COPIUS – Bent out of Shape (2018 – Australia)

Finalmente un po’ di movimento, ci volevano questi COPIUS.

Come spesso accade ultimamente arrivo a loro per caso, attratto da questa copertina troppo stile DIY (Do It Yourself) molto in voga nella prima scena punk inglese, quella attiva e politicizzata, per intenderci. Ci credo e voglio scoperchiare il vaso di Pandora…

Parte il primo pezzo “Dark Cloud” e di colpo mi ritrovo nella seconda metà degli anni ’90, mi immagino a maneggiare la copertina di un CD split della Epitaph records, ma siamo nel 2018 e non siamo in California ma bensì in Australia (anche se il legame con la scena californiana c’è, ma lo vedremo in un secondo momento). Resto stupito e scopro che a Brisbane, loro città natale c’è una florida scena Punk, con un proprio carattere, molto vicina a sound californiano ma con un qualcosa d’inglese (oltre alle scelte grafiche ovviamente), che per ora non riesco a definire bene.

I COPIUS sono quattro non più ragazzi che mantengono una formazione con chitarra principale, voce e seconda chitarra, basso e batteria. L’utilizzo della seconda chitarra riesce sgrezzare il sound della band dando una linea armonica orecchiabile, un altro aspetto tipicamente californiano.

Jules, voce e chitarra del gruppo è una persona alla mano e disponibile, mi spiega che i COPIUS non sono una band giovanissima, si sono da poco riuniti dopo una pausa di quasi 10 anni (quando lui si è unito alla band), ma prima il gruppo esisteva da altrettanto tempo e questo può essere uno dei motivi per cui il sound sia molto anni ’90, producendo solo un altro EP: “Any time now” nel 2008, seguito da un breve tour.

Una parte che mi ha colpito molto del racconto di Jules è stata quando parla della loro pausa dicendo: “abbiamo vite normali e lavori normali e non potevamo dedicare il giusto tempo alla band”, vedendoli costretti a mettere da parte il progetto.

Come anticipato prima i COPIUS sono legati a doppio filo con il sound della scena della west coast americana, infatti “Bent out shape” è stato registrato durante parecchi fine settimana negli studi locali a Brisbane ma prodotto nel famoso Blasting room studio (Fort Worth, Colorado) di Bill Stevenson, uno dei padri fondatori del suond punk della west coast statunitense che  vanta collaborazioni con gruppi iconici come All, Lagwagon, Zeke, Good Riddance e Descendents, per citarne alcuni. La matrice è chiara e la produzione del resto è ineccepibile, tutt’altro che dilettantesca come la forviante informazione che la musica non  è la fonte di reddito de gruppo, per ora almeno.

Bent of shape” è un EP carico di energia con le tracce ben definite e diverse tra loro, melodiche e veloci, canzoni oneste che parlano di esperienze reali dei membri della band, per citare le parole di Jules: “il nostro modo di venire a patti con le più grandi forze del mondo che sentiamo stanno lavorando contro la nostra visione ideale della società sia nel presente che nel futuro.” non è una visone (forse) troppo “matura” per definirsi Punk?

Peccato che siano solo sei e che questo sia un EP, probabilmente la voglia di tornare in scena era tale da non permettere al gruppo l’attesa di creare un disco LP, o forse produrre un disco a sei tracce costa molto meno rispetto che un LP e la cosa è assolutamente comprensibile per gente che non campa di musica.

La differenza tra “Bent out of shape” e “Any time now” del 2008 a livello di produzione è abissale, la qualità sonora del primo è di molto superiore, ma la potenzialità emerge anche nel disco d’esordio, restano alcune affinità con la scena californiana, ma sono meno marcate e presumo che sia questo il tipico carattere della scena “Brisbane”.

La pausa ha fatto maturare il gruppo che ora esprime concetti disincantati con una buona proposta musicale.

Mi auguro di risentirli presto, magari dal vivo in Europa.

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Articolo di PAOLO PALETTI

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