Noi siamo tempesta - Murgia

Noi siamo tempesta“: brevissimi saggi sottoforma di racconti. Racconti che non hanno per protagonista un eroe solitario, ma gruppi di persone che da sole non sarebbero certo riuscite a trasformare il mondo, e che insieme, invece, hanno lasciato un segno. Sono loro la tempesta che ha cambiato la storia. Ma noi ce ne siamo accorti?
Bellissimo che Michela Murgia ci ricordi i loro piccoli grandi gesti.

Gesti di sconosciuti: la folla che si è riunita senza darsi appuntamento sotto il muro di Berlino alla notizia che il muro sarebbe stato abbattuto.
Gesti di intellettuali anticonformisti: gli amici di Bloomsbury (di cui faceva parte anche Virginia Woolf); i pomeriggi in cui si incontravano e si scambiavano idee e confidenze (e di cui spettegolava tutta Londra); obiettori di coscienza contrari allo scoppio della prima guerra mondiale e per questo trattati come traditori della patria e codardi; intellettuali che hanno imbracciato la zappa e non i fucili, “per produrre cibo e non morte”.
I ricercatori della Stazione Zoologica di Napoli, fondata nel 1872, dove “scienziati di ogni disciplina legata alla vita” (fisiologi, medici, zoologi, chimici, naturalisti, entomologi…) hanno lavorato insieme “in un clima da congresso scientifico permanente” e dove venivano invitati anche gli artisti (poeti, musicisti, pittori, scrittori…), come in “un santuario” aperto a ogni tipo di intelligenza vivace e curiosa; ed è lì che “sono maturati i lavori e le intuizioni di venti premi Nobel”.

Il Coro delle Mani Bianche: ragazze e ragazzi sordomuti che seguono la musica muovendo le mani e si esibiscono nei concerti di musica classica con i loro guanti bianchi, che spiccano accanto all’orchestra come leggiadre farfalle in volo.
I protagonisti di un’insolita performance artistica a Ulassai: tutti gli abitanti di un paese che fanno parte di un’opera d’arte nata per riannodare i fili della vita, riallacciare i rapporti spezzati, riconciliarsi con il vicino di casa.
Le madri dei desaparecidos, con il panno bianco sul capo, che hanno chiesto per quarant’anni dove fossero finiti i loro figli scomparsi. Ignorate dai generali (“Un gruppo di donne alla fine che fastidio può dare a una dittatura?”), ma anche dai governi democratici che sono seguiti (in nome della pace nazionale è meglio metterci una pietra sopra: sono troppi i complici di quegli orrendi omicidi). La tenacia e la perseveranza di queste donne alla fine le hanno premiate, anche se di un premio amarissimo.

Fra gli altri racconti, quello sul referendum per l’indipendenza della Catalonia riporta le strategie adottate per votare senza essere scoperti. Quando la semplicità si rivela così efficace da essere stupefacente!
Paradossale, beffardo e, per certi aspetti, divertente il confino di quarantacinque omosessuali sull’isola di San Domino nelle Tremiti. Il regime fascista li ha condannati per reati contro il pudore, i carabinieri vigilano su di loro durante il giorno, la notte li chiudono nelle camerate e se ne vanno per poi tornare il mattino dopo. Quarantacinque omosessuali chiusi insieme per la notte, senza sorveglianti e senza la vergogna di essere scoperti! Più che una punizione una vera e propria goduria, alla faccia del regime!

La grafica è davvero accattivante, merito delle splendide illustrazioni dello studio The World of DOT.
Nei racconti emerge spesso l’intento didattico, però annoverare “Noi siamo tempesta” fra i libri per bambini (o meglio per young adults), come l’ho sentito definire in libreria, mi sembra un po’ riduttivo. Che possa piacere anche ai ragazzini lo trovo un valore aggiunto, ma non è l’unica fascia di pubblico a cui è rivolto il libro. Io mi sento di consigliarlo a tutti.

Morgana - Michela Murgia

Morgana”, invece, è sicuramente rivolto agli adulti. Le donne che Michela Murgia e Chiara Tagliaferri raccontano sono le “ragazze che tua madre non approverebbe”, come recita il sottotitolo. Un sottotitolo che spiega meglio dell’introduzione cosa accomuna queste singolari biografie.
Spiazzante la scelta delle autrici di accostare fra loro personaggi famosi che non hanno niente in comune, almeno in apparenza. Penso, per esempio, a Moana Pozzi, che apre il libro, seguita da Santa Caterina da Siena. Unite perché la prima è una santa del porno che collezionava inginocchiatoi e acquasantiere, e il suo pubblico la venera come fosse una nuova patrona d’Italia? O perché entrambe, a modo loro, si sono occupate di politica?

Grace Jones
Grace Jones

E Grace Jones e le tre sorelle Brontë (Emily, Charlotte e Anne)? E Moira Orfei? Zaha Hadid? Shirley Temple?

Hanno tutte avuto delle vite esemplari? Direi tutt’altro, almeno non nel senso comune voluto dalla società. La scuola e la famiglia possono considerarle un sano esempio da seguire, a cui le giovani generazioni dovrebbero ispirarsi? No di certo! Tua madre non le approverebbe.

Eppure queste insolite protagoniste hanno qualcosa da insegnarci. Meglio non giudicarle e lasciarsi trasportare dalle loro storie.
Noi che amiamo la fantascienza non possiamo che ammirare l’incipit del capitolo su Moira Orfei: “Il popolo dell’autunno. È così che Ray Bradbury, il visionario scrittore di Fahrenheit 451, chiamava la gente del circo.”

Da scompisciarsi dal ridere quando Grace Jones difende i prodotti tipici locali, davvero bio: “I giamaicani non dovrebbero farsi di cocaina, ma restare fedeli alla marijuana. Se certe cose crescono in certi posti una ragione c’è. Dio lascia che qui la marijuana cresca liberamente e ha sparso i semi della coca altrove”.

Vivienne Westwood
Vivienne Westwood

Vivienne Westwood “è la stilista inglese che ha inventato il punk”. Anarchica e irriverente, ha creato il look dei Sex Pistols.
L’invenzione non consiste nel creare dal nulla, ma dal caos” ha dichiarato.
Acquistare meno, scegliere meglio, far sì che duri”: più che uno slogan uno stile di vita.

Qualcuno ricorda Tonya Harding? E’ stata la seconda pattinatrice al mondo a eseguire un triplo axel durante una competizione! Purtroppo la cronaca nera l’ha resa famosa più del suo triplo axel. Ancora oggi ci domandiamo chi ha assoldato l’aggressore della pattinatrice avversaria di Tonya. Lei davanti alle telecamere non brilla certo in simpatia e sembra l’unica a  trarre vantaggio dal disdicevole episodio. Per di più conosce l’aggressore! Quindi è scontato che al processo venga condannata come complice. E forse complice lo è davvero. Un peccato, perché sarebbe stato bellissimo ricordarla come la ragazza sguaiata e violenta  che “compie miracoli sul ghiaccio al ritmo degli ZZ Top o con le colonne sonore di film come Batman e Jurassic Park, dove è tutto un esplodere di suoni arrabbiati.

Marina Abramović
Marina Abramović

Sicuramente più famosa è Marina Abramović, artista conosciuta anche dal grande pubblico per le sue performance epocali, come quella del 2010 al MoMA di New York, dove è stata seduta per tre mesi, sette ore al giorno, guardando il pubblico che entrava nel museo apposta per sedersi di fronte a lei e osservarla. Una performance sfiancante, sia fisicamente che psicologicamente, come tutte le sue performance del resto. Ed è splendido che nel libro venga ricordata quella che ha sancito pubblicamente la fine della sua relazione con Ulay, il suo compagno, artista bellissimo, meno famoso di lei, che la tradiva spesso e senza nasconderlo. Marina e Ulay ci insegnano che anche interrompere una storia d’amore può diventare arte.

La performance durerà 90 giorni di cammino lungo la Grande Muraglia cinese. “Partiranno dai capi opposti della Muraglia – lui dal deserto del Gobi e lei dal Mar Giallo –, e dopo un tragitto di 2500 chilometri s’incontreranno a metà strada per dirsi addio per sempre”. Un coup de théatre emplicemente magistrale!