Vermilion Sands – 4. LE STATUE CANORE – James G. Ballard

Illustrazione di Karel Thole per "L'Uomo che verrà dal Ghiaccio" di Pino Donizzetti

Illustrazione di Karel Thole per “L’Uomo che verrà dal Ghiaccio” di Pino Donizzetti (Dettaglio)

Una famosa collezionista di arte contemporanea entra con la sua segretaria francese in una galleria di Vermilion Sands, che vende numerose sculture sonore. Sono sculture dotate di sensocellule, che emettono suoni o musiche influenzate dalla personalità di che le circonda. Uno scultore è nella galleria e sta dando gli ultimi ritocchi alla sua statua, quando si accorge della presenza della visitatrice. La statua, un totem alto tre metri e mezzo, gli consente di nascondersi alla sua vista, ma di continuare a osservarla. Sa chi è: “migliaia di articoli sui rotocalchi avevano catalogato ad nauseam la sua strana bellezza imperfetta, le sue crisi di malinconia e il suo ossessivo vagabondare per le capitali del mondo”. Il suo volto era stato deturpato da un grave incidente d’auto, ma i chirurghi plastici l’avevano ricostruito. Lo scultore riconosce subito il suo profilo poco fotogenico. L’inquietudine che le tormente la bocca gli fa pensare a “una Venere con un vizio segreto”. La donna, esigente, passa in rassegna tutte le opere in mostra, accompagnata dal gallerista, che è visibilmente emozionato dalla visita imprevista di un’acquirente così famosa. Accende un po’ goffamente l’amplificatore e le statue incominciano a reagire all’enigmatica presenza della donna, nonché a quella della vecchia megera che è la sua segretaria, emettendo una babele suoni stridenti e di ronzii. La donna dice di ammirare l’ingegno degli artisti, però vuole qualcosa “di intimo, di personale”, che non le faccia venire il mal di testa. Viene attratta inaspettatamente dal totem alto più di tre metri, che incomincia a emettere “sommesse pulsazioni ritmiche”. Lo scultore, stupito che i suoi sogni si stiano avverando, ha un’intuizione. Consapevole che la sua statua ha a disposizione soltanto un limitato repertorio di accordi, non essendo un neurofonico di talento, ma un semplice scultore vecchia maniera, inganna la cliente canticchiando lui stesso al microfono una struggente cantilena d’amore, che viene rielaborata in chiave elettronica dai nuclei sonici della statua. La donna non sospetta di nulla, si lascia coinvolgere da quella musica che rispecchia così profondamente la sua interiorità e, con uno scatto emotivo, decide di acquistare subito la statua. Le viene venduta per una cifra astronomica e recapitata il giorno dopo, nella sua villa estiva di Lagoon West.
Ormai le sonisculture più acclamate alle Biennali sono quelle della “fase astratta”, che emettono soltanto rumori sferraglianti e stridenti, “tintinnii e ronzii dodecafonici”. Nel periodo “figurativo”, invece, venivano dotate di un repertorio musicale che andava da Mozart a Webern. Ed è proprio questo di cui ha bisogno la ricca collezionista: non rumori, ma una musica che parli di lei.
Dopo la consegna del totem, le lamentele della segretaria non tardano ad arrivare: la scultura si comporta come tutte le altre della villa, emanando soltanto un monotono ronzio. Lo scultore viene inviato subito per una riparazione. Fingendo di sostituire un fusibile, inserisce il nastro registrato che riproduce il “duetto del balcone” tratto da Romeo e Giulietta.
Lo scultore sa che il nastro si esaurirà dopo due settimane e che, quindi, dovrà tornare a sostituirlo. Si accorge, però, di provare per la donna un desiderio così forte, che viene spinto a inventare una scusa per rivederla prima. Entrato nella villa, introduce nella statua, senza farsi accorgere, un brano di Tristano e Isotta, diretto da Toscanini, “in cui Tristano si duole in attesa dell’amata lontana”. E’ uno stratagemma per confessare il proprio amore, ma la donna non se ne accorge, perché crede davvero che la statua stia cantando per lei.
Pronto a confessare tutto, la sera in cui viene chiamato per l’ennesima finta riparazione, lo scultore trova la donna in lacrime ai piedi del totem sonoro, devastata dal dolore. Quando l’uomo le parla, lei non lo ascolta, anzi lo allontana: vuole soltanto che la statua riprenda a cantare.
La segretaria, tesa e angosciata da quella crisi di nervi, gli spiega che la scultura è la sola che riesca a dire alla donna “tutto quello che ha bisogno di sentirsi dire” e ormai non può più farne a meno. Quando lui le rivela l’inganno, la segretaria ha una risatina stridula: la donna non è interessata a lui, ma è innamorata di quella statua, anche se di fatto è innamorata solo di sé stessa. Lo prega quindi di farla suonare di nuovo, anche si tratta di una finzione.
Lo scultore, ferito nell’orgoglio, se ne va senza esaudire la richiesta.

Il giorno successivo le due donne abbandonano Vermilion Sands. Sulla terrazza della villa ormai vuota campeggiano le statue sonore della collezione, spente definitivamente. Fra queste manca soltanto il totem alto più di tre metri. Lo scultore pensa che la donna lo abbia portato con sé.

Sei mesi dopo si reca sulle scogliere di sabbia e, inaspettatamente, trova parti della sua scultura che emergono tra le dune. E’ stata frantumata e i pezzi sepolti, ma qualcuno di questi sta ancora intonando flebilmente il pezzo con cui ha cercato di fare innamorare la donna la prima volta che l’ha vista.

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