STRADE dell’EST: il regista polacco Walerian Borowczyk

Walerian Borowczyk

“Stroia di un Peccato” 1975 – poster polacco realizzato da Jerzy Flisak

Walerian Borowczyk è il regista franco polacco, nato nel 1923 in Polonia e morto nel 2006 a Parigi, conosciuto per i suoi lungometraggi erotici. Poco più di una dozzina di film diretti fra la fine degli anni 60 e la fine degli anni 80. Quasi tutti, rivisti oggi, perdono il poco valore artistico che ai tempi aveva consacrato il regista re dell’erotico o fatto gridare allo scandalo. Per scoprire la vera bravura e il personale linguaggio di Borowczyk bisogna rispolverare i suoi cortometraggi: geniali e irriverenti gioielli d’autore.

Walerian Borowczyk

Poster realizzato da Walerian Borowczyk per il film “La Strega del Rodano” di Raymond Bernard (1952)

Walerian, prima di dedicarsi con alterni risultati alla settima arte, fu un valido pittore e disegnatore di poster per il cinema. In questo ambiente conobbe il maestro Jan Lenica (che fece scuola nell’arte della cartellonistica) con cui collaborò alle prime sperimentazioni visive. Il duo creò numerosi cortometraggi che uniscono tecniche miste: dal collage al disegno, dalla stop-motion a sequenze girate e dipinte successivamente a mano. I disegni spesso sono volutamente infantili e i cut-up ripescano nell’immaginario surrealista di Max Ernst. Tanti animatori copieranno lo stile dei film “barbari” come li definirono loro stessi, (vedi le animazioni di Raoul Servais). I migliori esempi nati dall’incontro di questi due maestri della grafica sono “Once Upon a Time” (1957) e “Dom” (1958).

Poco dopo Boròcollabora con Chris Marker, altro poeta cinematografico francese, nel divertente cortometraggio “Les Astronautes”.

“Les Jeux des Anges” è il primo lavoro girato da solo: un’animazione surreale e talvolta astratta che ricorda un incubo post-industriale. Considerato da Terry Gilliam uno dei dieci migliori film d’animazione di tutti i tempi.

Seguiranno numerosi corti fra cui l’ottimo lavoro in stop-motion “Rosalie” (1966), “Renaissance” (1964) una serie di esplosioni a rovescio che, forse, hanno ispirato Antonioni per la scena finale di Zabriskie Point, il lungometraggio d’animazione “Theater of Mr and Mrs Kabal” (1967) con inserti di riprese endoscopiche, “L’ Amour Monstre de Tous les Temps” (1977) un personale omaggio alla fisicità della pittura.

Nel frattempo inizia anche la sua carriera di regista di lungometraggi, esordendo al cinema con “Goto, l’Isola dell’Amore” (1968). Un film surreale, girato con un bianco e nero sporco. Storia di potere e tradimenti nella brulla e desolata isola di Goto il cui dittatore trasforma i tribunali in teatrini immorali.

Walerian Borowczyk - Racconti Immorali

Walerian Borowczyk -I Racconti Immorali

A distanza di pochi anni segue “Blanche” un film molto rigoroso sia per la ricostruzione storica medioevale, che per le atmosfere e i colori sempre più cupi mentre la storia di spensierato amore adolescenziale si trasforma in tragedia sulle note di Carl Orff.

Da qui in poi il regista prende la deriva inseguendo unicamente lo spirito libertino a scapito del resto della narrazione. Tante le scene e i momenti di forte pathos. Lo spettatore partecipa con piacere voyeristico alle ossessioni del regista: la cura dei dettagli, il feticismo degli oggetti (orologi, meccanismi, bastoni intagliati,…) e i primi piani del corpo femminile. Ma tutto questo si perde nella discontinuità di storie noiose. Borowczyk si rifà ai modelli erotici di inizio Novecento quando il sesso era disegnato o raccontato e acquisiva un’aura trasgressiva e pura al tempo stesso. L’eros era insegnamento e liberazione. Non a caso tante sue opere fanno riferimento ai libri di André Pieyre de Mandiargues scrittore erotico/surrealista dai toni spesso macabri. Ne è un esempio “Regina della Notte” tratto da “Tout Disparaîtra” la cui sceneggiatura è tratta da brani del libro. La recitazione barocca e improbabile stride con l’ambientazione nelle strade di una Parigi moderna, nel metro, per finire poi in un appartamento dove i due protagonisti consumeranno il loro rapporto scambiandosi i ruoli di vittima e carnefice.

Walerian Borowczyk - La Bestia

Walerian Borowczyk – La Bestia

I giochi di veli, pizzi, ombre, ormai sono datati e noiosi, abituati come siamo a vedere qualunque cosa senza pudore. Così la giovane americana del film “La Bestia”, per scappare dal lupo libidinoso, cerca rifugio su un albero, rimanendo appesa mezza nuda a un ramo. La bestia, trovandosi di fronte tanta grazia, procede a un immediato cunnilingus, mentre lei, per liberarsene gli pratica involontariamente un footjob. Scabroso e divertente all’epoca, ridicolo a rivederlo oggi.
L’erotismo d’autore si nasconde, invece, nei dettagli che emergono all’improvviso, come i flash delle litografie presenti nel libro erotico che la fanciulla sta leggendo di nascosto su un inginocchiatoio e la ricerca di disegni porno-zoofili nascosti sul retro dei quadri appesi nella nobile casa che la ospita. O la bella figlia del padrone di casa che, non riuscendo mai a completare un rapporto con il servo nero, cerca in ogni pomello del letto un sostituto del suo amante. Borò mostra poco più che gli intarsi nel legno e “l’ergonomicità” di certe testiere di letti, lasciando alla nostra fantasia il resto.

Tanti gli spunti ne “Il Profondo del Delirio” una rivisitazione della famosa novella di Robert Louis Stevenson, in cui Mr. Hyde è un maniaco sessuale superdotato. I suoi bestiali atti sessuali smaschereranno l’ipocrisia dei benestanti e decadenti ospiti della casa del Dr. Jekyll. La moglie, scoperto il segreto del marito dottore, per riconquistarlo si sottoporrà alla stessa “medicina”. I due coniugi super eroticizzati troveranno una nuova libertà dopo aver violentato e ucciso tutti i loro invitati. Geniale la trasformazione che si verifica semplicemente tramite l’immersione in una vasca piena d’acqua da cui riemerge un altro uomo (Gérard Zalcberg sostituisce Udo Kier). La storia, però, naviga confusa e senza ritmo.
Nei film a episodi come “Racconti Immorali” Borò è più concentrato sulle sue intenzioni senza doversi cimentare con narrazioni lunghe. La natura è metafora degli atti sessuali, gli ambienti claustrofobici di clausura diventano una gioiosa scoperta della masturbazione, le perversioni sociali dei Borgia e i feticismi di Erszebet Bathory sono le barocche scenografie marcescenti e gli ossessivi dettagli di oggetti.

La somma erotico/surrealista del linguaggio di Borowczyk è racchiusa nel cortometraggio: Une Collection Particuliere”. Una carrellata delicata, divertente e sensuale di giocattoli erotici ottocenteschi: da un gigantesco dildo di legno a divertenti giochi di ombre.  Gli oggetti sono i protagonisti animati di questo video.

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