La musica di ROME: l’EUROPA divisa e le GUERRE perenni.

Rome Jerome Reuter- Masse Mensh MaterialLe ripercussioni delle guerre europee e mondiali sono tuttora presenti nella nostra vita quotidiana e per questo motivo anche quelle tematiche fanno parte del mio lavoro.” Jerome Reuter

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani.Antonio Gramsci

Rome è un progetto del cupo cantautore lussemburghese Jerome Reuter.

Rome Jerome Reuter - Confessions D'Un Voleur D'Ames

Confessions D’Un Voleur D’Ames

Jerome non è nuovo sulla scena musicale, il suo primo EP “Berlin” è del 2005 a cui seguiranno a breve distanza gli album “Nera”, “Confessions D’Un Voleur D’Ames”, “Masse Mensch Material”, “Flowers from Exile”, “Nos Chants Perdus”  e l’ultimo totemico lavoro: il triplo album “Die Aesthetik der Herrschaftsfreiheit”.

Gli esordi del prolifico (un album all’anno) e letterato cantautore appartengono alla scena dark/folk/ambient della mitica etichetta svedese Cold Meat Industry. I primi album risentono chiaramente dell’ala protettrice di Roger Karmanik (CMI) nonostante rimangano ottimi lavori. Le atmosfere di “Berlinsono rarefatte, il pianoforte suona malinconico, la chitarra ipnotica, la voce bassa e impostata come quella di Andrew Eldritch (Sisters of Mercy). Spezzano la claustrofobia marcia funebre di “Clocks” e la sperimentale “Wake” fra campionamenti e suoni industrial.

Rome Jerome Reuter- Nera

Rome – Nera

In “Nera”, primo album ufficiale, così comein “Confessions D’Un Voleur D’Ames” le canzoni prendono un’identità più marcata. Canzoni come “Reversion”, “Hope Dies Painless” (da “Nera”), “Der Wolfsmantel” e “Querkraft” (da “Confessions D’Un Voleur D’Ames”)  sono piccoli gioiellini.

Dopo 2 album e un EP Rome è già un progetto molto ben definito musicalmente e tematicamente. Tutti gli album affrontano il tema della seconda guerra mondiale con un ampio respiro europeo, grazie anche ai numerosi campionamenti di registrazioni radiofoniche d’epoca in italiano, tedesco, francese, spagnolo. Spesso i brani sono legati fra loro da ordini urlati al megafono o introdotti da marcette militari, spari, canzonette d’epoca. I testi parlano di dittatura, di abbandono, di reagire contro l’oppresione: “indifference is the enemy” “if we stay quiet we die”.

“Masse Mensch Material” è l’album più eclettico di Reuter. Jerome sperimenta nuove soluzioni musicali, diluisce e calibra sapientemente campionamenti e loop. Molto più energico rispetto ai lavori precedenti mischia varie emozioni. Già da “Der Brandtaucher” il ritmo è forte e deciso, lontano dalle atmosfere ambient dark dei precedenti lavori. La chitarra acustica diventa predominante tanto da ricordare certi brani dei Death in June. “Wir Götter Der Stadt”, con il suo cupo incedere di drum machine, è uno dei pezzi migliori, mentre “Die Brandstifter” sembra una curiosa parodia di “Rain Dogs” di Waits.

Rome Jerome Reuter - Flowers from the Exile

Flowers from the Exile

Nel 2009, per pubblicare “Flowers from Exile”, abbandona la CMI per passare a un’etichetta meno di nicchia come la Trisol. Per l’occasione arruola il polistrumentista Patrick Damiani e il violinista Nikos Mavridis. Come sempre il tema della guerra, sempre caro a Jerome, è presente anche in questo lavoro, anzi qui si concentra sul periodo della Guerra Civile Spagnola creando un vero concept album. La voce di Jerome scende nell’oltretomba e canta triste e composto il destino delle persone che furono costrette ad abbandonare la Spagna a causa del conflitto. Uomini e donne a cui è stato tolto tutto tranne l’orgoglio, che amano più che mai la loro terra nel momento dell’abbandono e sono alla ricerca di un nuovo posto da chiamare casa. “We shall stay in the shadows, in the meadows afire as thieves for hire. And we shall remain invisibile, for we travel light, …all along the borders, all along the road”. Jerome dà voce a questi personaggi tramite le loro memorie e i loro sentimenti. La musica si spoglia di qualunque orpello industrial presente in “Masse Mensch Material” inventandosi delle nuove e attuali ballate partigiane dal sapore andaluso. Un lavoro cantautoriale rigoroso che ricorda Leonard Cohen. Spiccano labellissima “Secret Sons Of Europe” e “To Die Among Strangers”.

“Nos Chants Perdus” è un album minore che sembra poco più che una raccolta di b-sides di flowers, escluse dall’album precedente perché non strettamente legate alla Guerra di Spagna. A dimostrarlo, con totale noncuranza, lo stesso stile grafico di finte foto d’epoca.

Rome Jerome Reuter Die aestetikNel 2012 Jerome si rifà di un paio d’anni di silenzio con questo prezioso tomo di 3 CD. Sembra una follia logorroica, specie per lo stile che lo contraddistingue. Le atmosfere le stesse di “Flowers from Exile”: poesie mascherate da ballate dark/folk ricche di campionamenti, eppure non è noia che si prova ad ascoltare il triplo album. “Die Aesthetik der Herrschaftsfreiheit: A Cross Of Wheat – A Cross Of Fire – A Cross Of Flowers” è un capolavoro. Le radici dell’album sono letterarie più che musicali come ammette lo stesso cantautore. (“Ascolto poco, leggo molto”). Testi e ispirazioni sono presi liberamente da Brecht, Neruda, Nietzsche, Peter Weiss. Un lavoro politico, storico e filosofico prima che musicale. Così come un libro non può essere giudicatodall’analisi dei singoli capitoli, anche questo lavoro dei Rome va ascoltato e compreso nella sua totalità. Sbagliato quindi cercare brani più belli rispetto ad altri, nonostante i 3 album siano impostati su caratteristiche musicali diverse e ben studiate. Poetico e struggente, epico e romantico.

“Ultimamente traggo moltissima ispirazione da libri, quadri e fotografie più che da altra musica.”

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