In una Roma prossima futura la realtà è talmente squallida che tutti sono collegati a un sistema di realtà aumentata attivo ininterrottamente. Ognuno si nasconde dietro a un avatar, taluni costosi e alla moda altri sciatti ed economici. Impossibile conoscere il vero aspetto di chi ci sta in fronte. Eckhart è un debunker e il suo avatar è quello di  Humphrey Bogart. Il suo lavoro è piuttosto complicato: “setacciare la Rete ripulendola dalle menzogne telematiche”. Il mondo di Eckhart è, infatti, un proliferare di fake news, finti guru e di sette che fanno riferimento a un’infinità di informazioni del passato che nel corso del tempo hanno acquisito significati completamente diversi. Si vive collegati a una rete chiamata AION simile a un facebook 24/24 in cui si fa a gara per ottenere il proprio momento di notorietà. Le mode cambiano a ritmo frenetico e tutto è diventato un enorme pentolone di informazioni impossibili da decodificare.

Le persone hanno una cronologia non una memoria

Il riciclo costante di mode non serve a ricordare il passato. E’ solo frutto della mancanza di innovazione

A consolidare questo oblio della memoria, il piano quinquennale di riqualificazione che prevede l’abbattimento di qualsiasi edificio più vecchio di un lustro. Roma è un alveare di cemento funzionale. Il Colosseo, come ogni altro monumento, è stato abbattuto. Ne resta solo un ologramma. Nessuno ricorda più la sua storia e la sua originaria funzione.

In questo mondo stratificato e distopico si svolge la storia immaginata dal giovane scrittore Bellafqih, un noir che segue tutti i cliché del genere: dall’incontro fra avatar nell’ufficio virtuale di Eckhart con la classica femme fatale, ai poliziotti corrotti, alla ricerca di un serial killer.

Adil Bellafqih
Adil Bellafqih

Il romanzo inizia molto bene. Bellafqih ci introduce sapientemente un passo per volta nel suo caotico futuro. Il primo capitolo è una perfetta rappresentazione di un mondo grottesco. La superficialità in cui si vive è figlia di un eccesso di informazioni contraddittorie. L’opinione personale è più importante della realtà stessa. Purtroppo il terzo capitolo scivola in una narrazione troppo convenzionale tanto da poterlo paragonare a un normale film di genere statunitense dai colpi di scena forzati con personaggi stereotipati.

Forse se Bellafqih avesse continuato a ispirarsi alla letteratura (per esempio a “Count Zero” di William Gibson) e non si fosse lasciato tentare dai cliché cinematografici di film come “Strange days” di Kathryn Bigelow, il risultato sarebbe stato probabilmente migliore.

Però poco importa se nel complesso l’opera risulta al di sotto delle aspettative, perché ci regala comunque momenti davvero azzeccati come la tortura a cui la vittima è sottoposta (un bombardamento di informazioni causato dalla rimozione dei firewall notturni); il geniale “superpotere” di Eckhart (a causa di un difetto all’impianto spinale se si copre un occhio vede il mondo vero), ma come ogni superpotere è più simile a una maledizione; la misteriosa e inquietante figura del personaggio il cui avatar è identico al suo aspetto reale (un segno di schizofrenia? un fantasma? una parte di un complotto più grande?); l’eccellente colpo di scena di come il protagonista viene incastrato.

Complimenti comunque all’autore per la scelta del nome del protagonista, che richiama il teologo tedesco Meister Eckhart e allo stesso tempo sembra una storpiatura di Rick Deckard, indimenticabile protagonista di Blade Runner.