PAURA 3D – L’orco secondo i Manetti Bros

Paura-3d  - Manetti Bros

Il 15 giugno è uscito nelle sale l’atteso “Paura 3D” di quei ragazzacci dei Manetti Bros. Dopo un film di fantascienza classico (il bel “L’arrivo di Wang”) ecco un horror di classe. Queste erano le aspettative. Peccato che non vengano rispettate. Il film non è male: sadico e crudele, ma sapientemente calibrato. Un torture porn trattenuto, perché la paura e l’angoscia del film non si misurano con i litri di sangue.

Tre giovani, per sfuggire alle proprie vite che non decollano, decidono di organizzare una festa nella villa di un nobile romano durante la sua assenza, ovviamente a sua insaputa. Nella villa, però, si nasconde un brutto mistero e le cose andranno nel peggiore dei modi.

Stranamente, per un horror, i personaggi sono tutti credibili ben delineati anche se sintetici. Peppe Servillo (cantante degli Avion Travel) è un maniaco eccezionale: mellifuo, ossessivo e di buone maniere anche nei momenti atroci. Un uomo ossessionato dal controllo e dalla giovinezza. Intelligentemente viene spiegato ben poco di lui e del suo “vizio”. Sembra che la donna della cantina sia stata sequestrata da bambina. Nella disturbante scena in cui la rasa forse la vuole mantenere tale. La cantina è arredata con giocattoli per bambini. Le spiegazioni vengono lasciate ai dettagli e alla fantasia dello spettatore. Anche i tre giovani (Lorenzo Pedrotti, Domenico Diele, Claudio Di Biagio) fanno la loro parte rappresentando bene un’Italia che non offre nulla, complici anche il rap di Danno (“Nessuno ce la fa”) e la musica metal tutta all’italiana. La sceneggiatura, invece, resta un punto debole. Un tributo dichiarato ai film di Mario Bava aggiornato al 2012, ma spesso scontato e con le medesime incongruenze e ingenuità. Viene il dubbio che l’utilizzo del 3D servisse solo a sopperire a una mancanza di originalità.

paura 3D -peppe-servillo-lorenzo-pedrotti

Peppe Servillo vs. Lorenzo Pedrotti

E proprio il 3D si rivela il tallone d’Achille (almeno per la proiezione a cui ho assistito), colpa degli occhialetti pessimi (?), di errori nella proiezione in sala(?),… non si sa. Sta di fatto che era inguardabile e fastidioso. Troppe le immagini sdoppiate, colori falsati, scene scure oltre il normale.  Non servono le belle riprese della periferia romana, le panoramiche nel bosco o le riprese claustrofobiche nella cantina per dimenticare questi spiacevoli inconvenienti. Non basta “entrare” nell’immagine, ma bisogna “entrare” nella storia ed evidenti sbagli di proiezione non lo permettono.

Grande rispetto, comunque, ai simpatici Manetti Bros, che almeno rischiano e sperimentano sia con i generi che con le tecnologie, investendo tutto su energie made in Italy. Fanno più loro con un film che Bondi in tre anni da ministro.

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