Un’intervista a Mario Garofalo e Lorenzo Ceva Valla registi di AINOM

AINOM il set

AINOM il set. Fotografia di Patrizia Galliano

B-SIDES
Come è nato il progetto di “Ainom” e come avete incontrato Lula Teclehaimanot (la brava protagonista film), alla sua prima esperienza cinematografica?

MARIO GAROFALO
Ainom”nasce da un’immagine: una donna nera sulla neve. Da lì ho sviluppato un’idea narrativa giocata sul contrasto tra Ainom, una donna eritrea emigrata in Italia, e il mondo freddo e nevoso da cui cerca di scappare.
Lula è arrivata dopo mesi e mesi di ricerche di casting: è una donna eritrea che ha vissuto una situazione non lontana da quella della storia raccontata, capace di dare forza e verità al personaggio. Sulla carta non era un’attrice, ma di fatto si è dimostrata una grande interprete, tanto da vincere numerosi Premi nei Festival.

B-SIDES

Come è stata l’esperienza ai festival in Cina e in Camerun? Quali differenze, se ci sono, avete riscontrato tra lo spettatore europeo e quello straniero?

MARIO GAROFALO
Il detto “nemo profeta in patria” si addice alla nostra situazione: al principio in Italia nessuno guardava Ainom. Io e Lorenzo dobbiamo ringraziare il pubblico cinese, e ancor prima, i selezionatori del Festival di Shanghai (la “Cannes dell’Asia“) che si sono accorti del film e lo hanno selezionato nel concorso ufficiale accanto a titoli di fama internazionale. Da lì è partito il cammino di Ainom nel mondo, fino ai successi in terra africana, particolarmente graditi perché ci confermano che il nostro modo di raccontare di una donna eritrea ha qualcosa di autentico.
Credo che il pubblico (in particolare quello orientale) ami “Ainom” perché è innanzitutto un film di pura suspense capace di emozionare e coinvolgere chiunque; a un secondo livello è un film che tratta temi importanti e attuali come l’emigrazione e il rapporto di genere uomo-donna.
Dopo molte anteprime nelle sale italiane e una programmazione al Cinema Arsenale di Pisa nel novembre scorso, aspettiamo adesso i riscontri al Cinema Mexico di Milano a partire dal 28 gennaio.

Lorenzo Ceva Valla e Mario Garofalo ai . Fotografia di Patrizia Galliano

Lorenzo Ceva Valla e Mario Garofalo ai Golden Rooster. Fotografia di Patrizia Galliano

B-SIDES
Mario, prima di “Ainom” hai diretto altri film, cortometraggi e documentari. Guardando i tuoi lavori, si può trovare una poetica che li accomuna. La montagna, spesso, è la protagonista delle tue pellicole. Ci racconti cosa è per te il cinema e cosa significa oggi fare cinema in un mondo di immagini spesso convulse?

MARIO GAROFALO
Mi piace spesso raccontare di donne o uomini alle prese con battaglie psicologiche e/o etiche molto forti, spinte da una voglia di riscatto e/o di giustizia. La natura, e in particolare la montagna, rendono più avvincenti e epiche le loro lotte. Curo molto la scelta delle ambientazioni, sempre realistiche, ma capaci di rinviare a un “altrove” poetico e senza tempo. Questo deve essere un elemento che, tornando a “Ainom”, è piaciuto molto al pubblico cinese e alla loro cultura “taoista”, molto legata alla natura e alla montagna.

Fotografia di Patrizia Galliano

Alice Bachi e Ivan Alovisio. Fotografia di Patrizia Galliano

B-SIDES
Hai affrontato diverse volte il tema della resistenza sia con cortometraggi che con documentari. Attingi a questo passato che non hai vissuto per raccontane storie e personaggi forti  contrapposti a un presente poco eroico?

MARIO GAROFALO
La resistenza per me non è soltanto quella della guerra di liberazione dal nazifascismo durante la seconda guerra mondiale, ma è quella ribellione spesso silenziosa, quella volontà di emancipazione, tipica di ogni tempo e di ogni luogo, delle persone più emarginate dalla società. Nella mia intenzione, il cinema aiuta queste persone a dare voce ai loro pensieri e ai loro desideri.
Protagonisti delle mie storie e del mio lavoro sono i bambini, le donne, i migranti, le persone con disagio psichico, ma ci tengo a dire che la mia solidarietà nei loro confronti è più esistenziale che politica e nel mio modo di raccontare non c’è mai niente di retorico, pietistico o consolatorio.

B-SIDES
Attualmente lavori anche per la “Scuola del Cinema dei Bambini“, una realtà molto bella e vitale. Cinema per bambini o bambini in aiuto del cinema?

MARIO GAROFALO
La mia vita si divide tra lavori di regia vera e propria e didattica del cinema che svolgo nelle Scuole con gli adolescenti e coi bambini. Mi sono accorto negli anni che, nella comunicazione, il linguaggio audiovisivo sta sostituendo, o meglio inglobando, il linguaggio della parola, scritta e orale. Di questo passaggio, sono attori e spettatori inconsapevoli i nostri bambini. Nella scuola elementare e media italiana, si impara a scrivere e a leggere il linguaggio della parola, ma si trascura il linguaggio dell’immagine e del suono. I programmi della scuola pubblica non considerano abbastanza il fatto che le bambine e i bambini vivono immersi in un mondo cinematografico, televisivo, multimediale, e che attraverso di esso spesso già si esprimono, fotografando e realizzando piccoli video con cellulari e macchine fotografiche.
Per questi motivi e per la mia passione per l’insegnamento, ho deciso di dare vita nel 2009 alla “Scuola di cinema dei bambini”, nell’intento di alfabetizzare al linguaggio audiovisivo i bambini e le bambine di età compresa tra i 3 e i 14 anni (Scuola materna – Scuola elementare – Scuola media), e poter così realizzare insieme a loro “piccoli grandi” film.

Enrico Olocco e Carlo Deprati. Fotografia di Patrizia Galliano

Enrico Olocco e Carlo Deprati. Fotografia di Patrizia Galliano

B-SIDES
Lorenzo, invece, vieni dal mondo della fotografia. Che differenze hai trovato fra queste due lingue simili, ma diverse fra loro? Cosa trovi più stimolante: raccontare una storia in una sola immagine o svilupparla giocando con lo spettatore?

LORENZO CEVA VALLA
La fotografia ed il cinema sono due mondi molto differenti anche se certamente ne condividono le origini. Personalmente per raccontare il mondo secondo la mia visione continuo a preferire la fotografia anche se molto spesso ricorro a sequenze d’immagini avvicinandomi quindi al cinema ed al suo linguaggio. L’immagine in movimento mi interessa moltissimo ma solo se legata ad una vicenda da raccontare in modo articolato. Non uso e non userei la cinepresa per un reportage o per un ritratto. La fotografia “still” e la fotografia cinematografica sono due animali di razza molto diversa tra loro.
A parte le questioni meramente tecniche, che pure sono molto importanti, sono convinto che la fotografia cinematografica abbia un vantaggio dato dal fatto che in un film esiste un “prima” e un “dopo” esiste il suono e soprattutto esiste una vicenda; questo permette una libertà maggiore perché a volte anche un “buio” può avere un senso cosa che difficilmente può essere vera nel caso della fotografia statica. Nel cinema quello che cerco di fare è trasportare il mio linguaggio, le mie inquadrature in questo mezzo in modo che diventino funzionali alla vicenda che sto raccontando. Fotografare “Ainom” è stata per me un’esperienza molto interessante proprio perché credo di essere riuscito a combinare tra loro, in assoluta libertà, questi due linguaggi.

B-SIDES
Ci lamentiamo sempre che il cinema italiano non riesce a resuscitare dalle ceneri del passato, quali sono, secondo voi, i nuovi autori italiani e quali le spinte innovatrici?

MARIO GAROFALO
Difficile risponderti. Partendo dal piccolo, quest’anno, in concorso con “Ainom”, nei Festival, ho visto molte buone opere prime italiane, prodotte in modo spesso indipendente e purtroppo mal distribuite (tra le varie: Io sono lì, “L’appartamento di Atene“, “I Primi della Lista” ecc…) che danno un po’ di speranza al cinema nostrano. La questione è sempre la stessa: l’Italia investe poco e male sulle nuove generazioni e punta tutto su pochi registi già affermati che spesso hanno ormai poche idee creative. Insomma, il contrario di ciò che si fa all’estero.

B-SIDES
Progetti nel cassetto?

MARIO GAROFALO
 Madeleine“, un film che girerò di nuovo con Lorenzo Ceva Valla e che racconta la storia di una bambina italofrancese alla ricerca di suo padre.

Fotografia di Patrizia Galliano

Lula Teclehaimanot e Enrico Olocco. Fotografia di Patrizia Galliano

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