HOMELAND – Laurie Anderson la vecchia fantascienza

Laurie-Anderson-Homeland

HOMELAND è l’ultimo lavoro del 2010 caretterizzato da un’orribile quanto incomprensibile copertina.
“Transitory Life” apre con violini e basso molto accattivanti. Vocalizzi arabeggianti richiamano i Dead Can Dance e dopo due minuti parte il classico recitato di Laurie Anderson. Tutto l’album è racchiuso in questa prima impressione. Bello, ma tutto già sentito.
La sussurrata “My Right Eye” sembra il classico “O Superman
In “Thinking of You” echeggia Philip Glass nel ritornello ricco di viole.
L’esotica “Strange Perfumes” scivola via dalle orecchie e stride con l’attacco di “Only an Expert” canzone lunghissima quasi techno con la guest star Lou Reed alla chitarra.
Falling” sembra uscita dall’album Bright Red di quindici anni fa.
Another Day in America” altra canzone lunghissima recitata con voce distorta. Lo splendido tappeto musicale su cui si appoggiano le belle liriche dell’artista fa di questa traccia uno dei migliori momenti dell’album.  Quasi irritante l’aggiunta della voce di Antony per darle un tocco più alto.
La molto curata “Bodies in Motion” precede l’inusuale (per Laurie) lento crescendo di “Dark Time Revolution”.
“The Beginning of Memory” è una reprise della prima traccia. Qui la cantante racconta una sua classica storia divisa fra intimità, surrealismo e apparente non-sense in modo egregio come ci ha abituati. Chiude “Flow” brano affidato alla strumento prediletto di Laurie Anderson, il violino.

Homeland è un’opera autoreferenziale dedicata a chi conosce già l’artista. Indiscutibilmente bella ed elegante quanto fredda. Un CD che fa un gran figurone nella propria collezione, ma che raramente si ha voglia di ascoltare. Più interessante il CD multimediale allegato. La Anderson si racconta, spiega il suo lavoro, si analizza.. Spezzoni di concerti, di interviste, di performance. Due palle. Homeland, nonostante ottimi momenti musicali e estratti interessanti, sembra un epitaffio e puzza di morto.

Laurie è un’artista a 360 gradi che ha influenzato ogni campo dell’arte. Ha collaborato con i più autorevoli musicisti e intellettuali del secolo scorso. Esempio massimo William Burroughs in “Home of the Brave”. Su di lei si possono solo sprecare aggettivi lusinghieri.
Ma i migliori sperimentatori fanno subito scuola e le loro lezioni vengono assimilate e fagocitate troppo in fretta. Molti suoi lavori risultano oggi più datati rispetto a quelli di altri suoi contemporanei. Come la migliore fantascienza col tempo diventa obsoleta anche la Anderson soffre la vecchiaia e lei è pura fantascienza anni 80 e 90.

Ricordo con emozione la sua performance concettuale del 98 a Milano “Dal Vivo”: l’evasione virtuale di Santino Stefanini (pluricriminale associato alla banda dei Vallanzasca, ma ormai prossimo alla scarcerazione), attualmente detenuto a San Vittore “protagonista di un processo di ridefinizione dell’identità attraverso la materializzazione”.
Voglio pensare e far pensare al modo in cui la telepresenza ha alterato la nostra percezione del tempo e del corpo, di come affrontiamo il tema del voyeurismo, il fascino che proviamo verso il giudizio, la giustizia, la funzione delle istituzioni controllate da guardie, come le prigioni e le istituzioni culturali“. (Laurie Anderson)
Al centro del salone della Fondazione Prada l’immagine del detenuto viene proiettata su una scultura di gesso che ne riproduce a grandi linee la sagoma del corpo.
“Per la realizzazione della performance di Laurie Anderson, Stefanini sta seduto nella redazione di Magazine 2, alla Sezione Penale, di cui è riprodotta la piantina all’ingresso della mostra.
In questa stessa posizione è ritratto nella statua di gesso posta nella Fondazione Prada.

Una telecamera lo riprende in carcere, l’immagine interagisce con la statua e la anima facendole muovere minimamente gli occhi o i piccoli gesti di un uomo seduto. L’immagine di Santino Stefanini viene proiettata dal vivo per periodi non programmati di un quarto d’ora, tre volte al giorno. Per il resto della giornata appare invece la sua effigie registrata.
Una scritta segnala quando c’è una o l’altra.
In un’altra sala Laurie Anderson in persona fa invece raccontare storie immaginarie a piccole statue che la ritraggono e animate con lo stesso sistema, tramite immagini registrate. Tra le storie, una vicenda di fantasia riguardante Alessandro Magno, un’esperienza della stessa Anderson con l’LSD, storie egizie ed assire.”
Tratto da “il due” webmagazine di San Vittore

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