Vermilion Sands – 8. STUDIO 5 / LE STELLE – James G. Ballard

 

Illustrazione di Karel Thole per "Terra Bruciata" di J. G. Ballard

Illustrazione di Karel Thole per “Terra Bruciata” di J. G. Ballard

A Vermilion Sands, il direttore di una rivista di poesie d’avanguardia vede riversarsi sulla terrazza del suo studio lunghissime stelle filanti portate dal vento. Sono veline colorate, sottili e soffici come petali di rosa che svolazzano fra le dune del deserto e, prese in mano, si sfaldano fra le dita fino a dissolversi. Sulle veline sono stati scritti dei versi, tratti da opere di Shakespeare, Keats, Pound, Eliot…
Secondo l’opinione comune, trascrivere le liriche di autori classici viene ormai considerato privo di senso, come scrivere poesie originali senza l’aiuto di adeguati programmi informatici. I poeti, anche i dilettanti, non compongono più i loro versi aspettando l’ispirazione, ma si affidano a un raffinato software che produce sonetti perfetti. Un tempo, per “padroneggiare il suo mezzo espressivo un poeta doveva fare non pochi sacrifici”. Ora “l’abilità tecnica è semplicemente questione di premere un pulsante, scegliere metro, rime e assonanze”.
Il direttore della rivista è fra i fautori di questa tendenza. Trova inutili le veline policrome che svolazzano nel deserto ed è irritato dalla quantità di stelle filanti che finiscono per accumularsi dentro e fuori il suo studio. Sa che provengono tutte dalla villa accanto, ma ogni volta che cerca di lamentarsi con la sua misteriosa vicina non riceve risposta, come se la villa fosse disabitata.
Sopra l’abitazione volteggiano le pericolose mante della sabbia, dal corpo purpureo, con la punta bianca dell’aculeo velenoso che sporge dalla cresta cranica.
Sul viale che porta alla villa, l’autista della giovane donna pulisce la Cadillac El Dorado rosso ciliegia. E’ un uomo gobbo e scorbutico, dai capelli ricci e dagli occhi di fuoco, con il piede equino, simile al dio Pan. Non risponde mai quando gli viene rivolta la parola, al massimo estrae dal cruscotto il suo piccolo flauto (una siringa di pan) e suona degli “accordi acuti e irritanti”.
Una notte il protagonista vede casualmente la bellissima donna che cammina sola nella sabbia, come in trance, e preoccupato dalla vicinanza delle mante che le svolazzano intorno le si avvicina e cerca di svegliarla. La donna si riprende dal suo sogno a occhi aperti e lo allontana sgarbatamente. Il giorno dopo, però, lo invita ad andare a trovarla nella villa. Fanno così conoscenza.
Lei ritiene che gli attuali poeti siano dei “semplici meccanici” perché non scrivono più con l’anima, ma con le macchine. Pubblicano “tre poesie e sessanta pagine di istruzioni per l’uso”.
Si identifica in Melandria, la Musa della poesia, e sogna la rinascita di quella nobile arte, affascinata dal mito greco di Coridone, il poeta che si sacrificò per lei in nome della creatività. Sulle pareti della stanza, in penombra, una serie di fregi raffigura la Musa, che ha gli stessi lineamenti della donna: occhi neri, volto sottile, pelle grigia e levigata come quella di una maschera di marmo.
Nei giorni successivi il direttore della rivista riceve da lei diverse poesie, tutte stampate su pergamena. Lui le trova orrende: oscure, bizzarre e impubblicabili. Seccato, le risponde con varie lettere di rifiuto, invitandola a rivolgersi ad altri editori.
Viene assalito da forti emicranie, le sue notti si riempiono di sogni sempre più assurdi e, quando trova una grande manta della sabbia morta sulla sedia della terrazza, inizia a temere che si tratti di una minaccia.
Mantiene, però, il suo proposito e manda in stampa la bozza definitiva della rivista senza nessuna delle poesie della donna. Tuttavia, quando riceve le copie dalla tipografia, si accorge allibito che quel mese sono state pubblicate soltanto le poesie che aveva rifiutato. Infuriato, chiede alla tipografia di distruggere l’intera tiratura, poi dà fuoco alle sue copie, mentre in piedi sul tetto della villa, vestita di bianco, la donna lo osserva silenziosa.


Rientrato in casa, trova che le pareti sono state ricoperte di versi poetici, incisi con una nitida calligrafia in corsivo. Anche le porte e i gradini delle scale, gli scaffali e i lampadari, perfino il bicchiere da cui sta bevendo riportano incisi frammenti di poesie. Inorridisce quando vede le sue mani e, davanti allo specchio, “la faccia ricoperta degli stessi tatuaggi, un manoscritto vivente sul quale l’inchiostro continuava a scorrere e le lettere fluivano e mutavano come se la penna le stesse ancora tracciando”.
Angosciato, corre dalla poetessa perché gli tolga l’incantesimo. In cambio è disposto a lasciarle la direzione della rivista. La donna accetta e chiede di dirigerla per un solo numero, nel quale non pubblicherà niente di suo.
Quando l’uomo ritorna nello studio, scopre che il suo computer è stato fatto a pezzi. Il giorno successivo viene a sapere che tutti i computer dei poeti di Vermilion Sands sono stati sabotati. Non riusciranno a comporre poesie in tempo per l’uscita del nuovo numero della rivista, a meno che non si affidino al loro talento e alla loro creatività: una sfida impensabile.
Soltanto uno di loro è stato risparmiato dall’atto vandalico, così viene convinto a produrre poesie il più in fretta possibile. Viene invitato a conoscere la nuova direttrice della rivista, nella speranza che la donna possa stimolare la sua ispirazione.
Fra i due nasce subito una sorta di complicità. Passano le serate insieme e, nell’oscurità, le loro voci si propagano sulla sabbia come “suoni d’una musica cristallina”.
Dopo tre giorni propongono al direttore della rivista e ai suoi due amici e collaboratori di andare a pesca di mante a Lagoon West.
Raggiungono con due auto il lago di sabbia, sulle cui scogliere si annidano migliaia di mante in letargo per la bassa stagione. Si avviano fra le vene di quarzo della scogliera, con le reti e i fucili lancia arpioni. Presto si dividono. Il protagonista segue a distanza, con discrezione, il poeta e la donna, incuriosito dalla loro relazione. In lontananza l’autista di lei incomincia a suonare il flauto di pan, che risveglia le mante dal letargo. Quel suono fastidioso e stridente viene coperto improvvisamente da uno sbattere d’ali minaccioso. Una moltitudine di mante inizia a roteare disordinatamente intorno alla donna, avvicinandosi sempre di più al suo viso. Lei urla, terrorizzata. Il poeta cerca di farle scudo e la incita a scappare. Poi le mante si avventano sui di lui, che stramazza al suolo. Il protagonista accorre, ma ormai è tardi. Le mante si innalzano in cielo, abbandonando il corpo immobile dell’uomo, disteso a terra in una posa innaturale. Il mito si è avverato: il poeta si è sacrificato per la Musa.
La donna lo osserva senza manifestare emozioni, poi si allontana. Quando raggiunge la Cadillac, l’autista dal piede equino la sta aspettando. Se ne va senza una parola. Nessuno la rivedrà più.
La notte, dalla terrazza del suo studio, il direttore della rivista vede una luce accesa nella villa accanto. Al suo interno trova il giovane poeta biondo, che credeva morto sulla scogliera. E’ vivo e sorridente: non ha mai temuto di morire perché sapeva che gli aculei delle mante sono innocui durante la stagione del letargo. Ha impersonato la parte di Coridone affinché si avverasse la profezia che tanto ossessionava la donna. Inoltre confessa al direttore che lui componeva già da tempo i suoi versi senza l’ausilio del software, quindi era la persona giusta per incarnare il mito.
Il giorno dopo, con suo grande stupore, il direttore incomincia a ricevere sonetti scritti a mano dai vari poeti di Vermilion Sands. Sono tutti dedicati alla donna. La profezia della Musa si è avverata.

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Intervista a ANTONELLO CRESTI. Musica ed esoterismo.

Antonello Cresti

Antonello Cresti

Antonello Cresti è, proprio come la materia esoterica che studia, un tesoro per pochi (quel piccolo popolo che compra e legge saggi sulla musica), ma che meriterebbe essere di tutti.
Antonello Cresti è uno degli autori più interessanti che si siano occupati di musica in Italia negli ultimi anni e questo perchè, a differenza di moltissimi suoi colleghi, non teme di inserire la musica che tratta in un discorso più ampio, che coinvolge la cultura del paese che l’ha prodotta (nel suo caso l’Inghilterra), nonostante questo implichi lunghi studi e approfondimenti interdisciplinari.
Cresti ha scritto libri importanti per chi si interessa di musica inglese, ma direi, addirittura, di musica in generale. Sono molto felice di poterlo incontrare e di dialogare con lui sui temi dei suoi libri.

 

Jimmy Page davanti alla Boleskine House, la villa scozzese che fu di Aleister Crowley, l'occultista che ha influenzato più di ogni altro con la sua vita e il suo pensiero la musica esoterica inglese e non solo.

Jimmy Page davanti alla Boleskine House, la villa scozzese che fu di Aleister Crowley, l’occultista che ha influenzato più di ogni altro con la sua vita e il suo pensiero la musica esoterica inglese e non solo.

B-SIDES: I tuoi libri colmano un vuoto nel mercato editoriale, nessuno aveva precedentemente dedicato testi alle origini e alle influenze esorteriche nella musica inglese dagli anni ’60 ad oggi. Ti sei spiegato il motivo di questa mancanza?

Antonello cresti picAntonello Cresti: Si tratta di uno dei tanti vuoti, chiamali se vuoi “censure” del nostro mondo editoriale. Ad onor del vero, sia pure in maniera frammentaria, qualcosa in lingua inglese è uscito, ma in Italia il discorso è diverso… Io cerco di scrivere su quello che mi piacerebbe leggere! Sui motivi di queste mancanze credo si tratti di una propensione alla viltà e alla volontà di non osare, sia perchè ritenuto commercialmente rischioso, sia perchè è meglio attenersi alla visione ufficiale delle cose, anche quelle artistiche.

B-SIDES: Quasi tutti i tuoi libri sono legati tra loro e fanno parte, a mio parere, di un’unica opera in progress. Anche tu la vedi così?

Antonello cresti picAntonello Cresti: Senza dubbio! Anzi, dirò di più: tutto quello che faccio nasce con l’intenzione di svilupparsi dialogicamente con gli altri miei progetti, presenti, passati o futuri. Questo perchè credo che qualsiasi operazione “culturale” sia da intendersi primariamente come un punto di partenza, non un arrivo. Dunque si apre una porta e poi si invita altri ad oltrepassarla, oppure lo si fa noi stessi. Spesso amici giornalisti e scrittori mi hanno detto cose tipo “hai scritto il libro a cui pensavo da tempo, ma non avevo il tempo o la concentrazione giusta…” Ecco, quando sento queste frasi mi sento obbligato a svolgere questo work in progress cui accenni tu.

Uno dei capolavori dei Third Ear Band uscito nel 1971 di cui Cresti parla in "Come to the sabbat" e "Solchi sperimentali".

Uno dei capolavori dei Third Ear Band uscito nel 1971 di cui Cresti parla in “Come to the sabbat” e “Solchi sperimentali”.

B-SIDES: Con Fairest Isle. L’epopea dell’electric folk britannico (Aereostella, 2009) inizi quella che può essere considerata una trilogia sull’Inghilterra e la sua musica più segreta. Ci puoi parlare di questo libro?

Antonello cresti picAntonello Cresti: L’idea di base di quel libro era riflettere sul senso che la tradizione (musicale, in questo caso) può rivestire nel mondo attuale. Il caso dell’electric folk da questo punto di vista è esemplare poichè si tratta di una musica che discende da epoche antichissime, ma che è capace di rinnovarsi completamente, mostrando anzi una propensione alla sperimentazione, alla ibridazione, maggiore di molti altri generi. Ho tentato dunque di mettere in fila i tanti grandi album folk inglesi degli anni sessanta e settanta cercando di ricontestualizzarli in un quadro più storico, sociologico e culturologico.

B-SIDES: L’anno successivo pubblichi Lucifer over London. Industrial, folk apolittico e controculture radicali in Inghilterra (Aereostella, 2010), dedicato ad alcuni musicisti fondamentali dell’industrial e del folk apocalittico UK, ovvero Throbbing Gristle, Psychic TV, Current 93 e Coil. Quando ho letto questo libro due temi relativi alla cultura inglese mi hanno colpito moltissimo: uno è l’attrazione da parte di tutta quella cultura per le tematiche della decadenza (dell’Inghilterra, dell’occidente, del mondo), l’altro è la tradizione dell’eccentricità.

Antonello cresti picAntonello Cresti: La cultura britannica è uno strano enigma, poichè molto spesso ha espresso con forza, in contemporanea, una cosa ed il suo opposto. Tu parli di poetica della decadenza (Gibbons, Toynbee, Yokey – che era irlandese – Swinburne e altri) e ciò avveniva in un momento storico in cui la cultura inglese era anche pompa e trionfalismo. Sull’eccentricità il discorso è vastissimo e meriterebbe una lunga riflessione: provo dunque a metterla con un esempio pratico… Se mi venisse chiesto la ragione per la quale io sono grato alla cultura inglese non farei riferimento a Shakespeare o tanti altri “eroi” che in ogni caso ammiro, ma risponderei che ciò che davvero amo è una attitudine alla vita fatta di gioco, di rottura delle convenzioni, di oltrepassamento dei limiti. Questo si esprime in mille rivoli, ed io, ad esempio, stimo più onorevole una vita fatta di “wild swimming” e stranezze varie, che anche io metto in pratica, che una vita alla teutonica, con poco spazio per una creatività espressa anche nelle piccole cose.

Il leggendario spettacolo dei seminali Black Widow di cui si parla in "Come to the Sabbat".

Il leggendario spettacolo dei seminali Black Widow di cui si parla in “Come to the Sabbat”.

B-SIDES: Il terzo libro, Come to the sabbat. I suoni per le idee della Britannia esoterica (Tsunami, 2011), è forse, finora, il tuo opus magnum. Uno stupefacente archivio delle innumerevoli sfumature esoteriche della musica inglese degli ultimi cinquantanni. Il tuo lavoro è importantissimo in primo luogo perchè, come tu stesso hai scritto, non esiste, nemmeno in inglese, un’opera che sia riuscita a trattare esaustivamente il tema che ti sei proposto. Come hai impostato la tua ricerca? Hai avuto delle difficoltà?

Antonello cresti picAntonello Cresti: E’ stato il lavoro più impegnativo che abbia affrontato sino ad ora. La prospettiva culturologica è al suo massimo in quel libro e per scriverlo mi sono avvalso – oltre che delle fonti dirette – di testi di critica letteraria, filosofia, storia, storia della magia, storia del folklore, storia delle arti… Un viaggio bellissimo che mi ha impegnato a lungo, ma dal quale io stesso ho scoperto molte cose che ancora non conoscevo. Anche musicalmente…

B-SIDES: Quali sono stati i libri più utili su cui ti sei potuto basare per partire per la tua lunga ricerca? Ci sono alcune letture che puoi consigliare a chi volesse approfondire l’argomento “esosterismo” (passami il termine generico e onnicomprensivo)? In italiano ci sono opere enciclopediche ben fatte? E per quanto riguarda le opere esoteriche quali sono secondo te quelle da leggere, quali i classici ancora illuminanti?

Antonello cresti picAntonello Cresti: Provo a citare a memoria alcuni libri che mi sento di consigliare: “Albion” di Peter Ackroyd, “Utopia Britannica” di Chris Coates, “The Modern Antiquarian” di Julian Cope, i testi degli studiosi Graham Harvey e Ronald Hutton, utili per conoscere il neopaganesimo inglese. Un bellissimo libro di musica è “Electric Eden” di Rob Young. Tutto in lingua inglese, purtroppo…

Austin Oman Spare, figura enormemente importante della magia del '900 nonché grande artista, in un autoritratto.

Austin Oman Spare, figura enormemente importante della magia del ‘900 nonché grande artista, in un autoritratto.

B-SIDES: È davvero unica la tecnica da te scelta di inserire le interviste nelle colonne di lato dei fogli con testo bianco su sfondo nero, mentre il testo principale prosegue parallelamente sulle colonne centrali. Anche questa scelta contribuisce a sottolineare l’anticonformismo e la libertà di pensiero che sta alla base della gran parte delle ricerche e delle idee degli autori e dei musicisti trattati.

Antonello cresti picAntonello Cresti: Mi piace pensare che un libro non sia un monologo autoriale, ma che l’oggetto dello studio possa “dire la propria”. Quando si parla di persone viventi ciò è per fortuna possibile e – devo dire – io sono il primo lettore di queste interviste! Le trovo un complemento affascinante.

B-SIDES: Dopo la trilogia sull’Inghilterra esoterica ti sei dedicato ad una ricerca sull’avanguardia dagli anni sessanta ad oggi con il volume Solchi sperimentali. Una guida alle musiche altre (Crac Edizioni, 2015). Ci sono alcuni nessi con i temi da te trattati precedentemente, ce ne puoi parlare?

Antonello cresti picAntonello Cresti: I miei precedenti libri seguivano un criterio settoriale geografico e culturologico, adesso invece sono interessato solo ad enucleare un approccio stilistico alla materia sonora. In “Solchi Sperimentali” trovi certamente artisti di cui ho già parlato, ma la gran parte è inedita per chi mi segue da un po’. E, anzi, qui il gioco è stato opposto: non fossilizzarsi sulla scena anglofona, ma andare a scovare tesori musicali altrove. Al solito è stato un bellissimo viaggio che mi ha permesso di conoscere tanta musica nuova che adesso fa parte del mio bagaglio.

Una celebre foto di Maxine e Alex Sanders (al centro e a destra), due delle figure più influenti nell'esoterismo degli anni '60 inglesi.

Una celebre foto di Maxine e Alex Sanders (al centro e a destra), due delle figure più influenti nell’esoterismo degli anni ’60 inglesi.

B-SIDES: Devo dire che apprezzo questa tua apertura mentale che ti permette di esplorare ambiti musicali anche lontanissimi fra di loro. Questo vorrà dire che anche i tuoi gusti sono eclettici e quindi sarà molto difficile per te segnalarci i tuoi artisti preferiti…ma purtroppo ti tocca questa tortura! (Io odio rispondere a queste domande ma amo farle!).

Antonello cresti picAntonello Cresti: Oddio… non difficile, ma impossibile! Se pensi che nei miei libri sinora ho resocontato del mio amore per centinaia e centinaia di artisti, e che questi rappresentano solo una parte dei miei ascolti, hai le proporzioni di tutto. Faccio prima a dire cosa non mi piace, ma non so se questo interessi!

B-SIDES: E dal punto di vista letterario quali sono le letture più formative per te? E nel fumetto?

Antonello cresti picAntonello Cresti: Nell’ambito del fumetto le mie conoscenze sono minime… Conosco solo Topolino e certe esperienze di arte influenzata dalla psichedelia. Per i libri è diverso, anche se sono sempre stato più attratto dalla saggistica che dalla narrativa. Seguendo la mia attitudine scelgo testi che propongano una visione della vita diversa da quella dominante e dunque mi interessano tutte le idee nel solco dell’anticapitalismo (ecologia, spiritualità, controcultura…) ad esempio.

La magica atmosfera della Penguin Café Orchestra era resa perfettamente anche nelle copertine, in questo caso opera di Emily Young, la cui voce compare nel disco. A lei i Pink Floyd dedicarono See "See Emily play"!

La magica atmosfera della Penguin Café Orchestra era resa perfettamente anche nelle copertine, in questo caso opera di Emily Young, la cui voce compare nel disco. A lei i Pink Floyd dedicarono “See Emily play”!

B-SIDES: Qual è la tua posizione riguardo alla magia e all’esoterismo in generale? Hai una tua interpretazione personale? Prima ti ho chiesto delle tue conoscenze sul fumetto perchè, ad esempio, Alan Moore ha una posizione nei confronti della magia molto affascinante e convincente.

Antonello cresti picAntonello Cresti: Non amo conventicole e ortodossie. L’esoterismo mi interessa in quanto – come dicevo prima – può essere inteso come una delle tante vie per evincersi per differenza e non fare la vita da automi che il Sistema vorrebbe. Personalmente sono molto affascinato dalla importanza che la Natura ha in molte pratiche neopagane, collegate con la magia. Io stesso ho celebrato il mio matrimonio pagano, il mio handfasting, in un cerchio di pietre della Cornovaglia…

B-SIDES: Il tuo prossimo progetto editoriale, sempre edito da Crac Edizioni sarà dedicato all’avanguardia italiana, anche questo un tema mai trattato da nessuno in volume. A che punto sei con il lavoro?

Antonello cresti picAntonello Cresti: Si chiamerà “Solchi Sperimentali Italia” (il work in progress torna sempre…) e in qualche modo è una summa di ciò che ho fatto, nel senso che segue l’impostazione del primo volume, ma aggiunge le interviste, come in “Come to the Sabbat”… Saranno 170 e, credetemi, renderanno questo studio davvero qualcosa di proporzioni mai tentate. Sono a fine scrittura e conto di uscire a Ottobre. Restate sintonizzati!
Anch’io vi rinnovo il consiglio di tenere d’occhio Antonello Cresti e i suoi libri unici. Sono “libri per tutti e per nessuno” e potranno farvi scoprire tesori preziosi!

Articolo e intervista a cura di Stefano Rizzo.

The black one” dei Sunn O))) è uno dei grandi dischi del black metal dell’era digitale e contine il loro capolavoro “Báthory Erzsébet” dedicato alla contessa sanguinaria ungherese.

Twin Infinitives” dei Royal Trux è stato nel 1990 un tremendo schiaffo per le orecchie, un capolavoro di decostruzione-ricostruzione del rock, il Trout Mask Replica del low-fi.

God in three Person“: uno degli innumerevoli e imprevedibili album dei Residents, un’opera “rock” molto, molto diversa da quelle prog.

Of Ruine or Some Blazing Starre“: uno dei capolavori (uscito nel 1994) del folk apocalittico dei Current 93 (citazione da Crowley) progetto di David Tibet.

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Intervista a cura di STEFANO RIZZO

 

 

 

 

 

Nymphomaniac Uncut – Lars von Trier

Nymphomaniac uncut - Lars von Trier

Nymphomaniac uncut – Lars von Trier

Come fare a riconquistare il proprio pubblico quando i fan più accaniti iniziano a considerarti un regista manierista? Come fare a ingraziarsi la benevolenza dei festival cinematografici più prestigiosi dopo aver fatto delle battute antisemite? Deve esserselo domandato Lars von Trier e la risposta è stata vincente: un porno di 5 ore e mezza con attrici famose! Manco a dirlo il suo ultimo film è stato un enorme successo. “Nymphomaniac” narra la storia di Joe: una ninfomane, interpretata, da giovane, dalla bellissima e disponibilissima Stacy Martin, e, da adulta, dalla solita Charlotte Gainsbourg.

Nymphomaniac Uncut vol. 1- Lars von Trier

Nymphomaniac Uncut vol. 1- Lars von Trier

La storia, divisa in capitoli, ripercorre le tappe erotiche e drammatiche di Joe. Niente di più lontano da un porno, però, con malcelata delusione del pubblico. “Nymphomaniac” è un contenitore in cui il regista danese butta dentro tutte le sue ossessioni fino all’auto citazionismo dichiarato. La morte del padre ricorda la lenta malattia di Jan in “Le Onde del Destino”, i sotterranei dell’ospedale assomigliano a quelli di “The Kingdom“, ma soprattutto il figlio di Joe che, giocando, rischia di cadere dal balcone è uguale allo sconvolgente prologo di “Antichrist”. Qui Lars von Trier si burla ulteriormente dello spettatore usando la stessa colonna sonora: l’aria di Händel  “Lascia ch’io pianga” tratta dall’opera “Rinaldo”.

Nymphomaniac Uncut vol. 1- Lars von Trier

Nymphomaniac Uncut vol. 2- Lars von Trier: L’educazione sado/maso di Mr. K

Il susseguirsi degli eventi non è sempre logico, ma poco importa in questo film frammentario che sembra un caleidoscopio di tutti i film di Lars von Trier.  Personaggi come l’inquietante “K.” (un imperturbabile ed educatissimo master che sottopone le sue schiave alle sevizie più improbabili), l’isterica “Mrs. H.” (interpretata da una bravissima Uma Thurman), o il sornione “L.” (impersonato da William Dafoe che convince Joe a sfruttare le sue doti per estorcere denaro a uomini sprovveduti) sono già entrati nell’immaginario cinematografico. Memorabile il capitolo “La Scuola di Organo” In cui Joe descrive i suoi tre amanti principali, paragonando il loro rapporto alla musica polifonica in cui ogni voce è indipendente, ma insieme alle altre dà vita a una composizione armoniosa. “F.”, passivo e feticista, è la voce bassa che dà un senso a tutto l’insieme, “G.”, il selvaggio, è la voce solista, Jerome, l’innamorato, è la melodia. L’Orgelbüchlein di Bach è la colonna sonora.

Nymphomaniac Uncut vol. 2- Lars von Trier: L'aborto casalingo

Nymphomaniac Uncut vol. 2- Lars von Trier: L’aborto casalingo

A volte ironico, spesso drammatico, a tratti insostenibile (specie nella recente versione uncut del vol.2) “Nymphomaniac” è l’apice del pessimismo di Trier. Repulsione e attrazione per il corpo, ossessioni ospedaliere e paura della decadenza mentale e fisica eclissano ogni aspetto erotico .
La differenza fra la versione censurata e la verisone originale è notevole. Per il volume 1 si tratta più che altro di varie scene esplicite e qualche dialogo incomprensibilmente eliminato. La censura ha infierito, invece, sul volume 2. Tutte le scene e dialoghi sull’aborto sono state eliminate integralmente oltre a varie altre sequenze la cui mancanza rende la narrazione illogica e confusa.