MASSIVE ATTACK – heligoland

Massive Attack -HeligolandUn po’di geografia:
Heligoland è il nome di un arcipelago tedesco nel Mare del Nord.
Significa “Terra sacra” e nonostante le isole siano microscopiche erano già abitate fin dalla preistoria.
Storicamente hanno avuto grande importanza strategica.

Un po’ di numeri:
Quinto album ufficiale. Sette anni di distanza dal precedente 100th Window. 50 minuti di durata. 20 anni di esistenza del progetto.

È stata una lunga attesa, ma ne è valsa la pena.

Chi si aspettava un album rivelazione ne è rimasto sicuramente deluso, soprattutto dopo 100th Windows così complesso e radicale rispetto ai precedenti lavori.
Heligoland suona oscuro e trattenuto. Mancano esplosioni sonore o crescendo epici. I suoni scorrono ipnotici e tribali come nella splendida prima traccia “Pray for Rain” piaciuta a così poche persone. Una danza della pioggia elettronica, una cantilena simile a una cupa ninna nanna cantata da Tunde Adebimpe.
Rassicura Babel: sonorità “Bristol” da Massive Attack. Martina Topley-Bird è la cantante ospite del pezzo. Anche in questo caso il brano sembra debba essere ascoltato a basso volume quasi volesse rimanere un’atmosfera sfumata.


La migliore canzone Splitting the Atom è caratterizzata dal suono d’organo e da un sussurro nero pesante che conferma l’impronta notturna e onirica dell’album.
Girl I love you ottimo zuccherino per i fan. Nel basso fragore dei sintetizzatori echeggia il Medioriente e gli stati narcotici iniziano a trasformarsi in lisergici.
Spiazza musicalmente Psiche. Martina divaga in un canto senza orientamenti su arpeggi ossessivi. La notte è ancora lunga e solitaria.
Flat of the Blade è un puro passaggio sperimentale decisamente stantio. Roba vecchia da Outside di David Bowie e da Rediohead post Kid-A. Un brano decisamente inutile.
Tocca alla sensuale cantautrice Hope Sandoval sussurrare nel buio in Paradise Circus.
La poco originale Rush Minute è un dovuto ritorno al trip-hop dei più classici pezzi della band che, nonostante funzioni molto bene, rischia di far calare improvvisamente l’interesse. E purtroppo Damon Albarn (Saturday come slow) non aiuta a svegliarsi dal troppo torpore in cui si è caduti.
L’ottima Atlas Air arriva tardi.
La notte è giunta al termine e la lunga sfiammata trance del decimo brano ci accompagna alle soglie di una nuova alba.

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