“Sarebbe stato lo stesso senza la televisione?”

E’ dai tempi di Jack Barron (“Bug Jack Barron” – Norman Spinrad, 1969) che non leggevo un romanzo dove i meccanismi e le psicologie che regolano il mondo della televisione vengono messi a nudo in modo così lucido e tagliente.
Il romanzo di Spinrad può essere associato a film come “Quinto Potere” (“Network” – Sidney Lumet, 1976), che denunciano il sistema di informazione delle reti televisive: un cocktail di spettacolo, manipolazione e cinismo al servizio dell’audience e della pubblicità.
Il mondo delle inchieste giornalistiche scomode (l’idealismo che rischia di essere schiacciato dagli interessi della politica e del mercato) è stato uno dei cavalli di battaglia della New Hollywood, basti pensare a “Tutti gli uomini del Presidente” (Alan J. Pakula, 1976). E Jack Barron rappresenta il conduttore rampante dei talk show televisivi dell’epoca: uno vero squalo, capace però di ribellarsi al sistema di fronte alla scoperta di una verità davvero sconvolgente.

“Bug Jack Barron” - Norman Spinrad, 1969
(“Bug Jack Barron” – Norman Spinrad, 1969

Oggi la televisione è cambiata. O meglio, ha proseguito sulla strada dell’informazione-spettacolo che il protagonista di “Quinto Potere” denunciava e che, in fondo, aveva contribuito lui stesso a creare. Dopo la casa del Grande Fratello, l’Isola dei Famosi, X Factor e i vari Master Chef, ecco uno show veramente spaziale (spaziale in tutti i sensi): la prima missione umana su Marte diventa un reality, con una serie di canali dedicati, ovviamente a pagamento.

L’immagine che avete degli astronauti è datata: eroi tutti d’un pezzo, piloti, ingegneri, scienziati votati alla sacra causa della conoscenza. No. La loro navetta è tappezzata di telecamere e sotto l’occhio implacabile della tv, prima o poi, volenti o nolenti, tutti diventano dei divi.
Sintonizzatevi su Real Mars: ogni giorno, in diretta ventiquattro ore su ventiquattro, in mondovisione. Appassionatevi alle storie dei quattro astronauti e a tutti gli imprevisti (tecnici, ma soprattutto umani) che devono affrontare e risolvere. La soap opera più cool dell’anno, infarcita di collegamenti dallo spazio, a milioni di chilometri di distanza. Interviste negli spettacoli televisivi, con opinionisti, psicologi, veggenti e cardinali… pubblico insonne… sondaggi e valanghe di post sui social network…

Peter Finch in “Quinto Potere” (Sidney Lumet -1976)
Peter Finch in “Quinto Potere” (Sidney Lumet -1976)

Alessandro Vietti riesce a condurci in questo reality che sembra fiction, così fiction che sembra vero, dove si alternano momenti di tensione e momenti esilaranti, momenti di paura e momenti di commozione, in un costante zoom sugli astronauti e controcampo sul pubblico.

Sulla Terra scoppiano scandali che avranno ripercussioni nello spazio. Nello spazio scoppiano crisi isteriche che si riverberano anche sulla Terra. Il pubblico fa il tifo per il suo o per la sua astronauta preferita. Si accettano anche scommesse sulle love story che dovrebbero nascere nello spazio. Il viaggio è lungo e la noia rischia di uccidere l’audience. Bisogna pure ingannare il tempo. E soprattutto trovare qualcosa di forte per gli spettatori (nonché per i lettori). Così forte che la situazione può sfuggire di mano.
Infatti è ciò che accade.
Volevate una commedia, un dramma, un mistery, un horror? Li avrete. Li avrete tutti. Ma poi non lamentatevi, perché, come canta De André, “siete tutti coinvolti”. Siamo tutti coinvolti.

Curioso che i primi due romanzi italiani pubblicati da Zona 42 partano dalla stessa premessa: spedire esseri umani nello spazio è troppo costoso.

Andrea Viscusi, in “Dimenticami Trovami Sognami”, per ovviare al problema immagina una nuova tecnologia in grado di inviare solo la mente nello spazio, non il corpo che resta sulla Terra.

Alessandro Vietti, in “Real Mars”, dichiara fin dall’inizio che sia la NASA sia l’ESA non possono affrontare i costi della missione umana su Marte. Solo le reti televisive e i loro sponsor possono permettersi di sobbarcarsi le spese. Il romanzo, infatti, è infarcito di pubblicità. Geniali. Divertentissime

Alessandro Vietti