Sergej Parajanov
Sergej Parajanov
Sergej Parajanov (1924 – 1990) è il più raffinato fra i registi sovietici. Il regista nato in Georgia, ma di origini armene, nei suoi film esplora con uno sguardo surrealista le tradizioni popolari di varie etnie, ispirandosi a favole locali o semplicemente mostrandone i loro gesti, i colori, le superstizioni, le usanze. I tessuti in particolar modo ricoprono un ruolo importante nelle sue opere. Tappeti, decori e vestiti tradizionali con i loro colori sgargianti e i fantasiosi ricami sono la principale scenografia. Nelle frequenti inquadrature fisse i drappi, gonfiati dal vento, sembrano animarsi rubando la scena agli attori. Parajanov si potrebbe accostare come personaggio e come visione artistica a Pasolini. Fu perseguitato dal regime sovietico e costretto nell’arco della sua vita a scontare 4 anni di campi di lavoro e vari mesi di prigionia per svariati motivi. Durante i periodi di detenzione Parajanov sfogava il suo estro creativo costruendo piccole sculture simili a bambole, disegnando o componendo complessi collage. I collage ricordano molto l’arte di Dave McKean anche se non mi risulta che il bravissimo disegnatore inglese abbia ammesso di conoscere l’arte del regista armeno. La maggior parte di questa produzione veniva regolarmente sequestrata e distrutta dai suoi sadici carcerieri.
Sergei Parajanov, The Colour of Pomegranates – The Culturium
Numerosi artisti internazionali compresero immediatamente il suo genio e molti di loro protestarono e si mobilitarono per farlo rilasciare e permettergli di girare nuovamente. Fra questi i registi Michelangelo Antonioni, Bernardo Bertolucci, Federico Fellini, Jean-Luc Godard, François Truffaut, Luis Buñuel, Andrej Tarkovsky, Mikhail Vartanov, Dodo Abashidze, lo sceneggiatore Tonino Guerra, i poeti surrealisti francesi Louis Aragon e sua moglie Elsa Triolet, lo stilista Yves Saint Laurent, la scrittrice Françoise Sagan. Quasi tutti i suoi progetti cinematografici successivi al bellissimo “Le ombre degli avi dimenticati” trovarono grandi difficoltà distributive o furono addirittura bloccate senza ragione come “Affeschi di Kiev”: una rievocazione surrealista della nascita di Kiev e una dura critica alla distruzione degli affreschi delle sue chiese. La prima moglie (Nigyar Kerimova) fu assassinata dai suoi parenti per aver abbandonato la religione musulmana per convertirsi al cristianesimo ortodosso del marito. Sergej Parajanov muore nel 1990. E’ sepolto nel Pantheon di Komitas il curioso cimitero monumentale della capitale armena Erevan in cui sono sepolti i più importanti personaggi nazionali. Con soli quattro film Parajanov reinventò il surrealismo e venne consacrato regista di culto. Fu solo dopo aver visto il film “L’infanzia di Ivan” diTarkovsky, che Parajanov iniziò a girare i quattro capolavori per cui è giustamente ricordato. La sua filmografia precedente a “Le ombre degli avi dimenticati” fu giudicata dal regista stesso spazzatura.
“Le ombre degli avi dimenticati”
“Le ombre degli avi dimenticati”
Le ombre degli avi dimenticati(1964) è ambientato in una piccola comunità dei Carpazi (gli Hustili ucraini). Il giovane Ivan è innamorato di Marichka, una relazione osteggiata da entrambe le famiglie che finisce tragicamente con l’assassinio del padre di Ivan. Nonostante questo Ivan decide di sposare Marichka, ma lei morirà affogata scivolando in un fiume. L’addolorato Ivan si riduce a un mendicante fino a quando la giovane Palagna lo seduce. Palagna è innamorata di Ivan, ma lui pensa solo alla sua prima moglie defunta tanto da vederne il fantasma. Delusa e rifiutata Palagna si dedica alla stregoneria e si trova un amante che ucciderà il povero Ivan. Bellissime e molto originali le scene iniziali in cui cade un albero travolgendo un boscaiolo. La scene è vista dalla prospettiva dell’albero. Curiose le usanze matrimoniali documentate nella lunga sequenza dello sposalizio. Il film assume addirittura tinte horror verso la fine, nelle scene di stregoneria di Palagna o nella psicotica veglia funebre: al piano di sotto giace la salma, mentre al piano di sopra il funerale si tramuta in una festa sguaiata.
“Il colore del melograno” (1969)
“Il colore del melograno” (1969)
Il colore del melograno” (1969), considerato il capolavoro di Parajanov, è la biografia di Sayat-Nova (1712 –1795) il più importante poeta e cantore armeno. Il regista crea immagini molto metaforiche simili a quadri. La sua estetica visionaria rievoca le allegoriche e delicate poesie di Sayat-Nova tramite l’utilizzo dei colori e dei contrasti. Famoso il grappolo d’uva schiacciato e il vino colato che ricordano schizzi di sangue. Un film denso che tuttora viene considerato una delle vette insuperabili della settima arte.
“La leggenda della fortezza di Suram” (1984)
“La leggenda della fortezza di Suram” (1984)
Ne “La leggenda della fortezza di Suram” (1984) Parajanov reinterpreta un’antica leggenda georgiana che narra della strana sorte della fortezza di Suram: ogni volta che la fortezza viene ricostruita, le mura crollano. Inutili i tentativi di ingegneri e santi e stregoni. Solo un sacrificio ben più grande potrà rendere indistruttibili le mura della fortezza di Suram. Quando il popolo troverà un giovane disposto a farsi murare vivo nella fortezza, questa fortezza e questo popolo diventeranno invincibili. Il film è “Dedicato alla memoria dei guerrieri georgiani che diedero la vita per la libertà della patria.”
“Asik Kerib – Storia di un C innamorato” (1988)
“Asik Kerib – Storia di un C innamorato” (1988)
Asik Kerib – Storia di un ashug innamorato” (1988). Asik Kerib è un giovane menestrello che canta ai matrimoni. Quando si innamora di Magoul, la figlia di un ricco commerciante, Asik decide di partire per un lungo peregrinaggio a caccia di fortuna, sperando di tornare sufficientemente ricco da poterla sposare.