Matteo Meschiari

Vaste zone dell’estremo Nord (come la Siberia, la Mongolia, l’Alaska, la Groenlandia…) stanno morendo. Antichi popoli circumpolari, che nei millenni avevano raggiunto un delicato equilibrio con la loro terra (saggezza ed empatia con il paesaggio), hanno conosciuto, come il Sud del mondo, “colonialismo e postcolonialismo, capitalismo e proletariato, sfruttamento del territorio e disastro ecologico”. Un vero e proprio genocidio culturale, cammuffato da progresso: scolarizzazione forzata e perdita della propria lingua d’origine, sedentarietà imposta a popoli nomadi e conseguente conversione dei pastori-cacciatori in operai-minatori-contadini, uccisione degli sciamani in nome del “nostro immaginario monoteistico-capitalista”…

Queste minoranze etniche stanno scivolando “verso un’autentica forma di neo-preistoria. Un’Età del Bricolage e del Riuso tecnologico, culturale e sociale”. Matteo Meschiari descrive gli attuali Nativi dell’Artico morente come persone che hanno dovuto “reinventarsi strategie di sussistenza, pratiche che sono il connubbio di vecchie e nuove idee, di scarti tecnologici recenti e di quello che resta di antiche tradizioni”. Cyber-clochard, tribù digitali, razziatori informatici, tecnoartigiani del recupero, tatuatori-veggenti… “Artico nero” è “antropofiction”, una fiction più reale del reale. Un reale di cui dobbiamo incomincaiare ad accorgerci, anche se probabilmente è già troppo tardi.

Artico nero - Matteo Meschiari
Artico nero – Matteo Meschiari

Dopo questa splendida raccolta di saggi-racconti-poesie, Matteo Meschiari ci regala un romanzo-sceneggiatura distopico, dal titolo non proprio accattivante (Neghentopia), ma dalle ambientazioni spettacolari, impreziosito dalle cupe illustrazioni di Rocco Lombardi.

In un Tempio delle Anime (presumibilmente un tempio orientale) un ragazzo di dodici o tredici anni dai capelli rossicci è stato addestrato per diventare un sicario, arte nella quale eccelle. Non prova soddisfazione nel lavoro che svolge, ma il ricavato delle sue missioni gli permetterà di allungare la vita di sua madre e di sua sorella. Così gli viene detto.

Il suo maestro è un monaco dalla testa rasata, vestito di una tunica rossa.

Per raggiungere le sue vittime e onorare i suoi contratti, il ragazzino deve compiere lunghi viaggi nel deserto, sugli altipiani aridi e nelle città in parte abbandonate e piene di polvere. Questo è ciò che resta del mondo: l’aridità e la polvere. E i laghi prosciugati, le petroliere arenate “come gusci di aragoste”, i mercati affollati, le taverne squallide, le fabbriche dismesse, gli edifici spettrali… L’erba è morta, così come molte specie di animali. Pullulano, invece, i ladri di rottami. Sono passati 42 anni dalla Guerra dei Soli.

Neghentopia: Illustrazione di Rocco Lombardi
Neghentopia: Illustrazione di Rocco Lombardi

Il ragazzino vive di allucinazioni: parla con un passero che lo accompagna nelle sue missioni e lo aiuta nei momenti difficili, parla con i granchi, con una fiamma, con un kayak… Forse è il lato fiabesco della sua immaginazione o forse una sorta di nuovo animismo. E la Bestia misteriosa che lo insegue forse è un incubo che nasce dall’inconscio e che lui proietta nel mondo reale.

Difficile entrare nelle testa del giovane sicario, così freddo e preciso, che però sviene dopo aver portato a termine le sue missioni e dimentica buona parte di ciò che è accaduto. Solo il passero gli resta vicino, lo protegge, gli racconta quello che non ricorda. Sono dialoghi brevi, spesso ermetici, che a volte aprono qualche spiraglio sul suo passato.

Il viaggio della sua ultima missione omicida si trasformerà in una fuga dal mostro che lo insegue e diventerà anche la ricerca di un luogo mitico “dove partono i fili di tutto” (Neghentopia). Dalla stazione dei camion, nel quartiere del rame di una città costellata di rottami industriali, al deserto polveroso, con le sue tempeste di vento e di sabbia, fino al profondo nord, dove costeggerà le lingue di ghiaccio e gli iceberg spiaggiati, pagaiando con un kayak nelle acque gelide… troverà la sua vittima, troverà la Bestia che gli dà la caccia, troverà la fortezza di Neghentopia… e troverà se stesso (o si libererà da se stesso, a seconda dei punti di vista).

Neghentopia: Illustrazione di Rocco Lombardi
Neghentopia: Illustrazione di Rocco Lombardi

Sebbene il finale (onirico, psicanalitico, metafisico?) non mi abbia particolarmente convinto, il viaggio del sicario-bambino fra deserti, altipiani e ghiacciai, lo stile conciso e cinematografico (come la finta sceneggiatura di un film) e la fenomenale descrizione dei paesaggi rendono il libro così suggestivo da rasentare il capolavoro.

Matteo Meschiari
Matteo Meschiari

I luoghi hanno nomi immaginari, che rimandano a finzioni letterarie o cinematografiche: mitologie di un futuro post-apocalittico che a noi sembra di conoscere perché ci ricordano le scene di un film che abbiamo già visto o di un libro che abbiamo già letto e che crediamo fiction, ma che probabilmente descrivono una realtà che è già qui, e di cui non sappiamo niente.
Matteo Meschiari lo aveva già anticipato in “Artico nero”: “Il Sud del mondo soffre, lo sappiamo, ma è al Nord più estremo che la fine di un mondo sta anticipando la fine del mondo.”

Anche la colonna sonora con cui Matteo Meschiari costella il viaggio del sicario-bambino è ricca di pathos:

Capitolo uno – PERDONO

Ernst Reiseger: UNA ROSA
Canti Xöömej
Brian Eno: THE SHIP
Basia Bulat: FIVE, FUOR – primo movimento
Nine Inch Nails: HURT – cantata da Johnny Cash
Xie Tian Xiao: ASHIMA
Aliaj: MAH-E KAHGAZI
Queen Sea Big Shark: GLOW IN THE DARK
Steve von Till: SHADOWS IN STONE
Brian Eno: BT THIS RIVER
Reiseger, Fraanje, Sylla: AMERIGO
Reiseger, Fraanje, Sylla: ELENA
Ernst Reiseger:TELL ME EVERYTHING – primo movimento

Capitolo due – AMORE

Patti Smith: HORSES
Ernst Reiseger: CAVE OF FORGOTTEN DREAMS
Basiani Ensamble: TSINTSAKARO
Frank Zappa: SAD JANE – London Symphony Orchestra – primo movimento
Batzorig Vaanchig: CENGIZ HAN’A ÖVGÜ
Tanya Tagaq: UJA – live al Polaris Music Prize

Capitolo tre – LIBERAZIONE

Rapoon: ICE WHISPERS
Delia Derbyshire: SEA
Suzanne Ciani: PARIS 1971
Laurie Spiegel: VOICES WITHIN
Eliane Radigue: TRANSAMOREM-TRANSMORTEM
Katatonia: DAY AND THEN THE SHADE
Else Marie Pade: SYV CIRKLER
Sam Cooke: WONDERFUL WORLD
PJ Harvey: CHAIN OF KEYS
Marc Ribot: MARLENE DUMAS EXHIBITION – improvvisazione
Basia Bulat: THE SHORE – live al Tiny Desk Concert