3. Il fascino delle Location – San Galgano

 

san galgano 1

Abbazia di San Galgano (Siena)

Andrej Tarkovskij, dopo 4 anni da “Stalker”, decide di girare in Italia il suo primo film fuori dalla patria: “Nostalghia” (1983). Il regista ha ormai abbandonato l’Unione Sovietica, è diventato un esule e la città di Firenze gli ha offerto la cittadinanza onoraria. Fin dal titolo del film emerge la sua cupa malinconia, una tristezza che attanaglia tutti i Russi costretti ad andarsene dal proprio paese.
Scrive Tarkovskij: “I Russi raramente sono capaci di cambiare natura e di adattarsi alle nuove condizioni di vita. (…) E’ universalmente nota la loro drammatica refrattarietà all’assimilazione, la loro goffa pesantezza nel tentativo di imitare lo stile di vita altrui”.
Da queste premesse non ci si poteva certo aspettare un film solare. E non è un caso che la storia si svolga in un inverno umido e nebbioso, clima tutt’altro che mediterraneo, lontano dall’immaginario collettivo che vede l’Italia sempre baciata dal sole.
Tarkovskij detesta le immagini da cartolina: “Non mi sono proposto di mostrare ancora una volta sullo schermo l’Italia che sbalordisce i turisti con le sue bellezze”. Tuttavia ha scelto come ambientazione la splendida terra senese, probabilmente dietro suggerimento di Tonino Guerra, co-sceneggiatore del film.
La Val d’Orcia avvolta nella nebbia, il borgo medievale di Bagno Vignoni con al centro la grande vasca termale da cui salgono i vapori dell’acqua che sgorga dal terreno vulcanico, la suggestiva cripta longobarda dell’abbazia di Abbadia San Salvatore, con le sottili colonne lavorate e i capitelli uno diverso dall’altro… Bellezze italiane forse poco conosciute al grande pubblico, ma che possono comunque sbalordire i turisti per la loro bellezza.

san galgano 2

Abbazia San Galgano (Siena)

Ma quello che sbalordisce ancora di più sono le riprese finali nell’affascinante abbazia cistercense di San Galgano, di cui restano solo le mura e le navate, mentre del tetto, del pavimento e delle vetrate non c’è più traccia.
All’interno dell’imponente navata centrale Tarkovskij riesce a ricostruire un piccolo paesaggio con tanto di casa e specchio d’acqua, dove si rispecchiano il protagonista e il suo cane lupo.
Grazie a un gioco prospettico spiazzante, i modelli in miniatura della casa e degli alberi sembrano a grandezza naturale, mentre le arcate laterali della cattedrale e l’abside che fa da sfondo appaiono ruderi giganteschi che racchiudono al loro interno un mondo (un frammento di campagna russa, un ricordo della vita del protagonista).
Al protagonista “l’Italia (…) appare come un insieme di maestose rovine che sembrano sorte dal nulla”.

 

Abbadia San Salvatore - cripta

Abbadia San Salvatore – cripta

 

Questa geniale intuizione visiva è frutto della visita di Tarkovskij al santuario di Loreto dove, nella Basilica, è conservata quella che la tradizione identifica come l’antica casa di Maria di Nazaret, trasportata dagli angeli a Loreto nel 1294 (tre anni dopo che i Crociati furono espulsi dalla Palestina). Per un visitatore l’effetto straniante è quello di vedere una casa all’interno di una chiesa. Al regista russo, che – come tutti i Russi lontani dalla patria – ha “un fatale attaccamento (…) alle proprie radici nazionali, al proprio passato, alla propria cultura”, dev’essere apparsa come una spettacolare matrioska.

I dialoghi del regista con Tonino Guerra e la ricerca delle location di Nostalghia sono diventati un documentario: “Tempo di viaggio” (1983).

 

 

1 commento

  1. […] NOSTALGHIA – (1983) La sequenza finale ambientata a San Galgano […]

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