UNDER THE SKIN. Il libro. Il film.

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J.M. Coetzee (premio Nobel 2003 per la letteratura e noto animalista, convinto vegetariano) nei suoi saggi scritti sotto forma di racconto che hanno per protagonista l’anziana scrittrice Elizabeth Costello, lancia un’accusa severa contro il nostro modo di trattare gli animali. Usa una metafora forte, per alcuni eccessiva e offensiva: tutti i giorni nei macelli viene perpetrato un olocausto, dove gli animali vengono condotti alla morte come gli Ebrei ai forni crematori. E questo per mancanza di empatia: empatia nei confronti degli animali. Eppure l’immaginazione umana ci consente di immedesimarci in un altro essere umano. Perché non vogliamo fare lo stesso anche con gli animali?
Il Terzo Reich ha evitato con cura qualsiasi forma di empatia nei confronti dei deportati nei campi di concentramento perché li considerava bestie. I deportati non erano certo bestie, ma le bestie non meriterebbero in ogni caso un trattamento migliore? Manchiamo di compassione nei confronti di esseri viventi che sono consapevoli, come noi, della vita e della morte. E noi li uccidiamo solo per… mangiarli!

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“Under the skin” – Scarlett Johansson nella piscina nera

Michel Faber, nel suo romanzo “Sotto la pelle”, si domanda se, invece, fossimo noi le bestie?
Proviamo a immaginare una civiltà aliena che infiltri sul nostro pianeta un gruppo di carcerati (criminali politici e non) con lo scopo di procurarsi carne umana da macello. Carne sopraffina, deliziosa e costosissima, importata dalla Terra per un’élite che può permettersela. In effetti questa società extraterrestre non è molto diversa dalla nostra, anzi sembrerebbe identica, se non fosse per la forma fisica dei suoi membri, simili a felini o a lupi (o comunque a quadrupedi dal pelo folto e attraente).
Dovendo confondersi con gli umani, due dei carcerati scelti per questo ingrato compito hanno dovuto sottoporsi a interventi chirurgici dolorosi e irreversibili che hanno alterato le loro fattezze, li hanno resi bipedi e orrendamente deformi agli occhi dei loro simili.
I dirigenti della multinazionale aliena per cui lavorano, azienda leader nel settore degli alimentari, ha comprato una sorta di fattoria isolata nel nord della Scozia, che è stata adibita a macello per umani e a cucina dove le carni prelibate vengono preparate e impacchettate per le spedizioni interstellari.
Isserley è la predatrice. A lei il lavoro più rischioso: procurarsi la materia prima. Umani maschi, sani e ben piazzati, che fanno autostop lungo le autostrade fra Glasgow e le Highlands.
Isserley ha dovuto imparare la lingua e le abitudini di quella razza inferiore: bipedi logorroici e facilmente eccitabili. Ha dovuto imparare a fare conversazione, perché gli autostoppisti amano parlare (soprattutto di sé stessi, della loro vita e delle loro abitudini assurde e insignificanti). Ha dovuto imparare a scegliere in fretta le sue vittime, seguire l’intuito, agire con freddezza e senza lasciare tracce. Ha un’alta opinione di sé e di come svolge il suo lavoro, ma prova rancore per quelli che l’hanno gettata lì, su quel dannato pianeta.

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“Under The Skin” Scarlett Johansson

Certo, il pianeta è di una bellezza struggente: il mare, il cielo plumbeo, la pioggia… e le pecore sulla spiaggia! Che esseri eleganti e misteriosi! I bipedi, invece… ma anche quegli avanzi di galera che fanno il lavoro sporco nella fattoria… Isserley non vuole confondersi con nessuno di loro. Fragile e crudele, ostenta un’assoluta mancanza di empatia nei confronti delle sue vittime, ma anche nei confronti de suoi simili di rango inferiore.
Poi l’incontro con il figlio ricco e attraente del titolare della multinazionale, in visita alla fattoria, la destabilizza.
E’ più sconvolgente provare un’attrazione profonda per chi aveva considerato fino a un attimo prima un viziato cocco di papà, o ascoltare le sue provocatorie teorie sui terrestri, che potrebbero essere qualcosa di più di bestie da macello? Quelle bestie non hanno forse un linguaggio? Non sono organizzate anche loro in una società? Non sarebbe più utile studiarle invece che limitarsi a mangiarle? Certo, detto da un vegetariano…
Quando l’affascinante intellettuale abbandona il pianeta, lascia un vuoto nella vita di Isserley, ma la curiosità che lui le ha instillato nei confronti dei bipedi, il dubbio che forse andrebbero trattati con più dignità, muore ancora prima di nascere. L’ennesimo autostoppista che Isserley raccoglie sul ciglio della strada è peggiore di quanto si sarebbe mai aspettata. La predatrice subisce una violenza brutale da parte della preda. Come descrivere la rabbia di un’aliena stuprata?

Sotto la pelle” (2000) è il primo romanzo di Michel Faber, da cui Jonathan Glazer ha tratto nel 2013 il film omonimo con Scarlett Johansson.
Il film prende spunto dal romanzo, ma non affronta in modo diretto le tematiche del libro. Glazer preferisce puntare sulla forza evocativa delle immagini e lasciare che sia lo spettatore a colmare i vuoti della storia.
Nel film l’assoluta mancanza di empatia di Isserley nei confronti degli umani è ben espressa nella scena agghiacciante di Auchmithie Beach, dove lei lascia annegare una coppia di bagnanti senza provare la minima emozione né per loro né per il loro bambino, lasciato solo sulla spiaggia.
Questo atteggiamento di distacco, però, ha un cambiamento repentino, che porta Isserley ad allontanarsi dal suo complice / supervisore alieno e ad avvicinarsi agli umani per comprenderli meglio.
Probabilmente è l’incontro con l’uomo sfigurato dai fibromi sul viso che le ha fatto intuire quanta solitudine e quanta sofferenza possa provare un essere umano.
Ma anche la breve frequentazione con il genere umano la turba. L’enorme differenza fra “lei” e “loro” è incolmabile e questo la spinge a isolarsi nella foresta di Lochgoilhead, forse per riflettere, forse per elaborare la quantità di emozioni che l’hanno travolta.
Terribile il finale dello stupro, in cui l’uomo che tenta di violentarla si ritrova fra le mani brandelli della pelle di lei e, sotto la pelle, l’inquietante verità: non è una donna quella di fronte a lui, ma un’orribile aliena (un mostro, ai suoi occhi).

Originali le surreali scene a casa di Isserly in cui i malcapitati terrestri sprofondano nella piscina nera fino ad esplodere come palloncini vuoti.

Il paesaggio scozzese, verso cui Isserley prova un’ammirazione profonda al limite della commozione, è ben descritto nel romanzo di Faber.

Anche il film è costellato di bellissime scene in cui la natura prende il sopravvento: la neve che scende nel bosco, solo per fare un esempio. Ottime le location scelte da Glazer con l’aiuto di Chris Oddy, fra cui le suggestive rovine del Tantallon Castle nella campagna vicino a Edimburgo.

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