto (e l’ispirazione) sono i daumenkino in carta che, se sfogliati rapidamene, davano l’effetto del movimento.
Nel 1910 Winsor McCay animò alcuni dei suoi famosi personaggi dei fumetti creando divertenti cortometraggi di 10 – 15 minuti come “Il Piccolo Nemo” e “Gertie il dinosauro


Sempre in quegli anni Ladislav Starevicz inventò la stop motion. Esempio più noto della sua tecnica è “La vendetta di un cineoperatore” i cui protagonisti sono degli scarafaggi.

Forse il primo capolavoro è lo spettacolare ‘Le avventure del principe Achmed’ del 1923 della regista tedesca Lotte Reiniger adattamento del libro “Le 1000 e una notte” girato con la tecnica delle ombre cinesi a cui si susseguono fondali colorati.


Ma ormai il maledetto topo inizia a spopolare e quest’arte si trasforma sempre più in intrattenimento per bambini. Nascono vari personaggi divertenti: da Felix il gatto (di Pat Sullivan) a Ignaz il topo e crazy cat. Ko-Ko il clown e Betty Boop (dei fratelli Fleischer), Oswald the lucky rabbit. E ancora, intorno agli anni 30, nati dalla concorrenza Disney / Werner, Duff duck, PopeyeBugs Bunny, fino ai primi supereroi negli anni 40.

Il cartone animato viene relegato a un prodotto di intrattenimento, un po’ surreale e divertente, pieno di gags, e personaggi stilizzati.
Vanno comunque ricordate le Silly Symphony della Walt Disney: cortometraggi autoconclusivi in cui la musica si sposa perfettamente con immagini divertenti e fantasiose.


E come documento storico “Censored 11“: “undici cartoon (10 Merrie Melodies e 1 Looney Tune) che furono ritirati dalla distribuzione nel 1968 dalla United Artists. I cartoons in questione, infatti, furono (e sono tuttora) ritenuti offensivi, in quanto la loro trama ruota attorno alla raffigurazione stereotipata di persone Afro-americane. Per questo motivo, dal 1968 ad oggi non sono più stati trasmessi in televisione né sono stati pubblicati ufficialmente nel mercato dell’home video.” (tratto dal forum di tntvillage)
Bisognerà attendere gli anni 70 e la rivoluzione manga per nuova concezione del prodotto seriale cartoon più attento a una fascia di utenti adulta.

I DIMENTICATI –  i cartoni animati dell’EST Europa e altri maestri.
Sotto i regimi comunisti nascono scuole d’arte particolarmente interessanti in cui si formeranno i migliori disegnatori di cartoni animati. Le storie, purtroppo, a causa della censura ideologica, rimangono spesso puri esercizi stilistici. I soggetti si ispirano per lo più a canzoni contadine, a leggende, alle favole e alla storia del proprio paese. Questi artisti esploreranno il colore le forme mascherando la loro necessità di libertà con nuove forme stilistiche . Spesso i paesaggi sono astratti o i tratti sono accennati come in “Sisyphus” di Marcell Jankovics.

L’ungherese Reisenbüchler Sándor regala animazioni di poesia astratta, ma saprà affrontare anche questioni quali la fame, l’inquinamento, la morte, la tecnologia, la guerra nel cortometraggio “Il tempo dei barbari”.

Negli anni 60 a Praga esordisce Jan Svankmajer che confezionerà opere surrealiste animando sculture di plastilina con la tecnica dello stop motion, tecnica già utilizzata da un altro illustre cecoslovacco: Karl Zeman. Suoi sono i fantasiosi adattamenti del Barone di Münchhausen e dei romanzi di Jules Verne.

Piotr Kamler è un animatore polacco classe 1936. Grande artigiano legato alle avanguardie artistiche e musicali degli anni 60. Nei primi anni 80 presenta a Cannes il suo unico lungometraggio “Chronopolis”.
“Non vi sono prove a sufficienza della non esistenza della città di Chronopolis. Al contrario, i sogni ed i manoscritti sono concordi nell’affermare che la storia della città sia una storia di eternità e desiderio. I suoi abitanti, ieratici ed impassibili, hanno come sola occupazione e come solo piacere, quello di comporre il tempo. Nonostante la monotonia dell’immortalità, essi vivono in attesa; un rilevante evento dovrà manifestarsi durante l’incontro tra un peculiare istante ed un essere umano. Ora, quell’atteso istante sta preparandosi…”
I bizzarri abitanti di Chronopolis sono potenti immortali impegnati a costruire oggetti animati che si incontrano, si scontrano, si riproducono creando un’illusione di tempo, fio a quando un astronauta (?) scala la montagna della città per portare agli impassibili eterni un letale dono.
Un capolavoro completamente dimenticato e spazzato via dalle moderne tecniche di animazione. Computer graphic e montaggi frenetici da videoclip rendono oggi la visione di questo gioiello assai ardua. I lunghi tempi morti del film e le musiche di Luc Ferrari sono indispensabili per rappresentare la noia dell’immortalità.
Ancor meno abbordabili i precedenti lavori di Kamler, ma non per questo meno affascinanti.
Fra questi lo psichedelico “Délicieuse Catastrophe” degli anni 70.

Altro grande dimenticato europeo è il belga Raoul Servais (classe 1928).
Vincitore di tutti i premi più prestigiosi del settore nessuno lo ricorda più se non in qualche stantia rassegna che lo omaggia più come un monumento a un caduto che come un geniale autore ancora in attività. La sua tecnica si evolve presto da un approccio pittorico molto personale, alle superbe animazioni surrealiste che sembrano scaturite direttamente dalle visioni di Max Ernst. I suoi lavori sono sempre una perfetta miscela di satira, di ironia e di onirismo.

Harpya” è il suo cortometraggio più famoso in cui è racchiuso tutto il suo immaginario surrealista.
Altre sue brevi perle di bravura: “Goldframe” 4 minuti elegantemente disegnati ad inchiostro. Il satirico “Aktaktion” sulla condizione umana. Il giurassico futuribile “Sirene”. La favola antimilitarista “Operation X-7

Il settantenne Jurij Borisovič Norštejn è il più grande maestro russo d’animazione. Personaggio strano che ha lavorato a moltissimi film, ma che ha realizzato ben poche opere. Quelle poche, però, hanno fatto scuola e incetta di premi in tutto il mondo.
Il riccio nella nebbia” è il suo lavoro più famoso e, non a caso, considerato da Hayao Miyazaki uno dei film preferiti visto che si tratta di poesia.

Ma è il lungometraggio Skazka skazov (Il racconto dei racconti) del 1979, che viene celebrato (in maniera eccessiva) come il più grande cartone animato di tutti i tempi. Difficile, ostico, a tratti estenuante e intriso di cultura russa. Realizzato con diversi tipi di disegno e découpage animato, è un flusso di ricordi d’infanzia e di guerra, intrecciati a immagini oniriche ed echi di tradizioni del folclore russo.
All’apice del successo nel 1985 venne licenziato dalla Soyuzmultfilm poiché stava impiegando troppo tempo nella realizzazione del suo ultimo film, un lungometraggio tratto dalla novella “Il Cappotto” di Gogol: dopo due anni di lavoro, Norstein e il suo team (lui e la moglie e Zhurkovskiy) avevano realizzato soltanto 10 minuti di pellicola. Recentemente ha collaborato (con parsimonia) alla realizzazione di “Winter Days” ( 2003) e “Il libro dei morti” di Kihachirō Kawamoto, due curiosi film di animazione di mini-marionette.

1 commento

  1. Recent reviews indicate that five years after the Institute
    of Medicine’s landmark research, To Err Is Human: Building a Safer Health System (2000),
    hospitals have made little progress in implementing patient security options to
    cut back medical errors.

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