PETER SOTOS. Il mondo visto attraverso un glory hole

Kiddiepunk

Kiddiepunk – testo Peter Sotos, immagini Michael Salerno

Troppo semplice etichettare Peter Sotos un sadico pedofilo nazista. Sotos è un esploratore degli abissi più bui della sessualità. Leggere Sotos è calarsi nelle voglie più marce di qualche depravato. Avere in mano un suo scritto ti fa vergognare e sentire sporco, come se una malattia sessuale si trasmettesse anche attraverso le parole. Nei suoi scritti si descrivono abusi sessuali e violenze di ogni genere, tanto da essere paragonato a un moderno DeSade. Entrambi gli scrittori sono interessati alla ricerca e all’ottenimento del proprio totale piacere oltrepassando ogni barriera morale e sociale. DeSade, figlio del suo tempo, argomenta in maniera filosofica la stupidità e l’inutilità delle restrizioni religiose che castrano la natura umana in tutti i suoi molteplici aspetti. La natura ci cresce con appetiti diversi e solo coltivandoli si è liberi da false ideologie e da dei posticci. Sotos, al contrario, non dà alcuna motivazione, si limita a sbatterti in faccia la brutalità dell’atto e del linguaggio.
Spesso i suoi scritti sono in prima persona e mischiano la narrazione alla documentazione. I serial killer Ian Brady (stupratore seriale e brutale torturatore) e Ted Bundy (intelligente e scrupoloso predatore sessuale) sono, in particolare, personaggi in cui si immedesima.

Provo rispetto e interesse per coloro che vedono e capiscono i loro istinti completamente e correttamente e cercano di soddisfarli…Io trovo che casinisti come Charls Manson e Ed Gain siano terribilmente noiosi e risibili perchè non hanno idea di ciò che veramente vogliono..” Peter Sotos

Peter Sotos Lazy Tick Index

Peter Sotos Lazy Tick Index

Prima di essere sospesa nel 1985 la sua fanzine “Pure” raccoglieva articoli di cronaca nera su assassini, violentatori, omicidi bizzarri, abbinandoli a fotografie scioccanti. “Pure” analizza scrupolosamente le efferatezze di serial killer quali Robin Gecht, John Wayne Gacy, Larry Eyler, Otis Tool, Henry Lee Lucas, Ian Brady e sua moglie Myra, raccogliendo un’attenta documentazione giudiziaria e i primi resoconti integrali del materiale audio/video mostrato nei processi. Si parla anche degli omicidi di “Green River“, in quegli anni al centro di complicate indagini che non portavano a nulla. Il serial killer fu arrestato nel 2001. (La polizia chiese aiuto perfino a Ted Bundy che aiutò a comprendere il modus operandi dell’assassino). Se i serial killer sono, ormai, un navigato argomento di discussione, l’articolo sui criminali nazisti definiti troppo spesso “geniali” è tutt’ora particolarmente aberrante. Piuttosto disinteressato all’ideologia nazista Sotos ne esplora l’oscuro lato sessuale legato agli esperimenti di Mengele. Purtroppo il gusto di “Pure” va ben oltre. Le fotografie dei disperati parenti delle vittime di serial killer si trovano a qualche pagina di distanza da foto di erezioni, e uno scioccante collage abbina le foto segnaletiche di bambini scomparsi a cazzi eiaculanti.
Troppo? Sì. La rivista fu chiusa e Sotos messo in prigione per possesso di materiale pedopornografico.

Dopo questa esperienza lo scrittore abbasserà i toni, diventando una delle voci contemporanee più inquietanti ed originali.
In campo musicale collabora con il cantante William Bennett dei Whitehouse con cui condivide la visione misogina e violenta del mondo. L’assordante rumore dei Whitehouse si sposa ottimamente con le frasi rabbiose e putride di Sotos urlate da Bennett. Con Steve Albini crea l’album Buyer’s Market” un disturbante collage di interviste televisive a donne e bambini che hanno subito violenze e abusi.

Parallelamente prosegue la sua attività di scrittore. Si focalizza sul mondo dei media accanendosi contro la loro patina perbenista. Show televisivi come “Supernanny” (una tata entra nelle vita di bambini considerati problematici per educarli correttamente) o “To catch a Predator” (un’attrice diciottenne, ma con le sembianze di una attraente minorenne, grazie a una telecamera nascosta, denuncia diversi abusi da parte di sconosciuti) sono contenitori di materiale pedopornografico che mostrano il piacere della manipolazione mentale sui bambini o mettono in scena l’attrazione che questi ultimi sono in grado di esercitare su un adulto. La gogna mediatica creata da questi spettacoli si trasforma nella perversione collettiva per eccellenza.
In modo paradossale e contorto dimostra come le associazioni e le campagne contro gli abusi dell’infanzia si trasformino in prodotti che alimentano soltanto lo show business, e la rabbia e ferocia con cui si scagliano contro i potenziali o sospetti predatori siano le stesse passioni che muovono questi criminali (ovviamente Sotos non li definisce tali).

Peter Sotos - Total Abuse

Peter Sotos – Total Abuse

In lavori più narrativi come “Tool” e “Lazy” Sotos racconta in prima persona storie di violenza, degrado, processi, droga. Storie ambientate nei gloryhole, sui set porno, o in qualche lurido cesso di locale equivoco. Uno dei capitoli più intensi di “Tool” è la lettera di un condannato a morte alla madre di una delle sue vittime in cui le racconta che suo figlio era una merda tanto quanto lui.

Uno degli ultimi lavori del controverso scrittore é “Pure Filth“: un’esplorazione dei film “gonzo” (film quasi amatoriali senza trama in cui il regista è anche il protagonista) attraverso l’analisi della carriera del porno attore Jamie Gillis. Jamie è famoso per i porno in limousine. Idea copiata dal film Boogie Nights (film del 1997 di Paul Thomas Anderson con Burt Reynolds nel ruolo di un magnate del cinema a luci rosse). Jamie carica in auto i passanti disposti a farsi filmare mentre interagiscono con le ragazze sui sedili posteriori della limousine. “Pure Filth” è la trascrizione dei dialoghi di alcune scene dei film di Gillis. Non c’è nessun accenno a cosa si veda nel film, solo le frasi violente e degradanti di Jamie e le risposte, spesso imbarazzate o terrorizzate, delle protagoniste.

Sotos è disgustoso, ma attrae e questo dovrebbe far riflettere.

Kiddiepunk - testo Peter Sotos, immagini Michael Salerno

Kiddiepunk – testo Peter Sotos, immagini Michael Salerno

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