FAUSTO ROSSI – Blank Times

Blank Times Fausto Rossi

Pensavo all’amore / quello che resta del sogno / tutto è nel buio / poche le stelle nel cielo

Sono passati due anni dall’uscita di “Blank Times” di Fausto Rossi (in passato Faust’O). Un lavoro che all’epoca riscosse una calorosa accoglienza, ma di cui si parlò troppo poco e fu subito dimenticato. Lo schivo cantante di Pordenone, in fondo, è molto amato, ma non godrà mai del successo che merita. Ogni suo nuovo lavoro crea curiosità e scalpore, ma solo per un’ora, poi tutti se ne dimenticano.
Un vero peccato specie per un album così riuscito come “Blank Times” in cui Fausto, dopo aver chiuso definitivamente con il suo scanzonato passato new wave, mostra tutta la sua maturità artistica. Dopo lo spiazzante e iperdistorto “Below the Line” del 2010, Fausto torna a un blues onirico e poetico. Chitarra e organo sixties di sottofondo sono i suoni di “Blank Times“. Le dieci ballate che lo compongono sono sporche, scarne, talvolta toccanti.


Fausto alterna l’italiano all’inglese e il canto al recitato con naturalezza, senza forzature, come nella sognante “The Hill” o in “I write Aloud“: una poesia recitata dal crescendo elettrico. “Stars” potrebbe essere una canzone dei Radiohead del periodo Pablo Honey, mentre “Tu non lo sai” è uno dei migliori brani di Fausto.
I testi sono meno arrabbiati, ma più intimi e malinconici, consapevoli del tempo che scorre e non ritorna. Parole che fotografano un artista sempre più distaccato dal mondo che lo circonda. Solo nel brano “Il Vostro Mondo” riaffiora la polemica sociale anche se risulta un po’scontata.

Dopo questo dodicesimo lavoro Fausto sembra essere nuovamente sparito. Un nuovo periodo di silenzio per un personaggio decadente sempre pronto a deridere le dinamiche dello spettacolo. Celebre la sua performance sul palco di un festival in cui si mangiò una mela mentre la sua canzone suonava in playback.
Tante le perle da riscoprire nella sua lunga carriera. Dai due dissacranti album di debutto tipicamente new waveSucidio” e “Poco Zucchero“, ai più recenti “Exit” e “L’ Erba“, due album cupi e inquieti in cui cantava “Ora che ho visto 20 anni bruciare / … / scritto canzoni perso il mio nome / gli occhi la bocca la mia vera voce / suoni e parole che non servono a niente/ difficile dire aprire la mente / Poi all’improvviso paura del vuoto / Fausto in delirio /Fausto in un sogno” (“Ora che ho visto” tratto da Exit).
Anche il recente Becoming Visible, composto da essenziali ballate melanconiche cantate in inglese, è un album da riascoltare con piacere.

“E’ ora di tornare a casa / L’inverno è ormai vicino

1978 – Suicidio
1979 – Poco Zucchero
1980 – J’accuse, amore mio
1982 – Out Now
1983 – Faust’O
1985 – Love story
1992 – Cambiano le Cose
1995 – L’erba
1997 – Exit
2009 – Becoming Visible
2010 – Below the Line
2012 – Blank Times

 

Massimo Volume: “Fausto” tratto dall’album “Cattive Abitudini” dedicato a Fausto Rossi che collaborò con loro in “Lungo i Bordi” in qualità di produttore artistico.

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