ENTER the VOID – un trip di Gaspar Noè

ENTER THE VOID - Gaspar NoèGaspar Noé rappresenta il cinema dell’estremo: che si tratti di violenza gratuita (“Seul Contre Tous”), di sesso esplicito (“Irreversibile”), o semplice delirio visivo (“Enter the Void”).
Se da un lato “Enter the Void” è meno sgradevole rispetto ai precedenti lavori, Noé non è indulgente nei confronti del pubblico, anzi, se può esasperarlo lo farà con grande gioia.

Questa pellicola del 2009 è un’allucinazione di 2 ore e 35 ambientata in una Tokio al neon che già da sé è lisergica. Il film rispecchia un po’ i tentativi, raramente efficaci, degli anni ‘70 che volevano riprodurre su schermo le sensazioni di un trip. Gaspar Noè, grazie al suo virtuosistico talento, ci riesce alla grande. La maggior parte del film è un’esperienza extracorporea in soggettiva che fa volteggiare lo spettatore attraverso la luminosa e insonne città, fermandosi, di quando in quando, sulle vite dei vari protagonisti: lo spacciatore Alex, la sensualissima Linda (Paz de la Huerta), suo marito gestore del night in cui lei lavora. Tutto visto attraverso gli occhi (?) di Oscar, fratello di Linda. Alcuni flashback spiegano chi sono i due fratelli, il loro legame e la scontata scelta finale di Oscar.

Non si può certo parlare di trama che, volendo approfondire, è decisamente banale. Noè definisce questa sua opera un “melodramma psichedelico” visivamente vicino a “2001 Odissea nello Spazio” ed è l’unica giusta chiave di lettura. Ispirato a “Il Libro Tibetano dei Morti” le 2 ore di spettacolo sono in sostanza il “bardo”, il lasso di tempo che intercorre fra la morte del corpo e la reincarnazione dell’anima.

I detrattori di Gaspar Noè insistono che è ben poca cosa e tutto si riduce a un formalismo estetico pomposo. In quest’ottica anche “Rapina a Mano Armata” di Kubrick è solo la storia di una rapina andata male, montata in maniera virtuosa. Questo è il solito destino per prodotti che non possono essere etichettati e rinchiusi entro parametri omologanti. E’ un miracolo, invece, che vengano prodotte ancora pellicole simili, sia per difficoltà di visione che per temi scabrosi pornografico/incestuosi.
I protagonisti sono felicemente drogati e immorali, alla ricerca di nuovi sballi. Il film inizia con Oscar che si fuma una potente dose di DMT.
La bellissima scena ambientata nella casa di piacere è da antologia. Un modello di Tokio in miniatura riempie l’appartamento di Alex. La MDP si avvicina svolazzando e volteggiando verso il bordello. La soggettiva penetra i muri delle stanze mostrandoci i piaceri proibiti di tutti i clienti (in carne e ossa), mostrandoli come fossero all’interno di una casa di bambole, unendoli tutti in una grande e liberatoria orgia.
Bastano gli epilettici titoli di testa per apprezzare questo film.

Enter the Void” ha riscosso grande interesse nei festival in cui è stato presentato, è diventato subito un cult in rete grazie al tam-tam pear to pear e, ovviamente, non è stato quasi distribuito nelle sale. Poi c’è ancora chi è convinto che a far morire il cinema sia “internét”.

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