1. Il fascino delle Location – Palazzo Fortuny a Venezia parte 1

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Palazzo Fortuny a Venezia

Forse il più bel palazzo gotico di Venezia, oggi conosciuto come “Palazzo Fortuny”, fu costruito dai nobili Pesaro intorno alla metà del Quattrocento.
Viene ricordato anche con il nome di “Pesaro degli Orfei” perché alla fine del Settecento ospitò l’Accademia musicale degli Orfei. Difficile immaginare che uno dei palazzi più eleganti di Venezia, divenuto famoso per i suoi arredi e per le feste memorabili che tenne in onore di principi e ambasciatori, nel Settecento non fosse più abitato dagli eredi della nobile famiglia, ma venisse completamente affittato a società di musica e a tipografie.
Sconvolgente pensare che, un secolo dopo, si trasformò addirittura nel modestissimo albergo di famiglie proletarie e sottoproletarie, di emarginati, diseredati, servi e mendicanti… Le ampie sale dei piani nobili erano state frazionate con divisori di fortuna in abitazioni anguste, veri e propri tuguri, così come il pianterreno, i corridoi, le scale e i sottoscala. Dietro la magnifica facciata stavano pigiate ben 350 persone!

Mariano Fortuny

Mariano Fortuny

Appena prima della fine del secolo, un brillante ragazzo spagnolo arrivò da Parigi e decise di stabilirsi proprio lì, in quel palazzo brulicante di vita, ma all’apice del degrado. Era il 1898 e il giovane catalano nato a Granada si chiamava Mariano Fortuny y Madrazo. Aveva diciotto anni.
Gli intellettuali stranieri che in quegli anni sbarcavano a Venezia (scrittori come Henry James, poeti come Lord Byron, pittori come John Singer Sargent…) preferivano stabilirsi in una qualche sfarzosa dimora affacciata sul Canal Grande e al centro della vita mondana. Mariano no: lui scelse il sottotetto della soffitta di quel palazzo che oggi porta il suo nome.
La soffitta era scura, ma di una spaziosità inusuale, soprattutto se confrontata con le piccole stanze accatastate ai piani inferiori. E’ lì che nasce il suo primo laboratorio.

Mariano Fortuny

Mariano Fortuny – Stoffe

Mariano diventa famoso per le sue stoffe: sete e velluti decorati con grande raffinatezza e con tecniche di tintura e stampa innovative, che gli consentono di sperimentare accostamenti cromatici inusuali per l’epoca.
Attratto dal teatro, disegna bozzetti e costumi di scena, realizza abiti per famose attrici e ballerine del calibro di Isadora Duncan, Sarah Bernhardt, Eleonora Duse, veste la più raffinata clientela internazionale del tempo con sete fittamente plissettate e velluti dai colori cangianti. Si ispira all’Art Nouveau d’inizio secolo (ai lavori di William Morris in particolare), ma anche ai motivi decorativi della tradizione catalana (fortemente influenzati dalla dominazione araba) e alle tuniche dell’antica Grecia, come appaiono nelle sculture classiche.
Raggiunge in fretta una tale notorietà che nel 1913 può permettersi di aprire un atelier a Parigi (sugli Champs Elysées) e uno a Londra (in Bond Street). Nel 1914 le sue stoffe attraversano l’Atlantico per essere esposte a New York.
In quegli anni a Venezia ben due piani del Palazzo Pesaro degli Orfei (ormai Palazzo Fortuny) sono occupati da telai e cavalletti. E’ lì che lavorano alacremente oltre cento operaie. E’ lì che Henriette Negrin, futura moglie di Mariano, dirige il laboratorio e si occupa della delicata colorazione delle stoffe.

Mariano Fortuny - Abiti

Mariano Fortuny – Abiti

Finita la Prima guerra mondiale, la produzione viene trasferita in una fabbrica di proprietà di Gian Carlo Stucky alla Giudecca, dove vengono confezionati i tessuti Fortuny per abiti e costumi di scena, e stoffe per l’arredamento di alberghi, palazzi e musei (fra cui il museo Carnevalet di Parigi).
L’apice del successo viene raggiunto fra il 1927 e il 1928 quando apre il negozio di New York. Poi la Grande depressione americana del ’29 e le norme sul divieto di importazione dei tessuti dall’estero portano a una significativa flessione delle vendite. Le ripercussioni sulla fabbrica veneziana sono pesanti.
Mariano muore nel 1949. La fabbrica chiude nel 1951. La vedova dona al Comune di Venezia il Palazzo Fortuny nel 1956.

Mariano Fortuny - Lampade

Mariano Fortuny – Lampade

1 commento

  1. […] del palazzo e il suo piccolo e suggestivo giardino (che appare in tre brevi scene) sono di Palazzo Fortuny, a […]

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