THE LONG NIGHT OF THE LONG KNIGHT”  è il secondo disco per i bresciani Snakeoil ed è una sorpresa continua. La ricetta è molto semplice: raccontare storie strampalate facendoti muovere al ritmo della loro musica a tratti veloce ed a tratti profonda. Il suono pesante della loro musica è contrapposto ai loro testi beffardi, ma mai superficiali, lontani dal solito luogo comune che vede il divertimento contrapposto all’impegno. Gli Snakeoil sono seriamente ironici o ironicamente seri, fate voi… Il loro sound è una miscela esplosiva di energia, giochi di parole e ritmo, il tutto senza mai prendersi sul serio perché :”il divertimento è alla base di tutto” come dicono loro.
La leggerezza con la quale vivono il loro essere una Band è disarmante ed affascinante, ho riscontrato della geniale follia e, per gli Snakeoil la vita è una via di mezzo tra un immenso parco giochi e un percorso ad ostacoli pieno di insidie dove ogni piccola cosa, ogni avvenimento o solo una parola possono diventare spunto per una canzone innescando un delirio collettivo autoalimentato che è alla base del processo creativo dei loro pezzi o solo un’occasione per farsi delle grasse risate.
Sono carichi come una molla, pronti ad imbastire storie su qualsiasi cosa in modo istantaneo e dissacrante, i testi delle loro canzoni ne sono la prova, una bomba pronta a brillare.

Mauro (chitarra), Enrico (batteria) e Luca ( basso e voce) sono tre ragazzi con una propensione particolare nel tradurre in musica le “chiacchere da bar”, le storie di avventure e disavventure raccontate agli amici ridendo, seduti davanti ad una buona birra.
La loro musica è piena, avvolgente come un mantello e calda come una coperta, ognuno degli 8 brani che compongono il disco ha una peculiarità, un easter egg, che lo rende accattivante e pieno di carattere, una frase che richiama alla serietà o che dà un senso inaspettato a tutto il testo, stravolgendo quella che è stata finora la percezione. Il filo rosso che lega tutte le tracce è la sottile (non sempre) ironia e autoironia che ormai assume un’accezione  predominante nel carattere del disco e dalla Band.
Snakeoil scrivono canzoni lasciando da parte frustrazioni personali e disagi quotidiani per parlare di esperienze avventurose vissute in prima persona o deliri fantasiosi o verosimili innescati da un incontro o da un ricordo. Basta anche solo il suono di una parola sulla quale costruiscono una storia come in una fantasia malata. Ascoltare “THE LONG NIGHT OF THE LONG KNIGHT” è come sedersi al pub ed ascoltare gli Snakeoil che ti raccontano le loro avventure, lo dico perché l’ho fatto! Ho incontrato gli Snakeoil ed è stato oltremodo divertente oltre che surreale.
Parliamo molto e porgo poche domande anche perché la discussione scorre senza imbarazzi quando, ad un certo punto ci rendiamo conto che l’argomento principale del nostro incontro (loro) era stato abbandonato da tempo…
Chiedo ad Enrico com’è fare musica stoner a Brescia, insomma, com’è l’accoglienza del pubblico e dei locali e la sua risposta è stata la frase che forse più mi ha colpito di tutta la serata: “ Noi non diciamo che facciamo stoner, ci proponiamo senza troppe formalità, mettici dove cazzo vuoi ma facci suonare”.  Resto colpito perché la semplicità di questa risposta racchiude tutto il pensiero Snakeoil e che ho provato a descrivere sopra.
Come al solito lancio la “trappola” chiedendo a tutti e tre quale fosse, per ognuno, il brano del disco al quale sono più legati, più bello o che abbia dato loro più soddisfazione, loro no ci cascano e mi danno tre risposte diverse, ritrattando, ragionando al fine convenendo nel mantenere le stesse risposte. Un atteggiamento in linea con l’idea che mi sono fatto del gruppo.

Snakeoil
Snakeoil: Enrico – Luca -Mauro

Il DISCO

Il disco si apre con “THE INTRUDER”, un brano che non mi ha stupito più di tanto e che inizialmente ho messo da parte per poi ricredermi, anche a fronte della storia che l’ha ispirato: una piccola disavventura, una sorpresa in un rapporto, ma per saperne di più è meglio chiedere direttamente a loro. L’unica colpa del brano è, quella di essere tipicamente stoner. Chitarra, basso e batteria preparano il mood per la voce che entra decisa sulle pennate del basso, una buona scelta come primo brano. Come presentarsi ad un primo appuntamento con un bel vestito ed un mazzo di fiori, lasciando che il carattere esca poco alla volta durante la serata.

E’ “BAR CINZIA” che attira subito la mia attenzione: potente con delle parti acappella incastonate in un contesto tipicamente desert . Segue “ARMADILLO”  con cambi di ritmo e pennate di chitarra che lambiscono il confine con il metal, specialmente nella parte finale. Diciamo che c’è tensione che ti fa mantenere l’attenzione.
In “DRUG SANDWICHES“overload me, overload me, give me alcholic overload” e “oh fuck I’m sober, oh no I’m sober, God dam it I’m sober” sono frasi che non necessitano commenti. I giri di basso e chitarra sono ipnotici, si separano per poi ritrovarsi con due “tocchi”, mentre il testo racconta il delirio anche alcolico e psichedelico all’interno di un bar di provincia… sublime.
MANGUSTA” è un pezzo melodico e profondo dal sapore latino che racconta l’inconfessabile segreto di un lottatore mascherato, forse il più criptico di tutto l’album (non aggiungo altro, solo un indizio…MAN-GUSTA).

Continuiamo a parlare ridendo del fatto che nella canzone sia presente la parola “metereological” , piazzata lì, come un camion di traverso ma “ci stava bene e l’abbiamo lasciata…merito di Mauro” (chitarra), aggiungono i ragazzi.
Le risate si sprecano, di fronte a me c’è Luca (basso e voce) e vedendolo di persona, stento a credere che sia lo stesso che canta la seconda parte di “BANGALOVER”, indubbiamente il brano più esplicito, racconta la storia di un approccio deciso e sicuro ai limiti della molestia, dove bangalover assume molteplici significati non troppo velati. La seconda parte di questo brano è incalzante, la chitarra accenna un assolo ma l’attenzione è tutta per la voce che raggiunge una tonalità di degno rispetto, un acuto che mi ha lasciato a bocca aperta.
La title track, ovvero, “THE LONG NIGHT OF THE LONG KINGHT” scorre liscia come ci si aspetterebbe poi arrivano gli effetti sulla voce e tutto prende accenti psichedelici, ci si mette anche la chitarra amplificando la sensazione. Sembrerebbe un brano “vuoto” ma snocciola perle come: “Eating marshmallows with Satan”, una visione strana, che pone i protagonista seduto davanti al focolare accanto a Satana, come si trattasse di un incontro fra due conoscenti, forse complice del maligno.

WITCH HUNT”  parte lento, come un requiem. La caccia alle streghe ha portato i suoi frutti, ora bruciano legate ad un palo e mentre il fuoco arde e prende vita loro consumano un rapporto saffico… mentre il pubblico canta una filastrocca presa dal Macbeth … e c’è anche il didjeridoo…
THE LONG NIGHT OF THE LONG KINGHT è un disco pieno, corposo, un lavoro complesso mascherato da ragazzata, Snakeoil sanno quello che fanno.
Come se non bastasse, sono invitato ad un loro spettacolo che si è tenuto la settimana successiva al nostro incontro al quale ho partecipato volentieri, ritrovando quella spontaneità e quella freschezza anche sul palco: ironia e talento hanno trasformato un live in uno spettacolo quasi teatrale che vede come protagonista Enrico (batteria)che traina tutto lo show, i siparietti con Luca (voce e basso) sono oltremodo divertenti, in contrapposizione con quello che ci si aspetta dallo stile musicale del gruppo. Mauro (chitarra) entra bene in questa dinamica non rubando mai la scena, partecipando senza mai lasciare il suo strumento. Provo molta simpatia per i chitarristi che si esimono da superati stereotipi di protagonismo.

Che dire?
….Long life to the long night of the long knight !!!