Giulia Iannuzzi non è nuova nel campo dello studio dell’editoria di fantascienza. Laureata in Lettere moderne a Milano, ha concluso un dottorato in italianistica a Trieste con una tesi sulla fantascienza italiana. Chiunque abbia a cuore questo argomento dovrebbe recuperare e leggere i suoi due libri pubblicati da Mimesis: “Fantascienza italiana. Riviste, autori, dibattiti dagli anni Cinquanta agli anni Settanta (2014) e “Distopie, viaggi spaziali, allucinazioni. Fantascienza italiana contemporanea(2015). Per la prima volta in questi saggi sono state analizzate a fondo le riviste della fantascienza del periodo d’oro e le specificità della produzione narrativa italiana nei suoi maggiori autori.

Date queste due imprese splendidamente riuscite, è buona cosa che Giulia Iannuzzi abbia dedicato le sue capacità alla ricostruzione della carriera multiforme di Riccardo Valla.

La sua è stata, a detta di molti, la figura più importante dell’editoria italiana di fantascienza e fantastico. Non è stata l’unica, ovviamente. È impossibile dimenticarne altre importantissime, e diverse tra loro, come Fruttero & Lucentini, Gianfranco De Turris, Vittorio Curtoni o Giuseppe Lippi. Sicuramente per quanto riguarda gli anni settanta, però, epoca in cui il lavoro di Valla entrò nel vivo, è difficile trovare qualcuno che sia stato più influente.

Nato a Torino nel 1942 e scomparso nel 2013, si appassiona fin da bambino ai libri e in particolare al genere fantastico. Già prima della laurea in Ingegneria inizia a scrivere di fantascienza, mostrando immediatamente una grande passione per la proto-fantascienza.

Se il periodo più conosciuto della sua attività e quello della sua maggior influenza per la SF è quello degli anni settanta, la sua attività comincia già nel decennio precedente nelle fanzine, tra cui la sua creatura, la mitica Sevagram (nome vanvogtiano con il quale Riccardo Valla battezzerà anche la libreria da lui gestita e la sua casa editrice). Su questa pubblicazione pionieristica il libro ci dà alcuni dati e annotazioni che ci permettono di affermare che fin da questi anni Valla ricerca l’approfondimento critico e non si accontenta di banalità da fanzine.

Fin dall’inizio, infatti, le sue scelte sono dirette alla riflessione più seria sulla SF anche attraverso la traduzione di saggi apparsi sulle riviste inglesi e americane come ad esempio il seminale articolo di J. G. Ballard del 1962 “Come si arriva allo spazio interiore? (Which Way to Inner Space?)”.

È in questi anni che il nostro comincia a tessere un rapporto epistolare con alcuni autori tra cui proprio lo scrittore di “Vento dal nulla, all’epoca alle prese con i suoi primi racconti e romanzi apocalittici. Come risulta dalle lettere, Valla intrattiene con gli autori, già prima della sua attività professionale, un dialogo non da semplice fan. Nel caso di Ballard, ad esempio, consiglia libri, mostre, invia cataloghi d’arte (Ballard amava i Surrealisti) e altro materiale, assumendo un ruolo di consulente e di sostenitore, offrendo allo scrittore un apporto non trascurabile alla sua attività letteraria.

Con il 1970 inizia quell’epoca che ancora oggi viene ricordata con nostalgia dagli appassionati per la ricchezza di proposte editoriali dedicate alla fantascienza. In quell’anno, infatti Gianfranco Viviani fonda a Milano l’Editrice Nord con la quale proporrà per la prima volta in libreria alcune collane dedicate esclusivamente alla fantascienza e alla fantasy. È una vera e propria rivoluzione editoriale che per alcuni anni incontrerà un grande successo anche di vendite. In un primo momento le traduzioni e la cura editoriale sono affidate alle mani del bravo Renato Prinzhofer. Nel 1971, però, alla Nord arriva Riccardo Valla. Mentre a Roma Renato Fanucci fonda l’omonima casa editrice che diventerà il principale competitor della Nord, il torinese inizia a curare tutte le collane della casa editrice, a tradurre molti dei volumi, a curare i rapporti con agenzie letterarie, case editrici straniere, saggisti e scrittori inglesi e americani. È proprio attraverso questo scambio di opinioni, consigli, richieste di delucidazione su passi da tradurre che si fonda il cuore più prezioso del libro della Iannuzzi.

Luigi Valla

L’autrice ha saputo, analizzando il fondo privato dell’autore, realizzare un vivido ritratto della passione, della cura e dell’intelligenza con le quali il curatore affrontava il suo lavoro, caratteristiche che lo facevano apprezzare da tutti gli autori stranieri e che hanno prodotto libri e traduzioni ancora oggi di riferimento. Fondamentali poi, ai fini di una “storia della traduzione di fantascienza” ancora da scrivere, sono i passaggi in cui Valla chiede l’opinione sulla sua interpretazione del testo, a volte molto stratificato e ricco di simbologie come nel caso della Le Guin. Proprio quest’ultima richiese che ogni suo testo venisse tradotto solo da Valla, a conferma della stima e della fiducia che riponeva in lui.
In seguito all’abbandono del ruolo di curatore per la Nord alla fine degli anni settanta, il nostro si affermerà come traduttore tra i più richiesti, arrivando ad occuparsi di centinaia di volumi di genere fantastico e non. Valla tradusse anche “Il codice Da Vincidi Dan Brown, uno dei romanzi più venduti al mondo del quale il traduttore scrisse per Carmilla una goliardica parodia: “Il coccige Da Vinci”.

In appendice al saggio della Iannuzzi possiamo trovare una sezione, a cura di Luca G. Manenti, dedicata ad alcune delle gustose ed inedite lettere inviate da Valla ai maggiori autori della fantascienza dell’epoca: James G. Ballard, Alfred Bester, James Blish, John Brunner, Lyon Sprague de Camp, Ursula K. Le Guin, Alexei Panshin, Clifford D. Simak e Alfred E. Van Vogt.

Finalmente si rende il dovuto omaggio con uno studio dedicato ad un grande editor, traduttore e traduttore, importante anche al di fuori dell’ambito fantascientifico. Ora auspicherei un’antologia dei suoi scritti critici, saggi, introduzioni ecc. Lo stesso Valla aveva ne aveva preparato un’antologia che però è rimasta inedita.

Un laboratorio di fantastici libri. Riccardo Valla intellettuale, editore, traduttore
Giulia Iannuzzi,
Tabula Fati,
pp. 208, € 15, 2019

Annunci