Dopo l’India cyberpunk di Ian McDonald, con il suo rutilante pantheon di intelligenze artificiali (“River of Gods” – 2004 – “Cyberabad Days” – 2009), dopo il noir di Elizabeth Bear (“Nella casa di Aryman” – 2012) ambientato in una Bangalore del prossimo futuro, Caterina Mortillaro ci porta su un pianeta induista (“Devaloka” – 2019 – romanzo vincitore del premio Odissea 2019).

Una “telenovela a sfondo religioso-fantascientifico con risvolti romantici”, così definisce la storia uno dei protagonisti del romanzo. E, in effetti, anch’io ho temuto più volte un deragliamento verso un adattamento SF di “Uccelli di Rovo”. Tuttavia l’dea di un pianeta misterioso colonizzato da Indiani fondamentalisti, su cui viene inviata una delegazione scientifica internazionale che nasconde al suo interno spie del Vaticano… be’, era troppo intrigante per abbandonare la lettura. Per di più Caterina Mortillaro sa descrivere bene i personaggi: sia gli accademici atei sia quelli religiosi, sia gli invasati induisti sia i potenti cattolici che manovrano dietro le quinte. Divertentissimo il giovane astronomo, nerd e brufoloso, che vive di citazioni di film e di videogiochi. Spassosi i battibecchi della squadra. Una squadra male assortita e un po’ scalcagnata, ma che al suo interno ha la… Prescelta! E’ cattolica, e tutti gli Indù la venerano come se fosse una Madonna, cercano la sua benedizione, la credono capace di miracoli. Gli Dei, o forse i demoni, le parlano in sogno. La potente ierocrazia del pianeta ha per lei grandi e misteriosi progetti, e lei, che non riesce a comprenderli e nemmeno a immaginarli, si sente spesso usata. E’ un’antropologa che viene dalla Terra, decisa e caparbia, non certo in odore di santità e non certo ingenua, eppure schiacciata da un gioco cosmico più grande di lei.

La casta sacerdotale che comanda il pianeta vorrebbe che la Prescelta si unisse a loro e comunicasse con le Divinità aliene, forse il più grande onore mai riservato a un essere umano. Sul piano scientifico, a quali straordinarie scoperte potrebbe portare un simile contatto? Come resistere al fascino di conoscere entità incorporee, fino ad allora solo favoleggiate, che possiedono una tecnologia così avanzata da permettere di superare le immense distanze siderali? Per un’antropologa decifrare una lingua aliena non potrebbe diventare il senso di una vita intera? Tuttavia per una cattolica tutto questo potrebbe essere una subdola tentazione che solletica il suo orgoglio, che fa vacillare la sua fede e la sua sanità mentale e, soprattutto, che mette in pericolo le persone di cui lei si sente responsabile.

Avvincente.

I gatti nella fantascienza: “Il circo dei gatti di Vishnu” Ian McDonald - “Nella casa di Aryman” Elizabeth Bear - "Memorie di un gatto geneticamente potenziato” Caterina Mortillaro
I gatti nella fantascienza: “Il circo dei gatti di Vishnu” Ian McDonald – “Nella casa di Aryman” Elizabeth Bear – “Memorie di un gatto geneticamente potenziato” Caterina Mortillaro

Una curiosità: tutti e tre gli autori che ho citato all’inizio hanno un debole per i gatti, non solo per l’India.

Ian McDonald conclude l’antologia “Cyberabad Days” con “Il circo dei gatti di Vishnu”. Impossibile dimenticare l’incipit del racconto, che ha per protagonista un bramino in disgrazia, chiamato Vishnu, che raduna tutti i gatti del suo circo, invitandoli per nome a correre sul ring “sotto lo sguardo ebbro e folle della luna coricata sulla schiena; fulvi e neri, tigrati e grigi, bianchi e pezzati, color tartaruga e gatti di Mann senza coda e con le gambe da lepre”. Vishnu si rivolge al lettore dicendo: “Spero che nessuno si offenda perché ho dato ai gatti del mio circo i nomi degli avatar divini. Certo, sono degli sporchi gatti di strada, acchiappati sulle mura, sui balconi e sui cumuli di immondizia, ma per natura i gatti sono creature blasfeme (…) un deliberato affronto al decoro divino”. Del resto non porta lui stesso il nome di un dio?

Nella casa di Aryman”, invece, Elizabeth Bear descrive un gatto pappagallo della varietà giacinto, variante eclettica dei felini ingegnerizzati che hanno un’aspettativa di vita molto superiore alla norma e sfumature cromatiche inventate ogni anno per il mercato, come se fossero gli elegantissimi capi d’abbigliamento di una sfilata d’alta moda. Questo gatto è l’unico testimone dell’omicidio di un bioingegnere quantistico americano residente a Bangalore.

Nel Pianeta degli Dei, invece, non ci sono gatti, ma solo rettili forse imparentati con i nostri dinosauri. La Prescelta, dubbiosa che le venga concesso di tornare un giorno sulla Terra, rimpiange di non poter mostrare ai propri figli, se mai ne avrà, né un gatto né una rosa.

Caterina Mortillaro aveva già scritto di gatti in “Cicerone – Memorie di un gatto geneticamente potenziato”, un’avventura spaziale picaresca, una sorta di parodia delle space-opera, dove Cicerone (detto Ciccio) dichiara: “il nostro Umano domestico non ce lo scegliamo noi, ma spesso ci capita tra capo e collo quando e dove meno ce l’aspettiamo. Quindi, se siete parte di quella piccola cerchia di eletti costituita dai gatti potenziati geneticamente, non sprecate il vostro Q.I. e attingete alla saggezza dei nostri padri felini. Infatti, non esiste una situazione che il vero felino non sappia volgere a suo vantaggio, o comunque manipolare per renderla meno sgradevole possibile”.