GORILLAZ – Plastic beach

gorillaz-plastic-beachAnche per questo nuovo album la band virtuale più famosa del mondo non si smentisce. I Gorillaz cavalcano le mode, si divertono e fanno buona musica.
Se il trend di questi ultimi anni è l’hip-hop loro virano la loro musica e assemblano uno strano mix di generi: Plastic Beach.
Un’intro sinfonica crea aspettativa e introduce il sound di questo nuovo album: “Welcome to the World of the Plastic Beach”. Un rap anni 80 cantato da Snoopp Dogg con echi vintage. Ballabile, ma deludente.
La terza traccia inizia con suoni arabi della The Lebanese National Orchestra su cui si aggiungono rappate di Kano, Bashy.
Boh in che pasticcio si è incappati? Finora non c’è capo nè coda.
Per fortuna l’ottima “Rhinestone Eyes” ci ricorda che stiamo ascoltando un album dei Gorillaz.
Stylo, spazia fra vari sound e fa smuovere le chiappe anche se lascia un sapore di già vissuto un po’ da telefilm primi anni 80.
Prosegue il viaggio nel tempo alla riscoperta (o alla copiatura) delle origini del rap e della prima disco music alla Grandmaster Flash, complice la collaborazione con i De La Soul e Gruff Rhys (Super Furry Animals).

Hewlett - Lou Reed

Hewlett – Lou Reed

L’ eccezionale Glitter Freeze con la partecipazione di Mark E. Smith nascosta in un’anonima ottava traccia, risveglia dal torpore abbinata a un’altettanto riuscita Some Kind of Nature. L’attacco è stridente, ma la calda voce di Lou Reed tranquillizza e ci regala uno dei migliori momenti dell’album.
Piace scandalizzare ai Gorillaz e dopo due gioiellini si sentono in obbligo a infilarci una boiata: On Melancholy Hill che è un irritante motivo radiofonico fischiettabile allo sfinimento
Sweepstakes inserisce stranezze per sembrare qualcosa, ma è solo un rap caotico.
Il brano (traccia n.14) Plastic Beach resta uno dei migliori dei Gorillaz.

L’album è un ottovolante di alti e bassi, complessivamente piacevole con alcuni momenti illuminati e geniali e altri veramente pallosi.
I 60 minuti canonci si ascoltano solo per evitare il silenzio.

Resta degne di nota come sempre le animazione di J. Hewlett cariche di citazioni e ironia. Per il video Stylo si scomoda Bruce Willis a interpretare un Callaghan in uno scenario metà Death proof di Tarantino Mad Max.

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