STRADE dell’EST: il regista polacco Jerzy Skolimowski

Skolimowsli - Ręce do gory - Hands up!

“Ręce do gory – Hands up!” locandina realizzata da Andrzrej Pagowski

Jerzy Skolimowski nasce a Lodz (Polonia) nel 1938. Il regista non ha un proprio stile identificativo come i suoi illustri colleghi Zulawski, Borò e Polanski, ma i suoi film riescono sempre a essere controcorrente e inusuali. Ha diretto una ventina di film, interrotti da una lunga pausa di 17 anni. Esiliato dalla sua nazione si trasferì a Los Angeles dedicandosi alla pittura e alla poesia. La lunga pausa che il regista si prese fu motivata dall’insoddisfazione nei confronti del mercato cinematografico in generale e del suo ruolo di regista in particolare. ““Thirty Door Key” fu un film mediocre. Non mi piace, feci un passo falso come regista e decisi di prendere una pausa per poter tornare a essere ancora un artista. Con i miei primi film confermai di essere uno dei più importanti rappresentanti della Nouvelle Vague. Poi provai a fare film più commerciali, ma furono degli insuccessi poiché non erano nel mio spirito

Tornato in Polonia solo recentemente riprende la sua carriera di regista dirigendo due film molto belli: “Four Nights With Anna” del 2008e “Essential Killing” del 2010.

Skolimowski - Walkover

” Walkower” locandina realizzata da Wiktor Gorka

In “Essential KillingVincent Gallo presta il suo scarno volto al personaggio di un talebano che, spaventato da una ordinaria perlustrazione militare nelle gole del deserto afghano, secca con un colpo di bazooka un gruppetto di soldati. Bloccato dal fuoco dell’elicottero Apache viene immediatamente fatto prigioniero, interrogato, torturato e spedito, con altri detenuti, in un carcere di massima sicurezza in una località polare sconosciuta. Durante il trasporto l’afghano riesce a liberarsi per colpa di un incidente al convoglio. Trovandosi inaspettatamente (era stato privato sensorialmente durante il viaggio in aereo) in un luogo completamente estraneo, l’ex detenuto non sa esattamente cosa fare, tanto che la prima reazione è farsi ricatturare per non soccombere al gelo.

La piccola e silenziosa odissea nel ghiaccio è una poesia tragica il cui protagonista ammira affascinato la bellezza della sconosciuta neve, sogna i colori della sua terra natale e cerca di sopravvivere, solitario e affamato, a un mondo che non è in grado di capire. In questo scenario l’uomo diventa un animale braccato che comprende solo di uccidere o essere ucciso. Non è un film politico, il regista non era interessato minimamente a queste questioni. Potrebbe essere aperto a tutto. Vincent Gallo potrebbe essere una vittima come un terrorista, potrebbe trattarsi di Iraq o Afghanistan, Polonia, Romania o Lituania.

Ricco di silenzi è l’altrettanto bello “Four Nights with Anna”. Una storia d’amore a senso unico, come lo fu “La Ragazza del Bagno Pubblico”, ma più brutale e sofferto. Il patologicamente timido (e un po’ ritardato) Leon è innamorato di Anna, un’infermiera che vive nella poverissima baracca vicino alla sua. Lei fu stuprata, lui ne fu lo sconvolto testimone e successivamente fu incriminato di questa violenza. Leon decide di non spiare più Anna, ma di entrare di nascosto in casa sua, dopo averle dato di nascosto dei sonniferi, per giocare il ruolo dell’amante ricambiato. Delicato e cinico allo stesso tempo,  “Four Nights with Anna” segna il grande ritorno del regista al cinema. Ritorno gradito, come ammette lui stesso, solo per essere riuscito a girare l’intero film nei boschi dietro casa sua, senza bisogno di un complesso ingranaggio produttivo/organizzativo. Lo stesso “Essential Killing” nasce dall’opportunità di assecondare la propria pigrizia, visto che anch’esso è girato in gran parte dove abita Skolimowski.

Skolimowski - Rysopis

“Rysopis” locandina realizzata da Jacek Neugebauer

Facendo un balzo temporale opposto sono da riscoprire i primi lavori del regista, quelli che lo resero tanto amico di Godar. Il suo percorso è eccentrico tanto quanto i suoi film: in fondo Skolimowski è sempre stato disinteressato al cinema e molto critico nei confronti delle scuole cinematografiche giudicate inutilmente colte e vecchie. L’approccio è di chi cerca uno sguardo genuino simile a quello di un bambino, cancellando tutti gli accademismi dei grandi maestri (che tanto poco l’hanno influenzato).

I primi film rispecchiano la sua poetica esistenzialista.

Nei suoi primi due lungometraggi “Rysopis – Segni Particolari: Nessuno” e “Walkower”, Skolimowski interpreta il personaggio di Andrzej Leszczyc,suo alter ego: un giovane senza ideali precisi, perditempo, solitario e restio a ogni forma di controllo (che si tratti della leva militare o di una relazione amorosa). La vita di Andrzej è leggera, banalmente normale, ma libera e incondizionata. Due film complementari in cui gli eventi importanti sembra avvengano solo sullo sfondo dei lunghi piani sequenza.

Nel 1967 inizia a girare il visionario Mani in Alto!Ręce do Góry”, bloccato dalle autorità polacche e che costò il sofferto esilio all’estero. Verrà completato e distribuito solo agli inizi degli anni ’80. “Mani in Alto!” è diviso idealmente in due parti: nella prima una voce fuori campo si interroga sul destino dell’artista nel mondo contemporaneo, divagando in riflessioni e ricordi. La seconda si svolge a un banchetto di dotti professori. Fra gli intervalli vengono letti i telegrammi di chi non ha potuto partecipare all’evento. Uno di questi è talmente provocatorio che scatenerà la rabbia del pubblico. Un film folle ricco di metafore e di scene oniriche impareggiabili come la partita a ping pong col buio, o il banchetto sul manifesto di Stalin.

Le Départ”, orribilmente tradotto con “Il Vergine” tanto per volgarizzare ogni cosa, è la storia di un giovane con la passione della velocità e delle auto da corsa. Le inventa tutte pur di poter sfogare questo suo vanitoso hobby tanto da inscenare delle vere e proprie truffe goliardiche. Procuratosi una Porche, scoprirà l’amore all’indomani di una gara. Film sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta, girato con grande talento. Orso d’oro a Berlino nel 1967 è il suo primo film girato in Francia.

Deep End – La Ragazza del Bagno Pubblico” è il titolo che rese conosciuto Skolimowski e per molti (ma non per noi) l’opera più riuscita. Un impacciato quindicenne si innamora perdutamente della bella Susan (Jane Asher ex compagna di Paul McCartney e attuale moglie di GeraldThe Wall” Scarfe) annoiata dipendente della piscina comunale che frequenta. L’infatuazione del ragazzo diventerà un’ossessione fino all’ambiguo e tragico finale.

L’Australiano – The Shout” è il miglior film del regista polacco. Un uomo misterioso (Alan Bates), dopo aver vissuto per 18 anni in una tribù australiana, chiede ospitalità a una giovane coppia inglese, ne seduce la moglie e tenta di uccidere il marito con l’Urlo (o glielo insegna?): un potente suono di morte che distrugge ogni forma di vita. Spettacolare la scena in cui John Hurt viene travolto dall’urlo di Bates sulle scogliere. Tantissimi i dettagli e i particolari inquietanti di questo ermetico capolavoro. Egregio il lavoro sul suono, ogni rumore è amplificato, mai casuale e in grado di assumere significati ambigui: l’ossessivo verso dei pavoni nel manicomio durante la gara di cricket, le ricerche sonore di Hurt intento ad amplificare i rumori ordinari (il bruciare di una sigaretta, il rollio di biglie su un piatto d’acciaio,…). Michael Rutherford e Tony Banks dei Genesis curarono la colonna sonora, Alan Bell gli effetti sonori.

Skolimowski - the-shout

Skolimowski – the Shout – L’Australiano

Segue “Moonlighting” un lavoro completamente diverso dal precedente. Un’ottima fotografia di un epoca che sembra ormai molto lontana. Un gruppo di operai polacchi deve ristrutturare la casa di un arricchito concittadino trasferitosi in Inghilterra. Umoristico nel descrivere la rozza società inglese mascherata di apparenti buone maniere e tanto razzismo. Amaro nel descrivere la sconfitta di Solidarność negli anni 80 e la militarizzazione della Polonia di quegli anni. Ottima prova di Jeremy Irons nella parte del malinconico e sofferente capo operaio.

Seguono altri film poco interessanti anche per Skolimowski stesso. Un’eccezione per lo stranissimo “Thirty Door Key” del 1991. Una divertente pellicola che sembra uscita da un’altra epoca (il 1991 è l’anno di “Point Break” “Il Silenzio degli Innocenti” o de “ Il Pasto Nudo”). Un tentativo di tornare a esperimenti surreali. Ambientato nel 1940 narra le gesta di un giovane scrittore trentenne che deve ancora superare la soglia fra maturità e immaturità. Verrà rimandato a scuola da un suo vecchio insegnante per ripercorrere in modo grottesco le tappe dell’infanzia, giovinezza ed età adulta. Odiato dal regista tanto da fargli abbandonare il cinema per quasi due decenni, “Thirty Door Key” è, invece, un titolo da riscoprire e rivalutare.

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