Una missione nello spazio: un sogno per Dorian Berti che ha sempre desiderato diventare un astronauta, fin da quando era bambino. Ed è stato scelto!
Lascierà Lucca e l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche per trasferirsi in Austria, al centro di addestramento del Progetto Milam.
Un progetto misterioso, di cui nessuno parla, e che, forse, non porterà Dorian nello spazio, almeno non fisicamente, ma gli farà raggiungere ugualmente zone inesplorate dell’universo.
Il Direttore del Centro è stato chiaro: i viaggi nello spazio con equipaggio umano comportano sforzi estremi e ingiustificati. “Quindi dobbiamo spingerci oltre, sovvertire alla base il concetto di esplorazione spaziale” con un approccio innovativo, capace di “eludere quelle leggi della fisica che ci impediscono di realizzare questo sogno.” L’obiettivo non è spostare la materia, ma solo la mente.
Sebbene scettico, Dorian accetta. Anche quando scopre che non è il primo ad essere stato reclutato per il Progetto Milam e che i volontari che lo hanno preceduto sono ritornati dalla missione con squilibri cerebrali incurabili, non si tira indietro. Ogni astronauta sa di correre dei rischi. Rischi diversi da quelli che aveva pensato di dover affrontare, ma comunque inevitabili.

Andrea Viscusi
Andrea Viscusi

La missione ha successo! Dorian riesce a raggiungere zone davvero lontane dell’universo conosciuto e batte un record assoluto: più di 12 anni di permanenza lontano dalla Terra. Forse avrebbe potuto continuare per un periodo ancora più lungo, se dal Centro non lo avessero richiamato a causa di un evento che ha turbato l’équipe medica del progetto.
Sembra che Dorian, nel suo viaggio, sia venuto in contatto con un’entità sconosciuta.
Peccato che al suo rientro Dorian non ricordi nulla.

Difficile capire che cosa accomuni la missione di Dorian con gli incontri di Mose Astori avvenuti anni prima nello studio del dottor Novembre, psicanalista specializzato nello studio dei sogni.
L’intelligenza può modificare retroattivamente il corso degli eventi? Questo il tema delle loro sedute. Sedute che si interrompono bruscamente quando il paziente costringe il dottore a riflettere sull’origine dell’esistenza (della sua esistenza in particolare), aprendo così spiragli inquietanti sul concetto di riscrittura della realtà e sui passati alternativi che si accumulano nei sogni di Astori.

Cosa unisce il Progetto Milam, le amnesie di Dorian, le sedute psicanalitiche di Mose Astori, la realtà che stiamo vivendo e i passati alternativi  rimossi? Forse la chiave di tutto è Simona, una giovane donna che di notte sogna di essere il dottor Novembre e assiste alle sue sedute psicanalitiche senza riuscire a comprenderne il senso. Simona non lo conosce, non ne ha mai sentito parlare, però è convinta che non sia frutto della sua immaginazione. Per questo lo cerca e lo trova. Quando lo contatta, gli spiega, un po’ imbarazzata, che di notte i sogni che fa non le appartengono in quanto non riguardano lei, ma il dottore. E’ spiazzante sentirsi rispondere che lui la stava aspettando, perché, all’opposto di Simona, è proprio il dottor Novembre che sogna i sogni della giovane donna: sogna Dorian Berti ritornato a Lucca dopo la missione, immobile su un baluardo delle mura della città, mentre dà la schiena alla fidanzata in attesa di dirle qualcosa. Simona, invece, sogna le lunghe sedute psicanalitiche di Dorian Berti con il dottore, sedute in cui parlano di Mose Astori e delle sue teorie sulla riscrittura della realtà.

Spiazzante che entrambi i sogni riguardino Dorian, ma che nessuno dei due lo conosca.
Per risolvere il complicato mistero dello scambio di sogni, sia Simona sia il dottore ritengono necessario trovare Dorian. Sempre che Dorian esista.

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La Jetée (1962) – Chris Marker

Fra fantascienza, paranormale e metafisica, un’opera originale e destabilizzante.

Concepire le nuove missioni spaziali come un’esperienza interiore resa possibili grazie a una tecnologia rivoluzionaria più vicina alle scienze umanistiche che non alla fisica tradizionale è un colpo di genio, che mi ha ricordato le immagini de “La Jetée” (1962), splendido cortometraggio di Chris Marker in cui è possibile viaggiare a ritroso nel tempo con mezzi all’apparenza incongrui (basti pensare che il temponauta per intraprendere il viaggio si stende su un’amaca con una strana benda sugli occhi).

La trama è intrigante, anche se lo stile è scarno, quasi asettico, e descrive senza riuscire a trasmettere le emozioni dei protagonisti, tranne forse nel finale.

Uno stile, quindi, fin troppo minimalista, ma dal contenuto innegabilmente denso.