Il saggio di Riccardo Gramantieri (ingegnere e psicologo che si occupa di “letteratura e fantascienza”) ci porta nel mondo geniale, allucinato e paranoico dell’autore del “Pasto Nudo”.
L’analisi delle opere di William Burroughs (1914-1997) è davvero illuminante: Gramantieri spiega che i romanzi di Burroughs vanno letti come manuali (volutamente criptici) necessari per sopravvivere alla burocrazia del CONTROLLO, operato dalla società attraverso la droga, il sesso e l’uso del linguaggio. Questa è la visione del mondo di un guru dell’underground, scrittore d’avanguardia, incallito tossicomane e omosessuale misogino.

Burroughs postula l’invenzione del controllo in un’epoca che anticipa sia il capitalismo americano sia la dittatura stalinista. Gli spunti teorici per il suo concetto di controllo li identifica nei rituali religiosi della società Maya, primo esempio storico di governo nazionale operante attraverso il controllo occulto.”

William Burroughs fotografato da Richard Avedon

Burroughs è contro gli apparati governativi e le organizzazioni segrete sovragovernative, le multinazionali farmaceutiche (“colosso burocratico e senza scopo benefico” votato alla mercificazione della salute), i mass-media e l’uniformità dei loro messaggi subliminali (parole associate a immagini e suoni che inducono reazioni fisiche nelle persone e operano un controllo su di esse senza che queste possano accorgesene), l’integralismo religioso (partiti razzisti che intendono “togliere i diritti civili alle minoranze per far riemergere la supremazia bianca”). Vuole fuggire dal potere che controlla l’individuo e lo limita attraverso forme di dipendenza e assuefazione come la droga, il sesso, le psicosi, le parole. Le parole sono “virus capaci di alterare il comportamento umano” e per difenderci da questo assoggettamento (la vera malattia è il linguaggio) dobbiamo intervenire sulle varie forme di comunicazione, per esempio manomettendo i titoli dei giornali e la pubblicità, utilizzando le radio pirata (“semiotic guerrilla”).
Per Burroughs la vita è un “film biologico” scritto da altri e per liberarci dobbiamo entrare di forza nella camera di montaggio e “rifilmare le nostre vite con linguaggi cinematografici diversi”.
Dobbiamo opporre alle parole stampate i geroglifici e alla voce il silenzio.
Burroughs sogna che l’umanità ritorni alla condizione della “scimmia non ancora infettata dal virus-parola” oppure auspica di galleggiare come gli astronauti nelle distese silenziose dello spazio profondo.

Affascinato in gioventù da riviste pulp come “Amazing Stories”, Burroughs utilizzerà le storie di genere (spesso quelle più dozzinali) come spunto per le sue ambientazioni fantascientifiche e poliziesche.
La sua è un’opera sociologica innovativa, che indaga sui concetti di manipolazione e controllo utilizzando tecniche letterarie non lineari (cut-up, fold-in, ripetizioni di frasi senza fine in varianti sempre diverse…). Tuttavia il suo “metodo narrativo e sperimentale che ormai lo contraddistingue, per molti anni non lo farà accettare né dai lettori della fantascienza classica, né dai lettori del mainstream”.
Nei suoi romanzi (soprattutto “Il pasto nudo” e la Trilogia Nova) manca un andamento cronologico e una trama vera e propria, non c’è un inizio né una fine, la scrittura è frammentaria e gli eventi si succedono senza un collegamento evidente con ciò che li ha preceduti. Le identità dei protagonisti spesso si sovrappongono. E’ un “mosaico di narrazioni” che vuole presentare ai lettori l’Interzona, i suoi pericolosi abitanti, e il Controllo,  un’organizzazione governativa segreta forse di origine aliena.

L’Interzona è la Zona Internazionale di Tangeri, una Tangeri distopica, stravolta dalle allucinazioni e dalle psicosi di un tossicomane sempre sull’orlo della crisi di astinenza. E’ anche una dimensione spazio-temporale lontana dall’universo conosciuto.
Vi si aggirano agenti in incognito e cospiratori. I romanzi di Burroughs che stiamo leggendo sono in realtà i rapporti di questi agenti camuffati da finzione, volutamente incomprensibili affinché gli avversari non possano decifrarli.
Anche gli agenti non conoscono il senso della loro missione. Sono i primi a non sapere di essere agenti segreti. Lo intuiscono solo perché nell’Interzona nessuno è ciò che sembra. Nessuno si puà fidare neanche di se stesso.
Qui sono presenti anche numerosi centopiedi senzienti, parassiti velenosissimi in grado di “manipolare in maniera subliminale il sistema nervoso umano”. Ed è qui che si disputa la guerra fra la Polizia Nova e i Criminali Nova, che infettano la società e le strutture dell’economia sotto forma di virus. Per non essere identificati, gli agenti di polizia sono pressoché indistinguibili dai criminali. Se aggiungiamo i salti logici della narrazione, che fanno parte delle tecniche di guerriglia per sfuggire al Controllo, è inevitabile che, pagina dopo pagina, veniamo travolti da visioni allucinanti, incomprensibili, catastrofiche, spiazzanti… E’ la “paranoia dell’era spaziale”!

Burroughs fa trapelare nei suoi scritti anche diversi concetti di scienze e filosofie altrenative quali la semantica non-aristotelica di Alfred Korzybski, la “Dianetica” di L. Ron Hubbard, l’“Orgonomia” e la “Biopatia del cancro” di Wilhelm Reich (ex psicanalista freudiano diventato poi biologo), il trattamento della tossicodipendenza con apomorfina introdotto dal dottor John Dent (terapia sospesa dopo la morte di quest’ultimo)…

La Trilogia Nova è composta da “La morbida macchina” (la macchina del titolo è una metafora dell’occhio umano), “Il biglietto che esplose” (in cui il biglietto è quello che si compra al cinema) e “Nova express”.

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