ANNA di Alberto Grifi e Massimo Sarchielli. Ambiguità e lotte sociali negli anni ’60

"Anna" Grifi Sarchielli

Anna“, di Alberto Grifi e Massimo Sarchielli del 1975 è un caso ben strano. E’ un documentario su una ragazzina sbandata in fuga da collegi/riformatori, arrestata più volte per vagabondaggio, incinta e con problemi di droga. Il film ruota intorno al suo personaggio problematico e al mondo intorno a lei: altri ragazzi che vivono in strada, chi per scelta chi per necessità, e vecchi borghesi che passano il tempo ai caffè condividendo con loro piazza Navona. Due mondi contrapposti che discutono, si giudicano e si spiegano di fronte alla macchina da presa. Politica, divisioni sociali, problemi legali, vizi e virtù sono gli argomenti discussi in piazza, mentre Anna viene accudita da Massimo Sarchielli.
Queste 3 ore abbondanti di girato sono un oggetto non identificabile che si ama e si odia allo stesso tempo.

Alberto Grifi

Alberto Grifi

Anna” fallisce come film.
Massimo Sarchielli trova Anna: una ragazzina minorenne sbandata che vive per strada. Lei è vistosamente incinta così Massimo decide di ospitarla a casa sua. Durante i giorni di permanenza della ragazzina, Sarchielli decide di trarne un film. Prova a farle recitare delle battute, ma lei è negata, non capisce, a volte è troppo timida, a volte è troppo cocciuta. Anna, come gli altri giovani intervistati, rifiuta l’idea di sceneggiatura e mette in scena unicamente se stessa, contestando il potere manipolatore del regista.
Durante una scena ambigua, Anna recita nuda sotto la doccia un copione “imposto” da Massimo, in cui rivive i primi giorni in cui lei è stata ospitata in casa. Mentre Massimo la pettina, si trova un pidocchio sulla mano. In breve tempo i pidocchi infesteranno tutta la troupe e nessuno avrà più voglia di recitare. La realtà ha avuto ragione sulla finzione.

Anna” fallisce come documentario.
Abbandonato l’utilizzo di una sceneggiatura, il film vira sul documentario. L’occhio della telecamera dovrebbe essere freddo e impassibile, ma succede l’impensabile. Vincenzo, un ragazzino addetto alle luci, si racconta davanti alla telecamera mischiando il suo improvvisato monologo sulla lotta operaia con una dichiarazione d’amore per Anna, che non deve essere trattata come un caso umano da filmare, ma come una persona che ha bisogno d’amore, spiazzando tutti quanti e facendo cambiare nuovamente prospettiva. Vincenzo rifiuta l’anonimato obbligato in cui deve vivere il tecnico di un film e salva Anna dalla superbia pietista dei registi. “Ha messo in crisi i piani del film perché nel film l’amore non c’era mai stato. Un operaio ha mandato in merda i piani della regia… prendendo in gestione i significati del film… espropriandoci come padroni del film.” (Alberto Grifi).

Anna” fallisce umanamente.
Anna cerca di rifarsi una nuova vita accompagnata dal fidanzato trovato sulla casa/set di Sarchielli. Dopo aver partorito, le cose non vanno fra i due giovani e la ragazzina sparisce. Solo tempo più tardi si rifà viva chiamando da un manicomio in cui è stata nuovamente internata, chiedendo aiuto e pregando di tirarla fuori da lì. Grifi e Sarchielli fanno l’unica cosa che sanno fare: registrano la telefonata e la inseriscono nel loro film, abbandonandola al suo destino.

L’esperienza Anna segnò profondamente tutti quanti, tanto da far elaborare a Grifi la teoria che “i comportamenti umani vengano immiseriti, filmandoli, perché costretti in una dimensione cinematografica che impone tempi e modi non della realtà, ma solo quelli consentiti dall’economia“.
Cinema, spettacolo e arte rappresentano, per Grifi, il fallimento dalla vita perché sono solo “un sistema di compensazione fatto di desideri di vita rubata“.

"Orgonauti, evviva!!!" Alberto Grifi

“Orgonauti, evviva!!!” Alberto Grifi

Alberto Grifi (1938 – 2007) fu uno degli esponenti di spicco del cinema sperimentale italiano. Regista, pittore, inventore e intellettuale. Fra i suoi lavori migliori vanno ricordati “Verifica Incerta” (1964) dal montaggio dadaista che ironizza sui grandi classici hollywoodiani e che entusiasmò niente meno che Marcel Duchamp, Man Ray, Max Ernst e JohnCage; “Michele alla Ricerca della Libertà” (1978) sulla condizione carceraria; “Orgonauti Evviva!!!”, un cortometraggio psichedelico di fantascienza; “Il Preteso Corpo”, girato nell’ospedale neuropsichiatrico di Varese, che denuncia la sperimentazione di un medicinale prodotto dalla “Roche” su persone considerate psichiatricamente malate (un documento raccapricciante con dimostrazioni di leucotomia); “In Viaggio con Patrizia”, documentario sulla poesia fonetica di Patrizia Vicinelli (artista, poeta e attrice morta nel 1991 di aids) musicata da Paolo Fresu. Patrizia è ricordata più per la sua partecipazione al film “Amore Tossico” che per le sue opere. Un altro importante lavoro èTransfert per kamera verso Virulentia” con la collaborazione di Aldo Braibanti, recentemente scomparso (aprile 2014), altro grande intellettuale italiano accusato nel 1968 di aver “plagiato” con le sue opinioni l’amico Giovanni Sanfratello (maggiorenne), proveniente da una famiglia ultraconservatrice, cattolica e fascista. Per allontanarlo dall’amicizia con Braibanti, Sanfratello fu rinchiuso dal padre in un manicomio e sottoposto a numerosi elettroshock. Uscito dopo mesi di torture fu costretto al domicilio obbligato in casa dei genitori e al divieto di leggere libri che avessero meno di cento anni. Aldo Braibanti fu incarcerato per due anni. Come commenterà Carmelo Bene: “Un fatto ignobile. Uno dei tanti petali di questo fiore marcito che è l’Italia.

 

Alberto Grifi e Patrizia Vicinelli

Alberto Grifi e Patrizia Vicinelli

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