GIAPPONE ISOLA SADICA. KOTOKO di Shinya Tsukamoto

Kotoko - Shinya Tsukamoto - Cocco

Di Shinya Tsukamoto si è detto e scritto molto. Il buon Ghezzi ha contribuito a far conoscere i suoi film in Italia, consacrando il regista a figura chiave  nell’immaginario cyberpunk. Ma il suo nome resta legato, principalmente, a una manciata di film: “Tetsuo” e “A Snake of June”. (i più rappresentativi del suo cinema). Con il solito piacere maligno c’è chi lo considerava già inaridito dopo i discutibili “Nightmare Detective” e l’autocelebrativo  “Testuso III: the Bullet Man” (in occasione del ventennale di “Tetsuo”), ma nel 2011 si presentò alla mostra del cinema di Venezia con “Kotoko” portandosi a casa il premio “Sezione Orizzonti” e lasciando il pubblico piuttosto stordito.

Kotoko - Shinya Tsukamoto

“Kotoko” – Cocco e un tumefatto Shinya Tsukamoto

Per accedere a questa pellicola dimenticate quello che avete visto e che sapete di Shinya Tsukamoto. “Kotoko” è un film sulla depressione e sulla schizofrenia vissuta attraverso gli occhi di una giovane madre. Tre attori: il regista stesso, la cantautrice giapponese Cocco e un neonato. Lei vive sola con il suo bambino tormentata dalle proprie angosce. L’ossessione di un potenziale pericolo le fa vedere una realtà sdoppiata: un’immagine negativa accanto ad una positiva, che la rende incapace di giudicare cosa sia reale e cosa immaginario. Prendersi cura di un bambino in queste condizioni diventa cosa impossibile. Il figlio viene affidato alla sorella e potrà fargli visita una volta a settimana.
Dopo averla notata in autobus, un affermato scrittore decide di prendersi cura di lei. Dopo un iniziale stalking da parte dell’uomo, fra i due nasce una relazione molto romantica, ma che si consuma solo con delle dolorose sessioni di botte. La donna picchia istericamente l’uomo che subisce passivamente e con gioia. L’uomo diventa una valvola di sfogo di tutte le nevrosi della giovane madre, tanto che pare guarire…ma forse è solo definitivamente peggiorata.

"Kotoko" - Cocco

“Kotoko” – Cocco

La violenza, al contrario dei precedenti film di Tsukamoto, è immaginaria, ma ancora più disturbante perché nata dalla paura di amare un uomo e dall’impotenza di proteggere il proprio figlio.
Tante le scene memorabili: i terroristi usciti dal televisore che fanno esplodere la testa al bambino, il disperato canto romantico che Cocco dedica a Tsukamoto (una scena lunghissima in cui la cantante passa dalla gioia all’isteria nel giro di una strofa), le scene di sdoppiamento della realtà,  il ballo sotto la pioggia, la stanza piena di giochi che si sfalda in una luce rivelatrice…

Cocco: Makishi Satoko

Cocco: Makishi Satoko

Kotoko è uno dei lavori più belli e più difficili di Tsukamoto, nato – per stessa ammissione del regista – grazie alla collaborazione con Cocco, che si è occupata non solo delle musiche, ma anche di alcuni aspetti scenografici del film (infatti nei credits risulta art director).
Un’esperienza piuttosto catarchica per la giovane cantante pop che recentemente ha perso (sembra) un bambino e che era solita, nella sua infelice adolescenza, infliggersi tagli e piccole mutilazioni (particolare che rende ancora più fastidiose le scene del film in cui si taglia continuamente il braccio per capire se il suo corpo sia reale).

Una pellicola dolorosa, che, nonostante la distanza stilistica dalle prime opere, rappresenta a pieno l’universo perverso, violento e poetico di Tsukamoto.

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