MELANCHOLIA – le catastrofi minimal di Lars von Trier

MelancholiaQuando ci renderemo conto che è in arrivo la fine del mondo timbreremo il cartellino al lavoro, litigheremo per l’ultima volta in banca e compreremo un’auto a rate.

Per troppo tempo Lars è stato osannato.

Scrisse all’inizio dei ’90 un nuovo manifesto del cinema DOGMA. I registi più intellettuali lo seguirono ciecamente e ogni cinefilo si crogiola citando la sua cinematografia più sconosciuta. Ma ora i suoi più accaniti fan si sentono traditi dal successo ottenuto dal loro beniamino e va di moda criticarlo e accusarlo di manierismo.Lars-von-trier

Peccato che si dimostri ogni volta un genio in grado di mantenere uno stile personale, riuscendo, comunque,  a rinnovarsi pellicola dopo pellicola.

In fondo chi non ha mai seguito i fondamenti dello stile DOGMA è proprio lui stesso. Dopo aver stabilito che la musica è solo falsità e deve essere abolita dai film, ha girato un musical (Dancer in the dark), si cimenta con una commedia surreale “Il grande capo”, per poi scoprire l’utilizzo degli “effetti speciali” con gli ultimi due film. Un gran burlone quindi più che un regista che fa il verso a se stesso.

Dopo aver sconvolto e schifato tutti con il precedente Antichrist, Lars torna a parlare di apocalisse, ma in modo lieve e intimo. L’aspetto centrale del film è l’attesa personale della fine del mondo. Chi la ignora, chi la vive come una malattia e chi la attende come il più grande evento dell’umanità.

Il film è diviso in due parti completamente diverse: la prima segue le ansie di Justine (Kirsten Dunst) durante il giorno del suo matrimonio. La seconda racconta l’attesa della catastrofe nella lussuosa residenza di Claire (Charlotte Gainsbourg) sorella di Justine.

Per tutto il primo tempo sembra di assistere a un remake di Festen solo più dolorosamente realistico nelle ipocrisie e cattiverie umane. Il clima è festoso anche se è chiaro che qualcosa non va, apparentemente solo in Justine e sua madre (una severissima Charlotte Rampling). I toni spesso sono divertenti e sembra di assistere a una commedia un po’ amara. La festa termina la mattina con gli invitati che lasciano il banchetto nuziale marito compreso. Madre e padre della sposa, in modi molto diversi, evitano qualunque dialogo con Justine. Lei stessa evita la propria felicità coniugale.

Melancholia-kirsten-dunst

Melancholia - Kirsten Dunst

Il secondo tempo riparte dalla lussuosa villa dove la sorella Claire vive col ricco marito e loro figlio. Dal dramma familiare del fallito matrimonio il regista ci introduce lentamente al dramma mondiale della fine del mondo. Un pianeta (Melancholia) rimasto sempre nascosto dal sole, incrocerà l’orbita terrestre. Si vivono gli ultimi giorni con un mal celato ottimismo. La maggior parte degli scienziati annuncia che non ci sarà nessuna collisione né danno per la terra. Le sorelle reagiscono in modi opposti, una con freddo fatalismo, l’altra con ansia e speranza, mentre il marito di Claire (con l’hobby dell’astronomia) vive in un suo cieco ottimismo. La comprensione dell’inevitabile catastrofe lo porterà alla vigliacca scelta scelta del suicido.

L’avvicinarsi di Melancholia è uno spettacolo superbo: una seconda luna che brilla la notte più di un sole.

La bellezza delle immagini, mischiata alla grandiosità di Wagner (l’atipico preludio al “Tristano e Isotta“) che ci accompagna fino alla distruzione, fanno di Melancholia un film spiccatamente pittorico a partire dal prologo fatto di immagini in lento movimento che ricordano i dipinti preraffaelliti.

Le citazioni sono innumerevoli e dichiarate: I caccaitori d’inverno di Bruegel, Ophelia di John Everett Millais, Kirsten Dunst che prende le sembianze dei ritratti femminili di John William Waterhouse.

 

Melancholia non e’ un film sulla fine del mondo ma su uno stato mentale, la depressione, che e’ quello della mia vita adessoLars von Trier


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