FEVER RAY – Fever Ray

fever-ray

Fever Ray è il progetto parallelo della svedese Karin Dreijer Andersson, l’altra metà del gruppo elettronico The Knife (il fratello Olof Bjorn Dreijer è il secondo componente).

Con gli album “The Knife” (2001), “Deep Cuts” (2003) e “Silent Shout” (2006) e “Shaking the Habitual”(2013) i The Kinfe sono giustamente diventati un duo di culto. Ritmi techno, sintetizzatori e la magia della voce di Karin sono i componenti della loro miscela esplosiva. Un progetto molto “politico” come si definiscono loro stessi. Temi sociali e di denuncia sono spesso presenti nei loro testi, ma il loro vero pregio è riuscire a dipingere bene le generazioni sveglie, ma annoiate nord europee. Una miscela di techno anni ’90, elettronica anni ’80 e, sopratutto nell’ultimo album, sperimentazioni sonore molto dark.

L’album omonimo “Fever Ray“del 2009 ha un suono molto più intimo e femminile rispetto a quello dei The Knife. Mancano i ritmi palesemente techno. In “Fever Ray” soffiano i gelidi venti del nord. E’ una finestra su una notte mortalmente gelida, ma piena di stelle. Le asettiche geometrie di metropoli scandinave ne fanno da scenario. La cupa nenia “If I had a Heart” apre l’album illuminando il buio solo con una candela. La voce di Karin distorta dai sintetizzatori sussurra e grida. Il brano è stato usato nel serial “Breaking Bad” (la bella scena del party a casa di Pinkman) e nella sigla di “Vikings“. “When I Grow Up cambia completamente registro. I synth si fanno morbidi accompagnando la strana voce di Karin, un po’ stridula un po’ bambina. Il raffinato elettro-pop del brano “Seven” rappresenta il momento migliore dell’album. Le atmosfere sognanti continuano con la bellissima “Triangle Walks” . Moderni xilofoni raccontano le ore più solitarie della mattina, quando nessuno è sveglio e la nostra cantante si riposa sotto una pianta dopo una lunga notte.  “Now’s the only Time I know”  e “I’m not done” proseguono lo stile musicale sognante abbinato ai testi malinconico deliranti.  Non mancano momenti meno ispirati come la pesantuccia e un po’ datata “Concrete Walls” e l’insignificante “Keep the Streets Empty for Me“.

He came back one day and/told me stories that I / now dream of
inizia così “Coconut“, l’ultimo brano dell’album, invitando a rilassarsi in fronte a un falò notturno per riascoltare questo bellissimo album una seconda volta.

Fever Ray: una cover di Nick Cave and the Bad Seeds

The Knife

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