DAFT PUNK – tron legacy the soundtrack

daft-punk-tron-legacy soundtrackChi meglio dei Daft Punk poteva dare il giusto tocco musicale a TRON dopo 30 anni dalla sua nascita? Solo loro. Pop come il film, elettronici come i nostri tempi, non banalmente dance né pretenziosamente intellettuali. La loro musica è perfetta per togliere quella patina di polvere e far brillare nuovamente i neon azzurri delle tute dei giocatori del videogame.
TRON Legacy (film) è una stupidaggine, ma grazie a questa colonna sonora si gode di molti momenti di esaltazione.
Anche la musica, però,  staccata dal film risente della mancanza delle immagini e il solo ascolto dell’album genera noia. I Daft Punk si sono attenuti troppo alle regole di un’adeguata colonna sonora e le loro tipiche sonorità sono soffocate da archi, fiati e crescendi alla Gorge Williams.
“Overture” preannuncia il peggio: un crescendo orchestrale già sentito mille volte.
Outlands” e la successiva “Adagio for Tron” fanno pensare di aver comprato una delle solite pretenziose colonne sonore di quel mestierante di John Barry.
In mezzo sono già scivolate nel nulla 7 tracce di cui solo “The son of Flynn” e “Arena” si salvano senza, però, essere nulla di chè.
Bisogna aspettare “End of the Line” per scaldare i motori e decollare con la breve, ma adrenalinica “Derezzed”. “Solar sailer” fa sognare paesaggi oleografici. “Disc war” funziona bene: attacca con drammaticità orchestrale per cambiare in un’improvvisa toccata e fuga elettronica.
Il resto sono tracce didascaliche alle scene del film della Disney in cui i DJ giocano a fare i direttori d’orchestra.
Perfino negli End titles il nostro amato duo non riesce ad abbandonare le strette logiche filmiche e dopo una bellissima intro di 1min e 30 prende il sopravvento una patetica musica maestoso/vittoriosa

Ben poco di questa musica regala emozioni futuristiche. Poca la fantasia, molti i tentati plagi a Philip Glass.  Peccato perché con l’album “Human After All” avevano appena creato un sound ElettroPopPunk perfetto, con un occhio al futuro e un orecchio al passato, forse più adatto a TRON della sua stessa colonna sonora.

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AMBIENT FESTIVAL – Brescia

SEGNALIAMO QUESTO EVENTO:

Terza edizione di AMBIENT FESTIVAL Brescia.
Cinema > Musica > Dibattiti > Arte

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Inaugurazione Lunedì 28 marzo 2011

IL CIGNO NERO – più Natalie Portman che Darren Aronofsky

black-swan Darren Aronofsky con Natalie Portman“Il CIGNO NERO” è una noiosa idiozia e Aronofski si rivela per quello che è veramente: chiacchiere e distintivo. “Il Teorema del delirio” ha, giustamente, spiazzato e fatto esultare orde di cinefili, dopodiché un lento, ma inesorabile declino. Questa tappa della sua filmografia è un ulteriore passo falso (di danza).

pi-il-teorema-del-delirio Darren Aronofsky

Pi il teorema del delirio

Tutto il film ruota intorno alla bellezza della Portman, ballerina brava, fragile e repressa, ma anche ridicola nei suoi tentativi di masturbarsi e nelle fintissime scene d’amore lesbo (più ginecologiche che erotiche).
Alla ricerca della perfezione stilistica, ha il difficile ruolo di prima ballerina ne “ Il lago dei cigni”. Nina (questo il nome della protagonista) è bravissima a interpretare il cigno bianco (simbolo di purezza), ma si trova bloccata nella rappresentazione del suo lato oscuro: il cigno nero, simbolo di sessualità, seduzione e ambiguità.
Nina, provata emotivamente, deve barcamenarsi con l’amore ossessivo di una madre invidiosa e con l’arrivo di una promettente e disinibita ballerina che forse cerca di sedurla e di rubarle il ruolo. La tensione a cui è sottoposta mina il suo equilibrio mentale e inizia a confondere immaginazione e realtà.

Natalie Portman

Natalie Portman

La competizione fra le due ballerine è basato sul solito tema del doppio, mentre il rapporto madre/figlia emula malamente quello di “La pianista” di Haneke.
Il film non approfondisce l’ambiente del teatro, non indugia sulla suggestione del “dietro le quinte” e la regia segue poco ispirata i movimenti del balletto.
La MDP pedina la nuca della Portman come un film dei Dardenne, ma con freddezza e distacco.
Le paranoie di Nina mischiano psicologia spiccia e horror trito.
La storia non vuole diventare di genere per non perdere l’arroganza del film d’autore.
Resta la prova di una bravissima attrice che si è appena portata a casa un Oscar.
Tutto il resto è noia.

black_swan_posterDarren Aronofsky con Natalie Portman

ICONE cyberPUNK

cyberpunk film Nirvana - Hardware - Ghost in the Shell Johnny Mnemonico

Cyberpunknk film: Nirvana - Hardware - Ghost in the Shell - Johnny Mnemonico

CINEMA
Il cinema arriva con un decennio di ritardo con le trasposizioni fedeli dei romanzi Cyberpunk, nonostante tante pellicole siano già state influenzate da questa nuova generazione di scrittori.
Nirvana” di Salvatores (1997)
rimane uno dei più bei film di questo genere, è un ottimo ed equilibrato riassunto di tutti i cliché, tanto da poter essere eletto film icona cyberpunk, alla faccia di Martix.
Hardware” di Richard Stanley (1990)
Uno dei primi film in perfetto stile cyberpunk.Un po’ ingenuo rivisto oggi, ma ancora ricco di spunti suggestivi. Divertenti i camei di Iggy Pop il teleprete e Lemmy Kilmister (Motörhead) il tassista.
Gohst in the shell” di Mamoru Oshii (1995)
Cartone animato tratto dall’omonimo manga di culto.
Un capolavoro di animazione. Il sequel del 2004 è altrettanto bello nonostante una trama più confusa.
Johnny Mnemonic” di Robert Longo (1995)
Ovvero come utilizzare tutti gli stereotipi Cyber e buttarli nel cesso. Il film, bruttissimo e noioso, resta però coerente con tutti i temi cari al genere.

Cyberpunk television: Aeon Flux- Lain - Cowboy Beebop - Max Headroom

Cyberpunk television: Aeon Flux- Lain - Cowboy Beebop - Max Headroom

TELEVISIONE
Inizialmente la televisione si dimostra più attenta a recepire la sfida imposta dalla nuova frontiera della fantascienza, nonostante la tecnologia fosse ancora arretrata per poterla rappresentare in maniera realistica.
Max Headroom” 1985 – 1987 1988
Il personaggio creato da Annabel Jankel e Rocky Morton nasce nel 1985 come annunciatore virtuale creato dal computer per il canale inglese Channel 4, forte dell’esplosione dei video musicali e dell’era informatica.
Nel 1987 nasce la mini serie in perfetto stile, nonostante effetti speciali molto economici.
Æon FluxPeter Chung (1995)
Mutazioni genetiche, complotti, dittatori che vivono in altre dimensioni, letali innesti cibernetici. Un cult.
Cowboy beepopShinichirō Watanabe (1998)
Cacciatori di taglie stile western attraversano le periferie spaziali vintage/futuristiche.
Nel 2011 è atteso il film con (che palle) Keanu Reeves. Speriamo non sia brutto tanto quanto l’adattamento di Æon Flux.
Serial experiments lainYasuyuki Ueda (1998)
La trama è incentrata sulla vita di Lain e le sue scoperte sul confine tra la realtà e il mondo virtuale di una futuristica rete Internet chiamata Wired.nbsp;

Cyberpunk book: Snowcrash - Sintetizzatori umani - Cuore Punk - Permutation City

Cyberpunk book: Snowcrash - Sintetizzatori umani - Cuore Punk - Permutation City

LIBRI
Visto che in Italia nessuno sa più leggere, i libri più interessanti, spesso, non sono stati tradotti. Escludendo William Gibson e Bruce Starling, considerati i padrini di questo genere, questi autori restano le roccaforti della nuova letteratura di fantascienza e i titoli sono immancabili opere Cyberpunk da conoscere o rivalutare.
Snowcrash” di Neal Stephenson
L’invenzione del Metaverso e del termine Avatar.
Sintetizzatori umaniPat Cadigan (1991)
Giovani hacker (auto)distruttivi, registi di videoclip in realtà virtuale, Intelligenze artificiali. “Strange days” probabilmente si è ispirato a questo film.
Cuore punkJohn Shirley
antologia di racconti di un ottimo autore poco tradotto in Italia.
Permutation CityGreg Egan
Lo scrittore afferma con assoluta determinazione che questo libro è Fantascienza hard (intesa come scientifica non porno) e non cyberpunk, ma troppe etichette mi hanno solo disturbato.
Realtà virtuali, universi paralleli, trasmigrazioni mentali su hard disk,…Greg Egan resta uno dei migliori scrittori cyber che lo voglia o meno.

CYBERPUNK: fantaperiferie decadenti, realtà virtuali e simbiosi meccaniche

cyberpunk frank miller adult comic  - cyberpunk

Frank Miller + Geof Darrow: Hard Boiled

Prima di Blade Runner il futuro nelle pellicole di fantascienza, non puzzava, non era umido e non era difettoso. Qualche oggetto di design strampalato dava le connotazioni futuristiche delle abitazioni. L’era informatica era rappresentata da poco più che calcolatrici parlanti e servili robot domestici (pronti a trasformarsi in Frankenstein moderni).Dopo il capolavoro di Ridley Scott gli ambienti asettici e minimalisti sono

Philippe Druillet film adult comic La Nuit  - cyberpunk

Philippe Druillet film La Nuit

diventati riservati a classi di tecnocrati benestanti. Il resto della metropoli è una gigantesca favela tecno-decadente dove tutto è mal funzionante. Questo è lo scenario imposto dalla rivoluzione cyberpunk, il punto zero da cui è stata riscritta la fantascienza moderna. Ma ne rappresenta anche il limite. La città descritta nel pessimo “Il quinto elemento” degli anni 90, sembra solo a qualche miglio di distanza da quella di Blade Runner tanto è simile. E, purtroppo, anche quella rappresentata nel bellissimo “Immortal” di Enki Bilal ne sembra solo una copia. I ritrovi malfamati sono sempre dei bar non tanto diversi dai saloon visti mille volte nei film western.

Nonostante Spielberg si avventuri spesso nel campo fantascienza è incapace a immaginare futuri scenari sociali. Solo “Minority Report” ha un guizzo di originalità. Il traffico è completamente regolato e le auto sono poco più che cabine che viaggiano su rotaie leggere ancorate fuori dalla porta della propria abitazione. Si accende l’auto e un timer comunica quando il proprio veicolo potrà immettersi nel traffico. Per il resto, come in “AI”, le città e le abitazioni non hanno nessuna vera atmosfera futuribile. “Gattaca” di Andrew Niccol aveva provato a immaginare un nuovo tipo di scenario. Tutto in quel film è ordinato e pulito e nello spazio ci si va in giacca e cravatta dopo aver timbrato il cartellino come dei banali burocrati.

Insomma è da 30 anni che il futuro al cinema viene riproposto sempre uguale. Il cyberpunk (filmico) ha giustamente creato un punto di non ritorno, ma ha dato per assodato e certo un immaginario ormai vecchio di cui si è scavato ogni più sordido aspetto. Il cinema ha trascurato gli aspetti sociali e urbanistici per concentrarsi sul fattore “realtà virtuale”, altro caposaldo del movimento cyber . Il videogioco diventa la nuova alternativa della vita umana e questa dimensione parallela è il “non luogo” dove si ama, si combatte, si vince o si muore. Ne sono un esempio la trilogia di Matrix o “Avalon” di Mamoru Oshii (il regista di “Ghost in the shell”), ma anche il recente “Inception” del 2010 di Nolan: ambientato ai giorni nostri, ma strutturato come un libro di Gibson. La svolta e l’originalità del film sono dati da una rivisitazione della “matrice”. I cowboy della consolle, anziché connettersi con la rete, si connettono direttamente con i sogni e con il subconscio delle persone.

Bjork: "All is love" video di Chris Cunningham  - cyberpunk

Bjork: “All is love” video di Chris Cunningham

Altro aspetto fondamentale della fantascienza moderna è la simbiosi uomo-machina. L’assenza di distinzioni nette fra carne e silicio. Le macchine e i computer non sono più elementi estranei e nemici che invidiano la nostra umanità (“Generazione Proteus”), ma sono parti integranti del proprio corpo, poco più che delle estensioni dei propri arti. Non possedere una porta USB sulla nuca è un po’ come essere un dattilografo senza dita. Tetsuo (Shinya Tsukamoto) soffriva e godeva durante la propria trasformazione, i protagonisti di eXistenZ (Cronenberg) si eccitano collegandosi al pod tramite le proprie bio-porte.

Ranxerox - Stefano Tamburini Adult comic Cyberpunk

Un’icona Cyberpunk: Ranxerox di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore

HOMELAND – Laurie Anderson la vecchia fantascienza

Laurie-Anderson-Homeland

HOMELAND è l’ultimo lavoro del 2010 caretterizzato da un’orribile quanto incomprensibile copertina.
“Transitory Life” apre con violini e basso molto accattivanti. Vocalizzi arabeggianti richiamano i Dead Can Dance e dopo due minuti parte il classico recitato di Laurie Anderson. Tutto l’album è racchiuso in questa prima impressione. Bello, ma tutto già sentito.
La sussurrata “My Right Eye” sembra il classico “O Superman
In “Thinking of You” echeggia Philip Glass nel ritornello ricco di viole.
L’esotica “Strange Perfumes” scivola via dalle orecchie e stride con l’attacco di “Only an Expert” canzone lunghissima quasi techno con la guest star Lou Reed alla chitarra.
Falling” sembra uscita dall’album Bright Red di quindici anni fa.
Another Day in America” altra canzone lunghissima recitata con voce distorta. Lo splendido tappeto musicale su cui si appoggiano le belle liriche dell’artista fa di questa traccia uno dei migliori momenti dell’album.  Quasi irritante l’aggiunta della voce di Antony per darle un tocco più alto.
La molto curata “Bodies in Motion” precede l’inusuale (per Laurie) lento crescendo di “Dark Time Revolution”.
“The Beginning of Memory” è una reprise della prima traccia. Qui la cantante racconta una sua classica storia divisa fra intimità, surrealismo e apparente non-sense in modo egregio come ci ha abituati. Chiude “Flow” brano affidato alla strumento prediletto di Laurie Anderson, il violino.

Homeland è un’opera autoreferenziale dedicata a chi conosce già l’artista. Indiscutibilmente bella ed elegante quanto fredda. Un CD che fa un gran figurone nella propria collezione, ma che raramente si ha voglia di ascoltare. Più interessante il CD multimediale allegato. La Anderson si racconta, spiega il suo lavoro, si analizza.. Spezzoni di concerti, di interviste, di performance. Due palle. Homeland, nonostante ottimi momenti musicali e estratti interessanti, sembra un epitaffio e puzza di morto.

Laurie è un’artista a 360 gradi che ha influenzato ogni campo dell’arte. Ha collaborato con i più autorevoli musicisti e intellettuali del secolo scorso. Esempio massimo William Burroughs in “Home of the Brave”. Su di lei si possono solo sprecare aggettivi lusinghieri.
Ma i migliori sperimentatori fanno subito scuola e le loro lezioni vengono assimilate e fagocitate troppo in fretta. Molti suoi lavori risultano oggi più datati rispetto a quelli di altri suoi contemporanei. Come la migliore fantascienza col tempo diventa obsoleta anche la Anderson soffre la vecchiaia e lei è pura fantascienza anni 80 e 90.

Ricordo con emozione la sua performance concettuale del 98 a Milano “Dal Vivo”: l’evasione virtuale di Santino Stefanini (pluricriminale associato alla banda dei Vallanzasca, ma ormai prossimo alla scarcerazione), attualmente detenuto a San Vittore “protagonista di un processo di ridefinizione dell’identità attraverso la materializzazione”.
Voglio pensare e far pensare al modo in cui la telepresenza ha alterato la nostra percezione del tempo e del corpo, di come affrontiamo il tema del voyeurismo, il fascino che proviamo verso il giudizio, la giustizia, la funzione delle istituzioni controllate da guardie, come le prigioni e le istituzioni culturali“. (Laurie Anderson)
Al centro del salone della Fondazione Prada l’immagine del detenuto viene proiettata su una scultura di gesso che ne riproduce a grandi linee la sagoma del corpo.
“Per la realizzazione della performance di Laurie Anderson, Stefanini sta seduto nella redazione di Magazine 2, alla Sezione Penale, di cui è riprodotta la piantina all’ingresso della mostra.
In questa stessa posizione è ritratto nella statua di gesso posta nella Fondazione Prada.

Una telecamera lo riprende in carcere, l’immagine interagisce con la statua e la anima facendole muovere minimamente gli occhi o i piccoli gesti di un uomo seduto. L’immagine di Santino Stefanini viene proiettata dal vivo per periodi non programmati di un quarto d’ora, tre volte al giorno. Per il resto della giornata appare invece la sua effigie registrata.
Una scritta segnala quando c’è una o l’altra.
In un’altra sala Laurie Anderson in persona fa invece raccontare storie immaginarie a piccole statue che la ritraggono e animate con lo stesso sistema, tramite immagini registrate. Tra le storie, una vicenda di fantasia riguardante Alessandro Magno, un’esperienza della stessa Anderson con l’LSD, storie egizie ed assire.”
Tratto da “il due” webmagazine di San Vittore

VALHALLA RISING – Nicolas Winding Refn il violento

valhalla-rising_Nicolas Winding RefnSe Herzog avesse diretto “Conan il barbaro” avrebbe concepito un film simile a questo.
VALHALLA RISING è un film brutale e poetico. “One eye” è una sorta di sciamano guerriero mosso solo dall’odio e dall’istinto di sopravvivenza. Non si sa niente di lui. È uno schiavo che combatte per il piacere di un capo tribù. Riconquistata la libertà e vendicatosi in maniera spietata, attraversa brughiere desolate percosse dal vento. Sul suo cammino incontra un manipolo di crociati intenzionati a liberare Gerusalemme. Insieme a loro intraprenderà un lento viaggio verso la follia e la morte. La violenza è l’unico modo per sopravvivere, ogni incontro può essere fatale. Compagno di viaggio di “One Eye” è un ragazzino che parla a suo nome, o che ne interpreta bene gli atteggiamenti. Un tema molto simile ai libri di McCarthy e all’omonimo film “La strada”. Ma lo sciamano non è paterno, è muto, ambiguo e feroce. One eye è il perfetto assassino “sbucato direttamente dall’inferno”.
Il film, diviso in capitoli, alterna momenti onirici, scene splatter, paesaggi spettrali e paludi insalubri.
Il claustrofobico viaggio in barca verso la Terra Santa è uno dei momenti più belli del film. A metà fra The Rime of the Ancient Mariner di Coleridge e Cuore di tenebra di Conrad a cui rende un’esplicita citazione.valhalla-rising_Ship
I riferimenti di questo film sono molteplici. Herzog, Conrad, Coleridge, Apocalypse now, Conan il barbaro, La strada, Aguirre furore di dio, McCarthy, e tutti quegli antieroi solitari che vanno dai western di Leone a Snake Plinski di Carpenter.
Il risultato è stupefacente.

Il danese Nicolas Winding Refn è un regista poco conosciuto in Italia, ma che ha già firmato diverse pellicole di culto. “Bronson” un film esilarante sulla violenza; ipotetica biografia di Michael Gordon Peterson uno degli ergastolani inglesi più egocentrici del mondo.
Pusher” la trilogia. Storie di piccoli delinquenti danesi e dei loro patti di soldi e sangue. Sconcertante per la cruda brutalità l’ultimo episodio “The Angel of death”  protagonista il piccolo boss turco presente anche nei due capitoli precedenti. Ma in questo episodio nei guai, una volta tanto, ci finisce lui.


Fear X” è un film riuscito a metà, inquietante la prima parte, inconcludente e scontata la seconda.
Una guardia giurata è ossessionata dal trovare l’uomo che ha sparato a sua moglie nel centro commerciale dove lavora. L’ossessiva visione dei filmati delle telecamere di vigilanza è quasi da film dell’orrore, mentre il peregrinare fra centri commerciali, case prefabbricate e altri luoghi altamente spersonalizzanti crea un’atmosfera ballardiana che raramente si è vista al cinema. Atmosfere David Lynch periodo Twin Peaks.
Drive” è il nuovo film del 2010 che non si sa che fine abbia fatto. Attendiamo fiduciosi.

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