GENERE: dark electro-ambient
PERCHE’ ASCOLTARLO: Il leggendario maestro Thot, anzichè incidere parole col diamante su lastre di smeraldo oggi ha inciso suoni su un vinile! Affrontate senza timore il percorso iniziatico di “Quod est inferius” dei CAMERAOSCURA

Esordio importante per il duo cameraoscura (tutto attaccato e minuscolo), un viaggio elettro-industrial-dark destabilizzante, un’esperienza che in principio ho sottovalutato.

Il lento crescendo del disco mi accompagna in un peregrinare nel mio IO più profondo e la musica, guida silente, assume il ruolo di un moderno Caronte nell’accompagnarmi nel viaggio sul fiume Acheronte. Osservo quello che passando, vedo susseguirsi sulle rive in un sempre più torbido delirio dantesco. “Quod est inferius”(ciò che è più in profondità), è il titolo di questo lavoro ed è davvero azzeccato, anche se non vi sono allusioni specifiche ho la netta sensazione che tutto la struttura del disco sia stata pensata come concept album, quindi come esperienza complessiva divisa in segmenti,  dove il primo brano (o primo segmento) “ATANOR” ha tutte le caratteristiche di un introduzione a quello che sembra un rituale pagano-ermetico con un inizio in crescendo e la ripetizione di frasi rituali latine (?) comunque molto efficaci, tant’è vero che temo l’evocazione di entità sinistre e la cosa mi mette un poco a disagio.

Il delirio sonoro si fa ipnotico e la curiosità prende il sopravvento e in men che non si dica la barca ha mollato gli ormeggi e decido di godermi il viaggio sul fiume Acheronte. Sono sollevato quando scopro che gli stessi autori (Marco Valenti e Eugenio Mazza) definiscono l’intero lavoro come un “PROCESSO ALCHEMICO”  dove ogni brano assume un proprio significato nella liturgia alchemica definendosi un ruolo ben preciso in un rituale con lo scopo di scavare all’interno di noi stessi per ritrovarsi o riscoprirsi, comunque di “MUTARE”.

Lo stile musicale muta continuamente, rimbalzando come la pallina di un flipper tra elettronica, industrial e dark, una fusione continua dove ognuna delle tre parti prende il sopravvento sulle altre, come un ribollire continuo verso un epilogo che ha un sapore malinconico, come la fine di un giro in giostra. “V.I.T.R.I.O.L.” è il segmento che suscita sensazioni più contrastanti, sono ingaggiato, la mia testa ciondola tenendo il tempo ma al contempo sono irrequieto, questa “stanza” deve essere molto importante per il viaggio,  come se fosse l’inizio della presa di coscienza. Il “giro di boa” del disco. Processo che vede l’apice con il segmento successivo: “INTERITUS” dove vi è quello che a mio avviso è la fine della meditazione con la definitiva presa di coscienza. I ritmi si fanno più serrati e, a braccetto con il brano precedente, le sensazioni di costrizione e angoscia sono complete. Dovrebbe essere finita qui, ma nei segmenti successivi il sound si stravolge e la parte industrial prende il sopravvento e mi rendo conto di essere arrivato quasi nel fondo, sono circondato da oscurità e corro in un labirinto fatto di corridoi bui e umidi. Non mi fermo.

Le tracce si fanno più bevi, sento che la fine del viaggio è vicina ma i toni non si placano e capisco che “tutte feriscono, l’ultima uccide, “ULTIMA NECAT” appunto. Ora mi è chiaro: in questo rituale alchemico-esoterico culmina con il sacrificio dell’ignaro ascoltatore ma non mi è chiaro se il tutto è finalizzato ad una “rinascita”.

Come in ogni processo alchemico il risultato è un “QUALCOSA”  che prima non c’era ed è il risultato dell’interazione di più componenti.

Questo disco ne è un degno catalizzatore.

Registrato allo Stasi Studio MMXVIII
Mixato da Eugenio Mazza
Mastering Giambattista Izzo ed Eugenio Mazza
Grafica Coito Negato
Toten Schwan Records MMXIX
cameraoscura451@gmail.com
www.facebook.com/cameraoscura451

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