PUNK in SIBERIA parte 2(5)

Grazhdanskaya oborona - Egor Letov

Grazhdanskaya oborona – Egor Letov

  1. SIAMO GHIACCIO SOTTO I PIEDI DEL MAGGIORE

Alcune caratteristiche del punk siberiano? Innanzitutto, un inconfondibile suono di chitarra ultra-fuzz, con un feedback spaventoso dovuto al fatto che la maggior parte degli amplificatori e degli effetti sono costruiti artigianalmente, autoprodotti con pezzi di vecchi radio dismesse. Stesso discorso vale per la qualità delle registrazioni: essendo registrati in segreto nonché in situazioni di fortuna, gli album delle band sibi-punk non suonano esattamente come vorrebbero le vostre orecchie! Inoltre, il cantato è sempre ad un volume molto più alto del resto, per permettere di comprendere bene i testi. In effetti i testi hanno un ruolo fondamentale: sono le invettive anti-governative a determinare il successo dei Grazhdanskaya Oborona:

Grazhdanskaya oborona

Grazhdanskaya oborona

I Cambiamenti del tempo

Una sporca vergogna ha cullato la mia ira / un fischio pieno di odio ha distrutto i miei nervi / loro ti hanno comprato con un boccone appetitoso / e noi siamo stati sepolti sotto sabbia bagnata.

Ho visto perline e gemme colorate macinate nell’asfalto

Non potrò mai credere nei cambiamenti del tempo.

L’osso ti si è fermato in gola / loro ti fottono per livellare tutti quanti / come tutti finirai per stimare i tuoi capi / e ti laverai le mani prima dei pasti

Ho visto il sangue sulla guancia che hai permesso loro di sfregiare

Non potrò mai credere nei cambiamenti del tempo.

Il numero dell’autobus é sbagliato / fanculo alle previsioni del tempo / “Serrare le fila!” / “Difendere l’Afghanistan!”

Io strappo via il simbolo della pace dal mio petto e rido di voi

Non potrò mai credere nei cambiamenti del tempo.

Non potrò mai credere nei cambiamenti del tempo.

Grazhdanskaya Oborona

Grazhdanskaya Oborona

Altra caratteristica del sibi-punk è la prolificità delle band. Il carattere clandestino della circolazione dei dischi, la difficoltà nel suonare dal vivo, l’assenza totale di supporti pubblicitari, di stampa specializzata e di passaggi radiofonici, impone alle band di produrre montagne di materiale registrato, unica testimonianza della propria esistenza, ed unico modo di comunicare con il proprio pubblico. Basti pensare che, tra il 1987 e il 1989, i Grazhdanskaya Oborona pubblicano ben dieci album! Naturalmente per album s’intendono cassette duplicate in casa. Nessun disco di sibi-punk – prima ella fine del regime comunista – viene dato alle stampe ufficialmente: le cassette circolano come “magnizidat” (una versione audio del samizdat), cioè nastri clandestini che passano di mano in mano, spesso copie di copie di copie, senza copertina né titoli. Non si deve tuttavia pensare che gli album dei GROB siano restati ad appannaggio di una ristretta cerchia di fan: i Grazhdanskaya Oborona divennero vere e proprie celebrità in tutta la Russia.

Grazhdanskaya Oborona

Grazhdanskaya Oborona

Ghiaccio sotto gli stivali del maggiore

Non sappiamo che cosa sia il dolore

Non sappiamo cosa sia la morte

Non sappiamo che cosa significhi la paura

di stare in piedi da soli tra due mura tarlate

 

il maggiore vorrebbe soffocarci uno ad uno

Arriva facendo risuonare gli stivali – ma cade, perchè la strada è coperta di ghiaccio

E noi siamo il ghiaccio sotto i piedi del maggiore

 

Ridiamo con facilità, abbiamo occhi vivi

Siamo indifesi e amiamo così tanto la vita

Stiamo insieme, perchè è sempre stato così

Siamo gli ultimi che ricordano ciò che è la luce

 

E ora non abbiamo niente e stiamo morendo

E tutto quello che possiamo fare ora è di essere ghiaccio

ghiaccio sotto i piedi del maggiore

 

Quando siamo insieme, smetto di morire

Loro hanno le mani aperte e le parole colorate

Con loro fumo l’erba e non me ne frega niente di niente

ma il maggiore sta arrivando e ci ucciderà tutti

 

Fino a quando non creperemo – il terreno sarà coperto di ghiaccio arrabbiato

E il maggiore scivolerà perchè noi siamo il ghiaccio sotto i piedi del maggiore

 

 

  1. IL TEMPO DELLE PICCOLE CAMPANE

Nel 1987 Egor Letov incontra una ragazza di Novosibirsk che suona la chitarra e scrive canzoni che assomigliano alle sue. Il suo nome è Yana Stanislavovna Dyagileva, detta Yanka.

Yanka nel 1987 ha 21 anni e si innamora di Egor Letov. Un giorno Yanka accompagna Letov al controllo psichiatrico a cui il musicista si deve sottoporre periodicamente, a seguito del suo ricovero in manicomio di qualche tempo prima. Questa volta, Letov è sospettoso che possano decidere di rinchiuderlo di nuovo. Al termine della visita il medico lascia lo studio per andare a recuperare dei documenti ed  Egor ne approfitta: si alza, lancia uno sguardo a Yanka e i due imboccano di corsa l’uscita dell’ambulatorio. Inizia così la tormentata storia d’amore tra Yanka Dyagileva e Egor Letov, una relazione che sarà sì sentimentale, ma anche artistica. Nell’estate dell’87 i due vivono in clandestinità, conducono un’esistenza nomade, rubano cibo dai mercati e dormono dove capita: scantinati, auto abbandonate, carrozze dei treni…

YANKA

Yanka

Letov è incantato dal talento poetico di Yanka, la sprona a suonare, registrare materiale, a partecipare agli album dei Grazhdanskaya Oborona; per lei mette insieme una band, i Velikie Oktyabr (i grandi ottobri) con la quale Yanka incide il bellissimo album  “Declassirovannim elementam” nel 1988. Letov però, con il suo entusiasmo titanico e le sue cure ossessive, anziché infondere ispirazione e fiducia in Yanka finisce per adombrarla. Letov è una personalità dispotica, e la sua inesauribile produttività artistica lo rende un personaggio ingombrante. Il rapporto tra i due presto si fa duro, conflittuale, malato. In questi mesi, Yanka scivola nella depressione.

Trova conforto nell’amicizia con un cantautore di Cherepovets, Aleksander Bashlachov, uno dei poeti e dei musicisti più promettenti dell’undergorund russo, che dopo anni di concerti clandestini in casa di amici, è ormai avviato al riconoscimento ufficiale da parte del mondo discografico sovietico.

Aleksandr Bashlachev

Aleksandr Bashlachev

Le canzoni di Aleksandr Bashlachev raccontano la decadenza della Russia sovietica e della sua gioventù priva di prospettive. “Fuori Stagione” è una delle sue prime composizioni:

Toppa dopo toppa, i jeans sono diventati bianchi. I nostri modesti stipendi sono appena sufficienti per pagare gli aborti clandestini. Siamo fuori stagione. E questo è tutto ciò che abbiamo: un sogno letargico, umiliante come la vecchiaia. Cinque copechi per un cent. Mi sento inerme, e questo è più che essere stanchi...”.

Il Tempo delle Piccole Campane” è uno dei suoi pezzi più noti, diventerà una specie di inno per il rock sovietico:

Per secoli mastichiamo le maledizioni e le preghiere, per secoli viviamo con gli occhi strappati. Ciò che abbiamo costruito, ora è coperto dalle bufere. Abbiamo bevuto vodka per una settimana e abbiamo avuto il malditesta per un anno. Abbiamo maledetto la nostra pelle e cucito i bottoni sulle nostre costole“.

Sasha è circondato da amici fedeli che cercano di aiutarlo in tanti modi, sostenendolo nelle difficoltà di una vita nomade e segnata dalle ristrettezze economiche. Ad un certo punto alcuni di loro fanno anche una colletta per pagargli la sistemazione della sua dentatura disastrata (effetto tipico dell’alimentazione carente di vitamine dei russi del nord), ma lui quei soldi li spende per acquistare marjuana, di cui è diventato nel frattempo frenetico consumatore (cosa molto pericolosa nell’Unione Sovietica di quei tempi).

Sebbene conduca anch’egli una vita precaria, Sasha Bashlachov è un tipo molto diverso da Egor Letov: è fragile, introverso, incostante, solitario… Per Yanka la musica e la poesia delle canzoni di Bashlachov sono di ispirazione e conforto. Dopo averlo visto suonare e avergli parlato, Yanka ne esce animata da un profondo ottimismo e da un’ondata di creatività. Nello stesso anno in cui incontra Yanka Dyagileva, però Sasha Bashlachov conosce anche una studentessa di teatro di nome Nastya, con la quale va a vivere a Mosca, senza un soldo e senza una casa. La vita nella capitale è dura: i due vengono ospitati a turno da amici e conoscenti, ma la precarietà in cui vivono mina il loro rapporto, che ha un tracollo quando Nastya scopre di aspettare un figlio. Pochi giorni prima di diventare padre e pochi minuti prima che un dirigente della casa discografica di stato alzasse il telefono per proporgli un contratto che lo avrebbe finalmente riconosciuto e consacrato alla celebrità, Sasha Bashlachov si uccide gettandosi dalla finestra.

Yanka

Yanka

Per Yanka è un colpo tremendo. Il suicidio di Bashlachov la spoglia di tutto l’entusiasmo e l’ispirazione che lui stesso le aveva donato. Ripiomba nella depressione, come testimoniano le poche canzoni che compone in questi mesi, che sono sempre più cupe, sempre più criptiche. Ad un certo punto abbandona tutto e torna a vivere con il padre, in una casa nella campagna intorno a Novosibirsk.

Il 9 maggio del 1991 Yanka Dyagileva esce di casa diretta verso la foresta e scompare. Il suo cadavere viene trovato otto giorni dopo da un pescatore: è sulla riva del fiume, a 40 km. di distanza dalla casa di Yanka. La causa della morte non verrà mai accertata: Letov sosterrà sempre ed animatamente la tesi dell’assassinio politico, alla cui origine starebbe la fama di Yanka di artista scomoda e contro l’establishment sovietico, ma il resto delle persone a lei vicine non ha dubbi: si tratta di un suicidio.

Le canzoni di Yanka Dyagileva sono espressione di un’angoscia e di una inquietudine che hanno radici lontane nella cultura russa. Alina Simone, una cantante americana che ha pubblicato un disco nel quale reinterpreta alcuni brani di Yanka, definisce le sue canzoni “grovigli ironici di slogan comunisti, fiabe russe, inni dell’esercito sovietico e immagini apocalittiche di una nazione che sbiadisce”.

Grazhdanskaya oborona

Grazhdanskaya oborona

Letov morirà 17 anni dopo Yanka Dyagileva, a 43 anni, per un attacco di cuore.  In quei 17 anni, che si aprono con il crollo del regime sovietico, la fama di Letov e della sua band crescono enormemente: nella Russia post-sovietica Letov può finalmente suonare e registrare la sua musica  liberamente e negli anni ‘90 tiene concerti in ogni angolo del paese. Negli anni zero i Grazhdanskaya Oborona pubblicano dischi che, sebbene distanti dal punk rabbioso e pauperistico degli anni sovietici, risultano ugualmente affascinanti e geniali.

Grazhdanskaya oborona

Grazhdanskaya oborona

Dopo il crollo del regime comunista, molti personaggi coinvolti nella scena punk siberiana prendono strade disparate, alcune piuttosto discutibili dal punto di vista politico: ma il mondo intorno è cambiato dal giorno alla notte e molto di quello che rende uniche ed eroiche queste band è venuto meno.

Il personaggio di Egor Letov non smetterà di far discutere e dividere le persone nel paese, perchè negli anni di Eltsin è tra i fondatori, a fianco dello scrittore Eduard Limonov e del filosofo Aleksandr  Dugin, del partito Nazonal-Bolscevico, un movimento ancora oggi fuorilegge in Russia, caratterizzato da posizioni nazionaliste, anti-cosmopolite, che noi non faremmo fatica a definire di estrema destra, sennonché le nostre categorie politiche ed ideologiche mal si adattano ad etichettare ciò che accadde in quell’epoca confusa, negli anni del capitalismo vandalico di Eltsin, del caos sociale e politico che seguì alla dissoluzione dell’impero.

Articolo di Stiopa & Sarta
Kalashnikov collective

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