Halloween si avvicina! E per prepararsi a questa festa, cosa c’è di meglio che rannicchiarsi in poltrona una sera di pioggia con un bel libro in mano intonato all’atmosfera? Per esempio i romanzi e i racconti di un maestro dell’inquietante come Ray Bradbury. Sì, perché se il nostro autore è celebre per romanzi di fantascienza come “Fahrenheit 451” o “Cronache marziane”, per moltissimi anni si è dedicato a storie misteriose, dell’orrore, di suspense. Ed è in quelle storie che, a mio parere, ha dato il meglio. Il 22 ottobre è uscito in libreria “Halloween” uno straordinario volume speciale dei Draghi Mondadori che comprende ben quattro romanzi e trenta racconti. I romanzi inclusi sono:

Il popolo dell’autunno (Something Wicked This Way Comes, 1962)
L’albero di Halloween (The Halloween Tree, 1972)
Il cimitero dei folli (A Graveyard for Lunatics, 1990)
Ritornati dalla polvere (From the Dust Returned, 2001)

Queste opere sono tra le più interessanti scritte da Bradbury nelle varie fasi della sua carriera, con “Il popolo dell’autunno” in testa, un romanzo che lessi da ragazzo in un estate indimenticabile e che torna disponibile dopo molti anni di assenza dalle librerie.

Ma non è finita, oltre a questo quartetto di gemme ci sono trenta racconti scelti tra quelli più riusciti in una produzione ricchissima. Insomma, il meglio della narrativa weird di un grande maestro, scomparso nel 2012 e che ci manca moltissimo.

Di grande fascino sono le illustrazioni in bianco e nero incluse nel volume, opera di un maestro come Joseph Mugnaini. L’artista, nato a Viareggio nel 1912 ma immigrato negli Stati Uniti con la famiglia quando aveva appena tre mesi, ha legato per molti anni le sue creazioni alle edizioni illustrate dei libri di Bradbury. Non credo che le opere dell’artista, scomparso nel 1992, siano molto conosciute in Italia, fuori dalla cerchia degli intenditori. Questo volume rende finalmente giustizia ad uno tra i massimi autori nel campo dell’illustrazione del ‘900.

Ah, dimenticavo, la copertina si illumina al buio!

Le illustrazioni di Joseph Mugnaini per i racconti di Ray Bradbury
Le illustrazioni di Joseph Mugnaini per i racconti di Ray Bradbury

Il volume è curato da Massimo Scorsone, un nome che abbiamo già letto come curatore della benvenuta nuova edizione della saga classica di Elric di Michael Moorcock e che sicuramente vedremo ancora in futuro su altri libri.

Dato che mi sta a cuore il fantastico in Italia, ho voluto intervistare Scorsone per parlare di “Halloween” di Ray Bradbury, ovviamente, ma anche di “Elric”, della collana Draghi e delle sue attività editoriali in generale. Ringrazio ancora il curatore per la generosità con cui ha risposto minutamente alle mie domande.

B-SIDES: La prima domanda riguarda proprio lei: ci vuole presentare le sue attività? Ad una semplice scorsa delle sue pubblicazioni, traduzioni o curatele, si rimane stupiti dell’ampiezza dei suoi interessi. Lei ha studiato la poesia umanistica e rinascimentale ma anche opere greche come Il libro delle meraviglie di Flegonte di Tralle (di cui ha curato un’edizione per Einaudi), ha tradotto Oscar Wilde ma si è occupato anche delle poesie di Konstantin Kavafis. Ed ora Moorcock e Bradbury!

Massimo Scorsone: Guardi, è presto detto: forse per cercare di mettere debitamente a profitto tendenze fondamentalmente schizoidi, svolgo da parecchi anni a questa parte varie attività dividendomi tra diverse scrivanie, pur continuando ad avere l’accortezza di non mescolare troppo ambiti di lavoro che, come giustamente rileva, non possono non apparire vicendevolmente poco permeabili. Almeno all’apparenza; perché qualche occasionale “cortocircuito” può risultare talora stimolante. Lei ha citato l’edizione einaudiana di Flegonte Tralliano, da me curata in tandem con Tommaso Braccini, che rappresenta uno snodo cruciale e abbastanza singolare tra classicità (fulcro originario dei miei studi e interessi) e sensibilità moderna (la sensibilità che è alla base di certa letteratura di genere, voglio dire). Ma è, credo, l’eccezione che conferma la regola; di norma, non è così facile accostare – e, fra alterne vicende, coltivare quasi in parallelo – campi tanto distanti fra loro. È però altrettanto vero che a qualcuno, talora, la quadratura del cerchio è quasi riuscita: penso, ad esempio, a sodali carissimi come Franco Pezzini, in grado di passare con leggerezza e disinvoltura impareggiabili da Bram Stoker all’Eneide, da Apuleio a Poe; o ancora all’amico e collega Flavio Santi, con il quale condivido più di una passione, dalla poesia latina early modern alla letteratura fantastica priva di qualifiche ulteriori.

Per venire a Moorcock e Bradbury, dei quali mi professo lettore di vecchia data, sarà bene precisare che me ne sono occupato da semplice “dilettante”, nell’accezione etimologica del termine. Dunque non soltanto fuori da ogni competenza specialistica (che non potrei neppure vantare), ma anche serbando un certo distacco rispetto al mondo di ciò che, almeno nel secolo passato, si chiamava fandom, cui sono sempre rimasto abbastanza estraneo (e che oggi mi pare peraltro costituire un fenomeno un po’ datato, o forse soltanto mutato al punto di essere ormai scarsamente riconoscibile). Di Moorcock mi ha appassionato soprattutto la facilità espressa nel riorganizzare le compagini lowbrow del melodramma gotico contaminandole nuovamente con i modelli highbrow del romanzo cavalleresco; di Bradbury, la persistenza di elementi elegiaco-bucolici all’interno di strutture narrative tendenzialmente satiriche.

Le illustrazioni di Joseph Mugnaini per i racconti di Ray Bradbury
Le illustrazioni di Joseph Mugnaini per i racconti di Ray Bradbury

B-SIDES: Halloween di Ray Bradbury è un volume davvero speciale. Ci vuol parlare del contenuto e della particolare scelta dei racconti?

Massimo Scorsone: Ho accolto con piacere la proposta di Mondadori, formulata da Marco Rana, Series Editor di “Oscar Draghi”, di raccogliere in una sola silloge il meglio dell’opera di Bradbury d’impronta prettamente Weird, coincidente insomma con la vena più robusta della sua ispirazione, spesso integralmente contrassegnata da atmosfere cupe e orrorose. Il problema non consisteva nella scelta dei materiali, che – pur volendo evitare ogni sconfinamento nella produzione SF del Maestro di Waukegan, ancorché sempre sostanzialmente pretestuosa – rimanevano abbondantissimi, ma nella necessità di comporre un mosaico originale e coerente, limitando al massimo eventuali sovrapposizioni (alla maniera di numerosi altri autori di short fiction, infatti, anche Bradbury spesso riutilizzava senza scrupoli di sorta trame e characters di racconti particolarmente riusciti per dedurne non soltanto ulteriori sviluppi narrativi, ma anche semplicemente allo scopo, o per il piacere, d’intessere nuove variazioni sul medesimo tema). Ciò che, in una edizione priva di pretese strettamente scientifiche, temevamo avrebbe finito per stuccare un po’ quanti tra gli eventuali lettori della raccolta non fossero convinti “Bradburianists”, ingenerando involontariamente nei meno esperti un senso di sazietà. Donde il minuzioso riscontro che ci ha permesso di individuare e selezionare con accuratezza i testi da pubblicare, senza tuttavia sacrificare del tutto il legame genetico ravvisabile in filigrana, ad esempio, tra l’archetipo di The Black Ferris (“La giostra nera”) e il classico Something Wicked This Way Comes (noto da noi con il titolo “Il popolo dell’autunno”), ma facendoci al contempo evitare il rischio di riproporre in una duplice versione breve/lunga il plot del celeberrimo The Homecoming (“Il raduno”), sulla falsariga del quale si articolano vari episodi del tardo romanzo From the Dust Returned (“Ritornati dalla polvere”).

Ci pare di essere così riusciti nell’intento di costruire almeno un abbozzo di ‘canone’ del Perturbante bradburiano che non ha comportato meccanicamente l’inerte riproposta dell’antologia germinale di October Country (“Paese d’ottobre”), ma la ricomposizione di un più ampio corpus autorale ottenuto collazionando i materiali contenuti in quell’antologia e nella precedente Dark Carnival, richiamata emblematicamente nel sottotitolo della nostra raccolta come “La sagra delle ombre”.

Ray Bradbury
Ray Bradbury

B-SIDES: Qual è la sua visione della letteratura horror e weird?

Massimo Scorsone: Mi sembra sia stato Roger Caillois a dire, con un bel paradosso, che “il mondo reale è troppo fragile per un fantasma”. Ecco, per quel che può valere l’opinione di un semplice lettore, credo che questo sia abbastanza vero. Immagino che i fantasmi materializzati dalla letteratura “inquietante” (un aggettivo forse preferibile al “perturbante” che pure talvolta adoperiamo, troppo superconnotato in chiave psicanalitica) s’incarichino appunto di questa funzione metafisica fondamentale: mostrarci in un lampeggiamento improvviso il vuoto sottostante alla pretesa realtà, con tutto ciò che tale rivelazione comporta. Ed è supremamente ironico, mi pare, il fatto che la ghost story classica costituisca un sottogenere d’impianto realistico, non fantastico allo stato puro. I suoi modelli sono affabulazioni in cui assume pieno rilievo il senso magico di un reale dettagliatamente descritto, talora perfino autopticamente verificato. È il caso non soltanto dell’archeologica morte amoureuse flegontea, della casa infestata di cui c’informa Plinio nella sua lettera a Licinio Sura, del lupo mannaro o delle streghe di Petronio (addirittura lui, tra gli auerbachiani capostipiti del “Realismo” nelle letterature d’Occidente!), ma anche dello spettro della defunta nella Apparition of  Mrs Veal di Defoe, o dello Horla di Maupassant.

Personalmente, e a margine, confesso invece di non amare troppo la definizione sintetica di “horror”, per quanto invalsa nell’uso vulgato. Gli effetti fisici (i brividi lungo la spina dorsale, i capelli ritti sul capo, il raccapriccio) non mi interessano molto, che siano evocati nella fiction o che s’intendano suscitati nel lettore. Comprendo però che qui si ha a che fare con una funzione linguistica diversa, di tipo non meramente illustrativo-dichiarativo, ma apotropaico. L’horror non ci familiarizza affatto con la morte, bensì tutto il contrario, a mio avviso: tende a esorcizzarla, infatti, rappresentandola nelle sue forme più crude.

B-SIDES: L’altro volume da lei curato per Mondadori recentemente è Elric di Michael Moorcock che riporta in libreria la saga classica del negromante albino.

Sulla fantasy cosa ci può dire? È un genere che potrà dire ancora qualcosa o muterà in qualcosa d’altro?

Massimo Scorsone: Moorcock è un autore senza dubbio molto interessante, anche per il livello di complessità intratestuale dei suoi ‘cicli eroici’. Che rappresentano una fase decisamente successiva rispetto alle saghe di personaggi howardiani o simil-howardiani, impostate su premesse dichiaratamente popolari e apparentate alla ballata, al Tall Tale o – se proprio si vogliono rivendicare quarti di nobiltà vagamente apocrifi – ai Cantari della tradizione medioevale. Con Moorcock, i modelli privilegiati ai quali lo scrittore si ispira si fanno un po’ meno remoti e più raffinati (anche lungo il cammino del fantasy la marcia del progresso si direbbe inarrestabile, potremmo dire… ), assumendo idealmente quale universo letterario di riferimento quello del romanzo cortese, ibridato con il melodramma a tinte forti di ascendenze elisabettiane (ma mediate attraverso l’esperienza del gotico “alla Walpole”: penso in particolare alla prefazione del Castle of Otranto come al precoce manifesto di una poetica la cui validità programmatica potrebbe essere comprovata anche dal creatore di Elric e degli altri avatara del “Campione Eterno”)

Per il resto, ossia per ciò che riguarda i pronostici sul futuro del genere di cui mi domanda, concluderei facendo mie le parole di Isaac Newton, già assai care al povero Malcolm Skey: Hypotheses non fingo. Non faccio alcuna congettura al riguardo (anzi: non sarei in grado di farne, neanche volendo).

Elric
La saga a fumetti di Elric disegnata da P. Craig Russel

B-SIDES: La scomparsa di Giuseppe Lippi ci ha privato di un grande custode del fantastico in Italia. Per la consolazione di noi lettori, però, la collana Draghi (per la quale Lippi curò vari volumi tra cui le opere di Lovecraft, Howard e C. A. Smith) sta vivendo un periodo di grande espansione e ne siamo tutti felici. So che le novità saranno molte e gustose come l’attesissimo ciclo completo di Fafhrd e il Gray Mouser di Fritz Leiber già annunciato per il prossimo anno. Lei sarà coinvolto in tutte le prossime uscite?

Massimo Scorsone: Non credo in tutte, ma in molti casi sì (e senz’altro nel caso del titolo à paraître da lei evocato, dedicato a Leiber). Almeno laddove, e fino a quando, le mie competenze – nello specifico, assai più modeste di quelle che poteva vantare Lippi, professionista e studioso di vaglia con il quale mi sono sempre sentito piuttosto in sintonia – sembreranno adatte a soddisfare le richieste legittime dell’Editore. E dei lettori, ovviamente. Ma a costo di rischiare la banalità le assicuro che, in casi come questo (quando, voglio dire, una dipartita improvvisa e prematura impedisca di raccogliere in spirito di perfetta condivisione d’intenti l’eredità di chi ci ha preceduto) è oltremodo difficile dimostrare di essere all’altezza della situazione. Cercheremo di fare del nostro meglio; di più non è dato dire.

B-SIDES: La sua passione per il fantastico ricorre qua e là anche nelle sue altre opere. Quali sono gli autori e i libri che ha amato maggiormente?

Massimo Scorsone: Se partiamo dall’assunto borgesiano secondo il quale “tutta la letteratura è naturalmente fantastica” (cito a memoria), bisognerebbe forse menzionarne troppi. Restringendo un poco il campo al repertorio di autori e opere più prossimi all’ambito che le interessa descrivere e insieme vicini alle mie personali simpatie, oltre ai soliti – “i soliti”! – classici antichi e ad alcuni scrittori medievali, non soltanto occidentali, ricorderò almeno gli inglesi de Quincey, Charlotte Brontë, Mary Shelley, Stevenson e Kipling; qualche romantico tedesco (La Motte-Fouqué, Hoffmann, Chamisso, von Arnim… ma come dimenticare il soave Giampaolo?) e francese (Gautier, Nodier, Nerval); e poi, ovviamente, gli americani (da Poe a Melville, ad Hawthorne, Bierce, fino a Lovecraft, e poco oltre).

Se dovessi inoltre citare singole opere dichiaratamente “fantastiche”, menzionerei almeno le Mille e una notte, l’altrettanto anonimo novelliere del Pancatantra e qualche altra raccolta fiabesca indiana, come la “Venticinquina del non-morto” (traduzione mia del titolo originale, lievemente diverso da quello attribuitole dall’editore inglese), la cui lettura consiglierei, insieme al Bradbury nostrano, come particolarmente adatta alla vigilia di Ognissanti…

Michael Moorcock
Michael Moorcock

B-SIDES: Quali sono i testi antichi che possono essere individuati come fonti della letteratura fantastica moderna?

Massimo Scorsone: Personalmente, non oserei parlare di fonti dirette, quanto piuttosto di somiglianze, ricorsività suggestive, dunque non molto diverse da quelle che potremmo notare, poniamo, tra i racconti di un qualsiasi autore britannico di ghost stories attivo in età vittoriana e quelli di un narratore cinese di epoca Qing (due periodi di storia letteraria che, con qualche approssimazione, potremmo considerare abbastanza omologhi). Se anche considerassimo la letteratura fantastica come fatto puramente narrativo, ovverossia prescindendo da altri dati formali importanti, troppe soluzioni di continuità ci impedirebbero di ravvisare veri legami genetici tra le fabulae Milesiae (i modelli letterari popolareschi ai quali, adattandoli al contesto della loro opera, si rifanno i già citati Petronio e Apuleio) e il moderno racconto fantastico dalle venature soprannaturalistiche e macabro-orrifiche.

Qualche elemento in più per poter “blasonare” invece la fantascienza vera e propria riconnettendola alle antiche letterature dell’Occidente greco-latino, come già notato dai vari storici e critici del genere (da Sam Moskowitz a Brian Aldiss, ad Adam Roberts) forse ci sarebbe pure, anche se in tal caso si dovrebbe parlare non di eredità naturale, ma di imitazione deliberata: basti pensare alle utopie interplanetarie adombrate nella Storia vera e nell’Icaromenippo di Luciano di Samosata e alla loro spuria discendenza, da Cyrano de Bergerac (Histoire des Empires de la Lune et du Soleil) a Swift (Gulliver’s Travels), a Voltaire, fino a Verne e oltre… Tuttavia, fra questi “moderni” autori europei e l’archetipo di età antoniniana c’è di mezzo il Medioevo, quando in Europa “Graecum non legebatur“ (almeno, non così diffusamente)!

Le illustrazioni di Joseph Mugnaini per i racconti di Ray Bradbury
Le illustrazioni di Joseph Mugnaini per i racconti di Ray Bradbury

B-SIDES: Fantascienza, fantasy, urban fantasy, grimdark, sword & sorcery, heroic fantasy, horror, weird… Sono solo alcuni dei moltissimi generi e sottogeneri del fantastico, un filone della letteratura che non sembra essere mai scomparso dall’orizzonte culturale, nonostante un certo disprezzo da parte di alcuni critici. In Italia in particolare per molti decenni si è guardato con sospetto a questa letteratura. Oggi però credo che sia davvero cambiato qualcosa (insieme alla società e alla sua cultura). Riesce a riassumere la storia recente della ricezione critica del fantastico in Italia?

Massimo Scorsone: Se mi perdona la franchezza: temerei di no. Per dir meglio: le informazioni che potrei forse produrre soffrirebbero inevitabilmente di qualche distorsione personalistica, dovuta sia a ignoranza di vicende specifiche delle quali non mi sono mai interessato attivamente, sia al fatto che ho sempre guardato da semplice lettore occasionale, e non certo da “addetto ai lavori”, a querelles spesso inquinate, o comunque gravemente condizionate da presupposti ideologici. Mi pare però che diversi fattori, esterni e interni, abbiano virtuosamente cospirato per modificare l’assetto generale di una sensibilità diffusa. Il periodo cruciale di tali sviluppi mi pare sia identificabile grosso modo con il ventennio compreso tra gli anni ’60 e i ’70 dello scorso secolo. Penso alla pubblicazione in Italia de Il mattino dei maghi di Pauwels e Bergier, oggi fatto oggetto di un auspicato ritorno d’interesse per i teorici francesi del cosiddetto “realismo fantastico”; ma penso anche alla scoperta qui da noi di critici americani come Leslie Fiedler, di fenomeni quali il postmodernismo inaugurato oltreoceano dall’estetica Camp, eccetera. In quegli anni, molto si adoperarono a vario livello in Italia critici militanti e operatori culturali a diretto contatto con il mondo del giornalismo e dell’editoria: ricordo polemiche e interventi sulle pagine di importanti testate nazionali che videro via via coinvolti anche nomi di spicco come quelli di Manganelli, Fruttero e Lucentini, Eco, Placido… Contemporaneamente, una certa effervescenza di attività caratterizzò allora anche la ricerca accademica: Pagetti, Fissore, Ruggero Bianchi e pochi altri pionieri, coadiuvati da esperti come l’indimenticato amico Riccardo Valla, dissodarono il terreno prospettando future e più serene riflessioni sul portato del fantastico in letteratura ed esprimendo la volontà di una ricognizione a tutto campo, intesa a superare ogni elaborato (e sostanzialmente capzioso) distinguo tra cultura “alta” e “bassa”.

B-SIDES: Tra gli autori o i testi che non sono presenti nella collana Draghi (e magari attualmente assenti anche dal catalogo di altri editori) quali sono quelli di cui auspicherebbe una pubblicazione?

Massimo Scorsone: Ah, ma questo potrebbe essere il nucleo di un’altra intervista… Mi permetta di rimandare al futuro eventuali risposte. Un futuro che prevedo comunque non troppo lontano.

Halloween
Ray Bradbury
Collana: Draghi Mondadori
2019 – pp. 924 – € 28

Elric
Michael Moorcock
Collana: Draghi Mondadori
2019 – pp. 864 – € 28