Arma Infero

Un pianeta difficile, colonizzato secoli prima dai patriarchi venuti dallo spazio, che avevano dato inizio alla terraformazione, alla bonifica dell’aria, alla proliferazione di animali da pascolo geneticamente modificati che dovevano garantire il sostentamento alimentare. Tutto questo è ormai un ricordo che si tinge di leggenda.
La terraformazione fu un fallimento (forse voluto, non ci è dato sapere), a cui si è aggiunta una piccola guerra sfuggita di mano, che ha devastato di radiazioni l’intero pianeta, rendendolo pressoché invivibile. Un bombardamento nucleare lanciato per cancellare le prove di un tradimento?

“Volevamo portare l’inferno alle porte del nostro nemico, e invece vi ci abbiamo scaraventato tutti quanti, tutto l’intero pianeta…”

Già prima del bombardamento le varie zone abitate si erano tecnologicamente involute: avevano perso buona parte delle conoscenze dei fondatori, si erano organizzate in regni e feudi dalle strutture sociali medievaleggianti. Il futuro di questa terra flagellata ora è nelle mani di un essere alieno giunto misteriosamente sul pianeta, prima fatto prigioniero dalla falange militare, poi reso servo, quindi promosso a cavaliere e ora martire-tiranno dell’impero.
La sua scalata sociale ci è narrata da un giovane “maniscalco” che lo ha salvato dalla fucilazione e che è diventato nel tempo suo fedele amico e compagno d’arme.

ARMA INFERO – Il Mastro di Forgia” è il primo romanzo di una saga science fantasy molto elaborata scritta da Fabio Carta a cui seguono “I Cieli di Muareb”, “Il Risveglio del Pagan” e “Delenda Gordia“.
Trama ispirata ai poemi cavallereschi medievali. Scrittura forbita e ricercata, ricca di termini desueti che vogliono ricordare un lontano passato, ma vengono utilizzati con significati nuovi e originali, proiettando il lettore in un futuro arcaico e decadente.
Un bel tour de force il capitolo “Il simposio delle ombre”: un folto intreccio di dialoghi ben orchestrato in cui emerge il punto di vista di tutti gli invitati al banchetto di corte.
Accuratissime le strategie militari e la descrizione delle cavalcature da guerra.
Peccato la lunghezza estenuante.

“Viva la morte! Questo era parlare da cavalieri: sprezzo della morte, fino in fondo verso l’obiettivo, anche se tutti lo giudicavano un vano sacrificio: non importava!”