The BABADOOK – l’uomo nero secondo Jennifer Kent

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The Babadook” è un occasione mancata. Poteva diventare un horror importante, ma verrà consumato, apprezzato e dimenticato come tanti suoi simili. La figura del Babadook è terrificante e innovativa come lo fu Freddy Krueger negli anni 80. Perché allora questa scelta di non sfruttarla fino in fondo?

Samuel è un bambino problematico. Ha paura di mostri immaginari e si inventa armi giocattolo per combatterli. Sua madre Amelia cerca di crescerlo dandogli le giuste attenzioni, ma non è semplice: il marito è morto 6 anni prima in un incidente stradale, la sorella e le amiche la criticano e il suo ambiente di lavoro è demotivante. Una sera, per fare addormentare Sam, Amelia gli legge un libro mai visto prima di allora. Uno spaventoso libro illustrato in cui una sorta di uomo nero chiamato Babadook minaccia di morte chi lo legge. Da quella sera Sam è ossessionato da questa minaccia.
La vita di Amelia diventa ingestibile a causa delle visioni del figlio e scivola sempre più nella follia.

Essie Davis interpreta benissimo la progressiva distruzione/possessione di Amelia tanto da ricordare Jack Torrance al femminile.
Il film perde, però, ogni originalità affidandosi completamente alla bravura dell’attrice a scapito della presenza del grottesco Babadook (che sembra scappato da un film espressionista tedesco o dalle Silly Symphony della Disney). A lui viene lasciato spazio solo nel solito “scontro finale”. La possessione di Amelia è un passo falso.
La scelta di mostrare così poco il lato mostruoso è voluta. L’esordiente regista Jennifer Kent vuole raccontare più la sofferenza e la forza di una donna usando i mostri come metafora o come scusa. Fanno più paura gli assistenti sociali che entrano in casa di Amelia, gli insegnanti di Samuel e i giudizi delle altre madri. Riesce egregiamente a creare un ritratto femminile melanconico e realistico, diviso fra la straziante necessità d’amore e le responsabilità di madre, ma le situazioni di genere che fanno progredire la narrazione sono scontate e prevedibili.
L’ambiguo finale, anziché essere una chicca come avrebbe dovuto, conferma gli intenti confusi della regista.

Un vero peccato perché il cortometraggio da cui è tratto è un capolavoro.
L’idea dello spaventoso libro pop up è una brillante idea della stessa regista realizzato insieme all’artista Alex Juhasz (che recentemente ha curato l’animazione stop motion del film “Il Piccolo Principe“).

Qui sotto il bellissimo cortometraggio di Jennifer Kent. Attenzione SPOILER!

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