Biennale d’Architettura 2012 – REDUCE REUSE RECYCLE

Slogan del Padiglione Germania – Biennale Architettura 2012

Anche quest’anno la Biennale d’Architettura di Venezia si è rivelata un appuntamento imperdibile, ricco di idee, provocazioni, progetti affascinanti. E’ in architettura che si analizzano problemi sociali, ecologici, politici e artistici. Impeccabili gli allestimenti capaci di stupire e comunicare col pubblico.
La direzione, per il 2012, è stata affidata a David Chipperfield, compito difficile dopo la bellissima edizione del 2010 People meet in Architecture”, curata dall’architetto giapponese Kazuyo Sejima.
Common Ground” è il tema/sfida proposto dall’architetto britannico per quest’anno.
Il tema centrale di questa Biennale 2012 è ciò che abbiamo in comune. (…) L’Italia rimane la patria spirituale dell’architettura. È qui che si può comprendere pienamente l’importanza dell’edificio non come spettacolo individuale, bensì come manifestazione di valori collettivi e scenario della vita quotidiana. (…) Tali presupposti mi hanno ispirato a orientare questa Biennale verso tematiche riguardanti la continuità, il contesto e la memoria, verso influenze e aspettative condivise. Mi hanno portato a concentrarmi sull’apparente mancanza di intesa tra la professione e la società.” David Chipperfield

Norman Foster – HSBC (Hong Kong Banking Services)

Come sempre la mostra si sviluppa attraverso i percorsi dell’Arsenale (in cui si ammirano le sperimentazioni più ardite e più artistiche) e dei Giardini (dove le nazioni invitate sviluppano più scrupolosamente il tema trattato), più alcuni padiglioni sparsi per la città.
L’Arsenale si apre con un’affascinante sala curata dal famosissimo architetto britannico Norman Foster (Lord Norman Foster, per l’esattezza): una video proiezione, realizzata con Carlos Caracas (regista) e Charles Sandinson (videoartista), in cui tutti i nomi degli architetti della storia scorrono come una cascata enciclopedica lungo i pilastri dell’Arsenale e si sparpagliano sul pavimento. In questo brulicare caotico  le parole, inaspettatamente, si raggruppano ordinatamente fino a formare dettagli della planimetria di una città, poi si sfaldano e riprendono nuovamente a mescolarsi. Sulle pareti scorrono immagini di varie architetture del mondo raggruppate per tipologie: quelle religiose (la Mecca), quelle sportive (Olympiastadion di Monaco di Baviera), quelle distrutte (le zone di guerra). Coinvolgente anche il sonoro costituito dai rumori di chi vive tali architetture: esplosioni di gioia dei tifosi, canti e preghiere, slogan di contestatori nelle manifestazioni urbane, urla nelle repressioni violente delle forze dell’ordine, silenzio nelle macerie.

Biennale d'Architettura di Venezia 2012 - Romania Egitto Francia

Biennale d’Architettura di Venezia 2012 – Romania, Egitto, Francia

Anche una sala del padiglione principale dei Giardini è dedicata a Norman Foster. Al centro campeggia un modello alto fino quasi al soffitto del suo grattacielo di Hong Kong, sede della HSBC (Hong Kong Banking Services). Ai lati due differenti visioni artistiche dello stesso edificio. A sinistra, una suggestiva fotografia di grande formato realizzata da Andreas Gursky che riprende il grattacielo di notte, con gli interni illuminati e deserti. A destra un video girato da Marisa Gonzàles in cui, con un po’ di sconcerto e incredulità, si assiste ad una sorta di trasfigurazione del grattacielo: durante la settimana lavorativa è sede di uffici e banche; nel fine settimana diventa il luogo d’incontro della grande comunità delle immigrate filippine, che invadono il centro finanziario e commerciale della città, trasformando l’enorme atrio della HSBC in una sorta di baraccopoli di cartone, dove si vengono a creare spazi temporanei in cui giocare, parlare, mangiare e socializzare.
L’intento di Chipperfield è chiaramente mostrare come la destinazione originaria delle architetture possa essere usata per scopi impensabili.

Nonostante Common Ground” non dovesse pubblicizzare l’individualità dell’architetto, lungo le Corderie dell’Arsenale spiccano le bellissime installazioni di altri architetti famosi come Zaha Hadid (britannica di origine irachena) che omaggia, in collaborazione con Patrik Schumacher, un altro architetto: il tedesco Frei Otto e il suo lavoro sulle forme organiche (biomorfismo).

Biennale d'Architettura di Venezia 2012

Biennale d’Architettura di Venezia 2012

Lontano dagli algoritmi che descrivono le forme organiche, il discorso di Herzog & de Meuron indaga sull’impatto sociale dell’architettura, presentando i plastici del loro progetto per la Concert Hall di Amburgo che ha scatenato un acceso dibattito politico. La rassegna stampa, le polemiche e i vari punti di vista dell’opinione pubblica sono documentati in una serie di articoli allineati scrupolosamente alle pareti.

Ma la vera autocelebrazione spetta al progetto di Renzo Piano.  “The Shard

” è l’ultimissimo titanico lavoro progettato dall’architetto genovese. Inaugurato il 5 luglio 2012 è una scheggia (traduzione letterale di shard) di vetro alta 310 metri che domina incontrastata su tutta Londra, aggiudicandosi il titolo di secondo grattacielo più alto d’Europa (il primo è a Mosca). «Lo Shard è il simbolo dell’espansione e della vitalità di Londra anche in un periodo di difficoltà economiche», ha detto lo sceicco Abdullah Bin Saoud Al Thani, governatore della Banca centrale del Qatar e finanziatore del progetto. Però, come simbolo, si avvicina  di più alle piramidi d’Egitto dei nuovi Faraoni dominatori del mondo. Lusso ed esclusivo sono i termini più utilizzati nel sito della Scheggia, termini che in un periodo di difficoltà economiche suonano solo volgari, offensivi e inutili.
L’edificio è diviso in 30 piani di uffici, 3 piani occupati dell’inaccessibile ristorante  ShangriLa, 12 piani di appartamenti che sfiorano l’ultraterreno e gli ultimi piani di bella vista aperti al pubblico. La meravigliosa vista a 360 gradi su Londra sarà accessibile da febbraio 2013. Per evitare di pagare il salatissimo biglietto godetevela dal loro sito cliccando qui:

Urban-Think Tank – la baraccopoli verticale di Caracas. Fotografia di Iwan Baan

Forse non è un caso che poco dopo ci si imbatta nella sala curata da Urban-Think Tank, quasi un manifesto politico più che un’installazione. Tramite il lavoro del fotografo olandese Iwan Baan viene raccontata per immagini la storia degli abitanti di Torre David, un grattacielo di 45 piani mai terminato nel centro di Caracas, occupato da 750 famiglie: la più grande baraccopoli verticale del mondo. Urban-Think Tank si interroga sul senso di costruire simili giganti quando le necessità sociali sono ben altre e molto evidenti, ma si interroga anche sul senso di comunità e di organizzazione cresciuto fra le 750 famiglie residenti.

Padiglione RUSSIA
(Menzione speciale della giuria)
La sala a pianterreno è immersa nel buio. Le pareti nere sono traforate di piccoli oblò e accostandosi a questi fori circolari possiamo vedere, come se spiassimo dal buco di una serratura, fotografie che documentano com’era la vecchia città della scienza, tenuta segretissima dall’Unione Sovietica durante la guerra fredda.
Al primo piano, per contrasto, le sale sono luminosissime e di grande impatto visivo. Soffitto e pareti, compresa l’enorme cupola,  sono tutte tappezzate di grandi tasselli bianchi quadrati, all’interno dei quali spiccano i QR Code.  Con un tablet è possibile decodificarli e vedere la moderna città dell’innovazione (Skolkovo). Ciò che nel secolo scorso veniva tenuto nascosto, oggi può essere visitato da tutti, virtualmente, grazie al computer. Lo schermo del computer è il vero “common ground”.

Biennale d'Architettura di Venezia 2012 - Padiglione Russia

Biennale d’Architettura di Venezia 2012 – Padiglione Russia

Padiglione GIAPPONE
(LEONE D’ORO per la miglior partecipazione nazionale)
Le gigantografie del paesaggio giapponese su cui si è abbattuto lo tsunami del 2011 avvolgono le pareti e mostrano un territorio disabitato, svuotato da ogni forma di vita. Al centro della stanza, sopra basamenti ricavati dai tronchi di cedro che l’ondata dello tsunami ha ricoperto di acqua marina e rovinato per sempre, sono appoggiati piccoli modellini di abitazione, che propongono con grande leggerezza e fantasia la possibilità di tornare ad abitare la zona sconvolta dalla catastrofe.
Coordinati da Toyo Ito, tre giovani architetti (Kumiko Inui, Akihisa Irata, Sou Fujimoto) hanno pensato, dopo sei mesi di lavoro sul campo, a un “common ground” capace di ricostruire un’intera comunità, partendo dai materiali di recupero trovati fra le macerie e ascoltando i suggerimenti di chi è già tornato a vivere lì, in tende e strutture di fortuna.
Qui l’architettura tesse  i fili sottili che uniscono persone e territorio, la loro storia e la possibilità di un nuovo abitare.

Padiglione GERMANIA
Con lo slogan “Reduce/Reuse/Recycle”, il padiglione fornisce grandi ispirazioni per ammortizzare l’impatto edilizio sul territorio. Inutile costruire il nuovo, più utile concentrarsi su questi 3 semplici concetti:  ridurre – riutilizzare – riciclare.

Padiglione USA - Biennale d'Architettura di Venezia 2012

Padiglione USA – Biennale d’Architettura di Venezia 2012

Padiglione USA
(Menzione speciale della giuria)
Sul pavimento del padiglione sono riportati i dettagli dei “disastri urbanistici statunitensi” che si sono accumulati negli anni: calpestiamo un “common ground” di errori.
Dal soffitto pendono 125 grandi pannelli che affrontano questi problemi e suggeriscono possibili interventi che potrebbero risolverli, per esempio riciclando e reinventando la funzione degli spazi abbandonati. I pannelli sono collegati a un semplice sistema di carrucole: quando abbassiamo un pannello verso di noi,  si alza un piccolo cartello appeso alla parete che svela qual è la possibile soluzione di quel problema.
Anche se le soluzioni vengono sintetizzate in modo semplicistico, è particolarmente divertente giocare con i contrappesi e leggere proposte di intervento che sembrano alla portata di tutti: un “common sky” di ottimismo.

Ammirevole il Padiglione Messico (per la prima volta a Venezia) che occupa campo S.Lorenzo, restaurando l’omonima chiesa da troppo tempo chiusa e inutilizzata.

Padiglione Messico – Biennale d’Architettura di Venezia 2012

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