La cagnetta spaziale e gli oggetti software

"Laika" Nick Abadzis

“Laika” Nick Abadzis

Negli anni Cinquanta, in piena Guerra Fredda, le due superpotenze investivano nella corsa agli armamenti, ma anche nella corsa allo spazio. USA e URSS puntavano su questi successi per dimostrare la propria superiorità scientifica e tecnologica nei confronti dell’avversario e chi fosse riuscito a mandare il primo uomo sulla Luna avrebbe ottenuto una superiorità davvero schiacciante. In fondo, la Guerra Fredda era fondata su una tattica psicologica elementare: vince chi riesce a mettere più paura all’altro. E chi toccherà per primo la Luna di paura ne metterà davvero tanta: dimostrazione planetaria che quella potenza, se vuole, può fare qualsiasi cosa.

Laika”, la bellissima graphic novel di Nick Abadzis (vincitrice dell’Eisner Award 2008), è ambientata in URSS proprio in quegli anni.
E la protagonista è la cagnolina diventata famosa per essere andata nello spazio. Famosa, purtroppo, anche per non essere tornata viva.
Abadzis affronta il tema di come ci si affeziona agli animali, del grado di fiducia che loro ripongono in noi e di come noi lo contraccambiamo.
Uno dei personaggi della graphic novel è la giovane addestratrice di cani dell’Istituto di medicina aeronautica di Mosca. La sicurezza nazionale non le ha spiegato il suo vero ruolo e gli esperimenti a cui le cagnoline dell’Istituto (tutte femmine) dovranno essere sottoposte, ma scoprirà molto presto che l’interesse dell’Aeronautica per i cani è monitorare i loro dati fisiologici e le loro reazioni nello spazio. Le cagnoline verranno usate come cavie per i voli spaziali, quindi verranno sottoposte agli stessi test cui, anni dopo, dovranno sottoporsi gli astronauti: la centrifuga che simula la forza di gravità durante il lancio del razzo (4 g), il volo parabolico su un aereo che produrrà momenti di assenza di gravità, ecc.

Laika

Non affezionarti troppo ai cani” è il consiglio che viene ripetuto più volte all’addestratrice. Ma come non affezionarsi? è la domanda che nasce spontanea, quando i risultati migliori dei test sono quelli dei cani che mostrano più affetto e più fiducia in te. E come può sentirsi un’addestratrice di fronte alle dure prove a cui le cagnoline devono sottoporsi? alla paura che provano? al senso di tradimento e di abbandono che nasce in loro ogni volta che vengono prese dalla loro cuccia e portate in un laboratorio?
Yelena, l’addestratrice, lo confessa: “… è impossibile non affezionarsi. Conosco queste bastardine meglio di quanto conosco chi lavora qui.” E le elenca tutte, per nome, spiegando il carattere di ciascuna e i simpatici atteggiamenti che le contraddistingue.

Impossibile anche per noi non affezionarci alla povera cagnolina dalla coda a ricciolo che passerà alla storia, sullo sfondo di uno scenario politico oppressivo e ottuso, indifferente ai sentimenti di chi lavora duramente per guadagnarsi la fiducia del prossimo (cani compresi) e riuscire a mantenerla.

il-ciclo-di-vita-degli-oggetti-software Ted Chiang

“il ciclo di vita degli oggetti software” Ted Chiang

Se il lettore riesce a provare empatia e a commuoversi per il destino di “Laika”, molto più difficile è immaginare un lettore che provi emozioni per le vicende di un software!
Eppure un grande scrittore ci è riuscito.
Ted Chiang, nel 2010, pubblica “Il Ciclo di Vita degli Oggetti Software” (vincitore dei premi Locus e Hugo per il miglior romanzo breve di fantascienza).
Chiang immagina un software capace di generare “digienti”, cioè personalità digitali capaci di imparare, venendo allevate come se fossero cuccioli di animali o, addirittura, bambini. Sono delle IA (Intelligenze artificiali) che non nascono “già imparate”, ma hanno bisogno di una educazione. Non a caso, prima di essere lanciate sul mercato come “animali di compagnia digitali”, viene chiesto a un’addestratrice di scimpanzé che lavorava in un zoo di educarle. Gli insegnamenti avvengono in pochi mesi e le nozioni che i “digienti” devono apprendere sono quelle che permetteranno loro di conoscere le abitudini umane, così da venire incontro alle aspettative dei loro futuri padroni e assecondare i loro desideri.
Il problema fondamentale emerge subito: i “digienti” vengono considerati dalla software house (che ha il copyright su di essi) come prodotti commerciali destinati alla vendita, mentre l’educatrice impara a interagire con loro come fossero persone che hanno curiosità e sentimenti simili a quelli umani.
Il prodotto all’inizio funziona davvero bene: gli animali di compagni digitali tengono davvero compagnia e non sporcano. Tuttavia chi li ha comprati si accorge in fretta che sono più impegnativi del previsto: non sono giocattoli, hanno una loro vita, richiedono attenzione e partecipazione, inoltre caricano i proprietari di responsabilità come se avessero adottato dei figli. Ben presto molti di loro restituiscono l’acquisto e i “digienti” restituiti finiscono in ricoveri simili a orfanotrofi virtuali oppure vengono disattivati. Si sparge la voce fra i “digienti”, che restano traumatizzati dall’idea di venire disattivati.
Ma questo è solo l’inizio: con il passare degli anni devono affrontare la concorrenza di altre software house che producono IA di tipo diverso, più efficienti, ma sprovviste di empatia; devono difendersi dal rischio che sadici criminali utilizzino loro copie illegali e mettano in circolazione “snuff movie” che li vedono oggetto di spietate torture; devono pensare al futuro perché la loro software house, a rischio di fallimento, viene incorporata in un’altra società che ha più interesse a smantellare la piattaforma informatica dove vivono i “digienti” invece di mantenerla o di convertirla in un’altra piattaforma compatibile.

Christian Pearce art - http://christianpearce.blogspot.it/

Christian Pearce art – http://christianpearce.blogspot.it/

Assistiamo a tutto questo con gli occhi dell’addestratrice e dei pochi altri umani che si sono affezionati a queste giovani Intelligenze artificiali (noi lettori compresi).
Anche qui parliamo di fiducia: la fiducia che i “digienti” hanno riposto nella loro addestratrice. E le domande sorgono spontanee: questa fiducia verrà corrisposta per sempre? sarà necessario scendere a compromessi?
Il mercato è spietato e indifferente ai sentimenti di chi lavora duramente per guadagnarsi la fiducia del prossimo (Intelligenze artificiali comprese) e riuscire a mantenerla.

I compromessi alla fine sono necessari. I “digienti” non verranno spenti, continueranno a esistere, a differenza della cagnetta che è stata sparata nello spazio, però dovranno passare bruscamente dalla giovinezza all’adolescenza: per renderli più desiderabili e aumentare la richiesta di mercato verrà inserito nel loro software il concetto di sessualità e il senso di desiderio. Diventeranno così partner sessuali di chi li comprerà.

L’istruttrice, dopo decine di scrupoli morali e prima di accettare l’offerta della nuova software house, ha insegnato ai “digienti” cosa significa diventare adulti.
E’ l’eroico tentativo di non perdere la fiducia in chi ha visto crescere.

laika tomba

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