Devo ammettere che mi sono lasciato ingannare dalle apparenze, Noir & The Dirty Crayons mi hanno spiazzato, “ma non è forse il non compimento delle aspettative il più dolce dei tradimenti?” (Cit.). Smessi i panni del Death Metal, Noir collabora stabilmente con i The Dirty Crayons, band che prima lo supportava solo negli eventi live e, quello che ne esce è riassunto in PARATECHNICOLOR, un disco ironico, autoironico  e frizzante dove l’uso del synth ed i cori in alcuni brani donano una nota di modernità per un lavoro che spazia tra rock e pop. Noir, nei suoi testi, tocca argomenti comuni come la fatica nell’arrivare alla fine del mese, l’apatia delle nuove generazioni e dell’abuso della tecnologia della vita moderna.

C’è anche l’immancabile l’amore ma, la chiave autoironica e autolesionista come in “AUTODAFE’” lo discosta dello stereotipo del cantautore classico stappa lacrime, non a caso è stata scelta come singolo, con tanto di video che non le rende troppa giustizia. “TERRA” è il brano più pop e riflessivo, quello più legato ad una sonorità e melodia “canonica”, quella con meno sorprese, per capirci. Tutt’altra musica è per “SONO ANCORA VIVO” è il manifesto dell’uomo moderno e le fatiche nell’economia reale, con un tiro pazzesco e una linea di basso, piena e rotonda (come si usa adesso) ad un ritmo sostenuto che coinvolge

“…vivo di emozioni pratiche trovando un equilibrio stabile…”  è una frase che racchiude una filosofia, un modo di vedere la vita che è quasi una dichiarazione d’intenzioni che è agli antipodi dello star sistem e del divismo, una chiave di lettura per capire meglio Noir e il suo disco. “PARATECHNICOLOR” è il brano che dà il titolo al disco, la tensione è mantenuta alta da strofe brevi ed un ritornello accattivante e di facile memorizzazione…vorrei capire meglio cosa significa: “con due grammi per cambiare la realtà”, ma è un sottointeso azzeccato che ognuno può adattare come meglio crede alle proprie abitudini

FUCK” è la vera sorpresa del disco, in una parola…Punk! Adorabilmente esplicita: “…io amo la protesta, i froci e anche i trans..”  sono espressioni che oltre ad essere coraggiose, sono anche solide dichiarazioni dove il politically correct lascia spazio alla coerenza nostrana. Sembra che tutto fili liscio, la canzone tira di bestia ma, ad un tratto, arriva una intervallo reggae e quella che fino ad ora è stata solo un’impressione, si tramuta in certezza: Noir ha le palle e lo dimostra con un disco (PARATECHNICOLOR) che è il punto d’unione tra la tradizione negli argomenti trattati e l’attualità nelle sonorità, il tutto usando un approccio nuovo, sicuro di sé. C’è rabbia ma non c’è rassegnazione, spero che la storia raccontata da Noir & Dirty Crayons sia autobiografica perché parla di un guerriero moderno, magari ferito e stanco (DAMMI TEMPO), ma mai vinto.

Degno di calcare i palchi più importanti.

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