Shinya TSUKAMOTO: attore

Tsukamoto Attore

“Marebito” (2004) Takashi Shimizu – “Dead or Alive 2” (2000) Takashi Miike – “Tokyo Biyori” (1997) Naoto Takenaka – “A Drowing Man” (2002) Naoki Ichio – “Welcome to the Quit Room” (2007) Suzuki Matsuo – “The Most Terrible Time in my Life” (1994) Kaizo Hayashi – “Ichi the Killer ” (2001) Takashi Miike – “Blind Beast vs. Killer Dwarf” (20001) Teruo Ishii – “The Perfect Education” (1999) Ben Wada

Parallelamente alla carriera di regista, Tsukamoto abbina anche quella di attore. Oltre a recitare in quasi tutti i suoi film è molto ambito anche da altri registi, non tanto per le sue doti espressive, quanto per il background che simboleggia. Che si tratti di camei, di ruoli di secondo piano o da protagonista il personaggio che interpreta resta l’uomo mediocre che nasconde qualche temibile segreto. Il suo volto ambiguo e carico di dolore conferisce alle pellicole un’aura malsana. Questo non basta, ovviamente, a salvare pellicole scadenti come “Blind Beast vs. Killer Dwarf” del 2001. Il mitico regista Teruo Ishii morì lasciandoci in eredità quest’ultima opera decisamente amatoriale. (Tsukamoto è il detective Kogoro Akechi, eroe ricorrente nei racconti di Edogawa Rampo)

Nello stesso anno Tsukamoto interpretò un ruolo ben più curioso in un film che diventò subito un cult: “Ichi the Killer” di Takashi Miike. Qui il regista/attore si cala nelle vesti dello sfuggente personaggio chiamato Jijii (nonnetto) l’ambiguo uomo che plagia la mente di ichi per sgominare la banda yakuza di Kakihara.
Ma le strade di Tsukamoto e Miike si erano già incrociate un anno prima per un cameo nel surreale yakuza-film “Dead or Alive 2: Birds”.

Protagonista assoluto, invece, nel criptico horror “Marebito” di Takashi Shimizu (2004). Il regista di “The Grudge” dirige il suo miglior film con Tsukamoto nel ruolo di un cameraman depresso che si avventura nei sotterranei di Tokyo alla ricerca di mitologiche creature che vivono nei labirinti della metropoli.
Tsukamoto è il principale interprete anche di “A Drawning Man” di Naoki Ichio (2002). Un film minimalista e a modo suo poetico che analizza il logoro di una relazione amorosa in un’atmosfera quasi paranormale. Claustrofobico, lento, girato solo all’interno di un appartamento.

Del 2007 la bella commedia nera “Welcome to the Quiet Room di Suzuki Matsuo ambientata in un ospedale psichiatrico femminile. L’ambientazione e l’approccio ricordano un po’ “I’m a Cyborg, but it’s Ok!“di Park Chan-wook, ma senza pretese artistiche. Tsukamoto interpreta l’ex marito della protagonista ricoverata dopo un tentato suicidio. La parte del dottore del manicomio è invece affidata a Hideaki Anno il padre dell’anime “Evangelion”
Suzuki Matsuo aveva già coinvolto Tsukamoto in un suo precedente e dimenticabile lavoro: la commedia adolescenziale “Outkast in love” del 2004.

Tante le comparse di Tsukamoto in pellicole giapponesi pressoché invisibili in Italia. Poche veramente degne di nota tranne “Tokyo Biyori” di Naoto Takenaka (1997) ispirato al diario del fotografo Nobuyoshi Araki, il noir sixties “The Most Terrible Time in my Life” (1994) di Kaizo Hayashi (famoso per il posticcio kolossal fantasy “Tokyo: The Last Megalopolis”) e il pinkuThe Perfect Education” (1999) di Ben Wada dramma erotico che diede il via a una fortunata saga composta da 7 episodi. Il più interessante e complesso è il penultimo diretto da Koj Wakamatsu. Tratto da un romanzo di Michiko Matsuda si ispira alla “Sindrome di Stoccolma” ed è simile a tanti altri film come “Blind Beast”: un uomo rapisce una donna costringendola a innamorarsi di lui.

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