Twin Peaks 3 - Episodio 8
Twin Peaks 3 – Episodio 8

Per un regista affermato, fino a qualche decennio fa, lavorare per la televisione era una vergogna, nonostante tanti lo facessero quasi di nascosto. Per lungo tempo solo Alfred Hitchcock aveva capito come giocare con le regole di un media diverso dal grande schermo, ma bisognerà aspettare il 1990 per vedere un regista affermato come David Lynch concepire una serie televisiva originale nella forma e nei contenuti. Twin Peaks” fu un fenomeno anomalo di enorme richiamo, purtroppo fu rovinato in corso d’opera da ottusi produttori che costrinsero David Lynch e Mark Frost a rivelare in anticipo l’identità dell’assassino di Laura Palmer. La seconda serie dà sempre più importanza alle banali storie dei personaggi secondari con stile da soap opera, perdendo quell’atmosfera cupa e ironica che lo caratterizzava. Con un colpo di spugna il regista si riappropria della sua creazione firmando l’ultima puntata in cui avvenimenti poco plausibili cancellano metà delle sottotrame, terminando la serie con un finale onirico e spaventoso che lascia turbati. 25 anni dopo Lynch continua la saga di Twin Peaks con una terza stagione di 18 episodi in bilico fra il capolavoro e la presa in giro in cui amplifica tutte le sue ossessioni oniriche, esasperando lo spettatore. Questa geniale follia è supportata da un bravissimo Kyle MacLachlan che interpreta il doppio ruolo dell’agente Cooper cattivo e dell’agente Cooper con l’Alzheimer.

“The Kingdom” (1994) Lars vonTrier
“The Kingdom” (1994) Lars vonTrier

A distanza di pochi anni dall’esordio di “Twin PeaksLars vonTrier dirige il superbo “The Kingdom” (1994) due serie ambientate in un ospedale infestato di fantasmi che mischiano l’orrore alla commedia in un mix spaventoso.

Ora, alle soglie del 2020, la tendenza si è invertita. Le sale cinematografiche si riempiono di saghe supereroistiche mentre i prodotti d’autore sono da cercare nelle serie televisive. Da un lato piattaforme streaming come Netflix e Amazon e canali televisivi come HBO sono a caccia di autori per entrare a 360 gradi nel mercato cinematografico, dall’altro i registi hanno (apparentemente) più libertà e controllo sulla loro opera e non sono costretti a confrontarsi con i 90/100  minuti canonici di un film.

“Too old to die young” (2019) di Nicolas Winding Refn
“Too old to die young” (2019) di Nicolas Winding Refn

Il caso eclatante è la stilosissima serie “Too old to die young” di Nicolas Winding Refn la cui lentezza e la cui violenza sarebbero state inaudite fino a pochi anni fa.

Ma non sempre grandi registi sanno creare buoni prodotti televisivi. E’ il caso di Martin Scorsese che firma un noioso pilot per la serie “Boardwalk Empire – L’impero del crimine” (2010) e crea insieme a Mick Jagger il deludente (viste le alte aspettative) “Vynil” (2016).

“Top of the lake” (2013) Jane Campion
“Top of the lake” (2013) Jane Campion

Risultati ben peggiori li ottiene Jane Campion con l’occasione perduta di “Top of the lake” (2013).

In un piccolo paese che si affaccia sulle sponde di un bellissimo lago della Nuova Zelanda Tui, una bambina di dodici anni, sparisce misteriosamente. Il detective Robin Griffin (Elisabeth Moss) torna al suo paese natale per indagare sulla sua scomparsa. La gente del paese non l’accoglie certo con amore e il fatto che il padre della bambina sia il boss della malavita locale non aiuta certo le indagini. Ottima regia, bellissime ambientazioni, bravissimi attori, ma l’attitudine della Campion a descrivere i personaggi maschili piatti e violenti al contrario delle controparti femminili complicate e affascinanti rovina completamente tutti i pregi della serie. L’unico personaggio maschile positivo è un ragazzino gay. Il credibile e affascinante villain del paese (Peter Mullan) ha problemi di impotenza e un chiaro complesso edipico giusto per svilire in maniera ridicola un personaggio ben riuscito. Gli sconcertanti misteri che si celano dietro le apparenze rudi del paese passano in secondo piano con una serie di colpi di scena concentrati in meno di venti minuti. Cast eccezionale e sprecato.

“Sens8” (2015) Wachowski
“Sens8” (2015) Wachowski

Gli ex fratelli Wachowski con “Sens8” (2015) confermano di non avere più idee firmando una serie TV che ricorda i telefilm anni ’90 incentrati su ragazzi dai super poteri. Qua e là emergono momenti emozionanti e curiosi legati non alla storia, ma all’ambiente LGBT tanto da farmi sperare in una futura commedia drammatica semiautobiografica delle sorelle Wachowski. Questo sì sarebbe, probabilmente, qualcosa di originale, divertente e commovente.

“She's Gotta Have It” (2017) Spike Lee
“She’s Gotta Have It” (2017) Spike Lee

Anche Spike Lee raschia il fondo con “She’s Gotta Have It” (2017) un remake ambientato a nostri giorni di uno dei suoi capolavori: “Lola Darling”. Chi non avesse visto il film apprezzerà sicuramente la serie, per gli altri sembrerà un’operazione senza senso considerato che Spike Lee sa ancora stupire e essere originale (il film “Chi-Raq” del 2015 lo dimostra). Stiloso come sempre il regista statunitense crea una colonna sonora continua e impeccabile con la sottigliezza di mettere un fermo immagine della copertina del brano che si sta ascoltando a ogni cambio di scena.

“Tokyo Vampire Hotel” (2017) Sion Sono
“Tokyo Vampire Hotel” (2017) Sion Sono

Per il Giappone è il prolifico Sion Sono a cimentarsi con una miniserie di nove episodi. Tokyo Vampire Hotel” (2017) è un horror-pop dai colori pastello. Un gruppo di uomini per sfuggire alla fine del mondo si rifugia nel Requiem Hotel gestito da vampiri, mentre il clan di succhia sangue rivale vuole sterminarli tutti. Pirotecniche scene splatter si alternano a effetti speciali posticci. Disgustose visioni dell’hotel antropomorfo bilanciano l’erotismo delle vampire. Sion Sono eccede come sempre, ma eccede anche in tempi morti scivolando, talvolta, nel ridicolo.

The strain” (2014) è l’adattamento dell’omonima saga horror creata da Guillermo del Toro e Chuck Hogan. Del Toro crea e produce la serie, ma fa l’errore di dirigere solo la prima puntata.

“The knick” (2014) Steven Soderbergh
“The knick” (2014) Steven Soderbergh

Ottimo, invece, “The knick” (2014) di Steven Soderbergh ambientato in un ospedale di New York all’inizio del 1900. Clive Owen interpreta egregiamente il brillante e scontroso chirurgo John Thackery ispirato a William Stewart Halsted, chirurgo a cui si devono numerose scoperte e migliorie in campo operatorio. La New York descritta in “The knick” è una città povera, sporca e razzista in cui il rischio di epidemie può esplodere facilmente, tanto quanto il rischio di violenti scontri razziali e di sommosse popolari. Un quadro piuttosto crudo come le scene delle operazioni chirurgiche.

Se la cava anche M. Night Shyamalan con “Wayward Pines” (2015) ispirato alla serie “Twin Peaks” e al film The village”. L’agente Ethan Burke (Matt Dillon), indagando sulla scomparsa di due agenti federali, si ritrova prigioniero della cittadina di Wayward Pines dopo un incidente stradale.   

“The young Pope” (2016) Paolo Sorrentino
“The young Pope” (2016) Paolo Sorrentino

In Italia Paolo Sorrentino è riuscito ad applicare il suo noioso stile a una buona storia creando una serie originale, divertente ed emozionante come “The young Pope” (2016) con uno strepitoso Jude Law, storia di un giovane cardinale che diventa Papa dalle idee poco moderne, ma dai modi imperscrutabili e originali.

Stefano Sollima firma quel capolavoro di “Gomorra” (2014), una serie sfaccettata dal respiro internazionale, ricca di azione e di personaggi ben delineati tanto da ricordare i fasti della saga del “Padrino”. Peccato che dopo il successo della prima serie le seguenti stagioni precipitino sempre più verso il basso soccombendo al protagonismo dei suoi attori.

Ora restiamo in attesa di vedere la serie TV di David Cronenberg ispirata a un suo racconto, nonostante recenti dichiarazioni lo facciano apparire piuttosto stanco e poco motivato.

Twin Peaks 3 - Episodio 8 David Lynch
Twin Peaks 3 – Episodio 8 David Lynch
Twin Peaks 3 - Episodio 8 David Lynch
Twin Peaks 3 – Episodio 8 David Lynch