Severino Cesari, scomparso nel 2017 a sessantacinque anni dopo una lunga malattia, è stato uno dei più importanti editor italiani dagli anni novanta ad oggi.

La sua carriera, cominciata come responsabile delle pagine culturali del Manifesto nel 1977, è culminata nel 1996 con la creazione di Stile Libero, inizialmente una collana di Einaudi, poi, con il successo e l’aumentare dei libri pubblicati, qualcosa di più simile ad una casa editrice dentro un’altra casa editrice. In questo volume ben 55 autori che hanno lavorato con lui lo ricordano in vario modo, con stili e toni differenti, ma sempre accomunati da grande gratitudine per quello che hanno sempre considerato come un maestro.La retorica, quando si parla di una persona scomparsa, è sempre dietro l’angolo. Ma, al di là di qualche frase un po’ scontata, i testi di questo libro sono sinceramente commossi e intensi.

Ne esce un ritratto umano suggestivo, oltre che una precisa rappresentazione dell’intellettuale e dell’editore. Editore, sì. Spesso anche gli autori di questo libro non lo chiamano editor ma aggiungono la e finale. Perchè Severino Cesari non è stato solo uno che i libri li ha saputi accompagnare e condurre alla pubblicazione. Oltre alla cura (tema caro all’autore di “Con molta cura”, libro autobiografico sulla malattia forte ed importante) e anzi prima della cura, c’è l’attività di chi i libri li cerca, li scova, li scopre. Cesari come editore tout court, quindi. Una figura che, insieme a Paolo Repetti, con lui direttore di Stile Libero, ha dato una significativa direzione alla letteratura italiana contemporanea proponendo alcuni dei più importanti autori italiani degli ultimi venticinque anni.

Quelli che hanno contribuito al volume sono praticamente tutti i più conosciuti ed importanti scrittori che hanno pubblicato per la sua collana. Si va da Stefano Bartezzaghi a Marco Paolini, da Rossana Rossanda a Goffredo Fofi, da Giancarlo De Cataldo a Maurizio de Giovanni, da Aldo Nove ad Emanuele Trevi, da Simona Vinci a Vitaliano Trevisan, oltre ad alcune persone a lui vicine come l’agente letterario Roberto Santachiara o il fratello Giampiero Cesari.

In questi ricordi vividi e belli, alcuni dettagli sono utili anche a chi vuole mettere a fuoco il lavoro concreto dell’editor, almeno nella modalità in cui lo intendeva Cesari, quella sorta di primo lettore e contemporaneamente super lettore capace di riconoscere il libro e maieuticamente farlo nascere.

Per lui, così testimoniano tutti, la condizione primaria era l’ascolto. Il testo, sempre messo alla prova della lettura a voce alta, veniva scandagliato nella sua musicalità, nel ritmo, nella capacità di attrarre anche l’orecchio. Cesari ascoltava, senza pregiudizi, con un’apertura mentale e di gusto che ha dato l’impronta ad una collana che, tra le prime nella grande editoria, ha abbattuto le barriere tra i generi, tra letteratura “alta” e “bassa”. Un’enorme rivoluzione che, nonostante le critiche anche argomentate di alcuni, era necessario ed inevitabile fare esplodere.

Chi volesse entrare nello specifico del lavoro di editor troverà in questo libro molte piccole lezioni. Al contributo di Ammanniti, in particolare, sono accluse tre versioni diverse delle prime pagine di “Io non ho paura”, con i commenti a penna di Cesari. Trentasei pagine in totale che riescono a rendere evidente la sapienza e la precisione del bisturi che ogni autore deve essere disponibile ad usare sul proprio testo.

Foto LaPresse Torino/Archivio storicoStorico1996Severino Cesarinella foto: Severino Cesari, scrittorePhoto LaPresse Turin/Archives historicalHystory1996Severino Cesariin the photo: Severino Cesari

Personalmente contesto chi sostiene che l’editor è qualcuno che violenta la sacralità dell’opera di un autore, tagliando o riscrivendo un libro, arbitrariamente. Qualunque autore, di qualunque genere o livello, è generalmente grato al suo editor perché solo attraverso il dialogo con un “lettore di professione” può nascere un libro che, mantenendo la sua specificità, la sua lingua, il suo sapore, possa essere letto potenzialmente da tutti. Avete presente uno dei maggiori scrittori mondiali viventi, Stephen King? Ecco, lui ha speso sempre parole riconoscenti per i suoi editor, e ciò deve far riflettere.

Un contributo, quello dell’editor, che, come nel caso di Cesari, ha sì la responsabilità di capire dove suggerire modifiche, dove intervenire ma soprattutto dove non intervenire. Cesari è stato forse anche un maestro di non-azione, lontano com’era dal bisogno di lasciare la propria impronta, seppur criptata.

Ho trovato davvero suggestivo e per nulla contraddittorio, anzi rafforzativo dell’importanza dell’editor da me sottolineata, il caso di Vitaliano Trevisan, tra i più interessanti scrittori degli ultimi anni. L’autore veneto, dopo lunghi anni di sporadici incontri, di discussioni e di pubblicazioni promesse e poi mancate, raggiunse infine con Severino Cesari un accordo straordinario: nessun editing.

Per desiderio di Emanuela Turchetti Cesari, i ricavi di questo libro saranno devoluti alla comunità Sant’Egidio e finanzieranno una borsa di studio alla scuola Belleville.

Maestro Severino. Quello che ci ha insegnato Cesari
a cura di Giacomo Papi
Belleville
pp. 336, € 19, 2018

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